rossaurashani

Stronza autonomista. E dalla Nascita!

In amore, Anomalie, Donne, uomini on 9 maggio 2010 at 22:07

Questo commento arriva in risposta al mio post Bastarsi. Natura, filosofia o metodo? da una nuova amica commentatrice: Mad del blog Cazzi e scazzi.
Visto il tema trattato e soprattutto i tentativi di comprendere cosa s’intende per “metamorfosi fighiana”, ma ancor di più con quale metodo si ottiene l’aura della seduttrice e se non proprio quello almeno come una donna (o un uomo) deve essere per attrarre l’altro sesso, ma anche il proprio.
Secondo me Mad ha dato la risposta che mi piace di più e la rigiro ai lettori affezionati. Purtroppo come dice lei stessa è inutile cercare una ricetta. Stronza autonomista si nasce, non si diventa. 😀

“Semplice. Io mi amo.
Non il mi amo nel senso “io sono la più figa, la più bella, la più intelligente” etc, etc.
Io mi amo così come sono, con i miei pochi pregi ed i miei innumerevoli infiniti difetti che conosco benissimo e che non mi nascondo.
E la cosa divertente è che non li nascondo neanche agli altri.
Mi vado bene, insomma.
Se poi c’è qualcuno a cui vado bene del pari, ottimo.
Se non c’è, pazienza, non ho paura di stare da sola.
Quando c’è, la mia è una solitudine che non è mai “vuoto”, è piena di tanto.
Pure troppo, a volte, ecco perché dico che ogni tanto avrei bisogno di una pausa pure da me stessa, oltre che dal resto dell’universo.
Non mi faccio mai troppe paranoie, la marea di “pippe mentali” che gli altri si fanno nei confronti delle relazioni sentimentali (o umane, se intese in senso più ampio) non mi sono mai appartenute.
Il che non significa che io sia priva di passioni, tutt’altro, solo che non mi creo mai aspettative irrealistiche nei confronti di alcunchè.
Di quello che la gente poi può pensare di me, ad onor del vero non me ne è mai fregato un’emerita cippa.
In quanto al “codazzo”, frega nulla del pari.
Voci di corridoio mi dicono che io sia vista come “distante e misteriosa”, mia madre tempo fa m’ha detto” t’ho fatta, ma non riesco a capire bene come funzioni”.
Son l’oggetto misterioso.
A me sembra d’essere normale. Non è che i pazzi siete voi? 😉
Non credo all’idea del “per sempre”, so che nella vita incontrerò persone e che queste persone, se sarò fortunata, faranno una parte del viaggio con me.
Potranno essere due giorni come trent’anni, sarà bene o sarà male: è il percorso che m’intriga, non la sua fine o la sua destinazione.
Amo la gente che mi sta intorno, so che per me ci sono ed io ci sono per loro, soprattutto nel momento del bisogno, quando più serve, ma non tollero chi mi si “appiccica” come un francobollo, non tollero la gente che ti vive addosso di vita riflessa.
I miei stati d’animo me li gestisco autonomamente, ho sufficienti energie mentali per uscire dalle rogne per conto mio, senza bisogno di una “stampella” emotiva cui appoggiarmi.
Il fatto di amare e di stare insieme ad una persona non significa che ogni particolare della tua vita debba diventare suo.
Io non “sono” di nessuno. Tutt’al più “m’accompagno brevemente”.
La “proprietà di me” rimane mia.
Visto? “Stronza autonomista”.
E dalla nascita. 😀
Un saluto.
Mad”

