Mario

La vita è un battito di ciglia

In Donne, La leggerezza della gioventù on 10 marzo 2010 at 1:24

A dirla così sembra che si è nati e poi ci si accorge in un attimo che siamo alla resa dei conti e che tutto sta per finire. Ma no, dai, non è proprio così. Io per esempio ho vissuto in una vita tante di quelle altre vite che a pensarci mi si confondono le idee. Questo da sempre, non solo da quando ho, come si suol dire, l’uso della ragione. Il mio compagno mi dice ridendo: “Eri bella, peccato che non avevi testa.” Queste cose lui le sa perché quando ero giovane ne pagò il prezzo. Da parte mia la mia vita è andata in molte direzioni e tutte molto diverse fra loro. Ho vissuto tutte le gamme di un’epoca che era la mia, da ragazza con l’eskimo a ragazza con la pelliccia, poi sono tornata all’eskimo senza che sia più una moda e la pelliccia l’ho messa in soffitta a far da nutrimento alle tarme. Non che l’abito faccia il monaco comunque, ma qualcosa vuol pur dire. Insomma confesso che ho vissuto certo, ma saltando un po’ di palo in frasca. Ho vissuto cercando una connotazione politica che fosse vicina al mio modo di pensare, ma a quel tempo era facile, perché erano gli anni della contestazione e divennero gli anni della formazione politica. Allora lavoravo in una fabbrica e portavo l’eskimo. Allora ero giovane e mi si perdonava tutto. Mi mescolavo agli operai assieme agli studenti. Facevo un po’ da lasciapassare, servivo da ponte tra gli uni e gli altri. Ma poi avevo preso un abbaglio. Non si trattava di sbagliare bandiera, ma si trattava di fare copia fissa con uno studente che teorizzava bene, ma professava male. Certamente lui era impegnato nella rivoluzione, ma io, che ero donna, dovevo fare la calza. Non è che a quel tempo la mia vita fosse proprio mia, dovevo fare i conti con gli adulti e con le idee dei miei coetanei. Dovevo sapermi equilibrare tra generi e ruoli. Non ero davvero brava ad adattarmi. Non la pensavo né come le altre ragazze, né come i ragazzi della mia generazione. Ero in continua trasformazione e a disagio con le mie idee. Oggi il mio compagno afferma: “Da te mi sarei aspettato delle reazioni diverse. Una vita diversa.” Ma cosa potevo fare con la testa che mi ritrovavo! Così superai lo scoglio dello studente che mi voleva moglie e madre dei suoi figli. Inutile dire che a camminar da sole a volte è meglio. Ma per star da sola non avevo la stoffa, anche se avevo deciso di diventare più colta ed indipendente. Mi iscrissi ad una scuola serale e andai ad abitare con un’amica. La difficoltà stava nel mantenermi con i proventi del mio lavoro. Da quel momento iniziarono i miei lavori alternativi che furono tre o quattro e di diversa natura. Al mattino impiegata in un ufficio, al pomeriggio battevo a macchina tesi di laurea e articoli, facevo da segretaria ad un comitato di economisti e qualche volta facevo la babysitter. Nel contempo studiavo. Una certa dose di libertà costa cara. Io quel prezzo intendevo pagarlo. Ma sul più bello della corsa all’indipendenza conobbi quello che dopo innumerevoli anni divenne il padre di mio figlio. Da qui iniziò un’altra storia. Perché mi trasformai dalla ragazza con eskimo, per vari stadi intermedi alla donna sofferta ma con la pelliccia. Non che il mio incontro con quell’uomo mi portò ad essere ricca, ma certamente mi fece sviluppare il senso per gli affari e il mio coraggio per gli azzardi. Così comperai casa e misi in cantiere un figlio. Il mio compagno ripete: “Hai avuto più culo che testa.” Perché lui della mia testa diffida e a ragione. Così arrivai a crescere un figlio e ad avere una pelliccia. Sulla storia di quella pelliccia poi c’entra solo il caso. Un senso di colpa dei miei genitori che ne avevano regalata una a mia sorella e così, a pensarci bene, si sentivano meno a disagio di regalarne una anche a me. Non che la cosa mi sembrasse necessaria, ma a loro sembrava che non avrei potuto farne a meno. Li accontentai in questo e anche per il battesimo del mio piccolino. Me la sentivo che dovevo lasciare a lui la scelta. Se era per me me lo sarei risparmiata, ma questo forse è frutto di aver frequentato la materna e le elementari dalle suore. Si sa che dopo certe esperienze si esce atei. Così dopo qualche anno arrivai a più miti rapporti con il matrimonio. Tentai la sorte che avevo 41 anni e mio figlio ne aveva 7. Ovviamente l’uomo era sempre lo stesso, col tempo avevo imparato ad essere più tranquilla e a reggere con più maestria il mio ruolo di donna. Sì, dai che lo sapete, non fate finta di non capire, donna non è mai o ancora uguale all’uomo. Donna ha molti valori. Donna è lavoro, maternità, matrimonio, fedeltà, appoggio, gentilezza, comprensione… insomma è tante cose ma mai proprio libertà. La mia vita ancora cambiò. Questa volta non fu colpa mia, lo fece il destino. Non un destino favorevole, ma ci si aspetta anche questo dalla vita. Rimanemmo soli, io e il mio bambino. Le esigenze erano aumentate, mio figlio doveva studiare ed io non volevo che dovesse fare i conti fin da subito con le difficoltà. Allora mi inventai un nuovo lavoro che non era il mio. E divenni una donna manager, o almeno qualcosa che le assomigliava. Dividevo il mio tempo difficile con un lavoro estenuante e l’interesse per mio figlio. Faticammo tantissimo perché anche lui doveva accettare la nostra nuova dimensione. Il mio compagno dice che: “Le tue storie sono incredibili. Tanto per non cambiare; non ti sei fatta mancare nulla.” Forse ha ragione. Mi sarei risparmiata tutta questa fatica, se allora fossimo rimasti insieme. Passò altro tempo. Io pensavo che mi aspettasse solo lavoro e responsabilità. Poi incontrai il mio marito giovane. Una storia di uomo mai cresciuto e di donna materna e crocerossina. A far da infermiere ci si guadagna molto poco. Appena appena il malato si riprende, dopo cure serrate e notti insonni a tenere la mano, arriva il giorno che esce dall’ospedale bene o male convinto di essere guarito e si cerca una donna diversa che abbia mansioni diverse. E così dopo tanta vita passata a dare, dare e dare, ma con che risultato non saprei, mi ero ritirata a vita privata. Il lavoro e i miei libri, un figlio adulto che vive la sua vita. Quando lo dico al mio compagno che io a stare sola non ci stavo male lui mi guarda e ripete: “Ma scusa, non è meglio stare in due?” Su questo ha ragione. A star sola ci avevo l’abitudine, ma adesso ho ritrovato lui. Cosa dire? So bene che ho vissuto un mucchio di vite. So anche bene che sono stata diversa da quello che avrei potuto essere. La vita cambia. La vita insegna. Ci modella a suo piacimento. Poi succede che ritrovi il tuo ragazzo del 1968 e ti accorgi di aver pensato spesso a lui. Ti trovi anche ad aver parlato di lui con gli amici. Ti senti un po’ stronza, ma anche emozionata. Forse un pizzico gelosa perché credi che la sua vita sia stata unica e molto molto migliore della tua. Credi che sia diventato l’uomo che avrebbe voluto diventare, non come te che hai sempre arrancato in salita. Pensi che un giorno o l’altro troverai un suo libro di poesie in libreria. Sai che le riconosceresti anche se non portassero il suo nome. Tu sai che con lui la vita sarebbe stata diversa. Che tu donna saresti stata diversa. Ma è solo un ragazzo perduto nel tempo. E’ un uomo che oggi ti avrà certamente dimenticato. Non ti chiedi più chi eravate insieme, ti dici solo che il tempo ormai ha fatto la sua corsa. Ora sei serena perché non ti aspetti più nulla dalla vita. E invece no. La vita ti aspetta all’angolo. Non bastano 42 anni a fare la differenza. Non bastano tutte le storie e i percorsi a cambiare gli attori di questa vita. Ora ho ritrovato la storia della mia vita. Ora siamo in due a raccontarla. Certo il mio compagno mi sfotte per tutti i giri che ho fatto per poi finire di nuovo tra le sue braccia. Certo che anche lui si è plasmato una vita che non era quella che voleva. Il destino ci aveva dato delle opportunità, ma noi eravamo troppo sciocchi per saperle cogliere. Ma di tutto questo ora sappiamo solo sorridere, anche se gli faccio sempre una linguaccia quando sostiene che “Eri bella, ma non avevi proprio cervello!”

