rossaurashani

Uomini che rispettano le donne

In amore, Donne, uomini on 11 aprile 2010 at 14:13

Aveva raggiunto un’età, ormai, da chiedersi se essere un uomo che rispettava le donne, avesse in qualche modo pagato. In effetti, fino al momento, riteneva di aver pagato abbondantemente lui di tasca propria. Ma di questo ovviamente non si pentiva, era stato l’uomo che aveva tentato di essere, salvo qualche momento sporadico di sconforto. La questione era legata al fatto che rispettare le donne lo aveva messo sempre in grande difficoltà. Principalmente erano stati gli uomini a guardarlo strano, insomma come una bestia rara, un essere illuso e fuori del mondo. Poi gli amici e i conoscenti che simpatizzavano per lui, ma che alla fine non si esimevano dal dargli il solito consiglio: “fatti furbo”. A quanto pare lui furbo non era. Poi si erano messe anche le donne, un po’ perché non riuscivano a crederci di trovare un uomo così disponibile e un po’ perché trovavano sempre il modo di approfittarne. A dirla tutta lui le aveva rispettate così tanto da dimostrare con loro un comportamento che doveva essere sensibilità, ma che alla fine poteva sembrare paura. Se ci pensava poi la persona che ne aveva approfittato di più era la sua ex che, a rigor di logica, avrebbe dovuto essere quella che lo conosceva meglio.
Così lei, senza cattiveria s’intende, aveva pianificato con piccoli gesti quotidiani la sua demolizione psicologica. Sia chiaro che non aveva mai pensato che l’avesse fatto apposta, pensava anzi che lei si fosse insediata nella sua vita cercando solo di affermare la propria personalità, insomma aveva trovato l’uomo giusto per guadagnare sicurezza in se stessa ed era certo che lui l’aveva aiutata a farlo. Probabilmente si era trovata subito a suo agio nel vederlo partecipe e anche disponibile ad adattarsi, cosa che a lei non era proprio congeniale. Ma venendo ai fatti, rispetto per rispetto, lei alla fine lo aveva estromesso dalla sua vita e si era tenuta per sé tutto il loro lungo passato di coppia. Non erano gli oggetti, sia che si chiamassero libri, cd o fotografie, a cambiare la sostanza, lui era contento lo stesso di quella che era stata la sua vita, anche se, a pensarci bene, alla fine sembrava che non gli fosse rimasto niente e aveva la sensazione di aver sognato una vita passata che non era la sua.
Pensava spesso alle sue “altre” donne, che poi non erano molte, visto che si era sposato piuttosto giovane e che non aveva mai tradito sua moglie. Anche questo faceva parte del rispetto che le doveva, ma anche all’impegno che si era preso con grande senso di responsabilità di mettere su famiglia.
Aveva avuto una fidanzatina giovanissima, ma giovanissimo era pure lui. Avevano iniziato una bella storia che doveva misurarsi con lo sviluppo della loro personalità. Lui l’aveva amata di un grande amore che gli aveva sempre fatto compagnia, anche se poi lei se n’era andata con un altro, e sorvoliamo su chi fosse questo altro, visto che fingeva di essere il suo migliore amico. Lui per rispetto di entrambi si era ritirato in buon ordine, ma gli era costato davvero molto. Quella ragazzina gli era rimasta nel cuore, non solo perché era tanto carina, ma anche perché attorno a lei aleggiava un’aria che… insomma, sarà stata la gioventù, saranno stati gli anni, ma lui ci aveva lasciato il cuore.
Poi c’era stata Florence, un amore turbinoso e intermittente. Molto aveva contribuito il fatto che era francese, quel fascino che hanno le donne francesi, assieme al fatto che era più grande di lui aveva fatto crescere un sentimento che l’avrebbe portato quasi sicuramente a lasciare la sua casa per finire i suoi giorni nelle campagne oltralpe. Certamente il problema della distanza si sarebbe potuta superare se non fosse stato che era lui che avrebbe dovuto lasciare la sua famiglia e il lavoro per iniziare una nuova vita con lei in un paesino sperso tra le viti della Borgogna. Il suo senso del dovere lo avrebbe fatto anche decidere per il trasferimento se non che sua madre si era ammalata e aveva avuto un grave intervento che aveva richiesto la sua presenza assidua e per alcuni mesi non si erano più potuti incontrare. Quel tempo aveva fatto perdere consistenza al loro rapporto e forse era stato meglio così perché la sua scelta, fatta con il cuore, avrebbe potuto creargli grossissimi problemi. Florence aveva continuato, nel tempo a scrivergli lettere affettuose, chiedendo di lui e della salute di sua madre. Lui non aveva mai risposto, più che per poca cortesia per l’intervento puntiglioso della sua nuova ragazza che sarebbe diventata molto presto sua moglie.
A quel punto della sua vita, tornato da solo, aveva anche pensato di partire per andarla ad incontrare e per provare a rinverdire i fasti del loro antico amore, ma l’idea di entrare nella sua vita senza essere sicuro di avere la disponibilità di dedicarsi a lei (ammesso che lei lo volesse) e col timore di poterle fare del male, gli aveva dato la valida ragione di non cercarla. E poi col tempo gli era uscita una pigrizia dei sentimenti che non aveva avuto prima. Lui pensava che aveva amato teneramente le sue donne e che aveva cercato di dare loro tutto quello che poteva, rendendosi conto che forse, visti i risultati, doveva sembrare loro davvero insufficiente.
