Mario

Anni di piombo e lacrime di rame

In Anomalie, Antifascismo, Giovani on 1 marzo 2010 at 15:29

La mia amica blogger venuta dall’Irlanda mi ha portato da leggere un libricino di cui avevamo parlato: si tratta del libro “Non vendere i sogni, mai” di Umberto Lucarelli. Il libro, che è l’opera giovanile di Lucarelli, mi ha portato alla mente quanto fortemente incideva nei giovani di sinistra la realtà delle bande armate e la reazione dei poteri forti.
Qualche volta bisognerebbe tornare indietro con la memoria e analizzare il passato per poter comprende l’apatia e l’ignavia del mondo giovanile ai giorni nostri.
A quel tempo tutti gli studenti non erano terroristi e le bande armate non erano solo bande armate, le bombe venivano messe per spargere il terrore e di quel terrore non si identificarono mai i responsabili. Ci furono morti da ambo le parti, ma ci furono anche ragazzi angariati e torturati solo per il sospetto o per dimostrazione di potere.
Appartengo anche io a quella generazione di disadattati alle regole e alle imposizioni che dal 1968 in poi subirono una potente repressione ideologica, morale e fisica.
Ricordo molti fatti, ricordo come agiva il potere delle forze dell’ordine, sempre e comunque giustificate e legalizzate da leggi che hanno forse debellato il cosidetto terrorismo, ma che hanno segnato tutta una generazione.
Contemporaneamente mi tornano alla mente altri periodi storici. Sarà che in casa il mio compagno sta leggendo con la stessa sofferenza, che aveva accompagnato pure me leggendolo, il libro Asce di guerra del collettivo Wu Ming. Infatti dopo la liberazione d’Italia dal fascismo e la fine della guerra, non fu vero, come siamo stati cresciuti a pensare, che chi fece la resistenza ebbe una vita migliore di chi invece aveva sostenuto attivamente il fascismo. Per quelli che erano più radicali, non c’erano posti di lavoro e subivano continui controlli dalle forze dell’ordine,  ci furono arresti e carcere.  Il potere tornò in mano ad individui e ad una parte della società che in precedenza si era macchiata di gravi colpe, collaborazionismo e omertà e che occupavano anche i precedenza quei posti, dopo aver goduto di un benefico e ingiustificato atto di perdono per una presunta idea benefica di rappacificazione nazionale.
Ancora ripenso al Cile e alla dittatura che strappò la vita ad Allende e a tutta un’intera generazione di giovani, passati per le più umiliati e terribili torture che l’uomo possa riuscire ad immaginare e troppo spesso per la morte.
Non è che la memoria sia una dote che frequenti le menti del nostro paese, ma purtroppo non è neppure dote di altri e ugualmente provati territori. Come l’Italia, il Cile stesso ha ripreso la strada verso quei carnefici che gli avevano  portato tanto disonore. Anche qui i giovani, gli eredi di quei padri seviziati e disillusi, che dovrebbero essere la nostra risorsa e la nostra rivincita, non trovano la voce per chiedere nuova considerazione. E’ anche vero che sono i reduci di quei giorni, come me e tanti tanti altri, che, colpevolmente,  non hanno nè più la forza nè più l’orgoglio di rivendicare ancora giustizia.
Quanti sono stati i giovani a cui i sogni sono stati strappati e quante e di quale peso sono state le lacrime su quei volti di illusi?
Quanta strada c’è  ancora da rifare prima di chiamarci nuovamente uomini?

