Mario

Un’altra piccola storia ignobile

In amore, Donne on 5 maggio 2010 at 7:23

Beatrice stava osservando la sua vecchia casa, quella che lui l’aveva costretta a lasciare. Era stata per troppi anni una specie di maledizione. Ora esserne fuori era una liberazione. La casa di per sé era bella, grande, con un giardino molto spazioso che era stato una benedizione per i bambini, ma adesso le pareva lugubre e buia. Innanzi tutto era fuori del mondo. Non che una casa in un qualsiasi centro città sia di per sè migliore, ma la differenza sta nel tipo di vita che ci puoi condurre. Tutto molto a portata di mano, come per esempio la scuola dei figli, i negozi, le possibilità di lavoro e non ultimo la frequentazione delle amicizie.
Guardava la casa e sentiva che non le apparteneva e non le era mai appartenuta. Lì era rimasta isolata per tanto tempo, lì si era giocata buona parte della sua gioventù e quasi tutta la stima per le sue doti e capacità. Ormai era un luogo dei ricordi e a pensarci bene non erano tutti ricordi felici, anzi a pensarci ancora meglio, i ricordi erano di un deprimente da non crederci. Però lì dentro, malgrado tutto, c’erano ancora i suoi figli.
Ma come aveva fatto a investire così male la sua vita? Se cercava le ragioni che l’avevano spinta a fare certe scelte, oggi come oggi, non riusciva nemmeno più a ricordarle. Si era chiesta per tanto tempo se la ragione fosse stata l’amore o la passione. Questo avrebbe giustificato, almeno in minima parte, il fatto di intestardirsi in un rapporto senza capo ne coda, costruendo un patetico futuro basato sulla sua capacità di sopportare e rinunciare. Patetico futuro che comprendeva una vita da rimettere in piedi e due figli da riconquistare e da crescere.
Lei sapeva di avere tutte le colpe, o almeno, come al solito, era il suo modo migliore per approcciarsi all’analisi di tanto sfascio. Le era inaccettabile accusare lui di tanta incapacità affettiva, insensibilità, egoismo e bassezza morale, non solo perché era il padre dei suoi figli, ma perché era stata lei a tirarlo dentro a quel rapporto. Lui già sapeva fin da allora, forse, che nulla avrebbe cambiato di sé per ricompensare lei.
Era difficile non sentirsi annientati dai suoi rifiuti, dall’avarizia delle sue risorse umane, dall’incapacità di esistere come essere predisposto ad evolversi. Nulla era servito se non a rendere più completo il fallimento. Pensava a lui e alla facilità che aveva di tenerla in scacco con il ricatto dei figli, ma pensava anche alla sua vita precedente, ad altri dolorosi rifiuti ad altre fughe insensate. Ma lei era davvero solo una piccola donna senza potere, non aveva neanche più quel po’ di fiducia in se stessa che le permettesse di ricominciare con un po’ di dignità. Eppure, almeno questa volta, lui non l’avrebbe schiacciata con la sua totale indifferenza, assieme alla volontà di annientarla e disperderla dentro alla catacomba del loro matrimonio. Lei ora aveva raccolto con disperazione i suoi libri, l’unica cosa che valesse portarsi via ed era uscita da quella vita, dal luogo della sua mortificazione.
Guardando le finestre buie, oscurate dalle pesanti tende che tenevano lontano la poca luce di quelle latitudini, promise a se stessa che avrebbe combattuto per quei figli che erano prigionieri dell’egoismo del padre, li avrebbe portati in luoghi nuovi, aperti, lontano dall’aria asfittica di quel morboso disamore. Aver sopportato per troppo tempo il ricatto di una piccola storia ignobile, perchè di questo si trattava. Una storia che non faceva notizia e che relegava una donna ai margini della sua vita, senza niente in mano se non un orgoglio disperato e la voglia di trovare una nuova dignità. Ma come fare se in cambio di questo sono i tuoi figli a venirti strappati? Quella lacerazione e la convinzione che non era ancora in grado di provvedere per tutti, la faceva sentire un essere inutile e esasaperato. Era peggio che la morte, era annientamento. Nei suoi sogni che timidamente esploravano il futuro lei era certa che non avrebbe lasciato a quell’uomo il potere sui figli e che finalmente avrebbe consegnato loro la nuova madre e donna che era, perché ogni figlio ha il diritto di avere per madre un essere umano amoroso con le sue potenzialità e le sue debolezze, con le paure e le certezze, perché incomincia da questo la lezione che consente di seminare nei figli il seme che dà origine all’amore.

