rossaurashani

Perché donna

In Disoccupazione, Donne, uomini on 8 marzo 2010 at 16:29

Per inciso non aveva mai festeggiato l’8 di marzo. Sapeva che le amiche si accordavano per uscire verso una serata insolita. Solo donne. Tutte col desiderio di qualcosa di insolito e sfrenato. A lei quella cosa aveva sempre fatto pensare ad una fregatura. Mica che una festa volesse dire qualche cosa. Certo che però festeggiare nello spazio di una sola giornata sapendo ipocritamente che niente significava regalare mimose e auguri se poi negli altri giorni dell’anno il ruolo occupato era sempre lo stesso.
Perché uscire quella sera? Forse solo per illudersi che ormai essere donna era più facile? Perché donna voleva dire anche prendersi degli spazi per sé? E perché solo l’8 di marzo?
C’era ben poco da stare allegri. In fabbrica, dopo la seconda maternità, l’avevano lasciata a casa. Pure suo marito ora era in cassaintegrazione. Questo lo rendeva cattivo e depresso. Ed era lei a farne le spese. Aveva provato a cercare qualche lavoretto per arrotondare, ma lui si era incazzato che sembrava una iena. “Cosa vuoi fare tu? Stai a casa con i tuoi figli, sei una donna, alla famiglia ci penso io.” Che brutta cosa essere donna, era come essere nessuno. I bambini la vedevano solo per le loro necessità. Mamma voglio questo, mamma voglio quello. Pretendevano senza mai accorgersi della sua stanchezza e di quanto la prosciugassero le loro richieste. Lui tornava sempre più spesso dall’osteria, con la voglia di menare le mani. Ma cosa ci andavano a fare quelle altre al pub per vedere lo spettacolo con gli uomini palestrati mezzi spogliati? Che senso c’era infilare qualche banconota negli slip e gridare: “Dai, bello, mostrami cosa tieni lì sotto!” Ma cosa vuoi che tengano lì sotto, cosa ci sarà di così eccitante, nel vedere un uomo come mamma l’ha fatto? Lei di figli maschi ne aveva due e poi quel marito che manco si accorgeva ch’era l’ora di cambiarsi le mutande. La festa della donna eh? Ma che festa? Ma che donna? Lei a queste cose ci aveva messo una pietra sopra. Almeno per ora. Prima o poi sarebbe finita la crisi, sarebbero cresciuti i figli, avrebbe trovato un nuovo lavoro e allora, dopo, chi la teneva? Avrebbe fatto la festa dell’8 marzo tutti i santi giorni e avrebbe guardato dentro agli slip degli uomini ogni volta che lo voleva e non sarebbe costato neanche un penny. Anzi, se ci pensava bene, forse avrebbe potuto farsi mettere pure lei le banconote nel reggiseno, se ne aveva voglia. Perché varrà pure qualche cosa la sua vita. Magari domani. E in malora tutti i mariti del mondo perché lei era donna e avrebbe avuto, almeno, un’altra possibilità.

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  1. Non so se sorridere o fare una smorfia di dolore di fronte a queste parole… mi sa che hai toccato un nervo :D… uno dei tuoi tag mi ha colpito: “fregatura”.
    eeeeehhhh sì… 😉

  2. hehehe…. donna a volte uguale fregatura no?

  3. in realtà la prima associazione automatica che ho dato alla parola è stata “matrimonio”. poi ovviamente ho fatto l’equazione, matrimonio vissuto da una donna=fregatura. Ecco, equazione perfetta.
    😀

  4. Che dire? anche stavolta è passato, con le sue miserie e i suoi eccessi. Posso tornare ad essere solo uomo e a preferire un bel reggiseno pieno di buona ciccia. Per le maniere continuerò a cercare la leggerezza. 😉

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