rossaurashani

Fingere

In Donne on 20 maggio 2010 at 9:33

Eravamo le solite quattro amiche al tavolino del bar. Tutte e quattro con un bicchiere di colore diverso davanti. Chi l’acqua tonica, chi la meno dietetica Coca Cola, chi l’aperitivo e chi la rinfrescante acqua e menta. Insomma quel tanto per confermare che ognuna di noi ha il suo gusto personale e non si confonde con le altre. Sapete come s’inizia, prima col parlare degli amici, del lavoro e poi alla fine si finisce di parlare di uomini. Posso immaginare che sia un po’ come succede in “Sex in the city”, ma posso solo immaginare perché sinceramente non ne ho visto mai nemmeno una puntata. Non è mai stato facile parlare di sesso fra di noi, eppure qualche volta capita, magari prima si generalizza, ossia di parla degli altri e poi si finisce col passare al personale.
Vera stava parlando del suo matrimonio in crisi, e con finta leggerezza ci dice che il desiderio sessuale da molto tempo non fa più parte dei suoi entusiasmi. Ovviamente pur se aleggia quella sensazione di instabilità nel rapporto col marito cercava almeno di dargli una parvenza di sicurezza e si regolava assecondando la sua libido. Lidia che è sempre quella diretta le chiede a bruciapelo: “Insomma ci vai a letto e alla fine fingi di avere un orgasmo?” Vera vagamente imbarazzata confessa che in effetti è così. Lidia non la lascia continuare e le corre in aiuto: “Ma dai, credi davvero di essere l’unica? Anch’io con Antonio oramai faccio il mio bel teatrino. Il piacere è un oggetto dimenticato nella mia quotidianità.” A dire il vero, Lidia fa sempre la spregiudicata, ma lo è molto meno di quello che pare.
Vera cerca di spiegare. “Vedete, non è che mi piace proprio fingere, ma mi sembra che almeno mantenere questa forma di normalità faccia bene al nostro rapporto. A me non costa niente dargli la soddisfazione di riuscire a soddisfare il mio piacere. Ci mancherebbe che dovessimo litigare anche su questo…” Lidia rincara la dose: “Beh! per quello nemmeno a me costa troppa fatica e ormai è da anni che non riesco a provare nessuna curiosità, nessun desiderio e per quanto riguarda il piacere… no, non c’è proprio modo. Antonio mi vuole bene, ma non si è mai preoccupato di quali siano le mie necessità. Lui pensa che basti fare quattro salti e tutto è fatto… niente fantasia, nessuna novità… diciamo che è come mangiare la stessa minestra tutti i santi giorni. Mi direte, ma perché non glielo dici? Beh! è che so che ci resterebbe troppo male. Si sentirebbe inadatto. Entrerebbe in crisi. Ed io sinceramente… insomma preferisco fingere che affrontare una guerra che non è possibile vincere.”
Sabrina che era stata zitta fino ad allora chiede abbozzando un sorriso forzato: “Ma dico, ragazze, non è che si tratta di una epidemia? Pure io, in quanto a sesso, vado maluccio. Carlo ci mette sempre molta buona volontà, ma non è abbastanza. Penso sempre che se mi rilassassi e mi lasciassi andare completamente, magari riuscirei a superare l’ostacolo. Ci metto  sempre anche io tanta buona volontà, mi do da fare, mi intestardisco… ma poi finisco frustrata e stremata, mi sale una rabbia che controllo solo se riesco a vedere il suo piacere. Credo che lui non si ponga il problema di quanto piaccia a me, ma confonde il suo piacere con il mio, accetta quello che gli offro come la prova del mio desiderio, e pure questo è un modo di fingere.”
Le tre, dopo la confessione, guardano me con quell’aria che sottintende che pure io devo raccontare la mia storia. Ma come posso fare? Personalmente le cose mi vanno alla grande. Avevo avuto dei compagni molto atletici anche dal punto di vista sessuale che mi avevano deluso terribilmente, ma non era colpa loro, il problema stava in me. La questione era banale e col mio ultimo compagno me ne ero resa conto pienamente. Provare piacere è una situazione che coinvolge certamente i sensi, il corpo o il basso istinto animale che c’è in noi, ma per me la strada del mio piacere passava dal cervello al cuore e poi coinvolgeva il mio corpo. Fino a qualche mese prima non lo sapevo. Mi accontentavo di un semplice compiacimento fisico che significava una certa normalità. Non arrivavo a niente di più, non mi abbandonavo mai, non mi rilassavo e non avevo neppure tanta voglia di fingere. Poi improvvisamente, quando ormai avevo perso ogni speranza di sapere cosa fosse un orgasmo, il destino mi ha messo di fronte ai fuochi d’artificio della mia libido pur se a me pareva quella di un corpo avviato al naturale declino.
Cosa avrei potuto raccontare alle mie amiche senza creare loro una buona dose di stupore e di invidia? Potevo raccontare di tutto il tempo che io e lui passavamo a ridere e a baciarci sul letto o sotto la doccia? Potevo far immaginare le fantasie più ardite realizzate con un comune sorriso sulle labbra? Potevo dire che il piacere a me si ricaricava subito e che non mi stancavo mai? Magari avrei potuto raccontare solo quello che mi succedeva prima di incontrare Davide. Magari avrei potuto dire che essendo agli inizi provavo ancora un certo entusiasmo per il mio partner pur se non era troppo atletico insomma che la cosa era semplicemente normale. Oppure avrei potuto dire finalmente tutta la verità. Avrei potuto spiegare che non ci si deve accontentare, che a fingere si perde la voglia di vivere, che il desiderio fa bene alla salute e che mai mi ero sentita così bene. Parlare con loro mi sembrava come tuffarmi sull’acqua fonda senza prendere fiato a sufficienza. “Ragazze! Che vi devo dire? Non so bene come e non so bene perché, ma a me non serve fingere e la cosa mi rende molto felice.” Forse quello che avevo detto era troppo poco, ma loro mi ora mi guardavano con quegli occhi che promettevano di non darmi pace fino a che non raccontavo tutto nei minimi particolari. “Oddio, chi mi salverà” non avevo mai pensato di diventare, per colpa del sesso, un nuovo fenomeno da baraccone.

