rossaurashani

Un atto d’egoismo

In Donne, uomini on 28 dicembre 2009 at 15:17

In risposta ad  Un piccolo te del blog di Ifigenia.

Il problema non stava in un rapporto tra lei e la sua coscienza, bensì tra il suo desiderio, di stringere in un abbraccio quel piccolo esserino che le avrebbe scaldato la vita, e il terrore di perdere il suo compagno che quel figlio non lo voleva proprio e non lo aveva mai voluto.
Inutile dimenarsi nel dilemma. Lei aveva due sole possibilità: tenersi il bambino o tenersi il padre di quel bambino, ma le due cose insieme no. Inutile recriminare, inutile piangere o disperarsi, lei era la sola colpevole. Aveva finto di non sapere che sarebbe giunta a quel punto. Aveva rinviato le domande e le risposte. Ora la palla era sua, solo sua. Ogni donna o quasi ogni donna si trova di fronte a quel dilemma: voglio un figlio oppure no? Molto spesso è una prassi normale e il figlio arriva senza che nessuno se ne accorga più di tanto, senza produrre grandi cambiamenti. In lei il cambiamento sarebbe stato epocale, oltre ogni logica. Lui glielo aveva detto fin dall’inizio: “Non voglio bambini, lo devi sapere da subito. Se pensi di voler avere un figlio, non possiamo pensare ad una vita insieme.” e lei, in quel momento, aveva condiviso tutto, anche questo. Mai avrebbe pensato che sarebbe stato un accordo contro natura, ora lo sapeva…
Fosse stato l’orologio biologico che ogni donna ha dentro di sé oppure la sensazione che lui l’avesse in qualche modo costretta o l’avesse imbrogliata, la rendeva riottosa a decidere. Comunque ora fra di loro c’era un bambino. Ora lei aveva il potere di avere tutto a discapito di tutto. Ora il coraggio era troppo o troppo poco. La coperta era troppo corta per coprire la sua realtà. L’amore non era poesia. La speranza e l’illusione erano vane. Avere un figlio senza padre o un padre senza figlio? Chi era l’egoista? Lei? Lui? Chi aveva sbagliato? Chi avrebbe sbagliato di più?
Lui cortesemente, ma con fare distaccato le aveva chiesto: “Hai già deciso quando andare all’ospedale?” Lei, silenziosamente aveva iniziato a piangere, adesso lo sapeva che l’avrebbe odiato per tutta la vita.

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  1. Cara amica,

    se il mio post era toccante, non ti dico quello che può essere il tuo. Ma tu ti fai la domanda, e ti dai la risposta: “adesso lo sapeva che l’avrebbe odiato tutta la vita”.

    Perché capita sempre così, si subisce, e poi si odia, e allora la domanda non è “Lui o il bambino?” ma “Il bambino o nessuno?”.

    L’aborto non è mai una soluzione, credimi. La tua storia me ne ha ricordata un’altra, premesse identiche.

    Lui e lei, vanno anche d’accordo, lui non vuole figli, lei accetta e correttamente fa di tutto per non averne. Ma rimane incinta. In quel momento, esattamente come la protagonista della tua storia (?) viene messa di fronte a un aut aut: “O lui o me” le dice il suo compagno, solo che lei non ha dubbi: “Lui, il bambino”.

    Il compagno la lascia e lei, vuoi per i dispiaceri, vuoi perché forse sarebbe accaduto comunque, perde il bambino. Rimane sola, disperata. All’improvviso il compagno capisce, la ama, non vuole perderla, vuole lei e vuole pure il bambino. Tornano insieme, e mettono al mondo un altro figlio, stavolta voluto da entrambi.

    Le storie a lieto fine esistono anche nella realtà, tutt’è dare loro lo spazio che richiedono per entrare nella nostra vita.