Ormai si sentiva vecchio e non riusciva a pensare che la sua vita potesse avere un qualche futuro. Tutto sommato il suo amore verso le donne non era stato troppo contraccambiato, qualcuna aveva preso senza dare e qualche altra si era limitata ad aspettarsi qualcosa da lui, e così, nella speranza e nell’attesa di un amore condiviso, lui aveva perduto la sua gioventù e il suo entusiasmo. Quella mattina, poi, era proprio di cattivo umore, sembrava che un’amica, una cara collega di lavoro, a cui teneva molto e che aveva aiutato ad uscire da un brutto momento, avesse deciso di partire. Forse si era creato l’illusione che anche lei ci tenesse alla sua amicizia e che magari la cosa potesse svilupparsi in… ma cosa andava a pensare, lui con queste cose aveva finito, in fin dei conti l’amicizia non chiedeva niente in cambio. Andava distratto e un po’ sovrappensiero su quella spiaggia fuori stagione al bordo del mare. Non si era tolto le scarpe perché aveva altro a cui pensare. Si stava domandando se rispettare le donne fosse prodotto più dalla paura, o meglio una sorta di timore di dispiacerle e di prevaricale, che lui provava verso di loro che dalla sua naturale indole, che poi era stata aiutata, di molto, dall’esercizio che si era imposto di essere un uomo migliore. Aveva sempre cercato di diventare l’uomo ideale, qualsiasi cosa questo volesse dire.
Perso in quei pensieri non si era accorto che una donna a piedi scalzi si era fermata davanti a lui e che lo stava guardando con molta attenzione. I suoi capelli lunghi le nascondevano il viso, le sue braccia si stringevano attorno ad un maglione di alcune misure più grande e una gonna lunga fino alle caviglie svolazzava disubbidiente alle folate di vento. La donna che gli stava davanti, e che non pareva intenzionata a lasciargli il passo, aveva un che di familiare. Forse era la posa del suo corpo o il colore ramato dei capelli, ma anche il maglione; ecco, il maglione così fuori misura gli ricordava il modo di vestire e i movimenti acerbi della sua fidanzatina, quella vagheggiata tanto, il sogno più grande di quando era un timido ragazzino pieno di sogni grandi. Improvvisamente gli erano venuto a mente, assieme a quanto fosse bella, il sapore succoso dei suoi baci… Pensieri inutili e oziosi. Chissà dov’era finita e chissà se quel suo “caro” amico stava ancora con lei? No, qualcuno glielo aveva detto che si erano lasciati e che lei aveva preso altre strade e che aveva fatto altre scelte sulle quali… Ma tanto che serviva pensarci, lei aveva fatto la sua vita e sicuramente non si ricordava di lui e di quanto l’avesse amata.
Quando era arrivato molto vicino, la donna aveva alzato la testa e il vento le aveva scostato i capelli dal viso. Ora si vedeva il volto, il sorriso e due caldi occhi scuri. Il primo pensiero fu che il tempo e la vita, a volte si scrivevano sul corpo di una persona. Il viso di quella donna, era evidente, aveva conosciuto dolori e disillusioni. Era avanti con l’età, la pelle sfiorita, ma tra tutto gli occhi avevano ancora una luce che gli fece sentire le farfalle dentro allo stomaco. La riconobbe, era incredulo, non poteva essere che lei. Le affiorò il suo nome sulle labbra e lei sempre sorridendo chinò la testa, come se si vergognasse di qualche cosa. Lui aveva alzato la mano per sfiorarle i capelli o forse solo per provare a se stesso che non era un fantasma e che esisteva davvero. Un’ombra le era passata sullo sguardo, come se a lei il ricordo facesse male. “Ti ricordi ancora di me?” sussurrò lei con un sorriso incerto e timido. Lui rispose senza neanche riflettere: “Veramente non ti ho mai dimenticata…” Lei lo guardò con quell’aria imbarazzata di quando, troppo tempo prima, lui tentava di sfiorarle il suoi piccoli seni: che ricordi viagliacchi, quel pensiero gli metteva il formicolio nel corpo. Lei era passata da un atteggiamento incerto a quello che lui conosceva bene e che faceva trapelare il suo coraggio e la sua voglia di sfidare il mondo. “Era da molto che pensavo di dirtelo, ma non ci siamo più rivisti da allora e visto che… che siamo qui e… insomma… volevo solo poterti chiedere scusa, se capisci cosa voglio dire.” Aveva detto quelle parole con una fretta e una veemenza che gli fece ricordare i loro litigi di un tempo. Lui sapeva cosa significava quella frase, ma davvero per quanto cercasse dentro di sé, non trovava un solo motivo per cui lei si dovesse far perdonare. “Scusami per quello che ti ho fatto allora, ma soprattutto scusami per non aver capito che quel tuo amico non valeva nemmeno l’unghia del mignolo della tua mano sinistra.”
Lui si ricordava quanto lei fosse sempre stata diretta e imprevedibile, l’aveva amata proprio per quello, ma anche per quello sguardo che non sapeva mentire. Non aveva risposto subito, aveva atteso che il cuore si fosse placato per dirle: “Era una vita che volevo passeggiare con te in riva al mare, ma se mi chiedi scusa un’altra volta, mi giro e dimentico di averti incontrata.” Lei scoppiò a ridere come non ricordava sapesse ridere allora e con la sfrontatezza di sempre: “Sì, dai, scusami, sono proprio una frana, devi scusarmi ma… non volevo chiederti scusa!” e infilò la sua mano sotto il suo braccio dicendo “Andiamo che se hai tempo ti devo raccontare una vita.” e s’incamminarono stagliando i loro profili nei colori del tramonto. In quel momento lui aveva scordato tutto e si sentiva, senza provare fatica, il migliore uomo che avesse sognato per se stesso.

