Mario

A volte tornano….. Il 1968 ci ha dato Basaglia nel 2008 che sorpresa ci aspetta?

In Malattie mentali on 4 novembre 2008 at 23:29

Oggi, giornata uggiosa già di per sè, difficile da affrontare, sarà colpa della crisi economica, del dilettantismo del governo italiano, delle beghe politiche nella sinistra, delle dichiarazioni di Colaninno sui lavoratori Alitalia, dell’aspettativa che poniamo sulle elezioni del presidente americano o anche solo per le  esternazioni di Guzzanti sulla Carfagna. Insomma la depressione aveva già il meglio sulla mia buona volontà di non essere  vinta dai pensieri e leggo un lungo articolo del giornalista Maurizio Mequio – La lunga vita dell’elettroshock.
Improvvisamente si accende dentro di me la rabbia, sapete quel fuoco che brucia come fosforo, impossibile spegnerlo. impossibile resistere.Trent’anni sono trascorsi dalla legge 180, per la chiusura dei manicomi e oggi molti psichiatri, supportati dalla politica  voglio tornare indietro all’ospedale psichiatrico e alla terapia Tec (terapia elettro-convulsivante).
“Psichiatria o folle business da scarica elettrica? Quando qualcuno opera sul cervello altrui…A trenta anni dalla legge Basaglia gran parte della psichiatria italiana vuole l’elettroshock. Lo difende, lo reclama, lo prescrive, lo mitizza. Eppure, curare in questo modo <è come aggiustare una televisione prendendola a pugni>, diceva l’uomo che chiuse i manicomi, che regalò all’Italia un primato di civiltà nell’ambito della cosiddetta “salute mentale”.”
Insisto sul tema e leggo la psichiatria basagliana sotto attacco e anch’io mi chiedo perchè tornare sulla vecchia strada perchè conviene? “Perché contrariamente a quello che chiedeva Basaglia si fa ancora assistenza sanitaria coercitiva, quando il giuramento di Ippocrate parla chiaro: non si devono procurare danni al malato. I medici dovrebbero essere dei consulenti dei loro assistiti e se consigliassero delle operazioni, i pazienti dovrebbero disporre di se stessi, avere l’ultima sul da farsi, decidendo autonomamente sulla loro pelle. Oggi questo non avviene. Il Tso – trattamento sanitario obbligatorio – ne è una dimostrazione, in questo caso le persone interessate sono trattate con la forza e al massimo i dottori fanno firmare dei fogli ai parenti, così, per scaricare parte delle loro responsabilità. Solo una parte però, perché è evidente: l’elettroshock fa male. Crea un’epilessia: uno stato patologico grave.”
Ma non contenta ancora continuo: L’elettroshock è una tortura. Dice Furio ex internato settantenne in una sua poesia  <Vivo, ma non vivo. Finché non sarò amato, non vivrò> raccontando del Tec “Fu una cosa tremenda, non ne parlo mai. Una tortura, altro che cura. I dottori mi hanno minacciato tante volte, se ti comporti male te lo rifacciamo. Dopo l’intervento non ho potuto fumare, ero convinto di morire. Come se ti bucassero il cervello, questa è la sensazione che mi ha lasciato”.
Non finisce ancora I pazienti non hanno nulla da perdere.  Alla domanda  posta al Psichiatra Athanasios Koukopoulos che è il presidente dell’Aitec (associazione italiana per la terapia elettroconvulsivante) Perché presentare la  petizione nel trentennale della Legge Basaglia?
“E’ casuale, anche se questa cura ha  molto da dire su quel tipo di psichiatria… Oggi c’è aria di un grande cambiamento, credo ci possano essere delle aperture importanti. Ma già a febbraio, quando volevamo presentare la petizione alla Turco, eravamo certi che la ministra avrebbe avuto un’attenzione obbiettiva per la nostra proposta. E’ cascato il governo, ma siamo ottimisti. Nel campo della sanità la rilevanza clinica è aumentata notevolmente negli ultimi anni.”
Chissà perchè è da stamattina che ho un umore incandescente, non so perchè io che non sono un medico e che la malattia mentale l’ho vista solo da lontano, non  posso accettare quello che viene esposto in questi articoli passandola come la novità assoluta del nuovo millennio. Anche in psichiatria ci sono i corsi e ricorsi storici, la nostalgia del “si stava meglio quando si stava peggio”,  nessuno che parli, nessuno che si alzi e gridare “ignoranti”, non è perchè vi accanite sui più deboli che non possono reagire, perchè non hanno “dignità e credibilità”, non è perchè siete coperti da questo silenzio che potete chiamarvi esseri umani.