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  1. Allora, il fatto che abbia offerto a MadDog un lavoro come life trainer personale, significa ovviamente che ammiro le parole che ha scritto e che se fosse un uomo gli avrei gia’ chiesto un appuntamento 😀 😀
    Pero’ c’e’ una frase che non mi gira bene (nonostante tutte le altre mi suonino come una meravigliosa musica :)):
    Il fatto di amare e di stare insieme ad una persona non significa che ogni particolare della tua vita debba diventare suo.
    Dissentisco. Quando si ama, secondo me, le vite si uniscono in maniera osmotica. Cio’ non significa “possedersi”, “dominarsi”, “annullarsi” o piu’ semplicemente cedere ad insani giochini di potere. Significa raggiungere un’intimita’ assoluta. Significa denudarsi completamente, e non solo a letto, di fronte alla persona che ami.
    Lo dico perché quest’intimita’ con il mio ex-marito io non l’ho MAI avuta. C’erano enormi zone d’ombra nella sua vita, presente e passata, che non ho mai capito e neppure intravisto. Non conoscevo il suo passato, non mi ha mai raccontato nulla, a parte interminabili lamentazioni su quella che lui definiva la sua “infanzia orribile”. Quando la relazione e’ finita, anni fa, mi sono accorta con orrore di avere in casa un estraneo. Tutt’ora, se non ci fossero i figli che ci costringono ad una rarefatta e forzata comunicazione, sarebbe una persona che non vedrei o sentirei piu’ probabilmente per il resto della mia vita.

    E’ questo che intendo, il mio umile contributo. Forse tutto sommato non voglio piegarmi ad una completa “metamorfosi fighiana”. Forse diventerei troppo qualcuno che non sono. Forse, semplicemente, comincio a piacermi per quello che sono. Un passo nella direzione giusta?
    MadDog, quand’e’ che mi aiuti a completare l’opera? 😀

  2. Non ho voluto entrare nei punti dolenti della filosofia di Mad. Ce ne sono molti a cui, credo, pure Mad ci sia arrivata con qualche sofferenza. Con questo niente è da cambiare del suo modo di essere. Devo dire che per una parte della mia vita alcuni punti salienti del suo discorso sono stati anche il mio modo di vedere la vita e gli altri. A parte amarmi che continua a sembrarmi un esercizio di cui sono poco pratica. A mia giustificazione c’è che la mia metamorfosi fighiana non è avvenuta in utero, me la sono guadagnata sul campo, pertanto mi è costata molta fatica 😀
    Oggi poi che almeno sul lato amore posso finalmente accettare anche un “per sempre”, ammesso che abbia un senso dirlo, visto che niente dura per sempre e tantomeno noi, sono propensa a pensare al mio compagno, più che ad un semplice compagno di viaggio, come una parte di me, però ci sono arrivata ad un’età che me lo posso permettere.
    Comunque Mad è una grande!

    • Ogni cosa nella vita ti costa dei graffi sull’anima più o meno profondi.
      Solo che il carattere che mi ritrovo aiuta a contenere notevolmente gli eventuali danni.
      Che per altri, mi rendo conto, potrebbero invece risultare devastanti.
      Un saluto.
      Mad

  3. Guarda, tra te e me messe insieme probabilmente riusciremmo a fare una persona “quasi” normale.. 😀

    E si, direi che sei proprio sulla strada giusta. L’importante è piacersi. Il resto prima o poi arriva. E se non arriva chissenefrega, si cambia obiettivo.

    Tu dici che l’amore è un’unione osmotica.
    E per te sarà senz’altro così.
    Per me, invece, è vitale ritagliare degli spazi personali, delimitare i miei perimetri, lasciare in vita piccoli universi che siano ancora e solo me.
    Il che non significa mentire spudoratamente su questioni fondamentali o omettere interi pezzi d’esistenza, ma semplicemente lasciare dei piccoli cassettini chiusi a chiave (le zone d’ombra) che posso decidere d’aprire all’altra persona, ma anche no se non lo ritengo fondamentale.

    Accidenti, visto che disastro ho combinato decidendo d’aprir bocca sull’argomento?
    Un saluto.
    Mad

  4. Grande Mad!

    Anch’io sono d’accordo pressoché su tutto, anche se per me non è vero “ho sufficienti energie mentali per uscire dalle rogne per conto mio, senza bisogno di una “stampella” emotiva cui appoggiarmi”.

    Per stampella emotiva non intendo un compagno (quello eventualmente è una stampellata sul cranio, altro che sostegno!), ma un qualcosa cui appoggiarsi: datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo, laddove il punto d’appoggio, la stampella emotiva, potrebbe essere anche semplicemente un’idea in cui si crede.

    Senza, vado poco lontana.

