rossaurashani

Le tre lettere. Anno 1972. Michele non abita più qui

In Amici, amore, Donne, Giovani, Gruppo di scrittura, personale, uomini, Venezia on 3 settembre 2009 at 17:35

Lettera inviata all’ultimo indirizzo conosciuto
Settembre 1972

 Caro Michele
È passato molto tempo, troppo. Come assecondare questa fretta, questa ansia  che mi consuma, questa irrefrenabile necessità di raggiungerti e di parlarti? Non ho nessun altro indirizzo. Non so come fare.  Non so se mai riuscirò a farti avere questa lettera terribile ed impaziente, queste parole che stentano ad uscire, ma che mi premono sulla penna, parole  troppo complicate per vivere di vita propria. Oggi so, oggi conosco chi e cosa ci ha perduti.
Forse dovrei iniziare con lo spiegarti il dolore e lo scoramente che oggi provo. Ma da dove iniziare? Riuscirò a renderti quello che ti ho tolto e che ti è stato tolto? Non sapevo. Non potevo immaginare. A quel tempo ero una ragazzina ingenua, illusa e stupida. Sì stupida, terribilmente stupida, per non aver capito che la mia confusione di allora mi portava lontano da te e dalle sicurezze che avevo. Stupida ancor di più per non aver capito e non aver saputo interpretare… Quello che tu consideravi amico, il migliore, e che io avevo scambiato per la risposta a tutti i miei perché, quello che ha fatto parte della mia vita per un così lungo periodo e che oggi non esiste più, cancellato dalla realtà, ma anche da una giustizia che si è fatta da sola, quel migliore amico che oggi giudico senza pieta e che ti rubò quella ragazza (perchè è questo che fece e  proprio  per questa ragione non ebbe mai il coraggio di parlarti),  quale ultimo atto di una storia finita  e che è destinata all’oblio, mi ha consegnato le tue lettere di allora, quelle che tu gli avevi scritto e di cui mai mi aveva parlato.
Cosa dire? Che è stato un vigliacco? Che non ha avuto rispetto di te? Che non l’ha avuto di me? Io oggi so che saresti tornato. Io oggi so quanto importante fossi per te. So cosa ho perduto. So il prezzo che la sua vigliaccheria mi ha fatto pagare e ci ha fatto pagare.
Michele dove sei? Vorrei raggiungerti in qualche modo. Anche solo per chiederti scusa, perché non avevo capito, stupida insensata ragazzina. Inutile cercare delle attenuanti. Inutile chiederti perché non hai risposto alla mia ultima lettera. Perché non hai gridato quello che avevi diritto di gridare. Mi hai lasciato tra le sue braccia senza farmi capire quale fosse stato il suo gioco. Quali esiti poteva avere. Perché?… Perché? Chi ti ha dato il diritto di lasciarmi sbagliare?
Mi hai lasciata in balia di me stessa a fare il conto con un tradimento che aveva il sapore della sconfitta. Mi hai lasciata sola a decidere e non hai nemmeno mosso un dito, non hai detto nemmeno una parola.
Sono arrabbiata con te… Ma che senso ha incolpare te delle mie colpe. Che senso ha chiedere a te una coerenza che non ho chiesto a lui e nemmeno a me stessa. Sono sempre la solita stupida ragazza. Da te pretendo tutto mentre dagli altri nulla da te mi aspettavo tutto ed invece… Scusami è sciocco arrabbiarmi con te, quando sono io la sola colpevole per non aver capito e per non aver creduto in te. Ho cercato, come ti ho detto, i nostri amici per chiedere di te. Nessuno ha più tue notizie. Solo Giovanni ovviamente sa qualcosa. Mi dice che tempo fa ha parlato con tuo fratello Enrico. Probabile che tu non abiti più lì. Mi ha parlato di una donna che ti era vicina. Un rapporto importante. Sembra che il tuo viaggio però non abbia più fine. Nemmeno Enrico ha il tuo indirizzo. Ti sposti di continuo. Forse unico punto fermo è lei, lo spero, te lo auguro. Ma sei avaro di parole anche con la tua famiglia. Sembri giocare a rimpiattino. Ti mostri solo nei miei sogni. Ogni volta per andartene di nuovo. Vedo le tue spalle e lo zaino consumato e il tuo solito camminare sfinito. Sei quel ragazzo ancora, nei miei sogni sei sempre uguale, ma perchè mostri una stanchezza che non conosco? Perché non riesco a vedere i tuoi occhi?
Domande e ancora domande che non hanno risposta. Capisco che questo tempo non è più il nostro tempo. Io l’ho negato, io l’ho gettato via e non ha più senso chiederti una parola di comprensione e nemmeno di perdono. Basta!
Ti dico solo questo,  se serve a qualcosa e se  qualcosa vale, vorrei chiederti scusa anche per “quel migliore amico” che, oggi so, non meritava  la tua considerazione e tanto meno meritava il mio amore.
Un’ultima cosa. Se mai ritornassi sui tuoi passi, se un giorno desidererai tornare alla tua città, se ti verrà il desiderio di ritrovare un volto del tuo passato, pensa ancora a me, perchè  io ci sarò a conservare il tuo ricordo.
Ti prego trova le mie parole, per favore, trovale!
Con… immutato affetto
Rossana

