rossaurashani

Un NUOVO PARTIRE deciso a Chianciano.

In Gruppo di discussione politica., Informazione, La Sinistra, Scissione on 29 gennaio 2009 at 2:33

Come spesso accade le poche capacità comunicative della Sinistra si sommano alle semplificazioni ed alle forzature di un sistema della comunicazione che troppo spesso sceglie la scorciatoia scandalistica e la semplificazione.

Al seminario di Chianciano abbiamo dato vita al Movimento per La Sinistra.
Siamo usciti, in tanti, da un partito, il PRC, che si è avvitato in una logica autoreferenziale, identitaria, che pratica la retorica della declamazione, molto più simile ad un gruppo extraparlamentare degli anni ’70 che non teso alla costruzione di una grande, e necessaria, sinistra di popolo.

Non abbiamo praticato una scissione del tipo “il capo comanda e tutti, come tanti soldatini di piombo, lo seguono nell’uscita dal PRC”.
Abbiamo scelto la strada della scelta individuale, dell’argomentare, ognuno di noi e mostrando la propria faccia, le ragioni secondo le quali il PRC rappresenta un progetto strategico morto e le ragioni per le quali, anche, e soprattutto oggi, serva un altro progetto.

Un progetto costituente di una forza di sinistra grande e forte in grado di favorire la partecipazione popolare, il coinvolgimento democratico dei, e nei, territori, la formulazione di risposte concrete alle crisi del tempo presente.

Vogliamo La Sinistra: senza aggettivi.
Oggi gli aggettivi tendono ad escludere mentre oggi vi è la necessità di includere, di allargare, di riconoscere e valorizzare le forme della pluralità e della molteplicità.
La globalizzazione autoritaria fonda la propria struttura di dominio, oltre alla guerra anche, non solo, sul conformismo, sulla riduzione di tutto “ad uno”. Riarticolare un pensiero delle differenze diventa fondamentale. Non è forse questo uno dei messaggi importanti che hanno sostenuto quel fatto emblematico e di per sé innovatore rappresentato da Obama presidente?

La Sinistra senza aggettivi rappresenta, allora, non un segnale di debolezza o di incertezza, bensì la ricerca di un pensiero forte in grado di includere e non di escludere.
Noi del Movimento per La Sinistra non siamo interessati alla costruzione dell’ennesimo partitino della sinistra, autoreferenziale e finalizzato alla tutela di un microcosmo di ceto politico.

Vogliamo costruire con altri, altre forze politiche, movimenti, associazioni, libere e liberi cittadini, un processo di riconquista della democrazia e, di conseguenza, di una politica degna di questo nome.

Certamente un movimento con questi obiettivi non può durare in eterno (altrimenti diventa un partito senza nemmeno dichiararlo): si dovrà arrivare alla costruzione di un nuovo soggetto politico ma, sembra ovvio, i tempi non potranno essere brevissimi.
Dobbiamo evitare le sciagure de La Sinistra – l’Arcobaleno che si era caratterizzata come un cartello elettorale, una sorta di “arca di Noè” per salvare un ceto politico, e non come un vero progetto politico unitario a sinistra: e gli elettori l’hanno capito e non ci hanno votato.

Assemblee nei territori, più numerose possibili, per una “campagna di ascolto”, primarie delle idee, proposte per una “carta dei valori” condivisa e per un programma fondamentale realmente partecipato, ritorno nei territori e costruzione di una “Convenzione programmatica”, in ogni territorio, per definire congiuntamente il programma di azione territoriale ed il gruppo di coordinamento che sostituisca l’attuale “coordinamento provvisorio”.

Le elezioni, in questo frangente, rappresentano solo un passaggio nella costruzione del nuovo soggetto e non, come troppo spesso è accaduto, il “fine ultimo della creazione”. Vedremo poi, e dopo le elezioni europee, quale scenario si aprirà complessivamente: ad esempio il PD terrà, sarà in grado di superare il proprio immobilismo dettato dalle contraddizioni interne, sia programmatiche che etiche, che lo paralizzano? Deflagrerà e, anche in quel “luogo”, donne e uomini si sentiranno liberi e disponibili al partecipare alla costruzione de La Sinistra? Agiamo e vediamo.

