rossaurashani

Marialuce

In Amici, amore, Donne, La leggerezza della gioventù on 24 febbraio 2010 at 16:11

Marialuce ha un nome che è tutto un programma. Era una mia amica, che per quanto abbia frequentato con assiduità, cercando si aiutarla nei suoi momenti difficili, molto spesso mi sono sentita in colpa di averla, in qualche strano e involontario modo, usata per mio tornaconto. Seguendo un minimo di ordine, tutto era nato dalle parole di Chiara. Lei era un’amica saggia che mi aveva rimproverato di stare un po’ troppo isolata dagli altri. Mi diceva che non si trattava certo né del mio aspetto, né del mio carattere, che erano, senza alcun dubbio, piacevoli, secondo lei avrei dovuto invece tener conto del mio atteggiamento snob. Mica mi mescolavo facilmente. Lei assicurava che con quell’atteggiamento mostravo un grosso limite, perché pensare di essere migliore degli altri? Perché non accorgersi che ogni persona ha sempre qualcosa da trasmetterti per arricchire il tuo spirito? Qualche volta la saggezza di Chiara sconfinava con un certo atteggiamento da samaritana convinta. Ecco allora perché iniziai ad uscire spesso con Marialuce. Da un lato, avrebbe dovuto essere più divertente uscire con lei che restarsene a casa a leggere solitariamente un libro. Sicuramente andare al cinema con qualcuno invece che da sola avrebbe potuto garantire uno scambio di idee più proficuo. Fare una visita turistica ad una città artistica con Marialuce avrebbe dovuto arricchirmi di più eppure… Le domeniche le passavo ad ascoltare i suoi monologhi su tutto il suo parentado, di cui avevo perso da un bel pezzo le fila, dei piccoli discorsi e degli accadimenti di cui, a me, non avrebbe potuto fregare di meno. Al cinema poi era tragicamente difficile seguire il film mentre lei mi parlava incessantemente di tutt’altro. Non ti dico poi girare per musei con una che un’opera d’arte non sapeva nemmeno da che lato guardarla. Qualcuno diceva che a vederci per strada assieme eravamo proprio un bel vedere. Lei nera di capelli, con le forme al posto giusto e con la pelle scura ed io longilinea, bionda con la pelle diafana e il naso punteggiato di lentiggini. Non si passava di certo inosservate. Spesso trovavamo accompagnatori nelle nostre uscite, ma dopo un po’ le presenze diradavano. Lei di questo se ne faceva cruccio. “Non capisco che hanno i ragazzi d’oggi. Sembrano interessarti a te, ma poi si stancano subito. Non vogliono mai impegnarsi. Pensa che con un amico di mio cugino, che poi è meridionale, sai come sono i meridionali…” E da qui in poi l’ascoltavo solo a tratti e mi chiedevo cosa mi avrebbe arricchito sapere la storia dell’amico di suo cugino, però poi mi sentivo ingrata perché lei sicuramente mi stava dando molto mentre io mi annoiavo a morte.
Poi venne il tempo che l’andavo a prendere dopo il lavoro, alla fermata dell’autobus. Non era proprio del tutto disinteressata la cosa perché accompagnandola a casa trovavamo sempre quell’uomo che mi piaceva tanto. Lui era più grande di noi e aveva il fascino dell’uomo vissuto e pratico della vita. Spesso si fermava a parlare con noi e ci invitava a bere l’aperitivo da qualche parte. A me piaceva davvero molto, ma non riuscivo ad essere rilassata quando c’era lui e Marialuce lo sapeva. Per lei non c’era problema. Una certa logica avrebbe dovuto imporle di avere un ruolo defilato, almeno per mostrare rispetto dell’amicizia con me, invece gli si strusciava addosso come una gatta in calore. Una sera il tipo ci invitò a cena tutte e due con la scusa che doveva provare un nuovo ristorante di cui aveva sentito parlar bene e nel dirlo mi aveva guardato lungamente come per farmi capire che avrebbe gradito che fossi stata solo io ad accettare. Ma forse questo era sembrato solo a me perché Marialuce aveva continuato a raccontare le sue storie, ammorbandoci di luoghi comuni e di particolari irrilevanti e accettò, anche lei, di buon grado l’invito.
Quella sera lei era in splendida forma, parlava così tanto che non so come avesse avuto il tempo di mangiarsi tutto e con particolare appetito. Personalmente invece mi ero sentita piuttosto imbarazzata per lei, ma anche per me, si comportava in modo così platealmente civettuolo che se avessi potuto mi sarei scavata una buca e mi ci sarei nascosta a smaltire la vergogna per un anno. Lui mi guardava e sorrideva, ma allungava contemporaneamente la mano per toccarle un braccio. Mi faceva ogni tanto qualche domanda gentile, ma lei richiamava la sua attenzione con una vocetta petulante da bambina capricciosa. Uscirono dal ristorante un attimo prima di me. Se ricordo bene avevo bisogno di “incipriarmi” solo un attimo il nasino. Li trovai abbracciati nel buio del parcheggio. Senza fare una piega, li scansai, finsi di non averli visti e raggiunsi l’auto, aspettandoli con indifferenza. Lui arrivò imbarazzato chiedendomi scusa con un filo di voce, aprendomi la portiera e facendomi salire davanti. Lei che era montata dietro si sporse tra i due sedili pronta ad intrecciare ancora le sue molteplici storie di saghe familiari.
Lo so, sono una terribile snob e non amo perdere tempo in chiacchiere inutili, mi annoio profondamente a sentir parlare di luoghi comuni e di gente che non solo non conosco o conosco poco, ma soprattutto non mi interessa niente di conoscere. Sono tra l’altro convinta che un uomo si conquisti più con l’intelligenza e la simpatia che con un corpo perfetto e un’aria da bambola senza cervello. Sono tra l’altro certa che non ho nessuna voglia di farmi arricchire dagli altri, perché mi basta la ricchezza che c’è in me o se non altro mi accontento della mia povertà. In quanto a Marialuce… ho imparato che dai nemici mi guarda Dio ma dagli amici ormai mi guardo io.

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  1. Che la mia buona stella mi tenga lontanno anniLuce da queste due “amiche” e simili. Marialuce mi toglie il fiato al solo sentirla descrivere. La protagonista, oltre a snob e egocentrica, riesce ad essere anche vittimista e rancorosa, qui oltremodo pretestuosamente. Sta bene da sola.
    Ho solo sfiorato una Marialuce ma non ho saputo volermi tanto male che già parlo molto di mio. L’altra resta solo da compiangerla.

  2. Le due ragazze non ti piacciono? Strano sembravano carine! Come sai logorroiche o snob se sono carine si perdona tutto… o no?

    • Carine certo che sì, si può tranquillamente dire belle, ma il troppo è troppo. Senti a me. Tra una stronza e la filodiffusione scelgo piuttosto, anche un buon libro, se non posso spassarmela in compagnia, ma dì alla tua protagonista che non basta nemmeno persare di possedere intelligenza e simpatia, le qualità le dovrebbero vedere gli altri, e guardare il mondo da quell’altro. Ci vuole cuore nelle cose; e per gli altri.

  3. La protagonista non la conosco bene e anche se la conoscessi non la frequenterei volentieri, se per questo neppure Marialuce, per quanto possa, come tutti gli essere viventi, arricchirti di più. Anch’io opto per un buon libro, ma non è che questo ci porti ad essere davvero degli snob? 😉

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