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  1. credo che il problema sia molto complesso, e non così semplice. Vedo nella legge Basaglia, ovviamente (o forse non è ovvio?) un progresso evolutivo, nella sfera sociale, sanitaria ed etica. C’è un però. La legge Basaglia ha gradualmente chiuso i manicomi, lasciando (per questo dico gradualmente) che i vecchi “abitanti” continuassero la loro esistenza presso le medesime sedi, quelle in cui erano abituati a stare. Le stesse da cui non se ne sarebbero andati molto volentieri. Dopo la legge basaglia, infatti, è cambiato l’approccio, ma era sempre come un limbo: non è manicomio, ma vivete qui, e fino a che sarete qui ci prenderemo cura di voi.
    Poi un altro passo. Si è creduto di risolvere il problema aprendo delle “case famiglia”, fatto che a mio avviso ha solamente complicato la questione. Le case famiglia hanno letteralmente sradicato da quello che ormai era il proprio contesto, le persone, alloggiandole in appartamenti, condividendo la vita con altre persone sconosciute. Inoltre, nelle case famiglia è presente meno personale, e meno adeguato, che negli ex manicomi, giusto per mancanza di fondi.
    Quindi dal dopo legge Basaglia ad oggi, la situazione è ben peggiorata.
    Ultima cosa. Gli ospedali hanno tutti il proprio reparto di psichiatria, che, in teoria, non prevede degenze, se non brevi. In realtà è usufruito, di solito, dalle medesime persone, che ne entrano ed escono, alcune sostenendo che solo lì si trovano al sicuro. E’ un manicomio, quindi, nè di più nè di meno. Con personale formato ed informato, senza elettroshock, ma è una specie di manicomio.
    E allora?

  2. Scusami Riciard, ma il discorso e ben più complesso del manicomio sì o manicomio no. La legge 180 prevedeva la chiusura delle strutture manicomiali che sarebbero state sostituite da strutture esterne, libere e non coercitive. Ovvio che per alcuni l’intervento dei familiari può essere decisivo sia sull’integrazione sociale del malato sia sul suo ricollocamento provvisorio all’interno di una struttura ospedaliera.
    Non credo che chiudere i malati in manicomio sia la soluzione dei loro problemi, evidentemente chi ha subito questo tipo di coercizione e di terapia, non riesce più ad integrarsi nella società. E con questo? Li richiudiamo tutti e buttiamo via la chiave? Certo le strade sono più belle e pulite senza la loro presenza, certamente le case famiglia non riescono pienamente a nascondere il loro disagio. Certamente ancora il personale addeto non è ugualmente formato come quello dei manicomi…. in casa famiglia non si usano terapie tipo la Tec….. basterebbe un po’ di umanità in più, basterebbe ridare dignità a queste persone, basterebbe che ci fossero strutture di accoglienza dignitose e che le cure fossero garantite (meno medicine più aiuto psicologico). Tutto questo è come sempre antieconomico e siccome i malati mentali sono per loro natura inaffidabili, chi si preoccupa della loro salute?
    Scusa, ma ritengo troppo superficiali queste considerazioni. Il malato è un paziente, è un essere umano, dovrebbe poter essere curato e dovrebbe essere integrato nella vita sociale. Nel manicomio tutto ciò è impossibile.

  3. Resta, ad ogni modo una minoranza di professionisti che credono nella validità di questo percorso di cura (TEC).

    Ma è vero che, invece, è diffusa una cultura di revisionismo della Legge 180 che valica i confini della specialistica e compare nei titoli in neretto dei giornali: in un’ondata di moralizzazione della società, e di salvezza dal nemico, dal pericolo e dal disordine, poteva salvarsi l’area dei disordini psicologici?

    Io sono preoccupata per questa brutta aria.
    Ma non smetto di combattere per difendere i protagonisti senza voce.

