rossaurashani

La storia mancata

In Gruppo di scrittura, La leggerezza della gioventù on 23 settembre 2009 at 23:06

Quando cominciano le storie, non si sa mai come finiscono. Ma non ci si pensa mai all’inizio. All’inizio c’è l’entusiasmo, i buoni propositi, la voglia di investire, comunicare, dare e ricevere. Poi perché pensare alla fine? Ma non è difficile sapere che tutto quello che inizia, ad un certo punto deve per forza finire.
Questo loro non l’avevano proprio pensato. Avevano ben altre cose da trattare. Dovevano conoscersi solo un po’ e poi lavorare di presunzione. In questi casi basta la prima impressione. Lei che si sente affascinata. Lui che a vederla pensa che risponda a quanto la sua vita richiede in fatto di concretezza. Lei non è fintamente concreta, lei non vede altro che le cose pratiche, le difficoltà da risolvere tutti i giorni. Donna forte. Donna testarda. La sua Donna operaia. Ma di fronte alla poesia lei si era sciolta in una disponibilità che non era nelle sue corde. Lui nella vita precedente era un poeta. Aveva avuto altri amici. Aveva amato altre donne. Aveva amato l’altra. Ricordava di avere una mano felice. Tutti glielo avevano detto. Con la sua penna e i suoi pennelli aveva conquistato tanti mondi. Piccoli mondi personali dove ancora veleggiavano i suoi sogni. Ma la vita non era facile. La poesia non paga mai. La poesia è per pochi. E’ solo una bella idea e si sa, le idee per quanto buone siano, non si mangiano mai.
L’arte è un sogno tra i più belli, rende l’animo gentile, i sentimenti generosi, i pensieri volatili. Era bello sognare tra il tornio e la rivettatrice. Non è che fosse proprio questo il suo lavoro. Avrebbe voluto essere un operaio almeno lui. Invece doveva tenere le redini di quel negozio, pensare agli ordini e alla merce da rendere, mentre il mondo attorno girava veloce senza l’intenzione di rallentare. In verità nemmeno lei era un’operaia. Solo che lavorava in turni massacranti, ed era così solida che a pensarla con una tuta blu dipinta addosso era stato troppo facile.
Vero è che alla sera tutti e due si toglievano la tuta più in fretta che potevano. E’ bello l’amore di due corpi sani e promettenti. E’ totalizzante la passione di due corpi giovani e senza impegni. Tutto questo era molto, anche se non proprio tutto. Non c’erano spazi per le parole inutili, per le iperbole e la leggerezza. C’era solo il tempo di progetti sobri e costruttivi, che richiedevano calcoli matematici e poche speculazioni. La casa, non proprio la loro, ma tanto poteva bastare. Era il tempo di mettere solide basi alla loro vita futura. Era il tempo di un sì che sapeva di pasti caldi assieme ai conti da pagare. Il passare veloce del tempo. Un breve tempo per un amore ben piantato sulla terra. Lei era disposta anche a dedicare la sua attenzione alle velleità di lui. Ascoltava rapita la sua voce e le sue parole, fino a che la stanchezza non le chiudeva gli occhi e la mente. Certo che ogni giorno era sempre più facile addormentarsi. Lui parlava con entusiasmo di politica. Avrebbe dedicato a lei tutte le sue poesie. Avrebbe dipinto per lei tutti i suoi quadri. Le sue mani si muovevano sulla carta come per magia. Inutile esercizio di bravura. La stanchezza rendeva le mani ogni giorno più pesanti. Per molto tempo lui aveva amato il suo sonno. Era così bello vederla sul divano, in una posa da bambina. Occhi chiusi e capelli spettinati. La bocca da cui usciva solo il rumore di un sospiro. E’ così basilare avere vicino una donna che sa bastare a se stessa. Una donna che chiede solo concretezza e che non si perde in sogni complicati. Certo non era come lei, l’altra, quella ragazza che molto tempo prima, inseguendo quei sogni, gli aveva spezzato il cuore. Bella differenza. Una donna così la puoi solo sposare. L’altra, quella dagli occhi di velluto, dai capelli di fiamma, quella era solo per gli attimi più disperati di solitudine. Ma oggi la solitudine era finita. Ora aveva tutto quello che voleva. Ora faceva parte del mondo reale e la sua penna e i suoi pennelli erano finiti dimenticati in fondo al cassetto. Anche la musica stentava. Non sottolineava più il suo tempo libero. Lei non aveva orecchio. Si distraeva facile. Dopo un po’ abbassava il volume. Non aveva amore per le parole difficili. Il sottofondo alla vita era quel po’ di tv tra la cena e l’addormentarsi sul divano.
E’ difficile comprendere come funziona la vita. Prima pensi che tutto si possa inventare. Che la vita ti riservi continue sorprese. Che lei ti cercherà ancora, sotto la coperta vestita solo della sua pelle intatta. Ma ogni giorno si moltiplicano le cose da fare. Ogni giorno che passa lascia un segno sopra il suo corpo ed il suo viso. E’ difficile accettare che lei abbia la sua musica interiore che lui non sa sentire. Il silenzio s’interrompe dall’impazienza e da qualche brusca parola. Lui si rifugia qualche volta in un sogno perduto, ma ritorna. Ritorna come sempre, attendendo un segnale che non arriva o che non sa interpretare. Torna spesso col pensiero a quell’amore spensierato che gli aveva succhiato l’anima e che gli aveva ritornato un mare di domande senza risposta. Lei, l’altra, era sparita in un giorno piovoso di novembre. Lei, l’altra, gli aveva ispirato tutta la sua poesia. Gli rubava i disegni che lui lasciava in giro per casa. Lei ascoltava solo quella musica, la loro musica. O forse no? Il tempo doveva pure aver cambiato anche lei.
Ora gli anni erano corazze di piombo. Il peso era intollerabile. Lui si chiedeva perché era finita così la sua poesia. Ora non riusciva più a capire quali fossero i colori giusti per ornare la sua vita. Ora la sua donna operaia non si addormentava più sul divano ascoltando le sue povere parole. Ora era diventata la padrona del suo letto. Ora lui non aveva più il desiderio di cercare un po’ di spazio sotto quelle coperte. Ora non poteva che capire il tradimento. La vita aveva promesso e lui non aveva mantenuto. Un tradimento alla pari, senza rancore né rimpianti. Senza sapere chi aveva fatto cosa.
Alla fine della storia si trovò a pretendere coraggio. Un coraggio che non aveva mai avuto. Il coraggio non è la virtù di un poeta. E’ impossibile vivere di parole. Adesso lo era ancora di più. Ora avrebbe dovuto vivere solo e per sempre di silenzi. A meno che…

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