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  1. Beh, mi hai chiamato, rispondo 😉 Giusto per fare un po’ di pubblicità, Umberto scrisse due libri sugli anni di piombo, uno la continuazione dell’altro,”Non vendere i tuoi sogni, mai” e “Ser Akerl va alla guerra”. La prospettiva in questi libri su quegli anni (fine degli anni ’70) è quella che ho sempre visto anch’io: da una parte c’erano i fighetti (uso termini del libro), i caporioni, anche quelli del PCI, dall’altra c’erano i ragazzini, i poveri sfigati che credevano ancora agli espropri proletari, che fondavano i centri sociali, che si facevano le serali per prendersi uno straccio di diploma. La violenza non era ragionata, dai racconti che abbiamo citato i giovani, quelli sfigati che si dichiaravano marxisti ma non avevano letto il Capitale (forse anche perché costava troppo comprarlo) ci si invischiavano senza particolare coscenza e senza particolare controllo. Ed alla fine della fiera erano loro che venivano arrestati e torturati in carcere, i “fighetti”, quelli che impartivano gli ordini e che avevano le mani curate, quelli non si sono mai presi nessuna responsabilità, nemmeno politica, guarda che fine ha fatto tutta quell’ideologia 30 anni dopo.
    Appunto, mi chiedo che fine abbia fatto.
    È un discorso lungo, lunghissimo, ci sarebbe da scriverci un trattato e difatti molti trattati sono stati scritti. Senza raggiungere conclusioni.
    L’Italia come al solito ha la memoria corta, cortissima, non si ricorda più del ’77 vuoi che si ricordi della liberazione? Si scese sull’orlo della guerra civile, trent’anni fa. Ma nessuno se lo ricorda. Non ci si ricorda che chiusero le scuole quando trovarono il cadavere di Moro. Non ci si ricorda delle bombe sui treni, nelle stazioni affollate, nelle piazze. Non ci si ricorda degli omicidi a bruciapelo (“esecuzioni sommarie”) e come era pericoloso portare certi cognomi.
    Non ci si ricorda più nulla.
    I sogni sono stati venduti e svenduti. Se ci si ricordasse, non ci sarebbe quell’idiota al governo.

  2. Errata corridge: “Ser Akel va alla guerra” 😉

    • Ti ho chiamato e la tua risposta è stata precisa e non perdona. Ma a volte bisogna dire le cose coe stanno perchè tutto sommato noi non stavamo tra i fighetti.
      Grazie e un abbraccio
      Ross

  3. azz non sapevo di essere un fighetto. Lo scopro adesso. Pensavo di essere un sognatore che vendeva l’unità porta a porta (non da Vespa). Scopro oggi che sono un illuso uno che credeva i socialisti compagni e che li ritrova affaristi ladri e ruffiani. Le bombe le ho viste molto ma molto da vicino, ne ho respirato l’aria, l’odore acre, la rabbia e la paura. Ho coltivato un sogno collettivo. Ho lottato, con gli studenti ma anche con gli operai, ho condiviso con loro natali davanti alle fabbriche occupate, al gelo riscaldati dal fuoco acceso in un bidone. Ho fatto le guardie notturne alle feste dell’unità. Ho lavorato gratis.
    Quello che mi resta oggi è la consapevolezza che rifarei tutto, proprio tutto con gioie e dolori. E forse il sogno non è mai morto del tutto si è solo assopito.
    Hasta la victoria siempre.
    Prim

  4. ah Massimo, guarda che tra i fighetti ci sono anch’io, io le serali non me le sono fatte ma ho fatto il liceo, greco e latino e mani curate, con tutti i crismi e tornavo a casa la sera in una famiglia problematica ma senz’altro piccoloborghese, con problemi piccoloborghesi perché cazzo non avevano altro di cui preoccuparsi. e mi facevo dei sensi di colpa impressionanti, me li faccio tutt’ora, sempre dilacerata tra ideologia e dura realtà, mi vestivo di stracci ma i miei jeans scoloriti erano una divisa se vuoi una divisa di cui i piccoloborghesi si vantavano e si divertivano a sbattere in faccia ai genitori che votavano DC. Una provocazione adolescenziale se vuoi.
    questi sensi di colpa mi hanno sempre ancorato saldamente verso idee a cui non posso rinunciare ed è proprio in virtu` di questa contraddizione che oggi sono finalmente tornata a vivere come avrei voluto vivere vent’anni fa, stavolta senza conpromessi. ci è voluto un po’. peggio sarebbe se i sensi di colpa non li avessi.
    però è anche da queste contraddizioni che nascono i concetti politici. almeno noi ci chiediamo, come fa Ross, “Quanta strada c’è ancora da rifare prima di chiamarci nuovamente uomini (e donne 😉 )?”. almeno noi ci mettiamo in discussione, trent’anni fa avremmo detto “facciamo autocritica” (adesso non va più di moda), almeno noi non siamo finiti a votare Berlusclown ed accoliti, almeno noi ci facciamo la figura dei dinosauri ma almeno ci facciamo domande. e soprattutto non dimentichiamo.

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