  5. Scusate se mi permetto di intromettermi in questa dotta dissertazione tra donne attorno alla ricetta della felicità; perché di questo, sotto traccia, si tratta. E di farlo in un momento un po’ vigliacco dove la padrona di casa, assente, non può intervenire. Esiste un’unica ricetta?
    Sicuramente non è scritto da nessuna parte che un attimo di felicità deve essere per forza pagato con una eternità di sofferenze. Sicuramente la propria felicità non è figlia solo dell’altrui infelicità. Almeno di queste così sono quasi convinto.
    A parte le differenze di genere che condizionano le scelte: la donna più propensa a scegliersi un uomo da salvare e l’uomo una compagna da forgiare. A parte che sono sempre andati enormemente di moda gli stronzi ma anche le stronze vanno via a meraviglia. A parte quello che cerchiamo. Spesso si cercano cose differenti. Quasi sempre non si sa cosa si cerca nemmeno dopo averlo trovato. Sempre le analisi funzionano se fatte dopo. C’è troppo di irrazionale nel nostro quotidiano. Poi il piacere di scrivere ci lascia incorrere anche un qualche osservazione non del tutto propria, non assolutamente coerente e creduta; succede.
    Le mie storie non sono mai state uguali (non mi sembra una cosa tanto singolare). Certo è sempre il vissuto a condizionare l’opinione. In ogni storia abbiamo creduto in due, della stupidità e del resto ne abbiamo avuto sentore solo dopo. Ma forse io (ripeto: io) mi portavo appresso un “peccato originale”. O forse è l’insoddisfazione delle storie finite a far funzionare quella in atto. A renderla più vera e più forte. E’ significativo riuscire a rimettersi in gioco, e la fortuna che la sorte ti rinnovi l’appuntamento. Ho il sospetto in tanti anni di aver appreso un’unica cosa: una coppia non è semplicemente la somma di due unità. E’ un di più. Non si può amare per due. Non serve essere amati se non si ama. Una coppia ha bisogno di un territorio mediano. Bisogna concedere ed essere disposti a ricevere.
    Oggi (ripeto: oggi) sono una persona “soddisfatta”. Chiamo la mia dolce metà così perché è dolce, non so se lo è sempre stata ma lo è sempre stata nei nostri periodi assieme, e proprio perché è l’altra mia metà; o almeno così la sento. Certi momenti la sua assenza mi fa sentire come mancasse una parte di me, appunto l’altra metà. Certo che sono metà separate, in qualche modo autonome. Non prive di interessi personali che quasi sempre coincidono. Anche i nostri due blog mi sembra sottolineino le nostre differenze. Diffido anch’io dei “per sempre” ma tra noi tutto funziona, ed è bello viverlo. E forse non l’ho mai chiamata la mia “dolce metà”. Non è questo che conta.
    del tutto rispettosamente
    Mario

  6. Mad, l’osmosi di cui parlo non significa la rinuncia della propria identità. Mi immedesimo un po’ in quello che ha descritto Mario: due metà separate, ma comunque meta’. Anzi, vado oltre: due interi che interagiscono e si completano. La metafora dell’osmosi mi piace molto. È il “di più” di cui parli tu, Mario.
    Come ho detto, assolutamente non autoannullarsi. Non rinuncerei mai piu’ ai miei interessi, il mio lavoro, la mia privacy, i miei spazi per un uomo. Fino al punto in cui non so se sarei più in grado di convivere con un uomo, tanto mi piace la mia casa, l’esserci sola o con i miei figli, le mie cose. Sono diventata gelosissima della mia privacy, dei miei spazi. Due case separate, in stile Woody Allen e Mia Farrow, sarebbero ideali.
    La mia osmosi, la condivisione di tutto trascende il fisico e il materiale. Non parlo di oggetti o spazi fisici. Parlo di esperienze in comune. La relazione diventa l’Esperienza (la E maiuscola non è un errore di battitura 😉 ).
    Ifigenia, stavolta non siamo d’accordo: punto d’appoggio? No, mai più. Certo, ci sono momenti di grande sconforto in cui mi piacerebbe avere una spalla su cui piangere: ma quello lo puoi fare anche con un amico. Con il tuo amante? No, stai ferma e dritta sui tuoi piedi e pretendi che lo faccia anche lui. Cammina con la forza delle tue gambe. Un conto è un momento di stanchezza in cui la persona accanto ti da’ incoraggiamento. Quello è amore. Un conto è “appoggiarsi” a qualcuno (o avere il peso di qualcuno che ti si appoggia addosso). No, mai più.

