Mario

Vanità

In La leggerezza della gioventù on 10 giugno 2010 at 6:25

La sua bellezza aveva attraversato il guado della vita per approdare, in quella che doveva essere l’età matura, ad un vago ricordo di quello che era.
Tutti quelli che l’avevano conosciuta ne magnificavano le doti. Certo a lei faceva un gran piacere. Era vanitosa, ma di una vanità non appariscente. Lei ne godeva dentro lasciandosi cullare dall’illusione che avrebbe sempre potuto contare sul suo corpo.
Poi era arrivato il momento che tutto questo non bastava più. Lui la guardava con un misto di sorpresa e commiserazione. Ma come aveva fatto a vivere al suo fianco per così tanto tempo? La guardava e non la riconosceva più, non era più lei, ora nessuno si voltava al suo passare. Gli sguardi oggi dicevano ben altro. In fin dei conti, per essere un uomo, lui si considerava ancora un bell’uomo e aveva le sue esigenze.
Così senza accorgersene lui aveva cominciato a sentirsi irritato. Una sensazione di disagio e poi di insofferenza serpeggiava nei suoi comportamenti. Era irritato con lei perché non aveva saputo rimanere la sua dea. Era stupido buttarsi via così. Lei che aveva avuto il mondo in pugno oggi arrancava verso la vecchiaia. Lui non avrebbe mai potuto accettare di lei meno che il massimo. Erano state prima delle piccole critiche, poi improvvisi malumori, poi reazioni troppo grandi per le piccole cause di litigio. Lei cominciava a capire che sarebbe stata una strada senza ritorno. Lui invece si dibatteva ancora nel suo scontento. Tra l’altro era convinto che non l’avrebbe mai tradita. Era quella la sua natura. Lei invece sapeva che la sua natura era l’insoddisfazione. La vanità e la bellezza agiscono come una malattia incurabile e lei invece ne era fortunatamente guarita.
Quella sera lui era tornato a casa distratto e svogliato, lei nel riporre la giacca aveva visto la lettera e l’aveva letta. Gesto riprovevole, ma umano. Lui non sapeva ancora o fingeva di non sapere che la sua tenerezza e la sua attenzione erano già rivolte ad un’altra. Quella sera, a tavola, lei gli mise provocatoriamente davanti un piatto di pasta scotta e lui la sgridò come non aveva fatto mai.

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  1. Già prima di quella sera lei aveva cominciato a provare una sorta di solletico, un pizzicorino. Le sembrava incredibile ma per la prima volta provava una leggera gelosia. In qualsiasi altro momento non avrebbe dato importanza alla lettera. Né tanto meno l’avrebbe letta…

    Non sono certo di possedere una vera ragione ma il raccontino, così sospeso, breve, incisivo, mi piace. Non ho mai saputo cosa vuol dire essere un bell’uomo. Credo che nell’amore si possa amare la persona che ti sta vicino anche attraverso i cambiamenti dell’età. Certi “difetti” che regala il tempo. Ma anche i sentimenti sbiadiscono. Ma questo non c’entra.
    Alcune cose mi hanno divertito e messo allegria come un uomo che “sgrida” la sua donna come fosse un bimbo. E quella donna che per vendetta o dispetto davanti ad un tradimento lo punisce con una pasta scotta.
    Mi fermo e mi limito a dire: BUONA GIORNATA, CARA

  2. Buona giornata anche a te.
    E attento alle paste scotte 😉

  3. Se è una minaccia… 😦
    Naturalmente io non potrei lasciare lettere in giro. Preferisco l’informatica. Una mail e via; le tasche restano libere. E per la pasta non ti sgriderei. Semplicemente mugugnerei. Non penserei ad una vendetta ma a una distrazione. Non sei così una brava cuoca come dici. 😉

    • Essere una brava cuoca porta dei grossi inconvenienti. Non farò mai l’errore di autoincensarmi, chissà che qualcun altro cucini per me. Non piangerei e non mi dispiacerebbe.
      Lascio ad altre le incoronazioni in cucina.
      Per quanto riguarda le prove potrei affermare che bene non è condividere lo stesso computer. Basta leggere no? Ma sia chiaro non servo paste scotte per vendetta, io sono più concreta “spezzerei le gambine” ricordi? 😉

  4. Ricordo.
    Se ho un rimprovero da farti è solo che… vorrei un cielo intero. Una metà mi sta stretta. Se dovessi buttarla in battuta invece direi che ho scoperto che una donna può persino andarmi… larga 😉
    Tanto per essere chiari, e disinvolti, e non lasciare dubbi: TI AMO

  5. […] giugno 2010 di Mario Si sentiva strana, una sorta di disagio. Una cosa che non conosceva. Non era certa di sapere. E in fondo non era nulla. Come un piccolo […]

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