Insomma, oggi scegliamo un “nuovo partire” più che un nuovo partito. Un nuovo partire che, nella costruzione paziente e democratica, ridia speranze alle donne ed agli uomini, davvero tantissimi, che sentono, soffrono, l’assenza di una sinistra realmente all’altezza delle sfide. Il nuovo partito verrà da sé, se saremo capaci.

Alessandro Sabiucciu

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  1. Sono d’accordo con questa nuova strada che si sta intreprendendo.
    Io personalmente , insieme al altre persone facenti riferimento a Sinistra Democratica e SinistraCritica, a Roma, mia città di residenza, stiamo cercando di costruire qualcosa nella stessa linea da te presentata.

    Non sarà un percorso facile nè semplice, questo è e deve essere chiaro.

    La prima cosa che deve essere chiara è che è un percorso UNITARIO e non di frammentazione e secessionismo, come RC e il PD stanno cercando di contrabbandare.

    Certo l’attuale manovra (per non dire teatrino) in atto da parte del PDL ma, soprattutto del PD sullo sbarramento al 4% alle Europee, da una parte crea già dei seri problemi “operativi”, ma dall’altra aiuta, chiunque voglia capire e comprendere l’attuale scenario politico un po’ più in là del suo naso e delle veline politiche passate da TG e mass media, quanto la cosiddetta opposizione tema qualsiasi “cosa” si possa creare
    a sx, e tenti di stroncarla sul nascere.

    Spero che questa volta (a differenza di quanto accaduto alle ultime Politiche) chi vuole votare davvero a sx, voti a sx e non ceda al canto delle sirene, ingannatore, del voto utile.

    Utile a chi? Quale opposizione esiste oggi in Parlamento?

    Audrey

  2. Potrei fare l’autodafè, consideratro che ho votato PD pensando di votare una forza nuova e vitale. Sbagliato. Mi ci sono voluti nove mesi, anche se fin da subito c’erano le avvisaglia e ora le certezze, per capire che il PD potrebbe essere la morte della sinistra.

    In effetti nove mesi fa neanche PRC era rappresentativo, e se oggi esiste questa pulsione nuova allora posso cominciare a credere che qualcosa possa cambiare e che gli errori diventino frutto di esperienza e che ci sia la possibilità che non si ripetano più.

    Recuperare credibilità nel territorio è importantissimo e per farlo bisogna scendere in strada, ascoltare, accogliere e dare delle rispote. Risposte giuste però, basta con le scopiazzature dei programi anni 70 oppure di teorie in voga e condivise da quell’Italia ammaliata dal Pifferaio e dai suoi musicisti.

    Ross

  3. Audrey, hai centrato il problema: la “fatica” della democrazia, il tempo dell’ascolto, della riflessione, e del “ritorno”, tra le persone e nei territori, di quanto raccolto per poter definire, collettivamente ed in modo partecipato, la “carta dei valori” ed il programma fondamentale. la nefandezza della “riforma” (quand’è che ci riapproprieremo delle nostre parole? una volta riformare significava migliorare, oggi, quando si sente il termine “riforma” anche i gatti neri per strada si fermano e, con la zampetta, si toccano i maroni) elettorale serve solo per desertificare a sinistra. Io, “vendoliano” sostengo la necessità di un cartello elettorale di tutte le sinistre per le elezioni europee ma Paolo Ferrero ripropone l’unità dei comunisti tra PRC e PdCI. Per carità, scelta legittima, ma, per me sbagliata. Non credo sia più il tempo per una forza politica identitaria che rischia di rappresentarsi come un piccolo gruppo della sinistra extraparlamentare dei primi anni ’70. Io voglio che la mia identità, di cui vado orgoglioso, non sia un recinto, una sorta di enclave, nella quale mi chiudo per sentirmi sicuro. Voglio che sia una “cerniera” che mi unisce alle altre ed agli altri. Solo così, almeno è la mia comvinzione, potremo uscire dal minoritarismo e contribuire alla costruzione di una sinistra grande e forte.
    Leggo anche il commento di Ross. Mi pare che ci sia sintonia profonda soprattutto quando scrivi di ascolto e accoglienza. Due modalità, sensibilità, che da troppo tempo, sembrano estranee non solo alla politica in senso generale ma, anche, alle diverse leadership della sinistra ammalata, chi più chi meno, della sindrome dello psiconano.
    Penso, Ross, che tante e tanti, in piena buona fede, abbiano investito nel progetto PD. Così come io ho investito, nel progetto della Rifondazione. Il PRC nasce 18 anni fa. Se in 18 anni non rifondi nulla può darsi che ci si debba dare una strategia ed una volontà unitaria, diversa. Continuare a proporre la RI RI RI Rifondazione, più che un progetto strategico mi sembra una balbuzie. L’autodafé può essere utilissimo purché, e per fortuna le cose che scrivi scongiurano questa preoccupazione, non si trasformi in “tafazzismo” politico. C’è un grandissimo bisogno di persone che sappiano esprimere riflessione autentica sulle proprie scelte. Anche da queste modalità può nascere LA SINISTRA come profondo processo di rinnovamento della Politica (volutamente con la P maiuscola)