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  1. ciao, leggere di buon mattino una prosa tanto stimolante fa tornare il desiderio di comunicare e di provare a dialogare con l’altra metà del cielo. Continua a stupirmi, ma è un dato di fatto, che gli uomini questi discorsi non sappiano farli e non ci sia traccia nelle loro preoccupazioni esplicite della percezione di quanto quello che tu racconti sia importante. Vorrei chiederti se non ti pare sarebbe utile provare a provocare un racconto come il tuo, ma tra uomini e donne, e vedere che ne esce. Personalmente ho sempre trovato molto diffcile riuscire a fare, tra uomini e donne, un discorso pacato ed aperto sul che se ne pensa di tutto questo e sui motivi di una “incomunicabilità” tra i sessi… Un caro saluto.

    • Ma lo sai Ponterosso che mi hai fatto venire un’idea?!? 🙂 Credo che se nessun altro (maschietto) raccoglie la sfida potrei tentare o di farlo da sola oppure di provarci a quattro mani… però dovrei sentire anche l’altra campana ossia l’altra parte del cielo come ci si trova dentro al rapporto sessuale e come lo viva se ci sono delle difficoltà di coppia o se il tempo ha attraverso l’abitudine smorzato i toni. In effetti siamo tutti esseri particolari. Abbiamo tutti e con questo intendo tutti e due i generi delle difficoltà che andrebbero chiarite e condivise senza sentirsi con questo meno uomo o meno donna. Ovviamente alla donna è più facile fingere, ma mi sa che anche all’uomo e facile fingere di essere con un’altra ;-). Cosa ne pensi tu? Così mi puoi dare l’elemento per descrivere un uomo 😀 sempre che non ti imbarazzi.

