Mario

Quelle cose che so di lui

In amore, Giovani, uomini on 7 giugno 2010 at 13:03

Giulia è proprio incavolata con quella che chiama “mia madre” senza usare nessuna concessione. Matteo lo sa per esperienza che Giulia è sempre troppo radicale nei suoi malumori e che sua madre gliene procura parecchi. “Beh, però tuo padre è uno che mi sta un sacco simpatico, magari non mi farei adottare, ma a giocare a poker con lui è uno spasso…” Giulia non è gelosa del suo vecchio, non lo è nemmeno di suo fratello Lor che è come di prassi (almeno lui) l’occhio dritto di sua madre. Per fortuna suo padre lo chiama molto familiarmente papà. Effettivamente è anche lui simpatico a tutti gli amici e le amiche di Giulia. Ma lei sa bene Perché. Malgrado sia sempre stato angariato da sua madre (quella rompipalle), lui non si fa mai togliere il sorriso da nessuno. Sarà che ha sempre quell’aria indifesa e gioviale fino a confondersi con le persone comuni, ma lei sa che è un uomo attento e apprensivo. Si ricorda da sempre di averlo trovato alzato a qualsiasi ora tornasse a casa di notte. Lui dice di soffrire d’insonnia, sta seduto nello studio con la luce del tavolino accesa e un libro aperto davanti. Lei entra e passa davanti a quella porta: “Papà che fai ancora sveglio?” “Perché? E’ tardi?” sembra cadere dalle nuvole, ma lei giura di averlo visto poco prima alla finestra , mentre buttava un occhio alla strada e uno all’orologio. “Come hai passato la serata “topolina”?” E’ l’unico al mondo a dire cose sdolcinate senza essere ridicolo.
Giulia non avrebbe permesso a nessun altro di chiamarla così. Di lui le vengono in mente tutte le volte che lo aveva chiamato in aiuto suo e di qualche suo amico, smetteva sempre di fare il suo lavoro per ascoltarla e farsi disponibile. Ecco Perché non le è facile capire che ci facesse assieme a sua madre. Quello era un lato oscuro della sua personalità. Certo che non aiuta aver avuto una famiglia pazzescamente disgregata. Lei, suo nonno non l’aveva mai conosciuto, ma aveva come l’impressione che anche suo padre non ne sapesse un gran che. Nonna invece era ed è un cingolato d’assalto, ma solo per le cose sue, per quello che desidera fare, soprattutto può passare sopra la testa di suo figlio. Spesso papà parla degli anni della sua infanzia passati in campagna dentro ad una “comune” praticamente di sole donne e per giunta schifosamente femministe, donne che si trovavano facilmente in quegli anni. Era stato educato approssimativamente e in modo prevenuto. Poche concessioni all’amore familiare e molte alla libertà e all’autonomia, quando queste ultime non erano priorità.
Giulia pensa che il rapporto di sottomissione che ha con la moglie, ossia sua madre, dipenda o sia conseguenza di quel periodo confuso. Tutti abbiamo bisogno di amore incondizionato, suo papà più di tutti, ma soprattutto aveva bisogno di affetti sicuri e immutabili, di certezze. Giulia ricorda quando lui la metteva a letto e si inventava fantastiche storie solo per lei. Le aveva insegnato il suo credo morale e quello politico, parlando di “principi (poco azzurri)” che venivano spodestati dai contadini, che erano i proletari desiderosi di coltivare le loro terre e di non dover essere schiavi di un “padrone vanesio ed autoritario”. A pensarci bene le viene da ridere per la sua semplice ed evidente dabbenaggine. E’ stato bellissimo crescere con lui.
Quando mio papà si mescola ai miei amici non si riesce a capire chi sia il più giovane. Le sue rughe si stendono ed il sorriso prende vita. Tira fuori i suoi dischi che sono mitici e nella maggior parte introvabili. Si lascia saccheggiare la libreria e sembra godere che anche oggi i giovani siano così… così “attenti e preparati”. Mia madre allora si incazza. Ovviamente per lei così conformista quegli assalti a casa mia sono quelli di orde fameliche. Lei non si piega, lei giudica e detta legge. Certo che contro il nostro “muro”, comprendendo anche l’alleanza di mio fratello Lor, la sua denigrazione non può niente e finisce con il chiudersi sussiegosamente in camera sua o con l’uscire per andare a “trovare i suoi genitori” che, in quanto ad essere prevedibili e noiosi, non sono secondi a nessuno.
Quando mia madre esce, papà si mette ai fornelli e avvia le spaghettate epiche che resteranno nella memoria di una generazione (la mia), stappa il vino rosso che è di per sé “proletario” e alla fine della serata non disdegna qualche passaggio di “spino”. Parla di tutto con modestia e preparazione ed è una fonte inestinguibile di fatti e di aneddoti che ai miei amici piacciono un sacco. Ha conosciuto un sacco di personaggi che non ci si immagina. Ha fatto manifestazioni e avventure che sono passate alla storia. Ma non è mai palloso come chi vuole intromettersi in discorsi che non lo riguardano. Questo rende la sua presenza entusiasticamente accettata se non necessaria.
Se non avessi mio papà in quella casa non ci tornerei mai. Ottima è la scusa dell’Università, ma troverei qualche altra scusa, fossi matta a mettermi tra i piedi di mia madre, mi spulcerebbe tra le amicizie, tra i vestiti, tra i miei amori. Cazzo gliene frega a lei. Eppure si sente sempre in diritto di dire la sua e di voler intervenire nella mia vita.
Matteo guarda Giulia e sorride. “C’è nessuno in casa?…” dandole un buffetto in testa. “Non dirai mica che ora sono io il distratto?” “Sai Mat stavo pensando a mio papà, a quanto è bello trovarlo ad attendermi quando torno, ad essere sempre certa della sua presenza e della sua disponibilità. A volte penso che non riuscirò mai a trovare un ragazzo che mi possa dare la stessa tranquillità…” “Difatti non lo devi trovare. Ne hai già uno di padre e non ti basta?” “Sì hai ragione. L’amore filiale e l’amore paterno è diverso dall’amore verso il “principe azzurro, vanesio e comunque prevaricatore”.” Giulia ride di un ricordo lontano e Matteo non può che non capire cosa intendesse la sua ironia.
La sua più cara amica è fatta così e non la cambierebbe per tutto l’oro del mondo.