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  1. La storia, ben immaginata e ben scritta, se ha un piccolo vizio è che non è né piccola né ignobile. I percorsi nella ricerca di sé stessi a volte sono molto complicati; aggrovigliati.

    • Piccola perchè è invisibile come tante altre storie, ed ignobile perchè si basa sullo sfruttamento delle debolezze di altri esseri umani.
      Credo che esistano un’infinità di piccole storie ignobili, solo che non si vedono a meno che non si arrivi a estreme conseguenze.
      Grazie per i complimenti.

  2. storia immaginata? 😉 Ross, che scherzi mi fai? 😀

    • Cara Martina ho immaginato la storia di una donna messa di fronte ad alcuni elementi, ho cercato di entrare e di pensare come lei, non so se ci sono riuscita, certamente mi sono accorta che non sono riuscita a spiegare quello che provava, le difficoltà della sua vita incerta. Il raccono è troppo breve e non ha il respiro di una vita messa a dura prova. Avrei voluto fare di più e meglio. Però quella donna anche se non sono iuscita a spiegare quello che prova, almeno sono riuscita a sentirla profondamente, come parte di me.
      Per la tua storia solo tu puoi scriverla io non ci arriverei neanche vicino 🙂

      • La storia potrebbe continuare così: Beatrice (ma che bel nome Dantesco ;)) è rinata. A grandi passi, ogni giorno più veloci. Anche i figli l’hanno capito, al punto che adesso passano la maggior parte del tempo con lei. Lo vogliono loro. Soprattutto la figlia, che lei aveva temuto con orrore di perdere, non fa altro che chiederle di dormire da lei, di passare un’altra giornata con lei, la madre/amica ritrovata. Nella vita di Beatrice non c’è più violenza e disperazione, ma solo amore. Se l’è imposta come condotta etica di vita, principio che la guiderà ormai fino alla fine dei suoi giorni. Ha riallacciato vecchie amicizie anche in quella piccola cittadina nordoccidentale che si sta riempiendo di luce con la nuova stagione. E, guarda un po’, ha anche iniziato a piacersi. In tutti i sensi. Si guarda pure allo specchio e si dice, beh non sono male. Beatrice non ha più paura. Tantomeno di quell’uomo che l’ha annullata per così tanti anni.
        Un abbraccio, cara, la storia l’hai scritta benissimo 😉

  3. Eh eh, a me sembra proprio la storia di Martina: mi sbaglierò… 😉

    • Cara Ifigenia io scrivo solo storie immaginarie anche se qualche volta raccolgo sensazioni da storie vere, cerco sempre comunque di entrare nel personaggio che descrivo e di spiegarne lo stato d’animo. Ma è il mio stato d’animo dentro alla pelle di un’altra persona pertanto non è rispecchia nemmeno il mio modo di pensare… è solo un ibrido.
      Se io fosse quella donna probabilmente reagirei in modo diverso, anche se poi alla fine non è detto che riuscirei a raggiungere altre soluzioni.
      Cerco di capire la gente e mi piacerebbe riuscirci 🙂

  4. Non solo la storia, ma c’è anche un’altra coincidenza sconcertante:quel disco (Via Paolo Fabbri43) l’avevo e lo sapevo a memoria. Perfino gli accordi sulla chitarra. è colonna sonora di parte della mia adolescenza. mmm…. 😉

    • Ma lo sai che ce l’avevo anche io? e che era anche la mia colonna sonora della gioventù?
      A parte questo credo che sia terapeutico scrivere di se stessi anche se vestiti di altri abiti e inseriti in situazioni sconosciute, perchè non scrivi anche tu delle Martine che conosci? 😉

      Qui piove e fa un tempo cane Governo ladro 😀 chiedilo a Scajola!
      Un abbraccione

      • io credo fermamente nell’attto terapeutico della scrittura… come forse si nota dal mio blog 😉 e spero che il tempo si riprenda perché tra due settimane ho intenzione di mettere SOLO sandali e magliette nella mia borsa da viaggio 😉

      • Poche arie. Pochi di certe generazioni non hanno quel disco. Nemmeno a me mancava nella mia collezione. Varemante non ne mancava nessuno di Guccini. Ma io sono uno pieno di musica. E smettetela di litigare mettendovi a scrivere storie.

  5. E chi litiga? qui ci amiamo tutti 😀

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