      • Rispondo a Rossaura e a luciindescai, ed indirettamente anche a Mario. Partirei dal fatto indiscutibile che esiste la finzione, sia per la donna che per l’uomo: niente di più facile che immaginare, fantasticare un qualcosa che in quel momento manca nel rapporto, e tenerselo per se. La mia prima domanda è: perché, invece di provare a fingere, e invece di fare della finzione un’abitudine, non si prova a parlarne al partner ? A parlare del fatto che il piacere non c’è più, per capire che cosa bisognerebbe cambiare, reciprocamente ?
        Su questo io avrei un paio di ipotesi, ma preferirei sentire gli altri prima di pronunciarmi. Voglio però dire che, se vogliamo provocare una discussione reale, dobbiamo ragionare proprio su questa ovvietà, cioè sull’esistenza di un non detto che ci parla proprio dei motivi per cui la finzione ha ragione di esistere.
        Ho detto che gli uomini non sono abituati a parlarne, mentre le donne ( tra loro ) sembrano più a loro agio nel parlare dei particolari dei rapporti sessuali. Non so fino a che punto questo sia vero in generale, solo la mia esperienza mi dice che, tra uomini, mai ho sentito parlare di questo PER CERCARE DI CAPIRE. Molto più comune sentire uomini che si lamentano, ironizzando, della donna “frigida” , oppure che si entusiasmano per la donna “calda”, quasi sempre però dando per scontato che, per loro, il problema non esiste, oppure che esiste solo nella misura hanno delle difficoltà di “erezione” …ecc. E tutto questo a me fa pensare che esista una specie di zona “del silenzio e della solitudine” all’interno dei rapporti uomo/donna , donna/uomo , in cui ognuna delle parti si accontenta di parlare…con sè stessa, oppure in cui la percezione oscura di un qualcosa che non sappiamo spiegarci induce a mantenere ognuno nella convinzione che il problema sia …dell’altro. Parlare del piacere negato come di un fatto “naturale” , in questa zona, è ancora per molti “imbarazzante”, tanto ( per esempio ) da da aver paura degli “orecchi indiscreti”… Ma io credo che la difficoltà sia reale, e venga ( per ognuno di noi ) da molto lontano nelle nostre storie personali, da quei territori che il moralismo diffuso mantiene chiusa dentro un’aura di sacralità , spesso in nome di quel simulacro chiamato famiglia…
        Donne, osate di più ! Uomini, aprite le porte…lasciate che l’aria nuova entri …!! Ciao.

      • Caro Ponterosso primariamente chiarisco che sia Rossaura che Luciindescai sono la stessa persona, in genere commento come Ross (che è il mio alter ego che scrive su un altro blog) ma se sto gestendo questo blog i commenti sono di Luciindescai.
        Chiarito questo, mi trovi molto d’accordo con le tue osservazioni. Vero che alle donne viene più facile parlarsi. Il perchè si può trovare nella loro atavica necessità di comunicare tra di loro quello che non era concesso di comunicare al mondo. Gli uomini invece, costretti al loro ruolo devono sempre mantenere una massima. E questo è irritante anche per loro.
        Trovo giustissimo che per capire molto meglio sarebbe condividere e mettere in questo la dovuta attenzione e pazienza che il condividere richiede.
        Mi fa piacere pensare che la protagonista, o io narrante abbia incontrato un rapporto simile. E questo tipo di rapporto non può non essere che un rapporto amoroso. Non vedo modo di concepire un uomo e una donna che riescono a parlare liberamente della loro sessualità e dei loro bisogni, ma anche dei loro sogni, se non esiste fra di loro un ottimo rapporto affettivo e soprattutto non belligerante.
        Velocemente ho scritto un post che tenta di parlare della “posizione maschile”, questo non per mettere una pietra sopra l’argomento, bensì per scoperchiarlo. Purtroppo sono femminuccia e i percorsi mentali maschili non mi sono facili. Proprio per questo avevo pensato ad un apporto dei due maschi commentanti! 😉
        Come fare? Se io pubblico il post seguente si potrebbe attraverso i vostri commenti stilarne un nuovo dialogo e una nuova evoluzione. Ci starebbero bene sia le parole di Rosso e quelle di Mario, mi sa che sarebbe ora e tempo di mettere in contatto le due metà del cielo 🙂

      • Dai un nome alla protagonista-voce narrante. Perché non dispari nell’incontro con maschi presenti. Parliamone

      • Avrei pensato possibile un lavoro a sei mani (non otto perche le due donnine commentanti sono alla fine una sola 😉 ) Ho pensato di pubblicare un post che verrà integrato dai due nuovi amici di Ross: Rosso e Mario che potranno interagire nel racconto attraverso i commenti. Alla fine darò la nuova veste al post con il vostro preziosissimo contributo. Parlare di come pensano gli uomini, mi è difficile, al massimo posso barcamenarmi su come la pensa un omosaessuale. Ci stai?

      • Torna la tua atavica incapacità di lavorare con gli altri, nella scrittura. Almeno per quanto ne so. Vuoi dire che tu fai e inviti i maschietti a non disfare; a fare poco rumore? Sarebbe come dire, scusa la confidenza, restando in argomento, facciamo l’amore ma io (nel senso di Rossaura o Luciindescai) lo faccio e tu guardi e poi mi dici come sono andata. Sto decidendo quante di quelle coppie improvvisate finiranno a letto.

