Mario

L’amore si odia

In amore, Anomalie, Donne on 8 aprile 2010 at 22:06

Era stato quello che le aveva chiesto quell’avvocato vestito Armani, giovane borioso e rampante. Non era stato facile rispondere a quelle domande che erano mirate a farla sentire come una donna senza scrupoli e farla vedere agli altri come quello che non era. Certo quell’uomo era stato suo marito. Certo lei lo aveva amato e poi sposato, ma nessuno l’aveva preparata a quella che era la sua gelosia distruttiva. Geloso lo era sempre stato, questo lo sapeva, ma inizialmente sembrava più il gioco delle parti. Tutti le dicevano che l’amore sottintendeva sempre un minimo di gelosia, ma nessuno aveva mai tracciato il limite tra il lecito e l’ossessione. Non era riuscita a capire come quel loro sentimento si fosse trasformato in una malattia e come il loro matrimonio fosse diventato una camera a gas sempre pronta ad esplodere. Quel lavoro che lei aveva accettato era stato una manna. Lui non solo era d’accordo, visto che a quel tempo c’era il mutuo da pagare, ma l’aveva incoraggiata e prendere sempre più responsabilità e a investirci tutto il tempo che era necessario. Proprio per quella sua disponibilità alla fine l’avevano promossa a funzioni dirigenziali. Aveva iniziato a lavorare duro, ottenendo ottimi successi e soprattutto buonissimi riconoscimenti economici. I conti erano tornati, il mutuo pagato e lui era cambiato. Ogni giorno di più si irritava per gli orari di lavoro e per le telefonate che la raggiungevano anche a casa alla sera e durante i giorni di festa e le vacanze al mare. All’inizio lei aveva cercato di spiegare che quell’impiego richiedeva molta più attenzione e partecipazione che un lavoro normale, ma lui vedeva solo il fatto che lei non gli garantiva più tutta l’attenzione e la cura che si era aspettato dopo il matrimonio. Nulla era servito che lei rinunciasse anche a salutari ed indispensabili ore di sonno per risistemare la casa, con le proprie mani, come lui pensava dovesse fare ogni brava moglie che si rispetti.
Rientrando stanca alla sera, dopo dure ore di lavoro, lo trovava sdraiato sul divano a guardare la tv e allora lei si doveva occupare di preparare la cena, la tavola, e di lavare i piatti e doveva sempre essere pronta ai suoi desideri senza cadere addormentata come un sasso. E qualche volta si era addormentata per davvero. Inutile negarlo, la stanchezza e lo stress l’avevano minata. Era stato per questo che lui si era incattivito. Al rientro voleva che lei raccontasse la sua giornata e lei per i primi tempi l’aveva anche fatto, ma poi più che un dialogo amichevole era diventato il terzo grado di un giudice senza pietà. “Ma hai avuto una riunione fino alle 8? Ma a chi vuoi darla a bere? Sarai rimasta con quel Renzi a parlare e a ridere e ti sei dimenticata dell’ora. Faresti meglio a dire la verità. Non sono uno scemo! E tu non mi ci devi far passare, capito?” Ed era cominciato l’inferno. Prima le parole, poi le offese, di seguito le minacce. Molto spesso le aveva fatto paura anche se non erano mai arrivati ai fatti. Però la situazione diventava di giorno in giorno insostenibile. Lei aveva cercato di spiegargli che aveva con i suoi colleghi solo dei rapporti di lavoro, ma lui sosteneva che lei si dava troppo da fare, che voleva mettersi in mostra perché le piaceva essere ammirata, piacere a tutti insomma.
Sosteneva che lei fosse cambiata e che lui quello stato di cose non lo avrebbe sopportato oltre. Ad un certo punto si era anche posta il dilemma se fosse meglio lasciare il lavoro e tornare a fare la moglie oppure portare alle estreme conseguenze gli scontri con il marito. Aveva tentato tutte le carte di cui era capace, ma alla fine, pensando all’amore che forse una volta li aveva legati, si chiedeva ormai se fosse mai esistito. Anzi guardando quell’uomo reso cieco dal livore si era accorta di odiare quell’amore. Un giorno poi lui era passato come per caso al suo ufficio e aveva preso a male parole il Renzi, e aveva spiatellato ai suoi colleghi le confidenze, non del tutto piacevoli, che lei gli aveva fatto sull’uno o sull’altra, quando era ancora agli inizi del suo incarico. Alla fine poi aveva raccontato con dovizia di particolari quali erano le sue preferenze in fatto di sesso, rendendola ridicola e minando la sua autorità. Quando, il giorno appresso, era tornata in ufficio, aveva trovato un tale atteggiamento che alla fine, rendendosi conto di ciò che era successo, aveva dovuto licenziarsi perché la vita lì , in quel posto, non sarebbe stata più possibile.
Questo era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. Lei aveva chiesto la separazione ed ora lui chiedeva di rientrare in possesso della loro casa, facendola apparire indegna e tentando di screditarla di fronte a tutti e soprattutto di fronte al giudice. Quel damerino dell’avvocato le aveva fatto delle domande odiose alle quali lei non poteva che rispondere “Sì!” o “No!” e che la facevano apparire una donna senza principi, ponta a trascurare la famiglia per il suo tornaconto. “Ma poi quel santo marito l’aveva mai picchiata? No di certo! Pertanto come faceva a sentirsi minacciata?” E lei pensava che un uomo avrebbe potuto accettare di essere trascurato per permettere a lei di prendersi le sue “soddisfazioni personali?” A lei sembrava che il giudice la guardasse male, ma era sicuramente un’idea sua, d’altra parte si sarebbe sentita meglio se il giudice fosse stato una donna, mentre si pentiva di aver scelto un’avvocatessa, in quanto le sue parole, anche a lei, sembravano poco credibili. La sua vita aveva subito uno stop, ora però stava tentando di ripartire in un altro posto di lavoro, ma si accorgeva di non avere più la stessa verve, stentava nei rapporti con i colleghi d’ufficio, perché temeva di essere criticata e aveva l’incubo che suo marito le rovinasse anche quello. Era orribile quello che le era capitato: da una parte le pareva di aver subito una violenza fisica e dall’altro le pareva di essere colpevole per quella stessa violenza. La cosa che la spaventava di più era che ora sapeva che l’amore si poteva anche odiare e che aveva il dubbio di essere lei la colpevole di tutto.

Annunci
  1. La donna che raggiunge finalmente una posizione di potere e si sente in colpa. La donna che subisce violenza, che non sempre e’ fisica (ti diro’ che a me la violenza fisica non fa paura, quella psicologica fa terrore). La donna che torna a casa la sera e si ritrova l’uomo con la lattina di birra in mano sul divano mentre ci sono i figli da nutrire, una montagna di roba da stirare ed una casa che sta cadendo a pezzi da pulire. La donna che viene sminuita e messa in ridicolo. Eccetera, eccetera, eccetera. La solita storia. Il solito copione scritto e riscritto e recitato fino alla nausea. E la gente che da fuori guarda e dice, ma come, non sei felice? una casa, i figli, l’Audi del marito parcheggiata fuori. e la donna non risponde. Perché ha paura di dire la verita’.

    • Qui parlo di gelosia, ma questo sentimento potrebbe chiamarsi in tanti altri modi: prevaricazione, violenza psicologia,rabbia, invidia, rivalsa e chi più ne ha più ne metta e la donna non riesce mai totalmente a ribellarsi a tirarsene fuori… Quanto tempo ancora dovrà passare prima di riuscire a fare un altro piccolo passo avanti?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: