rossaurashani

Per l’ansia che divora gli anni.

In Gruppo di scrittura, musica, personale on 20 luglio 2009 at 16:46

Ed era un giorno come tutti gli altri. Anzi forse era uno dei giorni dell’anno che, a guardarlo bene, aveva quell’aria di rammarico e malinconia che ogni anno a quella data involontariamente provava. Un anniversario che ricordava con dolore, senza neanche volerlo. Che senso aveva ripercorrere le ore più brutte della propria vita? Lei non lo sapeva. Non si dava più risposte. Non avevano senso. Usava lasciarsi vivere, per non doverne pagare il pegno ogni volta, ad ogni pensiero e ad ogni ricordo.

Faceva ogni volta il solito bilancio. “Una vita spesa a dare, dare, dare, ma con che risultato non saprei…” chiosava una vecchia canzone. Lei non ci credeva, le sembrava sempre di aver dato poco e male, ma mai e poi mai metteva in bilancio quello che aveva ricevuto.
Pensava spesso che era stata una bambina attenta ed indifesa, ma senza volerlo, la vita,  l’aveva resa caparbia e riottosa. No, nessuno lo capiva, nessuno se ne accorgeva, lei apriva le braccia a tutti. Lei si donava, senza domandarsi perchè, ma c’era un luogo nella sua anima dove il gelo aveva devastato tutto e non capiva se era successo prima o dopo, difficile era ricordare, impossibile ricomporre un percorso. Ma prima o dopo di che? Spesso guardava alla sua vita come al riassunto di un romanzo troppo lungo da rileggere. Sapeva che le prime pagine erano il preludio del seguito. Percepiva che lontano nel tempo c’era stato un peccato originale, da cui tutto aveva avuto origine. Ecco, se voleva precisare il prima o il dopo di qualche cosa, era certa che era il prima e il dopo di allora.
Ma perchè cercare indietro negli anni? Un senso di angoscia oggi divora gli anni, uno per uno, anche quelli più belli, che ad onor del vero, avrebbero potuto chiamarsi soltanto meno brutti. Non che la vita non le avesse concesso molte cose. Aveva amato, viaggiato, sognato e imparato a restare sola. Il segreto era tutto lì: aver vissuto e accettato anche la solitudine.  Ma perchè quell’ansia?
Rossana ricordava il titolo di quella poesia “Per l’ansia che percorre i minuti”. Da dove usciva quella frase? Ricordava vagamente. Michele scriveva poesie. Non poesie d’amore. Ci teneva a precisarlo. Lei ne sognava una per sè. Non l’aveva avuta. Ma va bene così. Non aveva senso che lui cambiasse per lei. Insomma una poesia non l’aveva mai avuta. Però quella l’avevano letta insieme, ne avevano parlato. Ma non ricordava più cosa contenesse. Perchè ricordava Michele? Proprio oggi che era un giorno che non apparteneva a quelli di lei e lui insieme? Quell’ansia divorava gli anni. Michele se ne era andato portando con sè una lettera. Quella lettera che apparteneva al loro amore. Lei era partita con molto meno nelle tasche e non aveva niente per cui tornare. Chissà dov’era il suo ragazzo dagli occhi verdi? Chissà quanti amori nei suoi porti. Chissà quanti porti nel suo cuore.
Già, l’ansia divora gli anni. Oggi si celebrano le cose perdute, gli amori e gli affetti che non ci sono più. Ecco perchè ricompare il sorriso perduto di Michele e la luce improvvisa del suo sguardo color di foglia. Oggi si celebrano le perdite e le ansie e la certezza che gli anni sono passati e che nulla tonerà. Nulla sarà mai come prima. Non più la gioia, non più l’ardore. Tutto ciò che è andato è perduto; persino i sogni.
Apre la finestra sulla strada. La luce della sera ubriaca di inchiostro il cielo. Una figura incerta si ferma guardandosi intorno. Occhi perduti lontano. Corpo smarrito. Un sacco sulla spalla per i viaggi senza meta. Un libro su una mano. Un viandante? Un pellegrino smagrito dal lungo andare che sembra uscito dall’aldilà? Si appoggia sul pozzo e depone con cautela il libro sulla vera, prende con pigrizia, come di uomo che non ha più nulla da aspettare, il pacchetto di sigarette. Accende adagio la sigaretta. La tiene tra le dita in modo strano, esagerato, molto familiare. Esala il fumo con un sospiro profondo ed esausto. Cerca qualcosa a cui non crede più. Rossana capisce. Sa che è tornato. Proprio lui, stasera. Adesso, senza darle il tempo di ripassarsi la vita. Tornato, ricordo dal ricordo. Non ci sono più domande e non ci sono risposte. E’ tornato e basta. Rossana sente nell’aria il profumo di aranciata e di menta come allora, al tempo che non era nè prima nè dopo. Il tempo del peccato originale. Il tempo che era il loro tempo. Rossana scende dalle scale senza esitazioni e si avvicina. Come allora quello sguardo si perde in un luogo lontano. Lei vorrebbe carpirne ancora il segreto. Ma il suo sguardo si posa sul libro e sorride. Pennac. Ancora un libro in comune. Lo osserva. Ora si accorge che il tempo ha velato il suo corpo di colori di brina. I segni sono profondi, scavati nella roccia. Lui la vede e sembra comprendere.  Un accenno di sorriso. Parole strane rubate al tempo.“E’ tanto che aspetti”? Non era molto che aspettava: non più di quarantadue anni; in fondo un attimo.  Parole senza senso ancora. Poi Michele coglie dai ricordi: “Cazzo vogliono questi fasci? Venezia non li vuole. E «Sulla strada» era una gran pizza”. Una risata ed erano ancora insieme. Era come allora, senza più pudori nè colpe a dividerli. “Mi sembrava ma non ne ero sicura. Scusami se t’ho fatto aspettare”.

  1. @Rossana: Aspettare è stato un prezzo persino generoso per ritrovarti.
    Michele
    QUANDO E’ UN GIORNO COME UN ALTRO A CAMBIARE UNA VITA.

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