  2. Scusa, dimenticavo. Ho conosciuto anche una persona che invece ha scelto l’aborto, e poi ha odiato lui. Si sono lasciati lo stesso, e lui si è tranquillamente rifatto una vita con una donna più giovane di lui.

    Per fortuna anche lei.

  3. Conosco anche chi ha scelto di avere il figlio senza di lui e che quel lui alla fine non ha potuto fare a meno nè di lei nè del piccolino. Ma questa è una storia a lieto fine che non succede spesso anzi quasi mai.
    Conosco anche una ragazzina a cui voglio molto bene che aspetta un bambino che potrebbe mettere a repentaglio la sua vita, e che ha un ragazzo più giovane di lei che non sa cosa sia la responsabilità di avere un figlio. Forse neanche lei la sa. So che anche se tutto andasse bene la sua vita sarebbe rovinata perchè legata a qualcuno che potrebbe non essere il suo compagno per la vita e soprattutto dovrà dipendere dagli altri e questo significa chenon sarà mai libera veramente.
    Conosco chi ha abortito dopo una violenza.
    Conosco anche la storia di chi ha tenuto il figlio della violenza del nonno materno e che quando l’ha denunciato la famiglia le si è messa contro.
    Conosco chi ha abortito il figlio di un marito violento che non aveva cura e amore per i suoi figli.
    Conosco troppo dalla vita per poter dire cosa è giust e cosa no.
    Ma siamo persone responsabili e queste cose le sappiamo bene, e credo che una risposta giusta non esista.
    Grazie per essere così calorosamente intervenuta 🙂 certo che se assomigli alla Zeta Jones non posso pensare che ci siano uomini che non pensino di farti procreare almeno una decina di pargoli 😉 scherzo ovviamente
    Ciao Ross

  4. Così mi dicevano… 😉

  5. Cara Luci, conosco tutto ciò che mi racconti, ma è pur verò che le ipotesi sul futuro sono semplicemente ipotesi.

    Nessuno di noi ha la possibilità di sapere cosa ci riserverà il futuro, chi sarà felice e chi no, questi sono bilanci che si possono fare solo a posteriori, mentre chi sta abortendo lo fa a priori.

    E’ chiaro che nel caso ci sia pericolo per la vita della madre si deve scegliere tra un male peggiore e un male minore, e mi pare chiaro che si sceglie di salvare la madre.

    Io mi fermerei qui…

  6. Cara Ross + cara Ifigenia
    Parlare di aborto tra le due fazioni è una sorta di ginnastica masochistica che non porta a nulla, guidata com’è da una contrapposizione tra logica e fede. I due schieramenti non troveranno mai nemmeno un punto di dialogo. Inoltre credo che portare a suffragio esempi ricavati da esperienze di persone conosciute sia non solo inutile ma banalizzante del problema. Ci sono infatti talmente tante storie e talmente tanto diverse che si potrebbe andare all’infinito nell’usarle a sostegno di questo o quello.
    Come sai (Ross) io la conosco questa storia cioè la conosco come si può conoscere una storia simile, cioè privata e delicata, non essendone protagonista, e sai bene come la penso, io “agnostico”, e le domande che mi ha posto “quella storia”.
    Con tutta onesta credo che nello specifico, e spesso, ci si potrebbe liberare almeno di qualche alibi. Ho prova provata che un bambino, pur considerandolo se vogliamo un dono del cielo, non viene direttamente dal cielo, per una improvvisa annunciazione o a sorpresa come una sorta di vincita alla lotteria. Mi soffermerò allora al racconto per non toccare sensibilità e per fare alcune piccole considerazioni. Sicuramente non c’è colpa né egoismo nel bambino che non ha chiesto di “essere nato”; a cui non è stato lasciato, naturalmente, nessuno spazio di decisione. L’uomo del racconto, lasciando da parte quello della realtà, mi sembra fosse stato tanto chiaro quanto categorico (“Se pensi di voler avere un figlio, non possiamo pensare ad una vita insieme”). Certo spesso non sappiamo quello che sappiamo ma in questo caso la scelta vera era prima ancora di quella se tenere il “bambino”.
    Senza nascondermi parlerò della mia esperienza. In questo mondo in cui si “sbaglia” o ci sono i figli del peccato e dell’amore (perché senza ipocrisia non li chiamiamo “figli del sesso”?) io ho prestato quella attenzione che credo sia figlia del rispetto con tutte le donne con cui ho avuto rapporti, anche con quelle per le quali non c’era un grande sentimento. Pur non erigendomi a giudice di alcuno di sbagli non ne ho commessi o quasi perché mi son posto il problema prima. Quando con la mia ex moglie abbiamo deciso di avere un bambino alla fine è nata la nostra bambina. E’ stata un’esperienza bellissima. Niente è meglio di un figlio voluto da entrambi, figlio di una scelta cosciente, aspettato e accudito da due genitori che si amano e lo amano. Ho sempre avuto la massima considerazione della donna ma cominciano a puzzarmi in modo sospetto questi alibi dello sbaglio, del caso, del “è stata sedotta”, etc.
    A parte le vittime della violenza è una scelta che si dovrebbe fare in due e, solitamente, come nel racconto, vede due colpevoli, anzi nel racconto soprattutto uno cioè una; anche se la storia poi è finita, si fa per dire, come Ifigenia direbbe, “con il bel finale”.
    🙂

