rossaurashani

Uno speciale atto d’amore

In amore, Donne, Gruppo di scrittura, La leggerezza della gioventù, uomini on 5 gennaio 2010 at 10:45

Iniziare un nuovo anno è sempre un’impresa complicata. In genere lei si accontentava di fare dei piccoli progetti. Aveva capito, nel tempo, che quelli grandi la scoraggiavano ancora prima di cominciare. Potenzialmente è bello iniziare con grandi progetti, magari scaraventando dalla finestra il gravame accumulato durante l’anno appena trascorso. Dell’anno passato aveva un’idea un po’ confusa, no, anzi, più che altro parziale. Era successo qualcosa durante quell’anno che l’aveva totalmente destabilizzata e questo interveniva così potentemente nella sua vita che ogni altro fatto, ogni altra avventura, fortunata o sfortunata, accadutagli, aveva perso di spessore. Il fatto era una cosa incredibile e strana. A pensarci sembrava quasi una storia inventata da uno scrittore di fantasy nel pieno della sua immaginazione. Poi, lei a queste cose non aveva mai creduto. Tutti sanno che la vita riserva sempre sorprese e che a volte accadono fatti che ti lasciano senza fiato. Lei lo sapeva bene, meglio di tutti gli altri. Spesso la sua vita era cambiata, spesso era ricominciata da uno zero assoluto. Non proprio uno zero che però avesse contemporaneamente provveduto ad azzerarle anche la memoria. In sostanza aveva ricominciato a ricostruirsi una vita, senza poter contare sul passato. Invece, questa volta, il passato le era caduto addosso con l’impatto di una meteorite. Mica una robetta piccola, no, una meteora di quelle che cambiano la storia del mondo. Beh, insomma non di tutto il mondo creato, ma almeno del suo mondo, quello sì.
Era stato un giorno di marzo dell’anno trascorso. Uno dei giorni più difficili del suo tempo. L’anniversario di un lutto che aveva cambiato la sua storia, un anniversario che cadeva in un momento in cui, ancora una volta, la sua vita era stata ribaltata sottosopra. Aveva solo visto un nome in un social network che frequentava a tempo perso. Quel giorno il tempo era più perso degli altri. Aveva incontrato proprio quel nome. Aveva provato una stretta al cuore, una specie di timore e ritrosia vagamente bordati di una sorta di sorda gioia, ma talmente nascosta da sembrare quasi sgomento. Quel nome per lei aveva un significato che nemmeno a lei era mai stato completamente chiaro.
A ragionarci su la cosa era semplice. Non servivano tutti quei timori. Era solo il nome di un ragazzo che aveva conosciuto nella sua gioventù. Ormai una gioventù che era da tempo perduta. Aveva fatto un calcolo, all’incirca si trattava del mitico ‘68. Aveva avuto con lui una storia finita in un modo che lei preferiva non ricordare. Lei ci aveva messo molto di suo e si era sempre sentita a disagio in seguito, quando si erano incontrati. Insomma vedere un nome e innescare tutto quel carico di ricordi a lei sembrava davvero esagerato. “Ma dai! Chi dice che è lui? E poi anche se fosse lui di certo non si ricorderà di me.” Si era detta con un po’ di apprensione nel cuore, ma anche certa che non poteva essere così. Sarebbe bastato chiedere l’età, bastava sapere se avesse un fratello di nome Enrico… Anche di lui si ricordava con precisione, era solo leggermente più giovane, ma per tutti era il “piccolo”. Lei rammentava di avergli voluto bene. Poi si erano persi tutti, o almeno quasi tutti. Non si trattava solo dei due fratelli, ma anche di tutti gli amici di allora. I sessantottini. Loro, assieme a tutti gli ideali che li avevano nutriti allora. Lei sapeva di essere stata la più colpevole. Lei era certa di aver avuto, proprio sullo scompaginare il gruppo, la responsabilità maggiore. E poi lui. No, non poi, diciamo prima di tutto lui…