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  1. chissà chi è quest’uomo… 🙂 ma l’incontro sulla spiaggia è romanzato? no perché voi due non finite mai di sorprendermi, uno penserebbe che cose del genere accadono solo nei film, ma non si sa mai 😀
    Gli ho chiesto se ha un gemello ma mi ha detto di no… mi sa davvero che ce n’è uno su un milione, eh? 😉
    Un abbraccio da una Cork a botte di 20 gradi. se questo è il global warming mai fu più benvenuto, fialmente! 😀

    • Caspiterina che temperatura, posso venire anche io? Qui le giornate sono belle e il sole scalda solo che la temperatura è variabile. Pensa che tra sabato e domenica c’è stata neve a quote piuttosto basse e un vento freddo da pieno inverno. Comunque buon per voi visto che in genere non c’è da stare allegri. Per il post mi è già stato detto che non c’è la volontà di diventare un’icona e che potenzialmente sta rifuggendo da questa notorietà. Un po’ di incenso se lo merita, ma non cerchiamo di esagerare, è pur sempre umano.
      Comunque è piuttosto unico anche se non è che il caratterino gli manca 🙂
      L’incontro è un po’ meno romanzato o forse un po’ di più a seconda dei punti di vista certo che a rimetterci a parlare come allora ci abbiamo messo l’arco di dieci parole 😉

  2. tu cara puoi venire quando vuoi… infatti, prenota pure l’aereo subito… 😀
    (io il mio lo prenoto entro stasera 😉 )
    e adesso infatti per la mia pausa vado a farmi due passi in centro e sul lungo fiume, che non c’è manco una nuvola in cielo 😉

  3. […] Nemmeno per la sua voce. Solo perché era lì. Solo perché le parlava. Solo perché alla sua età si ha quel diritto a vivere. Ad un briciolo di attenzione. A sentirsi importante. Appunto, viva. Ad un film. Uno stupido film. […]

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