Mario

Le amiche

In Donne, Gruppo di scrittura, La leggerezza della gioventù on 18 gennaio 2010 at 19:24

Era il solito incontro annuale delle Amiche. Sinceramente non era vero che lo avevano fatto tutti gli anni. E’ sempre così. Ci si promette ma non si riesce quasi mai a mantenerlo. Così era qualcosa che si organizzava in fretta e furia se almeno due delle quattro si incontravano casualmente. “Era ora che ci ritrovassimo.” “Ma dove eravate finite, ragazzacce!” Se lo ripetevano per poi finire per raccontarsi le ultime svolte della loro vita. Ma ormai, col tempo, le “svolte” non erano più così frequenti. C’erano stati anni, durante la scuola superiore e poi all’Università, che avevano molte cose da raccontare. Inevitabilmente avevano avuto le loro storie anche se avevano percorso vite parallele e abbastanza simili. Tra loro solo Monica non si era sposata però come le altre condivideva l’esperienza di aver avuto un figlio maschio, e tutte quello stesso anno. Di quei figli parlavano spesso. Cuori di mamma. Raccontavano le grandi qualità di quei loro ragazzi senza pensare che alla fine diventava una noia mortale, l’argomento veniva sicuramente sopravvalutato.
Luisa era sposata ad un avvocato molto noto, ma altrettanto assente. Il figlio seguiva le orme del padre, anche se non con lo stesso profitto; mostrava una certa propensione per le ragazze e sopratutto per i vestiti griffati, ma era talmente bello che la madre stessa se ne meravigliava. Laura invece si era sposata con un cardiologo che le aveva permesso una vita molto agiata, ma anche molto noiosa; era un abitudinario che organizzava i propri giorni e quelli della moglie come un orologio svizzero. Il ragazzo aveva preferito fare ingegneria, non intendeva seguire le orme paterne e forse era meglio così. Lei sosteneva avesse un altro carattere e che gli piaceva solo divertirsi, diversamente da quella lagna del padre. Serena aveva sposato un costruttore edile. Dei tre era sicuramente il meno colto, si era fatto da sé ed aveva la presunzione che il denaro potesse comprare anche la cultura. Lei era tra le amiche la più fragile, coltivava con amorevole compiacenza i difetti del figlio assieme ad una periodica depressione che la conduceva spesso oltre le porte di costose “case di cura”. Quel marito era più grande di lei e a detta delle altre sembrava adorarla e vezzeggiarla come una bambina. “Beata te, che vivi una vita di favola!” sosteneva Luisa mentre Monica si dimenava sulla sedia pensando a cosa ci trovasse di così beato nel finire sotto psicofarmaci.
I soldi in fondo non sono tutto. Monica era quella che viveva meno agiatamente delle altre. Aveva avuto una vita sentimentale piuttosto movimentata. Per carattere non aveva mai veramente pensato al suo futuro. Aveva avuto un figlio a seguito di una breve e chiacchierata storia con un pittore promettente che prima di raggiungere la notorietà aveva preso il volo verso la Florida. Se la cosa l’aveva spiazzata non l’aveva mai dato a vedere, d’altra parte delle quattro era sicuramente la più bella, la più avvenente. Era sempre stato così, già quando da ragazzine misuravano il loro sviluppo ammirandosi il seno allo specchio a casa di Serena. Monica era la più precoce e il suo sguardo malizioso la rendeva preda facile di qualsiasi maschio in cerca di una donna vivace e senza problemi. Parlava poco del figlio perché viveva a New York e faceva una vita molto indipendente, sempre a corto di denaro e con velleità di grande attore senza averne probabilmente le doti.
Quella sera, parlando del passato, dei segreti e dei ricordi che valevano la pena di essere ricordati, si erano imbarcate in discorsi un po’ troppo “amarcord”. C’era un po’ di rimpianto nelle loro voci. Forse il tempo passava anche per loro. Luisa aveva trovato il coraggio di dire che a domandarsi qual era stato il giorno più bello della sua vita, non avrebbe saputo cosa rispondere. Aveva la sensazione che la cosa fosse poco credibile eppure non le veniva in mente nulla; nulla di particolare. Di giorni belli, certo, ne avrebbe potuti trovare, chi non li ha avuti? Ma uno più bello non riusciva a rammentarlo. Laura pensò al giorno della nascita di suo figlio, ma lo scartò subito, era una cosa così idiota e… e… banale, nessuna le avrebbe creduto, e poi era stata così male, e ancora il bambino era nato con una testa a pera orribile. Avrebbe voluto che fosse quello ma sapeva che non era e, in quel momento, le sembrava non avesse senso mentire e mentirsi; sarebbe stato inutile. Serena pensò alla sua prima comunione, ma le appariva davvero sciocco e infantile pensare a questo ricordo come il più bello per una vita, però ricordava che a quel tempo la sua famiglia era ancora unita; i suoi genitori si erano separati poco dopo e la sorella Matilde era partita per la Svizzera con suo padre. Ripiegò sul matrimonio, ma anche questo le sembrò banale e poi poco sincero. Alla fine le venne in mente “quell’uomo”. Poi pensò che quel ricordo avrebbe potuto far del male a Monica, forse era stupido dopo tanto tempo, eppure… ma parlare di “quell’uomo” avrebbe portato a galla una verità scomoda ed inconfessabile e questo all’amica non poteva proprio farlo.
