rossaurashani

L’amica del cuore.

In Amici, amore, Giovani, La leggerezza della gioventù on 19 marzo 2010 at 13:02

Aveva preso il treno del pomeriggio, dopo il corso all’università, ed era stanco e preoccupato per Elena. Era stata dura alzarsi presto al mattino e poi prendere il treno per correre da lei, ma era un caso di emergenza. Elena gli era sembrata disperata. In treno si era messo le cuffie del suo mp3 e finalmente si era preso il tempo di pensare alla telefonata della sera prima. Sinceramente non ci capiva un’acca. Elena non si era mai comportata così. Non era una che si faceva prendere dalle emozioni e poi tutto quel casino… non riusciva a valutare come sarebbe stato meglio comportarsi. Assecondare lei e prendersela con Luca, oppure difenderlo minimizzando l’accaduto? Ovviamente, come prima cosa, andare a Roma per abbracciarla, ma poi… sì certo, farsi raccontare la sua versione dei fatti. Mica era convinto che Luca si fosse comportato così, proprio da… bastardo. Anche Luca era un amico, per quanto… insomma Elena lo era di più e Luca non avrebbe dovuto farle del male perchè sapeva che se la doveva vedere anche con lui. Pensando a lei si stupiva che avesse perso così il controllo. Aveva tirato giù dei moccoli madornali… aveva chiamato Luca con tutti i termini coloriti che riservava in genere ai fascisti. Per quanto lo riguardava non poteva fare niente di diverso. Andare da lei a raccogliere i “cocci” insieme. Però Luca che… merda se l’aveva davvero tradita con la Kuki. Va bene che aveva due tette da far girare gli occhi ad un santo, ma tradire Elena… Insomma era anche vero che lei era una gran rompipalle, vero anche che non era mai stata una ragazza malleabile, sempre con le sue idee e le sue passioni, con quelle certezze che a volte ti facevano sentire una nullità. “Giulio, ma sei proprio uno sfigato!” Con quelle parole carine poi lo metteva sempre in piedi. Che testamatta. Lo sapeva che l’avrebbe trovata mortificata, depressa e facile all’invettiva e alle lacrime e sapeva anche che ci sarebbe andato di mezzo lui assieme a tutti gli altri uomini del mondo. Ma che ci poteva fare, bastava che dopo si sentisse meglio e ritornasse a sorridere. Lo stava aspettando una lunga notte senza riposo. Lo sapeva che si sarebbero messi davanti ad una bottiglia di vino e ad un posacenere fino a che la bottiglia non fosse stata scolata e il posacenere non fosse stato riempito fino all’orlo. Avrebbero fatto le quattro di mattina a parlare. Poi sarebbero finiti stremati a letto e lui l’avrebbe tenuta nel suo abbraccio consolatorio fino al giorno dopo. Andava così tra loro fin da quando erano ragazzi. Lei si infilava sotto le sue coperte a parlare per ore e lui faceva la figura dello sfigato perchè non gli era passato mai per la testa che lei era anche una donna e pure molto carina. Qualche volta si bisticciavano perchè lei fumava anche a letto e lui, che ne provava fastidio, doveva aprire la finestra, qualsiasi tempertura ci facesse fuori. Ma Elena era così. Elena era tenera, ma era anche una frana. Però lui sapeva anche che era sempre pronta a stare ad ascoltare i suoi cazzeggi quando decideva di mollare una ragazza. Anche quella volta di Valentina. Certo a lei piaceva Valentina, per questo alla fine gli aveva gridato: “Ma allora sei proprio un pezzo di merda.” E lui si era preso stoicamente l’epiteto perchè sapeva che aveva ragione, che lasciare quella ragazza l’avrebbe rimpianto a lungo. Forse per sempre… Ma ora era il turno di Elena. Povera Elena perchè cascava così male con i ragazzi? Sciocchezze, per Luca pure lui ci avrebbe messo la mano sul fuoco e ora avrebbe potuto chiamarsi Scevola. Luca così serio, così innamorato, così perbenino… sempre bei voti, facoltà di ingegneria, grandi progetti al seguito e zac che ti casca sulla Kuki, che poi sarebbe un bel pezzo… se non fosse che faceva raccolta di neolaureati come fossero trofei. Non per essere moralista, ma Kuki al limite era da una botta e via. Mica ci si gioca la ragazza no? Povera Elena. Però Luca che stupido. Anche questa volta sapeva che lei gliene avrebbe dette di tutti i colori, tanto per non cambiare le abitudini lei se la prendeva sempre con chi aveva più vicino. Comunque come al solito lui contava di dirle le solite scemate e di prenderla un po’ in giro in modo da farla ridere e di farle passare le uggie. Giulio sapeva perchè la conosceva bene e si inteneriva a pensare: “Tanto alla fine mi dirà, come sempre, che sono scemo, ma che malgrado tutto le sono mancato un casino.”

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