Mandare quella semplice richiesta era stato facile e difficilissimo allo stesso tempo. Si era chiesta se fosse il caso e si era risposta che proprio non lo era, eppure non aveva resistito e gli aveva chiesto l’amicizia accompagnandola con un breve messaggio di chiarimento. Quella sera aveva continuato a raccogliere scorie della sua memoria. Sapeva di aver parlato di lui solo pochi giorni prima con un caro amico, sapeva di averlo messo tra i suoi pochi ricordi di massima felicità. Un puro caso, davvero. Quel ricordo era così chiaro e nitido nella sua memoria da farle paura. Tutto il resto era sepolto sotto una coltre limacciosa. Non che fosse stato necessario dimenticare, ma sicuramente era stato utile. Una vita a volte si sviluppa meglio senza il peso delle altre vite passate. E lei di vite ne aveva avute parecchie, forse troppe.
Non aveva voluto pensare all’eventuale risposta. Si diceva che non era poi così importante. Le ultime notizie che ne aveva avuto risalivano ormai a tanto tempo prima, ma la vita sembrava essergli stata almeno un po’ più leggera della sua. Una vita normale, concreta e serena per un ragazzo che… A pensarci bene si ricordava che tutta quella normalità e serenità intorno a lui le facevano uno strano effetto. Non che non gli aspettassero di diritto, solo che apparivano incongruenti. Gli si addicevano di più le cose eccezionali. Ma, ormai, era arrivata a pensare che anche la normalità era un gesto straordinario ed eccezionale. Difatti la normalità e la straordinarietà non erano cose per lei. Lei aveva sempre vissuto sopra le righe, qualche volta anche sotto, ma tra le righe mai, quelle non sapeva cosa fossero.
La risposta non tardò. Come già aveva intuito era quel ragazzo. Quello dagli occhi verdi. Il suo ragazzo del ‘68. Non avrebbe potuto essere qualcun’altro, il destino se gioca, sa giocare bene le sue carte.
La risposta aveva messo un carico da 90 alla sua memoria. Lui non aveva dimenticato. Aveva cercato di nascondere quei ricordi sotto il peso di altri, più sostanziali, anzi li aveva barattati con una vita piena di responsabilità e di piccoli grandi atti d’amore, coraggio e di ribellione che avevano minato, alla fine, la sua serenità.
A quel punto tutto era così strano e così precipitoso lo scrivere che a ragion di logica si sarebbe dovuta ritirare. Se lo proponeva, per infinite e valide ragioni. Non era più il tempo di rischiare, era troppo stanca, troppo dolente. Eppure le sue mani correvano alla tastiera e compilavano una risposta altrettanto diretta, anche se apparentemente più cauta. Non poteva succedere ancora, non poteva accadere un’altra volta che fra di loro le parole fossero così facili, immediate, e i significati così comprensibili a tutti e due. Erano passati più di 40 anni. Ora erano vecchi. I loro occhi certo non conservavano più l’antica luce. Almeno questo era quello che lei pensava. Almeno questo era quello che comunemente accade fra la gente comune. Alla fine si era arresa.
In quell’ultimo anno aveva capito che niente per loro due era mai stato comune. Aveva imparato che si tende a dimenticare solo quello che fa male. Gli atti d’amore non si scordano mai. Ecco perché all’inizio del nuovo anno lei si trovava a fare piccoli progetti per il futuro. Cose quasi di tutti i giorni, ma che serbavano una luce nuova, un nuovo sapore. Il suo progetto per il futuro l’aveva già fatto, le era cresciuto nel cuore, aveva occupato tutta la sua vita, le aveva ridato calore allo sguardo e movimento alle mani. Quel progetto aveva rimesso in moto il mondo intero ed il suo mondo, anzi il loro mondo. Aveva riportato alla luce i legami che era stati sciolti allora e che si erano riannodati. Aveva portato alle loro bocche nuove e antiche parole. Aveva ridato luce a quel tempo dove la luce era ritornata ad essere un sogno. Quel progetto per la verità era un antico progetto, era qualcosa di semplice e normale e senza timore poteva dire che si trattava di uno speciale atto d’amore.

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  1. Lui non si sentiva né si sente speciale. E’ disposto solo ad ammettere che la vita può essere speciale e a volte sa inventarsi favole dove la favola sembra non trovare più posto.

  2. … ^_____^ …………..

    non aggioungo altro.. 🙂

    abbraccissimi, Lisa

  3. Un abbraccio, Ross. Gli atti d’amore non si scordano mai. Ma quant’è vero.

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