rossaurashani

Il buon odore del mosto

In La leggerezza della gioventù on 6 ottobre 2009 at 14:27

Diana era una sua cara amica. Si frequentavamo dalla scuola media. Ma poi, col tempo, si erano perse. Mica per gravi motivi s’intende. A volte in una piccola città non ci s’incontra più, succede. E poi Rossana era partita. E così si erano perse di vista. Lei apparteneva alle amiche che crescendo aveva portato con sé nelle scorribande giovanili. Avevano percorso le strade di quel tempo, seguite dagli sguardi dei ragazzi che loro fingevano di non vedere. Diana era figlia unica. Amata e vezzeggiata. Ma invidiava Rossana perché aveva una famiglia numerosa e un casino di fratellini tra i piedi. Erano diverse, ma complementari. Come erano diverse per altre ragioni Gabri e Marinella, e molto di più ancora Vera che, pur avendo frequentato la stessa compagnia, non era mai stata una di loro. Diana aveva sposato Giovanni. Marinella aveva sposato Alvise perché aspettava Giulia. Gabri aveva sposato Silvano, quello tra gli amici che aveva studiato di più. A quel tempo anche Vera aveva sposato Enrico, fratello di Michele, ma si erano trasferiti in un’altra città e poi s’era saputo che si erano lasciati in malo modo. Tutti gli altri resistevano. Erano assieme dal 1968, un periodo di grandi scoperte e forti emozioni. Tutti questi amici, Rossana, li aveva persi per strada. Loro si erano sposati presto, avevano avuto bambini, avevano una vita che non era la sua. Rossana, invece, aveva preso il volo. Secondo loro lei era salita più in alto. Lei aveva rischiato. Aveva il carattere di chi non si accontenta e continua a cercare. Questo era il loro immaginario. Rossana era quella di loro che aveva studiato e loro la invidiavano. Lei correva la vita come un treno. Lei non si accontentava delle cose di tutti i giorni. Lei voleva di più. E avevano ragione. Rossana aveva investito nella vita tutte le sue energie. Andava a testa bassa contro i mulini a vento e ne usciva a volte vittoriosa ma molto spesso massacrata, ma non si dava mai per vinta. Forza della gioventù. Coraggio dell’incoscienza. Lei non si voleva fermare. Era la vita a rincorrerla e a presentarle il conto nei momenti più impensati. Lei pagava ogni volta. A volte pagava anche di più. Loro non sapevano. Vedevano solo ciò che appariva. Non avevano più la stessa amicizia per poter vedere oltre. Ma tutto questo faceva ormai parte del passato. Gli anni avevano cambiato i loro corpi. Avevano plasmato i loro occhi. Occhi di brave donne che avevano fatto il loro dovere. Occhi di vecchi ragazzi che avevano visto i loro sogni svanire. Eppure erano ancora assieme alle loro ragazze. Le libere ragazze del ‘68.
Rossana era ancora una sessantottina. Era ancora libera e nella vita aveva avuto successo. Il prezzo di quel successo nessuno lo sapeva. Ora aveva ritrovato la sua strada. Aveva ritrovato il suo Michele. Era successo l’improbabile. Si erano persi proprio allora. Lui era partito. Si erano scritti per lunghi mesi. Non si erano mai parlati d’amore. Lui non le aveva mai parlato di tornare. E l’amore finì. O forse fu solo l’assenza a uccidere quei sogni. Lei, dopo, quando seppe della lettera che le era stata nascosta, lo aveva cercato al suo vecchio indirizzo, ma lui non c’era più. Lui non aveva mai saputo. Era rimasto lontano convinto che a tornare non avrebbe più ritrovato assieme alla sua ragazza anche la sua vecchia casa. Lei sapeva allora che la colpa non era stata solo sua, ma se la portava dietro ugualmente. Faceva parte del suo fardello. Aveva cercato di cancellare la memoria e aveva continuato a vivere con il peso della sua colpa. Ma ora Michele era tornato. Erano caduti una nelle braccia dell’altro come se il tempo non fosse passato. Questo era il giusto epilogo di questa storia incredibile. Michele l’aveva perdonata. L’aveva fatto anche senza sapere cosa avrebbe dovuto perdonare. Con lei tra le braccia aveva capito che tutto il resto era stato uno sforzo inutile. Ora ogni respiro