  4. Benissimo. Ho già scritto sul mio blog cosa ne penso (http://riciardengo.blogspot.com/search/label/Nichi%20Vendola), ma mi ripeto molto volentieri.

    Ferrero si era presentato come l’alfiere della falce e martello, dopo la caduta sosteneva il ritorno al comunismo. Vendola no, Vendola rispondeva anche alle mie e mail e sosteneva il bisogno di essere europeisti, ma prima ancora, di partire dal basso, di ascoltare. E questo è stato il senso del suo discorso a chianciano al congresso, che lo ha visto perdente.

    Poi il caso Sansonetti e la riprova che c’è un padrone e che non sente la necessità di ascoltare. Ed è stato lì che ho capito che Vendola se ne sarebbe andato, con una fetta di partito e con tutta la mia gioia.

    Questo significa certamente una futura sconfitta elettorale, visto che il proporzionale è stato abbattuto a colpi di maggioranza bipartittica e bipartisan, ma io rimango proporzionalista convinto; convinto della libertà di espressine ed aggregazione.
    Quindi, forse, vendola verrà oscurato dalle basse percentuali, eprò è una scommessa da fare, da proporre.

    Volete il nuovo? Eccolo. Un uomo che finalmente non si propone come volto, come faccia che unifica dietro di sè tutta l’ideologia di un partito; Vendola è un uomo, un politico, e si presenta da tale, lasciando lo spazio necessario alle voci, alla discussione, alla costruzione.

    Io lo sosterrò, e non perchè vedo in lui un nuovo capo, è necessario ribadirlo, vedo in lui una speranza democratica per la sinistra, che sia sì socialista (cioè che pensi al sociale), ma europea, concentrata sul futuro e sui problemi attuali.

    A forza di parlare di Marx e Pasolini, senza togliergli nulla, siamo finiti fuori dal parlamento.
    L’unico che ha dimostrato di aver capito la lezione è stato lui, ed è giusto dargli tutto il nostro appoggio.

    Infine, sono speranzoso. I blog sono un’arma efficace, obama stesso è partito dal nulla, con youtube, facebook e un blog, e spero che la voce di Nichi possa, anche grazie a noi, arrivare un po’ più lontano dei mass media abituali, da salotto, schifosamente di parte.

  5. Beh mi sembra che abbiate detto quasi tutto e che l’accordo esista almeno tra queste nostre 4 anime dannate… 😉

    La critica sul passato è chiara, quello che non è ancora chiaro e come sarà il futuro e come si opererà per raggiungere una sinistra rappresentativa, Vendola ha parlato di un futuro per approssimazione e questo mi piace, perchè non dà nulla per scontato e mette in discussione tutto anche le leadership che fino ad oggi ci hanno portato al macello.

    Come già detto Nichi è un nome da blogger 😀

  6. Si Riciard, gioia. Molti di noi, intervenendo a Chianciano, hanno parlato di libertà. Non di una scissione “militare” bensi di migliaia di uscite individuali che recuperavano, per tutti e per ognuno, la libertà. Liberi di scegliere un nuovo “partire”.
    Sai Rossaura, per noi l’approssimazione è un valore, è un procedere per tappe, un passo dopo l’altro, con la capacità necessaria di chi, prima di raccogliere, deve seminare e, prima di seminare, deve dissodare il terreno. Come dicevano gli “antichi” dobbiamo “affrettarci lentamente”. Ecco, a fronte della frenesia che tutto cancella, e consente le drive autoritaria, l’elogio della lentezza, del prenderci i tempi necessari alla costruzione sapiente di tutti i processi democratici e di partecipazione, rappresenta uno degli antidoti sia la “partito stalinista del capo” che alla inconsistenza del PD che al confomismo anestetizzante del berlusconismo culturale (mamma mia: berlusconismo culturale? che pò pò di ossimoro).