  4. @ Saamaya

    La brutta aria tira per molti di noi, anche per chi si fa portavoce delle minoranze o delle persone senza voce come i malati mentali.
    Mi piacerebbe saper perchè il psichiatra di origine grega si stia rivolgendo al nuovo governo e non l”abbia fatto invece con la Ministra Turco. Il sospetto credo sia legittimo, anche se lui sostiene che anche la Turco avrebbe fatto i salti mortali per la sua nuova proposta.
    E’ deprimente vedere come il revisionismo e le idee reazionarie diventino ogni giorno più potenti e visibili. La tristezza è che non si riuscirebbe a portare al Circo Massimo che un centinaio di persone per a difesa dei diritti dei malati mentali. In Italia è ancora un tabu’, si preferisce nasconderli come lo si faceva 50 anni fa.

  5. Ciao, la mia piccola inchiesta doveva andare su una rivista cartacea, ma ho preferito il web, la trovate impaginata su : http://en.calameo.com/books/00001038054d38286c660 o divisa in articoli su http://www.dazebao.org. Innanzitutto vi ringrazio, volevo se ne parlasse “liberamente” e lo si sta facendo, mi hanno contattato pazienti, dottori e diverse persone. Ho raccolto altre testimonianze e mi è stato suggerito di spostare il lavoro su altre tematiche affini (modifica della 180 e psicofarmaci). Non so se sia il modo migliore per svolgere il mestiere di giornalista freelance, ma sentivo il bisogno di intervenire in questa discussione e di dare la mia disponibilità per qualsiasi confronto sull’argomento. Accetto critiche, consigli e nel mio piccolo proverò a rispondervi correggendo i nuovi lavori che sto portando avanti.
    Un saluto e scusate l’intrusione
    Maurizio Mequio

  6. La visibilità, ho cercato di darla al dibattito e non ai favorevoli alla Tec. Negli ultimi due anni i centri che praticano l’elettroshock in Italia sono aumentati. Ed è successo nel silenzio diffuso. Quando non si parla di una cosa è perché qualcosa di scomodo sotto si muove, quando se ne parla, invece, in qualche modo la si ostacola…

  7. @ Maurizio Mequio

    (scusa se uso il tu, ma nel mio blog si usa tra persone che si stimano)
    Gli articoli che ho trovato su Dazebao sono molto interessanti e come vedi ho cercato di darne risalto nel mio piccolo blog.
    Nulla da eccepire sull’obiettività che hai mantenuto nel raccontare i fatti e nel rendere pubblico ciò che si sta attuando in silenzio e nel disinteresse dei più.
    I malati mentali reali o presunti sono sempre stati facilmente dimenticati anzi dirò di più colposamente nascosti. E questa è una barbarie perchè l’emarginazione rende impossibile la guarigione o almeno l’integrazione nella società.
    In questi momenti dove la crisi economica e culturale imperversa, questo problema sembra l’ultimo da dover affrontare, eppure il disagio aumenta con le difficoltà sociali ed economiche eppure nessuno di noi è assolto (siamo comunque coinvolti).
    Rimasi colpita profondamente dalla storia di Frances Palmer attrice degli anni 50 (bellissima) americana che fu internata in manicomio molto probabilmente solo per il suo modo di vivere anticonformista e dopo varie terapie usci dal manicomio lobotomizzata. Il neuropsichiatra che l’aveva in cura tale Freeman la lobotomizzo piantandole un chiodo dietro ad un occhio, certamente non chiese alla paziente l’autorizzazione, argomentò che l’intervento era indolore e che la paziente ne aveva tratto beneficio.
    Ecco perchè farei ai medici che trattano i pazienti con la Tec qualche seduta di prova, solo una questione di sperimentazione, potrebbero trarne beneficio….

    Scusa se sono amare e arrabbiata, ma non posso farne a meno, il male che si fa a persone che non hanno voce, lo sento sulla mia pelle come se fosse fatto a me.

    Il tuo lavoro è interessantissimo, continua a gridare anche se ti sembra di essere solo, come vedi qualcuno si mette al tuo fianco anche se una blogger con poca voce, ma con tanta pietà umana.

    Qualsiasi cosa ti servisse o potesse esserti di aiuto ti lascio la mia mail ponza_2003@libero.it che controllo sempre. Potrei metterti in contatto con un psichiatra democratico che non è molto amato per il suo approccio più Basagliano che greco.

    Grazie per l’intervento e per il link
    Luciindescai aka rossaura

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