era vita. Ora la vita era stare insieme. Certo era ben strano che Rossana si fosse fatta viva con le sue vecchie amiche. Voleva ritrovarsi. Aveva preannunciato una sorpresa. Tutte si erano chieste cosa mai potesse essere. Era passato così tanto tempo. Voleva rivederli tutti, soprattutto Giovanni che lei sapeva essere stato il più “colpevole” di tutti. Era stato lui a farli incontrare. Diana era rimasta entusiasta dell’idea. Aveva organizzato l’incontro nella sua casa in collina. Era la stagione della vendemmia. Il periodo più bello per restare a mangiare nel patio la carne alla griglia cucinata da Giovanni. Erano tutti lì, con i bicchieri in mano, a tagliare il salame e a bere vino. Le donne a parlare di figli, di vacanze e dei bei tempi passati. Gli uomini a parlare di politica, perché nessuno di loro amava particolarmente il calcio. Rossana era arrivata accompagnata da un uomo. Si faceva avanti misteriosamente sorridente. Certo le amiche la guardavano e si accorgevano degli impietosi cambiamenti che erano avvenuti anche in lei. Ma per loro era sempre lei, la stessa ragazza dai capelli rossi, anche se ormai tagliati corti, che manteneva il caldo sorriso di sempre. Vicino a lei quell’uomo. Sarà il suo nuovo compagno, già pensavano. Vai a sapere come mai avrà l’onore di entrare nella cerchia delle antiche amicizie. Le sue amiche se lo chiedevano un po’ sconcertate, ma tanta era la gioia di ritrovarsi che se ne scordarono subito e lasciarono quel nuovo venuto a margine dei saluti. Rossana abbraccia tutti con affetto ed è quasi commossa. Ora si volta e fa avvicinare il suo compagno. “Ragazzi, ecco, come avevo promesso, ho una sorpresa, ho portato con me Michele” e lui si avvicina sorridendo. “Piacere, Michele.” Le mani si allungano per le presentazioni di rito… ma Giovanni è basito, resta immobile, come paralizzato, ripetendo quel nome a voce bassa “Michele…” E’ confuso, quasi intimidito. Diana, ci pensa un attimo ed è la prima a capire e senza troppi tentennamenti butta le braccia al collo a Michele. “Non può essere… ma sei tu? Michele… che gioia. Ma dov’eri?… che cosa hai fatto?… tutto questo tempo…” Domande che si accavallano senza bisogno di avere risposta. Nessuno si rende conto ancora di ciò che sta succedendo. Giovanni è diventato tutto rosso in viso, sembra colpito da un coccolone e appena Michele resta libero dall’abbraccio entusiastico di sua moglie tira giù un tonante “Porcaputtana Michele, sei tu? Sei tornato? Ma porcaputtana che sorpresa…” e lo stringe in un forte abbraccio maschile che fatica a sciogliersi. Giovanni ha gli occhi rossi di pianto e anche Michele è confuso e commosso. Nell’aria aleggia il buon odore del mosto che scalda i cuori. Il sole invece scalda gli ultimi giorni di questa stagione indecisa che fa oramai parte della loro vita. Tutti baciano Michele e chiedono curiosi dove fosse andato a finire. Intanto Giovanni versa un bicchiere di rosso per sé e due per Michele, come ha sempre fatto. Ricorda troppo bene che Michele se non ne ha due, appena può, va a vuotare il bicchiere dell’amico. Quando si avvicina a lui gli chiede: “Sempre rosso vero?” E non si capisce se davvero sta parlando solo del vino. Michele ridendo risponde: “Certamente, rosso, come sempre.” Dopo un poco Giovanni gli si avvicina e gli sussurra all’orecchio: “Ebbravo Michele, sei tornato a casa per riprendere quello che è sempre stato tuo.” Michele e Giovanni stanno guardando Rossana che abbraccia con affetto le amiche e tutti e due sanno che è vero e che fra di loro non serve nessun’altra parola.

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  1. Michele torna ogni volta che Rossana vuole. Mi ha spiegato che è ancora più bello tornare senza essere partito.

  2. Di’ a Michele che proverò anche quella versione. Rossana a volte mi racconta quale vita sarebbe stata se Michele non fosse partito. Ma ci vuole troppo tempo e forse anche troppa fantasia.
    Salutalo

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