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  1. Lo so che l’invidia… ma come invidio il padre di Giulia. Vorrei tanto essere così. E non per le esperienze giovanili, in quella comune. Forse l’unica cosa che non gli invidio. Ma forse uno è solo il padre che sa essere. Non può prendersela che con sé. E allora quei ragazzi non sono gli amici della “mia Giulia”. Sono i miei di amici. E io ho una carta che lui non ha: una donna come me. Cazzo se è bello.

    • Straordinario complimento per la tua donna. Ma ci sono anche molti altri modi di essere padre, c’è per esempio quello che i suoi di amici diventano gli amici di sua figlia e non mi sembra un modo da buttar via.
      Un abbraccio

  2. il padre di Giulia senbra troppo “perfetto” per essere possibile. Il padre dei miei sogni? O l’uomo dei miei sogni che vorrei come padre ai miei figli? Ora piu’ che mai che i miei figli necessitano di una figura paterna di integrita’ e valori che in questo momento non si vede da nessuna parte all’orizzonte?
    Le due figure si confondono e si sovrappongo e non bisogna essere Freud per capire cosa ha scatenato il tuo racconto 😉

    • Beh è l’immagine di padre che molte vorrebbero avere o aver avuto. Se non siamo riuscite ad averlo noi, un padre così, almeno lo avremmo voluto per i nostri figli, ma non è facile… tra l’altro ho scoperto che padri fetenti hanno avuto più amore dei figli che padri splendidi, chissà com’è questa cosa. Forse sempre e solo per la faccenda che più è bastardo più piace 😉
      Personalmente mi sarebbe bastato almeno un decimo del padre descritto e chissà cosa e chi vorrebbero come padre i nostri figli… magari si fanno meno problemi di quelli che ci facciamo noi…..

  3. A me senbra perfettissima la madre di Matteo. Il padre non proprio ed è per questo che m’è simpaticissimo.
    Non mi sono mai ricordato di chiedere alla padrona di casa perché si dovrebbe ineggiare alle donne (va bene) e alle ciabelle (???)?

    • Per le ciambelle devi chiedere a chi mi ha aperto il blog. Secondo lui le donne e le ciabelle vanno di pari passo. Questo è strano perchè le ciambelle a quel tipino non piacciono proprio semmai le donne 🙂

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