  2. Per non dire ha detto fin troppo. Non se le toglierà presto di torno. Sui fatti non ho commenti giacché il finale mi imbarazza. Diversamente avrei parlato delle donne che fingono. Cioè del fingere. Mi sembra argomento interessante. Ero tentato di scriverne. Non che conosca ma forse un poco ho frequentato almeno una possibile causa. E poi non sempre è obbligatorio parlare solo di ciò che conosciamo (cioè per averlo vissuto). Anzi meno si fa meglio è. Ci sono orecchi indiscreti. 😉
    Dicevo altrove che non amo il conflitto tra i sessi. I giochi di ruolo. Preferisco l’armonia dei sensi. Ma siamo tutti condizionati da ciò che viviamo. Che poi io sono del tipo atletico. E tutti ci meravigliamo per gli altri.

    • Beh dire di essere felice sessualmente non mi pare che sia una brutta cosa. Comunque perchè non parlare dei rapporti sessuali tra uomo e donna scrivendone assieme. Perché le quattro amiche non possono confrontarsi non con i partner perchè ormai lì i giochi sono fatti, ma con altri amici maschi che sono disponibili a dire la loro? Io un’idea ce l’avrei e tu? Per esempio so che uno di questi risponderà che il sesso con la Cesira è scarsamente interessante, se non fosse che quando lo fa, pensa sempre di avere per le mani la Schiffer. E’ la sua fantasia che lo salva! 😉
      Però non è solo questo che potrei dire. Per esempio potrei raccontare di quell’uomo testone che a scassato talmente le scatole alla sua donna da arrivare alla separazione dopo innumerevoli anni solo perchè non si accontentava che lei fingesse. Ma questo era un uomo attento e si era accorto che per quanto facesse a lei ormai non interessava più. Oppure…. ma dai perchè dovrei iommaginarli io questi uomini capaci di confrontarsi? 🙂
      Ai posteri l’ardua sentenza.

  3. Non sono in questa tua frettolosa casistica. Certo potrei scrivere la mia ma non sono qui per denudarmi o raccontarmi. Il mio privato si chiama privato perché è privato. Così posso essere migliore o peggiore, a seconda dell’umore. Prendermi gioco di me. Perché non scrivere a quattro mani? Perché non ho mai trovato le altre due. Ti va la risposta? Ne sai qualcosa? Eppure l’argomento mi sembra prevalentemente al femminile. 🙂

    • Beh che tu non fossi in questa casistica è solamente un caso, chissà se avessi continuato se ci azzeccavo 🙂
      Non sono poi così sicura che l’argomento sia poi così prevalentemente femminile. Sicuramente l’altra metà del cielo è sensibile alla questione, ma forse ha poco coraggio e minor dimestichezza per parlarne.
      Comunque la mia proposta c’è e anche le mie mani ci sono, a meno che non me ne serva per altro se aspetti ancora un po’ ad accettare 😉
      Le facciamo incontrare con dei vecchi compagni di scuola che con un po’ di alcool e tanta ironia trovano la molla per confidarsi?

  4. Cara Rossaura, o cara luciindescai, fa niente, mi farei confusione, fa lo stesso: care e caro Ponterosso. Da un racconto s’era proposto di ricavare un racconto. Al momento le mani sono otto. Ma l’amico la mette giù dura. Un racconto sul tema. Non vorrei che si rischiasse di prenderlo per un saggio. A me piacciuto le sfide, come sa la cara che ci ospita. A qualcosa sto pensando. Ma un racconto è per stimolare. Non può ambire a contenere tutto. Delle idee mi frullano. Solo una piccola precisazione sul moralismo. Le differenze esistono e certe “asprezze” appartengono anche a culture molto diverse dalla nostra. Parliamone.

