Mario

La fine dell’anno / I

In Donne, uomini on 30 dicembre 2009 at 14:03

Mica aveva voglia di fare il bilancio di fine anno. Già ci pensavano al lavoro di farle pressione. Ogni anno la stessa storia. Quest’anno più degli altri. Sarà stata la crisi, no anzi era la crisi di sicuro, ma c’era a chi la crisi faceva molto male e chi si salvava facendo male agli altri.
Per lei quell’anno avrebbe avuto un bilancio positivo. La ditta in cui lavorava aveva perso un sacco di commesse e si trovava in crisi. Tra l’altro le banche faticavano i finanziamenti. Adesso che era arrivato la fine del secondo anno di difficoltà arrivavano i licenziamenti. Ma per lei ci sarebbe stato un colpo di coda. Lei non si sarebbe lasciata buttar fuori. Non doveva aspettare tempo. Il tempo era importante per lei. Lo era sempre stato. Sentiva il suo ticchettare dentro alla testa, come se ci fosse un grosso orologio. Questo le metteva fretta. La pazienza non era il suo forte. Lei ci aveva messo tutta la buona volontà per stare al passo, ma non ce la faceva proprio… quello non era il suo forte. In effetti fino a qualche giorno prima aveva mantenuto un certo equilibrio. Si sa che una donna può tenere sulla corda più di un uomo. Si sa anche che deve promettere senza concedere, solo così può conservare il suo potere. Lei lo sapeva bene, l’aveva sempre fatto. Era certa che non fossero le sue qualità professionali ad essere apprezzate. Certamente il capo del personale non levava mai gli occhi dal suo seno, ne sembrava ipnotizzato, ma veramente a lui lei lanciava solo qualche nocciolina. Quello che riceveva i bocconi più grossi era il Direttore Amministrativo. A lui non interessavano le briciole, voleva il piatto guarnito. Erano due mesi che sembrava come pazzo, era tutto sorrisi e sottintesi, non faceva che chiamarla nel suo ufficio appoggiandole paternamente la mano sulla spalla. Ma oggi la mano era scesa decisa acchiappando un seno tra le dita e strizzandolo a mo’ di possesso. Inutile abbassare lo sguardo e mostrare la ritrosia della ragazza che non era. Quella sera avrebbe dovuto concedere, non era più il tempo del gioco del nascondino, quella sera era il tempo del tutto per tutto. A casa lei non si sarebbe fatta lasciare.
D’altra parte lui non era proprio male, aveva la sua età certo, pochi capelli e un sorriso falso che portava la firma del suo dentista, ma insomma non sarebbe stata una missione impossibile. Questo lei pensava e questo era il gioco che si giocava tra i grandi.
Il capo del personale sosteneva che il Direttore fosse un tossicodipendente del viagra, magari aveva ragione, ma a lei non importava molto, qualsiasi cosa succedesse lei sarebbe stata preparata.
Stasera avrebbe telefonato a quel lumacone del suo fidanzato e con la scusa di un improvviso mal di testa avrebbe rinviato l’appuntamento a domani. Se non c’era nessuno che pensasse a lei sarebbe stata lei a farlo.
Nel bagno dell’ufficio si guardava allo specchio mentre passava un velo di rossetto sulle labbra. Un pensiero fastidioso le passò nella mente. Cosa avrebbero fatto le sue colleghe davanti alla lettera di licenziamento? Cosa avrebbero pensato quando si sarebbero accorte che lei invece non era tra di loro? Ma che senso aveva pensare a cose tristi, d’altra parte il problema non era suo, le altre che si ingegnassero.
Quando stava per uscire il capo del personale l’aveva tenuta sulla porta dell’ufficio e l’aveva guardata con il solito occhio di triglia. Lei l’aveva salutato in modo frettoloso e maleducato. Che voleva quel vecchio porco? Gli mancavano pochi giorni alla pensione. Cosa pensava di ottenere da lei? Povero cocco sarebbe stato solo a guardare, questa era la sua unica soddisfazione, solo quella di guardare da lontano.

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