rossaurashani

4) Il senso di Smilla per la neve

In Un libro al giorno on 11 giugno 2010 at 12:00

“C’è un freddo straordinario, 18 gradi Celsius sotto zero e nevica, e nella lingua che non è più mia la neve è quanik, grossi cristalli quasi senza peso che cadono in grande quantità e coprono la terra con uno strato di bianco gelo polverizzato.
L’oscurità di dicembre sale dalla fossa che sembra illumitata come il cielo che ci sovrasta. In questa oscurità i nostri volti sono solo dischi di pallida luce, ma riesco ugualmente a percepire la disapprovazione del pastore e del becchino per le mie calze nere a rete e per i gemiti di Juliane, peggiorati dal fatto che stamattina ha preso l’Antabuse e ora affronta il dolore quasi sobria. Pensano che io e lei non abbiamo rispettato il tempo e la tragica situazione. La verità è che le calze e le pillole sono, ognuna a modo suo, un omaggio al freddo e a Esajas…”

Soluzione

Autore : PETER HOEG

Titolo    : Il senso di Smilla per la neve

Smilla Qaaviqaaq Jaspersen è una ragazza che vive a Copenaghen: sua madre, morta quando lei era ancora una bambina, era un’inuit groenlandese, mentre suo padre è un ricco e celebre scienziato danese; nonostante gli anni trascorsi in Danimarca Smilla non è mai riuscita ad adattarsi al suo ambiente sociale.Trascorre le proprie giornate sola, con l’unica compagnia di Esajas, un bambino inuit che vede in Smilla l’unica persona da cui lasciarsi accudire senza timore. Quando Esajas viene trovato morto, Smilla non può credere alla versione della polizia, secondo cui il bambino è scivolato dal tetto innevato di un palazzo, in quanto, in base alle sue profonde conoscenze della neve, argomenta che il bambino non può essere morto per un incidente.Sfidando la polizia, la donna comincia la sua indagine personale, ricorrendo a ogni mezzo pur di comporre il puzzle di una verità che si dimostrerà, pezzo dopo pezzo, sempre più inquietante. (da Wikipedia)

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  1. Solo per un banalissimo caso ma questo risulta facile per me

  2. Un banalissimo caso? Quale 🙂

  3. Che lo amo. E che nelle prime righe ci sono fin troppi indizi. Non credo ci sia un altro libro che inizi a 18 gradi Celsius sotto zero. Non è colpa mia se pochi lapponi scrivono e cantano.

    • Eskimesi non lapponi. Ecco la maestrina che colpisce ancora 😉
      Per gli amici si chiamano inuit
      ma è nome solo per pochi… .-)

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