  5. Fossi stata seduta anch’io a quel tavolino avrei fatto scena muta. Semplicemente perchè non avrei avuto nulla da raccontare.
    Ormai da anni miei desideri si traducono unicamente in finzione letteraria: potrei scrivere un best-seller 😀

  6. […] Gino, mentre prende le ordinazioni, butta lì che stava leggendo con interesse sul suo portatile un post sul blog di Ross che anche gli altri conoscevano dal tempo delle compagnie giovanili e pone agli altri la domanda un […]

  7. Ciao Ross aura di Lucinelcielo, non ho ben capito tutta la tua proposta ma contaci, fin quando il “racconto” mi appassiona io ci sto. Fammi capire meglio come vorresti procedere, e ti rispondo. Per me, se le mani sono 6 o più non fa problema, se il confronto si fa sulle cose. Nella mia idea il confronto uomo/donna ha senso proprio nella misura in cui ogni uomo e ogni donna vive il rapporto in modo personale.

    • Ho scritto un nuovo post dalla parte degli uomini.
      Nel gruppo conto che ci siano due nuovi amici: Il Rosso (tu) e Mario. Se vi va potreste sviluppare il dialogo e l’approfondimento con i commenti. Dove interviene Il Rosso e cosa dice, e a quel punto come si trasforma il dialogo tra gli amici maschi.
      Per esempio dopo il cprimo commento di Guido si inserisce un tuo commento e io lo farò quando mi direte che la storia vi va bene. Alla fine uscirà il post Dalla parte dei maschietti….
      Sono stata più chiara? 🙂
      Approposito per Ponterosso avrei un tema da proporre a meno che non sia troppo distante dai vostri intenti: le isole ponziane. Avrai sentito della ragazzina schiacciata dalla frana a Ventotene, quello che forse non sai è che l’Amministrazione Comunale per lavarsi le mani ha decretato la chiusura di tutte le discese a mare dell’isola di Ponza, suppongo anche quella di Ventotene. In qualche modo questo divieto è in parte dovuto, ma è anche una vera soluzione ipocrita perchè le isole così muoiono e perdono tutto il turismo stagionale. Inoltre non si fanno lavori di recupero, ma si avvisa che chi va in spiaggia lo fa a proprio rischio e pericolo. Non mi sembra il modo giusto per gestire il territorio. Dovranno pur esserci dei sistemi che rendano agibili alcune località, senza dover per questo trasgredire le regole e rischiare la vita. Era un’idea, perchè penso che il territorio nazionale abbia parecchie di queste situazioni da denunciare.

      • Prima ancora di dire che non ci ho capito nulla e mi sono perso voglio semplicemente dire che non sono interessato. La prosa demenziale ha un suo perché e fascino. Non colgo l’utilità di una organizzazione demenziale della realtà.

  8. @ Mario, della serie replica delle repliche
    Mai preteso organizzare nè le prose, nè la realtà se soprattutto viene considerata demenziale. Ho capito molto bene la tua posizione di dissenso non occorre reiterarla.
    Non aver capito niente ed esserti perso non giustifica un preventivo “non m’interessa”. Bastava dire che la cosa per te era demenziale non avrei messo in cantiere questa girandola di commenti.

  9. […] In ultima analisi, alla fine del dettato, non è nemmeno importante il contesto. Davide, nelle dichiarazioni di una protagonista (di cui non ci è dato nemmeno sapere il nome), è il super eroe. Il maschio e compagno perfetto. […]

  10. Ciao Ross, che ne è del progetto ? Io non ho avuto più tempo di entrare in discussione, ma vedo ora che qualcosa deve essere successo…se il silenzio cala …sulla finzione…La defezione di Mario ha chiuso il discorso ?

    • L’introspezione non è chiusa, ma da un’analisi dei comportamenti maschili, sembra che ogni libera discussione sull’argomento per i maschi sia impossibile.
      Sembra che sia facile che da potenziali piccoli Davide teorici, attorno al tavolino di un bar si trasformino tutti in tanti Rocco Siffredi (non so se si scrive così perchè fino a ieri non sapevo chi fosse). Insomma nessun uomo sembra sarebbe capace di mettere in discussione la propria virilità e pensa che se ci sono donne che fingono siano sempre e solo le donne degli altri. 😀
      A questo punto mi sembra difficile imbastire un post dove siano gli uomini a confessarsi. Mi sembra anche inverosimile la serietà delcontenuto del post che ho fatto seguire. Certo gli uomini possonomettersi in discussione con loro stessi,possono essere anche teoricamente d’accordo sull’opportunità di essere più attenti ed empatici, ovviamente come ragionamento generico, ma per quanto riguarda la propria storia… allora sembra impossibile ottenere la stessa capacità di raccontare delle donne.
      Mario non è che ha chiuso l’argomento, l’ha solomesso a sua volta in discussione 🙂
      Tu cosa ne dici?