Monica se ne uscì con il solito sorriso malizioso; fu lei a interrompere il silenzio. Se lo ricordava bene il giorno più bello e non le mancava certo il coraggio di raccontarlo. Era il giorno che aveva conosciuto Amedeo a quella festa dopo la laurea che le aveva viste ancora una volta tutte assieme. Amedeo era il “famoso” pittore. L’aveva invitata proprio quella sera, per la prima volta, nel suo studio a vedere, cioè ad ammirare le sue ultime opere. Niente da dire: Amedeo era affascinante come può esserlo un uomo nel pieno della maturità. Aveva mani nervose e forti e un profilo da dio greco e quella sicurezza che a una donna fa piegare le gambe. Monica ne era rimasta subito folgorata e da quell’istante aveva anche scordato l’esistenza di qualsiasi altro uomo o donna presenti alla festa. Appena arrivati lui le aveva chiesto di posare per un quadro e lei si era spogliata immediatamente e tranquillamente si era languidamente distesa abbandonandosi sul letto, sotto il grande lucernario. Ritrovava quel ricordo vivo come appartenesse solo al giorno precedente, le venne quasi spontaneo alzare gli occhi al soffitto del ristorante. Allora, in tributo alla sua razionalità, si era chiesta che ci facesse una donna nuda in un quadro informale, e aveva finito col ridere così tanto da rimanere senza fiato mentre lui la baciava voracemente sul collo. Tornò a provare ancora quel languore e l’intorpidimento e quella stanchezza nel corpo. Non era mai riuscita a scordarlo. Era stata una notte di fuoco. Una passione che non aveva mai provato, che forse non aveva mai più ritrovato. Senza chiedersi e senza limiti. Ecco il suo ricordo più bello: l’inizio di una storia fatta di sesso sfrenato e di bugie impossibili.
“E’ stato Amedeo. E’ lui il padre di Pablo. Non me ne pento; lo rifarei. Non si può sempre pensare. A volte non puoi che fare, e seguire il cuore. Sarò stupida. Vi sembrerò una insulsa semplice romantica. Non me ne importa. Preferisco vivere con un ricordo nel cuore. Non gli ho mai chiesto se…”.
Le tornò un sorriso allegro davanti a quel ricordo vivido di “sesso appagato”. Gli occhi furono sul punto di inumidirsi, non gli rimproverava nulla. Si rese conto che oggi come allora avrebbe voluto dirgli solo grazie. Forse persino grazie al suo superficiale egoismo. A quelle parole Serena aveva sorriso stirando la bocca come il taglio di un coltello, Laura si era immersa dentro alla sua borsetta in cerca di chissà che, Luisa si era limitata a passarsi una mano tra i capelli neri che ormai erano striati di un bianco innaturale. Quelle tre donne senza ricordi, lucidavano la loro memoria: nessuna aveva mai scordato quel letto disfatto e la luce che scendeva dal lucernario. Luce da nord; la luce giusta per dipingere un quadro, ma, lì sotto, di notte, si potevano solo leggere le stelle o chiudere gli occhi e lasciarsi andare. Ricordavano le mani belle e indiscrete di Amedeo e i suoi baci voraci. Ciascuna aveva sognato di essere la musa ispiratrice di quell’uomo che le aveva lusingate con le parole, le carezze, e le bugie; che le aveva illuse. Ciascuna aveva pensato di essere stata la sola ad aver rinunciato a quell’amore travolgente per non tradire Monica; di aver avuto il ruolo di eroina. Mentre lui, quando aveva saputo che l’amore con lei aveva avuto delle conseguenze, si era eclissato. Aveva lasciato un grande vuoto nella vita di ognuna di loro, ma almeno in loro era rimasto qualcosa di lui. Fortuna che erano donne concrete e che avevano saputo barcamenarsi e avevano risolto il loro problema nel solo modo che a quel tempo era dato loro: sposandosi. E ognuna se lo raccontava nel silenzio della propria mente a cui aveva cercato sempre di mentire.
Qualcuna cercò di por fine a quel silenzio imbarazzato. Stranamente il discorso languiva mentre il cameriere portava il conto. Serena, senza perdere tempo, lo prese al volo: stavolta sarebbe toccato a lei, non dovevano fare storie, in fin dei conti quel marito le concedeva molti lussi e lei ne approfittava; almeno quello. Lei era quella che aveva più bisogno di qualche svago, di evadere. Magari avrebbe fatto un viaggio da qualche parte, chissà. Mentre si salutavano riflettevano su ciò che avrebbero trovato a casa e nessuna avrebbe giurato che ci sarebbe stata un’altra volta tra di loro. Solo Monica pensava di non aver rinunciato a niente nella sua vita, e quella sera, dopo aver acchiappato il suo sogno felice, non trovava niente da rimpiangere, pensava solo al piacere di un tempo passato e al calore della loro storica amicizia. Tornare a casa le riusciva meno complicato di altre volte.