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  1. Ross, quando parli delle tue esperienze mi emozioni sempre. Io non ho avuto ne`culo ne`testa 😀 Però le mie sfortune me le sono andate a cercare. Ho sempre vissuto con poco, perché una volta avuti i figli ho perso la possibilità di lavorare: adesso che ho ricominciato mi devo ricostruire una carriera daccapo. Mi ritrovo co-proprietaria di una casa di cui non posso usufruire in nessun modo.
    Ma non mi importa, vivo con poco, i soldi arriveranno. Non è quello l’importante. L’importante è ritrovare la priorpia libertà. Ed hai ragione, in quanto donne, non la si ritrova mai. Mi sveglio alle 6.30 ogni mattina ed in genere crollo attorno a mezzanotte ogni sera, rendendomi conto di non aver avuto il tempo neppure di leggere una pagina di libro o limarmi le unghie. Quelle attività stupide, tipo chiudere gli occhi e rilassarsi ascoltando della musica. Avere un compagno poi?!?! Ecco, per quello avrei un’ora libera alla settimana, dalle 2 alle 3 del mattino la domenica notte. forse.
    No, non c’è liberta. Si fanno egli errori e li si pagano duramente. Lo faccio volentieri per i figli ma mi darei le martellate in testa quando di tanto in tanto mi sveglio e mi rendo conto che le 16 ore filate giornaliere ed il decennio senza vacanze di nessun genere accadono e sono accaduti per soddisfare le esigenze ed i bisogni di altri (al di fuori dei figli) che non sono stati in grado di dare indietro, e non daranno mai.
    E continuo a farlo.

    Mario ha ragione da vendere. A volte è meglio stare in due. Anche se non di continuo, ma avere una mano che ti si tende incontro e ti dice, lascia, stasera ti faccio trovare la cena pronta. Non mi è mai capitato, è un mio sogno, un po’ infantile ed un po’ stupido, completamente irrilevante. Ma un sogno. Tornare a casa la sera, la MIA di casa per cambiare, e trovare una tavola apparecchiata, il profumo di cibo pronto ed un fiore vicino al bicchiere.
    Ed è proprio perché ho rincorso per decenni (e continuo a rincorrere) questi sogni del cazzo che mi sono rovinata la vita.

    Un abbraccio cara, brindiamo virtualmente alla notra libertà acquisita, anche se relativa. Ma il relativismo è una condizione che ci appartiene. Aaahhh, sento un post che emerge con veemenza 😀

    • Certo che quel compagno sembra un gran rompiballe. Ne parlero’ con l’autrice. Il resto e’ anche tanto culo. Vorrei mandarti il sole. 😉

  2. Siete per me fonte di ispirazione, un buon fine we. 🙂

  3. ma siete tornati o no? 😉

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