  11. cara Ross, io sono uomo e come tale ragiono ( almeno credo… ) ed ho avuto l’impressione, ( forse sbagliando ?) che la “punzecchiatura” con Mario avesse a che fare con qualcosa di personale tra voi due, ma è anche vero che alla fine lui aveva l’impressione netta che tu volessi imporre il tuo progetto ed usare lui ( o tutti gli altri ) come test per le tue idee. E per questo motivo non ci stava. Ora tu dici “da un’analisi dei comportamenti maschili, sembra che ogni libera discussione sull’argomento per i maschi sia impossibile “, e mi sembra che con questa affermazione perentoria tu corra troppo velocemente a delle conclusioni. Sarà perché mi mancano i precedenti per quanto riguarda te, ma mi vien da chiederti a quale “analisi” tu ti riferisca. Posso saperlo ?
    Io però vorrei provare a raccontare per quali motivi ho detto che il tema mi interessa, e perché ritengo sia altrettanto sicuro che tra uomini e donne l’argomento “piacere sessuale” , o meglio la “manifestazione del piacere ” sia un tema irto di difficoltà per entrambi le parti. Ragione per cui ognuno finisce per trincerarsi dietro le proprie rassicuranti certezze, e così si resta sempre al punto di partenza.
    Ognuno può solo fare riferimento alle proprie esperienze di vita ed alle riflessioni che queste possono aver prodotto. La mia “esperienza” in questo campo è quella che poteva avere un maschio che ha vissuto la propria adolescenza negli anni Cinquanta, in una società ancora patriarcale, dove il “piacere sessuale” era, nei linguaggi condivisi, al massimo un oggetto di lazzi e frizzi tra maschi, unitamente al tabù a proposito della masturbazione. Quindi una “esperienza” di maschietto praticamente soltanto fantasticata, e che , quando si trattò di affrontare il problema con una donna reale, trovò più “semplice” farlo con una giovane prostituta ( 1957 ). Quando poi si innamorò e dopo due anni si sposò (1964 ) si ritrovò con una donna ( bella, sensibile ed intelligente ) la cui esperienza in questo campo era praticamente nulla, con la quale negli anni non riuscì mai a parlare del come viveva la propria sessualità, e non ebbe modo mai di confrontarsi con quello che lei, come donna, poteva provare, proprio perché anche lei come me non aveva mai trovato qualcuno che l’avesse aiutata a parlarne.
    Ma a questo punto siamo al 1968 e scoppia anche la …rivoluzione sessuale. Come molti altri giovani ( ma avevo già 31 anni ) mi ritrovo a fare politica in uno dei tanti gruppi “rivoluzionari” che volevano cambiare il mondo, all’interno del quale però il rapporto ouomo/donna veniva considerato soltanto un “problema personale”, ed affrontato da ognuno ( maschio o femmina che fosse ) nel modo più tradizionale, salvo che i maschi che si atteggiavano a leader raccontavano ironizzando le proprie esperienze sessuali all’interno del gruppo come di un esercizio fisico che si svolgeva su uno “spermodromo”( il letto esistente in sede ). Come tutti sanno proprio in q

  12. ( ho fatto uno stacco ed un movimento inconsulto e il mio commento è partito senza che me ne accorgessi …)

    …proprio in quegli anni nasce il movimento femminista, ed anche le ragazze che partecipavano al nostro gruppo cominciano a porre l’esigenza di riunirsi da sole, senza i maschi, perché si sentono non comprese, e capiscono di avere altre esigenze da far valere, che i maschi non possono capire, o non vogliono affrontare.
    Ricordo come personalmente non fossi d’accordo con questa scelta, e come il motto “il personale è politico” suonasse per noi come una espressione incomprensibile, tutti intenti come eravamo a valorizzare il primato della “Politica”, ed a inneggiare alla Lotta di Classe… Anche quelli che avevano letto Wilhelm Reich e che si portavano dietro anche al bar il suo testo “La rivoluzione sessuale” ( uno dei massimi successi editoriali fra le ristampe della Feltrinelli UE … ) avevano qualche difficoltà a capire perché …le donne volessero fare la politica da sole…