  7. Berlusconismo culturale? Hai fatto la battuta eh? 😉

  8. Il disegno politico di cui stiamo parlando ha bisogno di tempi che non saranno nè brevi nè facili.
    Personalmente sono convinta (ahimè mi chiamano Cassandra 🙂 ) che le Europee saranno l’ennesima batosta per l’opposizione, e che diverse amministrative prossime venture saranno perdenti (comprese le regionali su alcuni territori importanti come Lazio e Campania).

    Ma questo a mio parere, non deve distogliere dal disegno unitario che si sta iniziando ad intraprendere.

    La dx al governo non mollerà un giorno prima della fine naturale della legislatura.
    Questo ci permette (ahimè) di avere il tempo dinnanzi a noi per strutturare una compagine solida e rappresentativa, che presenti un PROGRAMMA convincente.
    Perchè la gente è stanca di parole e mere idee.

    Vuole fatti ed idee programmatiche.
    Dobbiamo cominciare a dare un respiro più lungo ai nostri progetti, uscendo dalla logica dell’immediato.

    Intanto ad ottobre si terrà (si terrà?) il primo congresso del PD.
    Ammesso e non concesso che ad ottobre il PD non sia ancora imploso.

  9. ciao cari amici miei.
    Ho letto i vostri scritti, le vostre delusioni, le vostre speranze. La voglia che si riaccenda qualcosa, una fiammella esile che possa rischiarare la via in una “notte”, politica, sociale, etica come quella che stiamo vivendo. Non sarò certo io a disilludervi (spero), a demoralizzarvi (mi auguro) in questa “rinascita” non di una Politica, ma di una speranza di Politica. Personalmente ci spero molto poco, non capisco come dalle divisioni possa sorgere un’unità. Tra poco arriviamo anche alle suddivisione in singoli atomi di un corpo della sinistra unitario (?). 4 gatti rimasti sono sufficienti a determinare scissioni. Perchè poi si dovrebbero rimettere insieme? con quali logiche? chi comanderebbe? quale sarebbe la linea? determinata da chi? con quali regole?
    Come molti di voi sanno sono dell’opinione che finchè avremo tra le palle tutti questi leader, pseudo-leader, aspiranti leader non andremo da nessuna parte. Anche la sinistra soffre del mal da “poltrona”. Rimanere attaccati ad essa non è prerogativa della destra o del centro. Ai tempi del vecchio PCI questi ragazzotti pieni di boria, di attese da palcoscenico, soubrettari sarebbero stati mandati per anni prima in Fgci, poi in qualche federazione sperduta, infine avrebbero aspettato anni prima di poter aprire bocca e se lo facevano senza essere invitati espressamente a farlo se ne ritornavano in purgatorio.
    Queste erano le regole. Dure, ferree, non derogabili. Adesso assistiamo a numeri indecenti da avanspettacolo di infimo ordine. Penoso.

    Scusatemi. So di essere fuori dal coro ma siccome mi conoscete sapete che le cose che ho da dire le dico.

    Io con lo sbarramento al 4% sono d’accordo.

    Personalmente sarei ancor più drastico.
    Vi spiego perchè, dal mio punto di vista.
    La gente, il popolo, la società civile, l’elettorato ha bisogno di semplicità, di chiarezza. Non si può più riproporre altre divisioni assurde. Non si può vedere sulla scheda elettorale, 3 o 4 simboli con la falce e il martello, 2 o 3 nomi di partito con all’interno il termine comunista.
    Basta! Che palle!
    Diliberto, Mussi, Vendola, Ferrero….. ma quanto pesano?
    una piuma, un refolo di vento, una scorreggia.