  7. Cari commentatori 🙂
    la storia qui raccontata che Mario conosce abbastanza bene, è molto più complicata di quanto appare. Ma nella sua complessità è anche molto semplice sopratutto perchè all’interno del rapporto di coppia esisteva un sentimento complicato seppur in qualche modo intenso. Le cose della vita di possono controllare solo fino ad un certo punto. Concordo con Mario quando dice che molto è dovuto all’attenzione delle due parti. Nel caso suo la parte dell’uomo. Ricordo comunque che se una donna vuole avere un bambino può facilmente raggiungere il suo scopo. La questione vera è la responsabilità che ognuno deve sapersi prendere per le azioni che fa. Un figlio deve essere un atto responsabile tra persone responsabili e non è detto che proprio perchè si parla di un bambino non si parli anche di egoismo, mai da attribuire a quella parte che sarebbe il futuro nascituro.
    Ovviamente credo di pensarla diversamente da Ifigenia alla quale attribuisco una visione del problema molto poetico e poco realistico, ma non con questo poco apprezzabile. Non considererò mai questa diversitàà di opinioni come un muro contro muro. Sostengo che chi vuole tenersi un bambino qualsiasi sia la sua condizione e la sua maturità sia libera di farlo. Completo l’idea sottolineando la parola libera, perchè questa decisione non può che essere di pertinenza della madre. Sostengo altresì che una donna che non si “sente” di avere un figlio, qualsiasi sia la ragione, ha il diritto di interrompere la gravidanza. Tutto questo appartiene alle norme che regolano una società basata sulla scelta cosciente e sulla responsabilità che fa parte delle libertà minime di un essere umano. In effetti non vedo di buon occhio i plagi e i condizionamenti di una società troppo ideologica, di qualsiasi ideologia si parli. Pertanto è davvero inutile lanciare esempi al sostegno della propria tesi. Questa tesi è solo un esercizio di idee e di pensieri, è solo uno scambio tra persone civili, che si rispettano e che proprio per questo garantiscono la libertà altrui.
    Mi è piaciuto lo scambio a presto 🙂
    Ross

  8. Cara Rossaura, permettimi di non essere d’accordo. La mia visione del problema che tu definisci “poco realistica” è quella di una donna non proprio adolescente, che si è tirata su una figlia da sola.

    Mi dirai poco realistica l’idea che abolendo la 194 si metta fine all’aborto, come quella che chiudendo la case chiuse si sarebbe messo un punto alla piaga della prostituzione, ma non è questo quello che io ho detto.