PS . Non so se hai notizie del tuo Paese. Se ti interessano ancora. Qui i fascisti non hanno perso il coraggio, malgrado la nostra città non consenta loro nemmeno di avere un comizio,  nelle manifestazioni pestano duro ed è sempre più pericoloso esprimere le proprie idee. Si parla sempre  più spesso di un possibile colpo di stato. Gli operai chiedono il diritto ad un salario più equo e ad una vita migliore. Ma la repressione è cattiva. Anche gli scioperi sono duri. A lato di questi argomenti volevo solo dirti che sto leggendo altri autori della beat generation, anche poesia come allora, ma l’America è lontana da noi… non so, forse  provare entusiasmi è una moda che non ci dovremmo permettere, forse cambiare il mondo è un sogno diventato impossibile. Ti mando un abbraccio.

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  1. leggo e noncommento molto silenziosamente…

  2. Rossana cara
    Nonostante le tue preghiere queste parole non mi hanno mai trovato. Forse non sarebbe cambiato molto, forse nulla. C’erano state altre parole. Parole che non dicevano. E parole che non sapevano. E parole non parole mai arrivate. Una sorta di rifiuto del silenzio. Poi a poco a poco nulla o troppo poco per essere qualcosa. Poi queste non del tutto comprensibili. Ma forse semplicemente era il tempo dell’odio, non dell’amore. Cosa potrei mai dire oggi?
    In piazza c’era una lepre. O forse mi confondo. E forse era solo un sogno suicida.
    Non c’è un posto da cui non si può tornare tranne che per i viaggi nel tempo, quelli non consentono mai ritorno. Così avevo scordato la valigia a Civitavecchia. Avevo cercato di scordare quelle lettere. Le risposte che non ebbi mai. Quel qualcosa che non mi apparteneva più ed era la tua vita. Perdere è parte di essa, anche se poi manca la voglia di sorridere. Ma i miei auguri erano sinceri, e il ricordo era tenerezza. Ma credo che conti poco. Cosa importa sapere oggi ciò che ignorammo allora? A cosa può servire?
    Mi preme dirti che ho avuto sempre in animo di tornare, per tornare da te. Se poi non lo feci fu per quello. Fu perché per tornare ci vuole un posto dove tornare. Fu perché non lo chiedesti.
    E non è tanto la data a spaventare. Solo la domanda: a che serve? In quei giorni forse ero al mare di Costanza, forse a Râmnicu Vâlcea (Rîmnicu Vîlcea) a fare il contrabbandiere di icone o forse a Istanbul ad acquistare montoni e tappeti; troppo tempo è passato. Poco importa. Persino dirti che mi piangeva il cuore ormai non ha più alcun senso, e lo sai. Persino ammettere che eri parte della mia incoscienza.
    Il tuo nome era rimasto sempre un dolce ricordo
    Michele

    P.S. domani sarà un altro giorno

  3. […] Settembre 2009 di Mario Rossana cara Nonostante le tue preghiere queste parole non mi hanno mai trovato. Forse non sarebbe cambiato molto, forse nulla. C’erano […]

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