    Se qualcuno pensa che voglia salvare il PD tout court, si sbaglia di grosso. Ne manderei a casa ben più della metà di questi tronfi monumenti a se stessi, tappi galleggianti in qualunque mare abbiano navigato. Ex togliattiani, ex longhiani, ex nattiani, ex berlingueriani, ex occhettiani, ex dalemiani, ex fassiniani, ex veltroniani, ex radicali, ex democristiani, ex socialisti, ex…., ex….. . Ex tutto.
    Stronzi galleggianti attuali.

    Poichè questa classe politica (ancorchè di sinistra) è saldamente attaccata alla poltrona conquistata non intende affatto mollarla. E’ autoreferenziale, si auto alimenta, si auto giustifica, si auto legittima. Si divide per esistere, divide la sinistra pur di affermare la propria esistenza insulsa. Capi e capetti di pseudo partiti nati per volontà non popolare ma del capetto di turno. Il capetto che comunque tiene famiglia, il capetto che si prende i suoi bravi 15/20.000 €/mese. il capetto che si assicura una pensione con soli 5 anni di mandato parlamentare. Il capetto che ha tra i suoi fans altri capetti distribuiti sul territorio, a loro volta capetti, in quanto rappresentanti politici del leader da poco, ma sufficiente per garantire la poltrona, lo stipendio, la pensione.

    E’ tragico quello che dico? E’ tragico senz’altro, nella sua realtà. Perchè purtroppo questa è la realtà.

    Io, sono stufo di questo giochino, di questo andazzo, di queste logiche.
    Per adesso non vedo altro, come prospettiva ravvicinata praticabile che un dibattito serio, duro, profondo, articolato ma in un partito se non unico, quasi. Invece di dividerci in mille rivoli inconcludenti dobbiamo batterci per richiedere innanzitutto trasparenza, pulizia, innovazione, rinnovamento all’interno del PD. Batterci per una nuova Politica, una nuova Politica portata avanti da nuovi attori, una nuova classe dirigente più attenta, che ascolti il malessere che promana dal corpo sociale, che dia risposte, che dia un senso alle cose, che sia capace di dettare temi, di discutere, di riflettere, di indicare nuove vie da percorrere, che rimetta in moto la società. Una società afflitta non solo da una crisi economica epocale ma da una grandissima e profondissima crisi sociale.

    Di fronte ad una crisi sociale di queste proporzioni, di cui quello che stiamo vivendo sono solo le prime avvisaglie, e che si aggraverà, diventerà più virulenta, non possiamo permetterci bizantinismi. Disquisizioni dottrinali, divisioni in nome della presunta purezza d’intenti. Non ci verrebbero perdonate dal corpo sociale stesso. Dall’elettorato.
    Perderemo Napoli ed in Campania? C’è da meravigliarsi di questo? che abbiamo fatto per essere confermati? forse qualcuno si è accorto della differenza tra l’essere governati dal centro destra o dal centro sinistra? oppure è meglio regalarci il ruolo della sinistra d’opposizione sempre e comunque? i duri e puri?
    alla Bertinotti del primo governo Prodi? o alla Ferrero del secondo governo Prodi? Il risultato non è cambiato. Con il determinante contributo dell’esimio Mastella o meno, ci ripuppiamo nuovamente 5 anni di Berlusconi.
    E che anni…… per ora piove forte, temo grandinerà. Chi si ritroverà sotto la grandine, senza ombrello, senza riparo alcuno, nudo di fronte alla crisi che lo attanaglierà non sarà in condizioni di fare sottili distinguo tra le priorità di un Diliberto, di un Vendola, di un Ferrero, di Veltroni o di D’Alema. Ci manderà tutti a cagare. Temo a ragione.
    E quello che è peggio ascolterà le sirene che suoneranno per lui, il razzismo in primis.
    Stiamo attenti. Molto attenti.
    Questo è un passaggio molto pericoloso. Dalla crisi si può uscire in 2 modi, o un’evoluzione del sistema in senso progressista, un recupero di valori etici, morali profondi, un recupero della sostenibilità ambientale oppure…. un’involuzione del sistema. E qui gli scenari che si possono aprire sono francamente drammatici. Molteplici. Angoscianti e terribili.

    Speriamo di doverli annoverare solo tra le possibilità eventuali evitate, ma questo ancor di più ci deve far riflettere sui pericoli oggettivi che stiamo correndo, sui rimedi da porre in campo, sulle cose da fare, come farle, con chi farle.