    Io semplicemente parto dal presupposto, che sarà opinabile per chi la pensa diversamente, ma non per questo meno “maturo” di un presupposto diverso: per me la vita è vita fin dal concepimento, e non mettete in mezzo plagi ecclesiastici, che vi assicuro con me non c’entrano niente.

    Ha ragione Mario, una gravidanza indesiderata si può evitare, salvo i casi di stupro, ma quello è tutto un altro discorso. Ha anche ragione quando dice che, se partiamo dalle singole esperienze, dirette e indirette, potremmo dimostrare tutto e il contrario di tutto però…

    Però vi dico, che quando io parlo non parlo di “un’amica”, ma di centinaia di persone, non solo perché conosco per l’appunto centinaia di persone e con molte di loro ho un rapporto di confidenza ma anche perché, in qualità di operatore sociale, con ben altre realtà mi sono trovata a confrontarmi.

    Di queste centinaia di persone, le uniche rimaste incinta “senza colpa” (una per una spirale che non ha funzionato, una per uno stupro) sono pure le uniche che hanno tenuto il bambino, la prima con sé, l’altra dandolo in adozione. Tutti gli altri casi che conosco e, ripeto, sono un’infinità, sono state di persone semplicemente superficiali, e non per ignoranza.

    Vado a nutrire la mia piccola…

  9. Come già detto sono anch’io per la procreazione responsabile. Ovviamente ci vuole attenzione e non si può usare l’aborto come sistema anticoncezionale. Questo tipo di “superficialità” porta sicuramente a grossi traumi, a differenza di te io ho trovato solo persone che hanno abortito con molto dolore e per ragioni condivisibili o almeno assolutamente non superficiali. Ma questa è una scelta che difenderò come libertà primaria di ogni essere umano.
    Contrariamente a te non credo che la vita sia vita già dal concepimento, ma su questo si sono versati fiumi di inchiostro e non intendo rinverdire la polemica. Non ho mai detto che tu hai una visione meno matura della mia d’altra parte la mia età comunque me lo consentirebbe :-), ma penso che a differenza di te ho visto molti bambini soffrire e odiare la propria esistenza proprio per la situazione di grave disagio che si trovavano ad affrontare. Da questo ricavo l’impressione che sia poetico pensare che comunque “vita è bello” o almeno penso che così non è per tutti.
    Capisco la tua scelta che è del tutto ammirevole, ma comprendo anche chi questa scelta non la fa o che non ha la forza per sostenerla.
    Riguardo l’idea di fare un figlio per abbandonarlo poi dandolo in adozione devo dire che la prassi mi trova del tutto contraria, senza nulla togliere alle libertà personali e alla considerazione che forse quel bambino troverà una famiglia ad accoglierlo. I figli nati da un rifiuto sono, secondo me, più disgraziati di quelli che non nascono affatto e non c’è modo che sappiano cosa sia vita. Ma il discorso è lungo e non mi ci cimento.
    Dire che i figli dovrebbero nascere da genitori responsabili e amorevoli dice già tutto. Esistono famiglie normali, con genitori all’apparenza normali che fanno della vita dei figli dei veri e propri inferni. Ma anche questo è un discorso a parte che si può iniziare solo se ci si libera la mente da pregiudizi e luoghi comuni e probabilmente in altra sede.
    Beh auguri per dell feste radiose
    Ross

  10. Cara Ross
    Volevo intervenire articolando un commento. Poi mi sono leggermente spazientito. Con tutto il rispetto mi chiedo dov’era la lei del tuo post mentre faceva l’amore, cioè si accoppiava, con un uomo che al riguardo era stato chiaro? Con tutto il rispetto per le donne e per una situazione simile trovo sempre che l’abuso sia stato da parte della donna che ha cercato di imporre una maternità non gradita. Il compagno ha semplicemente ribadito quello che da subito aveva chiarito e che lei da sempre sapeva. Nell’esempio è stata lesa profondamente la libertà di un uomo a cui si è cercato di imporre una scelta contraria il suo volere. Veramente con molto poco rispetto perché il rispetto è rispetto sia per la donna che per l’uomo. In quel momento, non al momento di scegliere se continuare o interrompere quella gravidanza. Inoltre mi restano i dubbi che sempre sappiamo capire le nostre responsabilità. Certo le vediamo negli altri.