    Eh caro Mario, so che è dura con la dolce metà via in ferie… ma ti promettiamo di non massacrarti 🙂
    (p.s. ho iniziato “Q” ed è SPLENDIDO! )

    • Martina: io invece credo che siamo d’accordo, è che probabilmente non mi sono spiegata bene. Io non parlo di un uomo, e men che meno di un compagno, parlo di un qualche cosa, una cosa qualsiasi, persona, impegno, ideale, fede, speranza, che ci spingano a reagire e andare avanti.

    • @Due case separate, in stile Woody Allen e Mia Farrow, sarebbero ideali.

      Ehm…. l’esempio non è dei più felici, direi. 😉

      @La mia osmosi, la condivisione di tutto trascende il fisico e il materiale. Non parlo di oggetti o spazi fisici. Parlo di esperienze in comune. La relazione diventa l’Esperienza.

      Penso d’aver capito cosa vuoi dire.
      Diciamo allora che tu trascendi, io tendo al “rasoterra”.
      Punti di vista. 😀

  7. Scusa Ifigenia, avevo capito male. Pensavo parlassi di appoggiarti ad un uomo (o ancora peggio, lasciare che un uomo si appoggi a te) e mi è venuto immediatamente un attacco di urticaria 😀 😀 😀 😀 Effettivamente un discorso del genere non ti si addice 😉
    Forse parli di avere un sogno come obiettivo, allora concordo. Più che appoggiarmici preferisco costruirlo. E dalla stessa prospettiva vedo tutti i miei rapporti, presenti o futuri che verranno, con figli, amici, amanti ecc.
    Forse non farà differenza ma suona meglio 😉

  8. Mi scuso per i ritardo con cui entro nella dissertazione che seppur partita da un paradosso alla fine è diventato un discorso piuttosto serio. Non so se sia significativo che il ragionamento venga sostenuto dalla metàfemminile del cielo. 😀
    Mario interviene perchè sa che gli pianterei il muso se non commentasse 😉 o anche qualcosa di peggio… ovviamente sto scherzando.
    In realtà nessuna delle intervenute può dire, tranne forse Mad, di essere quella che è e di pensare come pensa per sua natura. Poca considerazione di se stessi, l’essere prevenute, ferite o disilluse a volte è dato dalla esperienze della propria vita. Per esempio sono nata romantica e “credulona”, ma col tempo ho imparato a diffidare e ad essere autonomista. Certo di natura sono decisionista, autonoma ed indipendente, ma se avessi trovato un compagno di cui fidarmi avrei condiviso sentimenti, gioie e problemi. Ritengo che lui avrebbe dovuto gradire ed essere disponibile nello stesso modo. Così non è stato, anzi, trovandomi in situazioni complicate e non soddisfacenti, ho da un lato dato molta disponibilità, mentre dall’altro ho conservato gelosamente alcuni spazi personali senza consentire nessuna permeabilità. Anche con questo si convive, ma non lo ritengo una scelta aprioristica, bensì un adattamento. Non che la faccenda di mantenere i miei “luoghi” senza ingerenze mi sia dispiaciuto, anzi. Non che aver vissuto per scelta o per necessità alcune solitudini ed autonomie mi abbia creato solo problemi, anzi, ma il confine è talmente incerto che è difficile tirare linee generali.
    Se per me oggi le cose sono cambiate lo devo a delle felici coincidenze difficili da spiegare che però hanno innescato finalmente nella mia vita la voglia di affidarmi che non avevo prima.
    Concorso sulle “stampelle” che nei momenti neri aprono uno spiraglio. Io ho sempre sognato molto e di quel molto tanto ho anche realizzato, senza sogni e progetti sarei stata una depressa e questo non lo sono mai stata.
    Mi piacerebbe avere molte amiche felici 😉 mi piacerebbe avere anche molti amici felici 😉 e di loro vorrei avere anche le opinioni, ma sembra che siano le donne che amino parlare dei loro sentimenti, agli uomini piace un po’ meno. Che sia questa la differenza di genere?

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