  10. @ Franco

    Caro amico, parto proprio dall’ultimo punto della questione sui rimedi da porre in campo, sulle cose da fare, come farle, con chi farle.

    Siamo certamente in un momento delicatissimo e questo lo sappiamo tutti, almeno la sinistra lo sa, ma le armi che abbiamo in mano per combattere la deriva sono spuntate, anzi non sono armi neanche volendo improprie.

    La sinistra, come dici anche tu e in primis il PD è un ectoplasma, senza possibilità di essere rianimato. Ci sono tutte le pastette interne, le correntine, i passi falsi, le idiozie e sostanzialmente le anime all’interno non si sono fuse in un unico partito. Il PD è una delusione atroce e non c’è nemmeno la possibilità che quella base che oggi traina le gerarchie, possa in qualche modo intervenire nel cambiamento.

    Facciamo un esempio: sabato e domenica nella protesta contro il decreto del governo e la battaglia conto le istituzioni si sono mossi alcuni circoli del tutto a titolo personale. Io c’ero lì in mezzo, la gente, quella che vota a sinistra, quel popolo delle primarie e arcistufa quanto te. E’ stufa di un partito che cerca il dialogo e fa da scendiletto a questo governo. E’ stufa di sentirsi non rappresentata. E’ stufa che non ci sia opposizione, anzi che ci sia quiescenza e tanto altro ancora….. pertanto a noi non ce ne può frega’ di meno di perdere la Campania e Napoli e di fare un tuffo alle Europee? Se è questo il partito che mi dovrebbe rappesentare, scusa perchè non comincio a darmi da fare verso un progetto di ridiscussione della sinistra? Ci vorrà tempo? Embbè, cosa importa, non è più possibile far credere a questi quattro leader che davvero hanno un seguito che davvero crediamo ancora nella loro onestà politica.

    Personalmente non accetto lo sbarramento al 4% perchè favorirebbe i due partiti maggioritari e almeno per quanto ci riguarda non sarebbe una garanzia di chiarezza e di sicurezza.
    Il PD non c’è, è il partito che ogni testa si immagina, non ha linea, non ha risposte, non garantisce niente a nessuno. A questo punto non c’è che un modo per uscirne ed è rifondarci. Tempi lunghi, lunghissimi, ma a prescindere dal tempo si dovrà riconquistare la strada persa e la credibilità. Dando punti di riferimento nel territorio, veri “sportelli di ascolto”, officine di idee, educazione politica e sociale, quello che in realtà faceva il PCI una volta.

    Si certo è difficile prevedere il chi, il come, il dove, ma si devi ricostituire quella rete di sostegno che c’era, dove ci si poteva rivolgere e c’era sempre qualcuno che era disposto a darti una mano.

    Questo il PD non lo fa e nemmeno lo intende fare e non si può delegare alle Organizzazioni simpatizzanti o al sindacato visto poi come è stato squalificato.
    Meno politica più gavetta.

    Ecco perchè non mi interessa più parlare di Veltroni o D’Alema o chi per essi, mi hanno sfracellato i cosiddetti. Non si può filosofare sul meno peggio, così la sinistra finisce alla Lega cavolo!

    Abbiamo vissuto di rendita per trent’anni? Bene. Ora bisogna alzare il c.lo e darsi da fare, Vendola è solo una proposta, forse solo un’inizio e a questo inizio ci voglio credere. Poi magari sarà la stessa identica minestra, può essere, ma dobbiamo assolutamente avere un’altra chance o almeno ce la dobbiamo trovare oppure dobbiamo farci rappresentare da un uomo fondamentalmente di destra come Di Pietro?

    Sicuro non dimentico quello che sta facendo questo governo e mi spaventa moltissimo, però si muove più gente al di fuori dei partiti costituzionali che all’interno. Vuol dire che lo spazio si allarga invece che restringere. Non avremmo queste adesioni se si trattasse di rifare le primarie. Quindi c’è una ricerca di alternativa, c’è una volontà che non possiamo lasciare a sè stessa.

    Mi fa piacere che ne parliamo, anzi vorrei proporre il tuo intervento come post o se preferisci suggeriscimi una soluzione praticabile per riaprire la discussione abbandonata prima delle vacanze estive, saremo i soliti 4 gatti, ma almeno con qualche neurone in movimento.

    Ciao e bentornato
    Ross

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