rossaurashani

Quello che non si può dire

In amore, Anomalie on 17 maggio 2010 at 13:47

Ormai sono vecchio e pure stanco. Dicono che alla mia età si dovrebbe vedere il mondo con occhi saggi. Io non ci credo perché saggio non sono oggi, come non lo ero prima. Se qualcosa ho imparato dalla vita quella non è certo saggezza, direi piuttosto che si tratta di abitudine alla sconfitta. Se mi guardo indietro posso dire che ho almeno tentato di fare quello che mi piaceva di più, almeno nei limiti del possibile, anche se non ai limiti del concesso. Perché quelli no, li ho superati quando ero un ragazzo. Allora io sapevo di essere diverso, mi sentivo gazzella nel corpo di un leone. Ero destinato ad essere vittima e non volevo neppure fingere di essere qualcosa di differente. Marcello me lo aveva spiegato dopo: “La tua sensibilità, si legge nei tuoi occhi e nei tratti del tuo viso. Si trasmette al tocco delle tue mani. Tu sei troppo delicato per essere vero.” E fu così che mi amò. E fu così che lo amai per tutta la vita. Ma questo avvenne dopo come già detto.
Da ragazzino andavo al patronato da don Gerardo, e anche se io non avevo ancora capito di che pasta ero fatto, il vecchio prete mi aveva letto nell’anima. Quando a volte mi parlano degli effetti che può avere l’ingerenza di una persona adulta sulla psiche di un giovane mi ritrovo a pensare che fin da piccolo avevo la necessità di trovare un uomo adulto che mi prendesse sotto la sua ala e mi desse tutta la sua attenzione ed il suo amore. Mamma era una grande donna, ma lei credeva solo nelle cose pratiche, mi dedicava un affetto ruvido, fatto di poche parole che mi educavano a nascondere i sentimenti e le debolezze.
A scuola poi fu un vero tormento. Non c’era modo di farmi accettare dagli altri. Io desideravo così tanto di piacere e di assecondare le amicizie che finivo con l’essere preso in giro e messo da parte. Imparai la dote del silenzio. Osservai il mondo attraverso occhi che non vedevano mai bene la realtà, bensì rubavano l’essenza delle cose. Con le donne stavo bene, loro sì che mi erano amiche, loro condividevano con me quanto condividevano con le altre. Con loro spesso mi confidavo. Con loro spesso mi confondevo. Le amavo tutte come sorelle, ma mai e poi mai mi sono sentito attratto da loro.
Crescendo, questo ormai mi era evidente: il mio corpo era il corpo di un uomo che provava lo stesso piacere del corpo di una donna. Ma non è per questo che dico di essere nato gazzella e di aver avuto il destino della preda. Il male lo vivevo dentro sapendo che non ero un uomo giusto per i tempi che vivevo o forse un uomo giusto e basta. Soffrivo di essere deriso, come soffrivo di essere rifiutato e offeso, ma la cosa che non sopportavo era di amare senza essere riamato. C’erano cose che non potevo confessare mai, né a Don Gerardo, né a mia madre e nemmeno alle mie occasionali amicizie.
Quando comincia a lavorare, per i primi tempi i colleghi maschi mi tenevano alla larga, ma poi avevano capito che non ero un pericolo per nessuno e che soprattutto non avevo ambizioni di apparire migliore degli altri. Così mi intortavano facendomi fare i lavori più faticosi e meno soddisfacenti. Era facile per loro mostrare una generosità di amicizia che si guardavano bene dal dimostrarmi al di fuori dell’ufficio. Ma a me bastava essere lasciato in pace e di non subire il loro quotidiano disprezzo.
Mamma continuava a guardarmi con quell’aria afflitta. Sapeva che da me non avrebbe potuto aspettarsi niente di buono, ma ero il suo ragazzo e cercava almeno di farsene una ragione. Mi innamorai perdutamente di un compagno di giochi ma non lo dissi mai a nessuno. Ero troppo giovane per sostenere l’ironia degli altri. Poi successe al liceo, ma anche questa volta non avevo avuto il coraggio di farlo capire. Eppure Donato era pure lui un reietto. Si vedeva lontano un miglio che era diverso, anche se fingeva di essere un grand’uomo e di fare tutto quello che un uomo deve per forza fare. Col senno di poi avrei anche potuto avvicinarlo e parlargli, forse avrebbe potuto ascoltarmi o forse, peggio degli altri, avrebbe potuto ferirmi. Ci sono cose che non si possono dire mai ed io questo l’avevo imparato presto.
Poi incontrai Marcello, l’uomo che cambiò la mia vita. Lo incontrai una nebbiosa sera di novembre, sulla strada di ritorno dal lavoro. Mi chiese se mi poteva accompagnare, visto che si faceva la stessa strada. Mi disse subito la verità: a lui le parole non facevano male. Mi raccontò della sua famiglia; che l’aveva scacciato di casa perché figlio degenere. Mi parlò dei suoi sogni e dei suoi desideri. Mi citò libri che aveva letto e mi parlò di arte classica e di viaggi. Mi confessò che mi seguiva ormai da molte settimane. Era forse per questo, per quel suo dire così immediato e senza timidezza che iniziai ad amarlo ancor prima col cuore che con la mente. Invidiavo la sua capacità di affrontare la vita. Io ero così timido e così desideroso di essere amato che non ebbi mai il coraggio di chiedere apertamente il mio diritto di esistere.
Con Marcello passammo una vita insieme, plasmandoci a vicenda, soprattutto lui plasmando me. Poi la sua terribile malattia e la insopportabile perdita. Non avrei ma pensato di sopravvivere. Non avrei mai creduto di poter continuare ad esistere anche senza di lui. Oggi parlo e uso le sue parole per descrivere il mondo, oggi affronto la vita con il suo coraggio, oggi esisto, ma devo tutto al suo amore. Se fosse stato per me, per quello che ero e per come lo ero, non avrei mai saputo spiegare agli altri i sentimenti e le emozioni che hanno fatto parte della mia vita. Ora ne parlo perché sono vecchio e perché Marcello mi ha insegnato che non esistono cose che non si possono dire.

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  1. Mi hai commosso. Come spesso sai fare con i tuoi scritti.

  2. Troppo gentile … m non è che sei un po’ di parte? 😉

  3. Hai quella leggera delicatezza che ti pemette di trattare questi temi senza rischiare la banalità o peggio la retorica.

  4. Anche tu sei gentile. Forse sei anche tu di parte o forse è vero che quando penso alla diversità e alla sofferenza cerco di farmi piccola piccola e cerco di redimerla… ma forse non è questo.

  5. Ma perché wp si mangia i commenti???

    Avevo giusto scritto che forse sono anch’io di parte, perché mi piace come scrivi 😉

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