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  1. Preferisco vivere con un ricordo nel cuore.
    Scusa Ross, non riesco a commentare questo splendido scritto. Ho un nodo in gola. Hai “smosso” qualcosa che si era incastrato. Il ricordo ancora non ce l’ho. Spero di crearlo presto.
    Un forte abbraccio

    • Spero che un ricordo speciale diventi presto parte della tua vita. E’ un augurio, ma anche una certezza. La vita promette e a volte mantiene. Ti sembrerà strano ma anche io avevo un ricordo vivissimo di una giornata in montagna di più di 40 anni fa, ne parlai con un amico come del giorno più bello della mia vita, se non proprio l’unico almeno uno dei tre giorni giorni più belli della mia vita. Tra questi non c’era la nascita di mio figlio perchè mi sembrava davvero una sciocchezza, anche se la sua nascita è stata importantissima, gratificante e problematica come già ebbi modo di dirti. Di quel giorno in montagna sono riuscita solo in questi ultimi tempi a recuperare una fotografia. Sarebbe stato un ricordo solo mio se non avessi ritrovato la persona che l’aveva, allora, condiviso con me.
      Vedi la vita quanto può essere gentile?
      Farò un post sul mio ricordo più bello, me ne hai fatto venire la voglia 😉
      Ciao Ross

  2. A volte il ritorno è più leggero se alla fine del viaggio ti aspetta almeno un ricordo. La vita, come rammento spesso, non è calcoli ma emozioni. E’ una vita che riscrivo la stessa poesia. E’ solo fortuna se oggi, quella poesia, la vivo. 🙂

  3. Splendido, dolce, delicato.

  4. Ora sono un po’ meno emotiva, commento 😉
    Le nascite dei miei figli non le posso annoverare tra i ricordi più belli perché sono state operazioni chirurgiche d’emergenza, che hanno seguito lunghe ore di travaglio. Guardacaso è un discorso che accomuna molte donne…
    Fino ad ora, in questa seduta terapeutica virtuale che ci sta tirando fuori le nostre memorie, una sola, se non bellissima senz’altro appagante, mi viene in mente. Indosso una toga ed ho un papiro in mano, una laurea, ed un docente mi stringe la mano e mi fa i complimenti. Il desiderio di una vita appagato.
    Con tristezza, altro non mi viene in mente…
    Per agganciarmi, quando la mia vita andò in frantumi per poi ricomporsi più di un anno fa mi dissi: se in futuro potrò avere un mese, un solo mese di felicità, quello sarà abbastanza per appagarmi fino alla fine dei miei giorni. Non un ricordo solo, dunque, ma un periodo anche brevissimo di serenità totalizzante (quella che viene comunemente definita felicità), è ciò a cui anelo.
    Come al solito, chiedo troppo 😉

  5. […] potessero essere dedicati a me, ma mai ho potuto esserne sicura e mi viene in mente a tal proposito questo delizioso racconto di luciindescai (che poi parla di tutt’altro), soprattutto relativamente alla frase […]

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