rossaurashani

Il mare di sabbia

In Gruppo di scrittura, Viaggi on 19 ottobre 2009 at 14:00

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Era stato un invito improvviso. Sembrava casuale, ma a pensarci forse l’avevano fatto apposta. Forse sapevano che non avrei rinunciato ad un viaggio con loro. Forse sapevano che dovevo lasciami indietro una brutta storia. Forse perchè poteva essere bello fare ancora un viaggio assieme. L’ultimo si perdeva nella notte dei tempi. L’ultimo ci aveva portato per le vecchie strade, ma a quel tempo quasi mulattiere, dell’isola di Creta. Vieni con noi nel deserto? Era la mia prima volta. Come facevo a dire di no? Partimmo subito dopo Natale. Il tempo giusto per stare prima un po’ in famiglia e poi fuori dalla pazza folla. In fin dei conti l’ultimo dell’anno porta con sè, sempre, pensieri fastidiosi che assomigliano a bilanci e a propositi di essere finalmente migliori. Propositi che non si realizzano mai. Per me andarmene via, proprio in quel momento, era un toccasana. Volevo liberarmi di pensieri tristi e di situazioni dolorose. Volevo finalmente riappropriarmi della mia vita. Certo non era la prima volta. Contavo che stavolta sarebbe stata l’ultima. E arrivammo lì a Siwa. Un luogo fuori del tempo, nato ai piedi della vecchia Shali che dopo tre giorni di pioggia si era sciolta nel fango lasciando, come un urlo disperato,  le sue guglie sperdute, come dita verso il cielo. Avevamo preso alloggio ad un resort ai margini del mare di sabbia. Davanti a noi il deserto libico. Prima una grande pianura spoglia e lontano le dune di questo mare in movimento. Chi pensa che il deserto sia vuoto si sbaglia. Il deserto è emozione. E’ silenzio. E’ ricerca di sè stessi. Guardare quella distesa di sabbia provoca la stessa emozione che si prova di fronte ad un mare sconfinato. Io ne ero attratta. Dal resort cercavo sempre un punto che mi permettesse di vedere il colore della sabbia cambiare nelle ore del giorno. Dune trasformarsi in onde minacciose. Piramidi di calcare e cascate di silicio. M’ero chiesta che odore avesse il deserto. Ora lo sapevo. M’ero domandata cosa avrei pensato in quella solitudine rarefatta. Non ci sono risposte. Il deserto è uno stato d’animo. La notte è una distesa di stelle indisturbate. Il freddo è intenso. I fuochi berberi attirano le nostre mani come fossero falene. Bevendo un bicchiere di tè affumicato e dolce, guardo il cielo nella speranza di ritrovarmi. Il cuore ricerca una fragile preghiera perduta nel tempo. La tua mente non riesce ad innalzarsi. Non vola libera dal peso degli affanni. Ma inevitabilmente giorno dopo giorno lascia su quel mare indomito e silenzioso tutto ciò che non serve. Tutto ciò che è eccesso e che non parla più al tuo cuore. La notte di capodanno la passammo sotto una tenda berbera, con le guide che ballavano strane danze tra uomini e le voci che cantavano del loro lavoro. Nessuna donna. Le donne berbere sono rinchiuse nelle loro povere case. Solo i bambini escono di giorno. Il primo giorno dell’anno siamo andati con la jeep con l’autista e la guida locale. Il pericolo era di piantarsi nella sabbia oppure di sforare e passare il confine libico. Certo il deserto è di tutti. Certo i berberi possono andare dove vogliono, ma per noi è un’altra cosa, si può sempre finire tra le mani dei predoni o dell’esercito di Gheddafi. La guida andava a naso. Nessun punto di riferimento, solo la luce del sole. Duna dopo duna. Onda dopo onda abbiamo costeggiato delle colline di calcare ai piedi delle quali si intravvedevano i resti di una foresta fossile. Ecco il silenzio più puro. Ecco il vento che veniva da lontano. La sensazione di una solitudine primordiale. Ho ascoltato il vento. Ho respirato l’odore di quel mare. Niente era tanto puro. Niente era così antico. Il sole accecante ed il freddo, comunque intenso, mi fecero lacrimare gli occhi. Piangevo? Non lo so, ma era liberatorio. Mi lasciavo dietro tutti i pensieri grevi di pioggia che mi ero portata appresso. Sarei tornata nuova. Sarei tornata alla vita. Corteccia rugosa, sabbia sottile, vecchie conchiglie dimenticate da un mare antico. Questa è l’origine della vita. Questo è l’inizio di un nuovo esistere.

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  1. Mi hai fatto fare una meditazione spirituale, lo sai, donna incredula? 😉

    Bellissima riflessione. Il deserto è davvero uno stato d’animo… L’uomo di fronte a se stesso, nella povertà assoluta del suo essere.

    Grazie, Ross (ma è la tua? scherzo!) 😀

  2. Il più bello dei mari
    è quello che non navigammo…
    [Nazim Hikmet]
    http://emmedigi.wordpress.com/2009/03/05/universo-poesia/

    Fai che altri mari ti aspettino
    e nel silenzio risuoni solo il tuo sorriso
    …ma non sarai mai sola

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