Mario

Giovane notte

In Amici, amore, Giovani on 19 novembre 2009 at 0:00

Da quando il tempo é tornato nostro, le occasioni per uscire sono molte, superano anche le serie difficoltà della stanchezza di una lunga giornata di lavoro. In genere, nella precedente vita, si aspettava la sera per chiudersi in casa sperando che il telefono se ne stesse zitto, senza avere neanche la voglia di televisione. Poi il ciclone del nostro incontro e tutti gli entusiasmi e le vecchie sinergie hanno ripreso a funzionare. Ecco che una domenica eravamo in testa ad una manifestazione con i ragazzi dei centri sociali a difesa del Ghetto ebraico dai fascisti. Oppure alle manifestazioni aperitivo-culturali dei nostri ragazzi. A teatro per ascoltare la “copia” migliore di Fabrizio De Andrè fatta persona attraverso la voce calda di un amico. A cantare a piena voce le canzoni, anche quelle più dimenticate dell’indimenticabile Faber. E poi sabato. Tralasciando altri impegni si è deciso di tornare ad un concerto. Che male c’è? Quella volta, 42 anni fa, ai concerti non ci potevo andare. Non c’era storia. Troppo piccola per uscire alla sera, piccola d’età ovviamente, mica di altezza. Allora, sabato, abbiamo deciso senza neanche pensarci, stasera si va alla “Fucina Controvento” a vedere i Moka da 3 e i Modena City Ramblers. Solo la sera prima eravamo andati a farci la tessera del Circolo Arci Metricubi, all’inaugurazione della stagione culturale, ora toccava al primo Concerto della nostra nuova vita. Evviva i Moka e i Modena! Intanto quasi 120 anni in due, ci troviamo per carattere e pigrizia macchinati, ma senza patente. Avevo tentato di coinvolgere mio figlio perché ci accompagnasse, ma come fare per non fargli intendere che non si trattava di un trasporto di vecchi disabili, ma solo la voglia di condividere un momento di gioia. Peccato aveva altri impegni. Per carità, mica ci spaventa cercare la “Fucina” in mezzo alla più spaventosa zona industriale del nostro entroterra. Nessuno con uno straccio di spiegazione per farci capire come arrivarci. Allora noi da bravi ragazzi diligenti ci prendiamo per tempo. Si va con l’autobus che approssimativamente si dirige verso quella direzione e ci si ferma davanti all’ultimo edificio abitato della zona industriale. E adesso che si fa? Ovvio cerchiamo la strada. Via Colombara. Una lunghissima strada in mezzo al nulla. Forse nulla proprio no, ma qualcosa di simile. Un fosso e nessun edificio per km, in lontananza le luci di un cinema multisala, e più in là un megamarket del bricolage… uno sfarfallio di auto, ma tutto troppo lontano. Sembrava la storia di pollicino. Cammina, cammina e cammina, in mezzo al nulla, ci scappa da ridere. Ma dove trovi due vecchietti come noi che mano nella mano si inoltrano nel nulla suburbano, a cercare un locale alternativo per un concerto alternativo? La risposta fa nascere altre risate. Come sempre noi insieme non abbiamo paura. Prima di partire ci eravamo fatti dare il numero dei taxi, va bene avventurosi, ma mica scemi. Eppure deve essere da queste parti! Altro mezzo km. a sinistra. Lontano, lungo una strada senza nome, vedo alcune luci di auto. I giovani mica sono refrattari alle comodità, loro arrivano dalla parte giusta e su quattro ruote. Finalmente ci siamo. Non faccio tempo a chiedermi se ci lasceranno entrare malgrado il pacco di anni che ci portiamo dietro che prima dell’ingresso il mio compagno viene stretto in un caloroso abbraccio da Marco (uno dei componenti dei Moka), poi escono gli altri che se lo passano uno ad uno. “Ciao come stai?” Quanto tempo è passato! ma sei ancora nel giro?” La cosa non è strana per lui, per anni si è occupato di Centri Sociali con gruppi di ragazzi, che semplifichiamo con il chiamarli non del tutto facili: Fungaie e Baracche & Burattini. I ragazzi, i suoi ragazzi, non lo hanno dimenticato. Neanche lui per la verità. Tra sigarette e ore piccole stava per lasciarci la pelle. Ora erano rimasti solo i suoi ragazzi. Cresciuti anche loro, ma non invecchiati. Ci portano dentro. Inizia la serata. Per le belle sensazioni lascio il commento a lui sul concerto. Io in mezzo ai giovani mi sento viva, li guardo stupita e mi chiedo se sono tanto diversi da noi, i ragazzi del ‘68. Davanti a me un ragazzo e una ragazza si baciavano teneramente. Per quanto riguarda i sentimenti non mi pare proprio. All’inizio dei Modena i ragazzi si scatenano in salti e cori… dileggio e protesta contro quel noto personaggio che vagola tra gossip e governo. Ma allora, mi dico, la sinistra non è defunta e seppellita? Allora i giovani sono di sinistra? Il mio compagno spegne i miei entusiasmi. “I ragazzi in questi posti sono sempre di sinistra, poi quando tornano a casa se ne dimenticano, almeno fino al prossimo concerto!” Lo guardo stupita. Sembra incredibile, eppure chissà perché non ho problemi a crederci. Sono ragazzi alternativi in un locale alternativo, ascoltano musica alternativa, cosa possono sembrare? Yuppies in trasferta? Eppure alla fine del bel concerto tutti se ne vanno, tranquilli, con le loro belle auto. Solo io e lui stiamo sulla porta in attesa di un passaggio. Qualche volta è difficile essere coerenti con le proprie idee. Chiamiamo un taxi. Se restavamo ancora un po’ avremmo fatto l’alba con i Moka, andando a mangiare qualche buona schifezza e poi alla fine ci avrebbero anche accompagnato. Va bene la serata alternativa, va bene la strada presa a caso, ma per fare l’alba, mi dispiace, non so tu, ma io non ho più l’età :-).

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  1. Il tuo compagno per la sera, e non solo, quello che crede di averla ancora l’età, ti rimanda a domani. E parleremo ancora di un concerto. 😉

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