    • Caro Mario, anche su queste tue parole mi trovo d’accordo, ma solo nel caso che la gravidanza sia stata estorta con l’inganno, come tu supponi (e può essere) ma il racconto non dice; considera invece che potrebbe essere frutto di un “incidente”, che sia un profilattico bucato, o una spirale che non ha funzionato, o un coitus interruptus non interruptus a tempo debito e via dicendo.

      La dove c’è l’inganno, credo che il mio discorso ci stia in pieno: lei, col suo egoismo e la sua superficialità, sta comunque rovinando la vita a una serie di persone, l’uomo che aveva fatto patti chiari e che lei aveva accettato (finto di accettare), e il figlio che sarà figlio non voluto oppure cenere anzitempo.

      Poniamo per ipotesi però che il caso sia il secondo: si è tentato in buona fede di evitare una gravidanza, ma c’è scappata; ora, quando due persone si uniscono, sanno benissimo che le conseguenze del rapporto sessuale possono essere gravidanze e malattie veneree. Lasciamo stare la seconda eventualità che non è oggetto della concione ma, dal momento che si verifica la prima, la responsabilità è di entrambi: e allora, non avrebbero voluto, ma c’è.

      Lì io capisco Ross quando dice “Non sono d’accordo col portare avanti una gravidanza per poi dare il bambino in adozione”, perché questo porta delle complicazioni a livello emotivo enormi; questo però coerentemente con la sua affermazione che la vita non inizia col concepimento. Se si parte da un presupposto contrario, che è quello da cui parto io, la scelta semplicemente non c’è.

      • Anche se penso che mia figlia sia nata nel momento del parto e non del concepimento sottolineo che in trentatre anni mi accuso di un aborto terapeutico (e doloroso) e di un concepimento fortemente voluto. Per il resto ho avuto la “fortuna” di evitare gli “incidenti” che accetto come rarissime eccezione ma mi sembrano un po’ troppo frequenti per non lasciarmi il sospetto di una reciproca legerezza nelle coppie.

  11. Con l’ultima spero di mantenere l’impegno di non intervenire più qui nell’argomento che mi amareggia. Credo che in questo mondo la donna sia troppo spesso vittima per aver bisogno di fare la vittima. Quando LUI ha detto “… lo devi sapere da subito. Se pensi di voler avere un figlio, non possiamo pensare ad una vita insieme”. LEI cosa ha detto e ha fatto? Per quanto so di quella storia avrebbe dovuto scegliere. Se voleva la maternità non le sarebbero certo mancate le occasioni e avrebbe dovuto rinunciare a LUI. Se voleva LUI sarebbe stato suo dovere, oltre al buon gusto, di usare tutte quelle tantissime precauzioni che evitano le sorprese e il tradire la “fiducia” del compagno. Sono favorevole all’aborto e lo sai. Soprattutto come ultima razionalità. Ma credo che non ci si possa far forza e ragione di un palese torto.
    con affetto
    Mario

    • Le nostre risposte si sono sovrapposte (una telefonata ha interrotto e tirato per le lunghe la mia), ma credo che le mie parole contengano la risposta anche a quest’ultima tua.

  12. […] quanto riguarda i figli, la protagonista del racconto aveva rinunciato a un figlio, sono cose che generalmente una donna non dimentica, rimane tanto desiderio di riparare in qualche […]

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