    Se a questo punto ti starai chiedendo che cosa tutto questo abbia a che fare con il tema del “piacere sessuale” e del Fingere, vuol dire che forse sono riuscito a spostare l’attenzione dal “personale” …al contesto “sociale” o “intersoggettivo” come dir si voglia, ma per certo ancora non sono riuscito a dire come e PERCHÈ la nostra vita privata e sentimentale fosse rimasta interamente chiusa negli stereotipi che avevamo ereditato a proposito dei rapporti tra i sessi. Stereotipi che ai più non apparivano tali, e che proprio per questo agivano su ognuno di noi come un fatto “naturale”, condizionando tutti i nostri comportamenti privati e sentimentali. (… )

    Gli anni ’70 sono stati un periodo duro e difficile per la vita di molti di quelli che avevano vissuto la grande illusione del cambiamento radicale che doveva creare le basi di una nuova società. La realtà fattuale si dimostrò sorda e grigia, ed alle illusioni ideologiche rispondeva riproponendo nei comportamenti collettivi ed individuali quegli stessi problemi ed ostacoli che ci si illudeva di aver sradicato con i discorsi sul cambiamento. Pur tuttavia qualcosa si stava muovendo ( e qui naturalmente bignorebbe parlare dei singoli contesti nazionali o regionali ) ed i vari movimenti femministi stavano cercando di riportare , all’interno del rapporto di coppia e/o dell’ambito familiare, quelle stesse esigenze di “liberazione” , contro quei nodi che storicamente erano stati individuati nella società patriarcale e nel ruolo del “maschio”.
    Vi è stato un complessivo movimento culturale ( non è possibile qui riassumerlo ) che ha contribuito, in campi diversi e per vie tra loro indipendenti, a far crescere una nuova consapevolezza della complessità. Le nuove generazioni ( come la tua ? ) si sono ritrovate in un mondo cambiato rispetto a quello dei genitori, i valori condivisi erano altri, le speranze nel futuro erano più realiste. Tuttavia in moltissimi casi è venuta a mancare una cosa fondamentale: la capacità di trasmettere delle esperienze personali nuove che molti della generazione cosiddetta “del Sessantotto” pur avevano fatto, è mancato un rapporto personale tra genitori e figli in grado di riportare, ALL’INTERNO DELLA ESPERIENZA DEI FIGLI, la necessità di una conoscenza delle proprie emozioni, dei propri desideri verso l’altro sesso.
    E direi soprattutto ( e qui tento di riportarmi direttamente al nostro tema ) è quasi totalmente mancata una comunicazione CONDIVISA sulla bellezza e la necessità del “piacere” nel rapporto sentimentale ( e fra questi anche del piacere corporale reciproco ), e della necessità di continuamente rinnovarne la consapevolezza. È mancata una “educazione sentimentale” che sapesse valorizzare tutti quei piaceri che il rapporto d’amore può generare, per riuscire a canalizzare, indirizzare, le pulsioni profonde che il “desiderio sessuale” contiene.

    Lo spettacolo desolante che i media oggi strumentalmente spesso ci presentano parlando di stupri e violenze sulle donne, il silenzio iprocrita sulle “violenze domestiche” sui bambini e sulle donne, la visione della “pedofilia” come frutto soltanto di una “deviazione” della sessualità ( e la stessa difficoltà a parlarne ), sono soltanto alcune delle manifestazioni di quel mutamento mancato.

    È per me ben evidente che constatare tutto questo non significa averne capito tutte le implicazioni, e soprattutto non significa aver in mano la soluzione del problema. Credo che oggi molto si possa fare grazie alla possibilità che la rete offre nel mettere a confronto le persone, che siano capaci di parlarsi, e di cercare di parlarne per capire. Ma non sottovaluterei la difficoltà che questa buona intenzione contiene, e ( ripeto ) soprattutto non sottovaluterei la difficoltà di parlare TRA UOMINI E DONNE dell’argomento “piacere” nel rapporto sessuale, e di riportare per gli altri le proprie esperienze di vita in questo ambito.
    La tua idea del “racconto” da utilizzare come pretesto per far partire dei confronti tra uomini e donne, continuo a considerarla un buon espediente. Nulla più. Per capire se funziona e produce dei risultati, sarebbe utile verificare in concreto quanti interlocutori riesce a stimolare nel partecipare. E`possibile sapere quanti sono i tuoi visitatori ?

    Un caro saluto.

  13. […] trattato ovviamente da parte mia, in modo superficiale e provocatorio, sui due raccontini Fingere e L’altra metà del cielo si confida. Lo faccio sperando che il mio ospite non se ne abbia. […]

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