Mario

Siamo tutti precari….. ma c’è chi è più precario di tutti. Ovvero “La gioia della mia vita”.

In Anomalie, Giovani on 31 ottobre 2008 at 9:41

Riporto un commento-lettera raccolto su lettera : \”Caro precario…\” da Lettere al Futuro che risulta molto illuminante sul rapporto dei giovani o meno giovani con il lavoro e sopratutto dei problemi delle donne che a volte sacrificano anche la famiglia a favore della loro attività che molto spesso stenta a permettere loro di sopravvivere:

SONOKOANGEL:

“Ormai l’essere precario non è campo solo di chi sogna un lavoro dipendente come quelli di cui han goduto i nostri genitori, i nostri nonni…quando le cose erano di meno ma più semplici più a misura d’uomo…a misura di quell’essere umano che ancora dava il massimo dell’importanza alla famiglia, agli amici, agli affetti…
Anche se cerchi di costruire il tuo lavoro sei un precario…non sai mai se domani ci sarai ancora sul mercato, se tiandrà bene o sarai pieno di debiti e peggiorerai anche la ua quotidianità…nessun aiuto, solo doveri, continue spese, per una responsabilità enorme ed una conoscenza che dovrebbe essere l’insieme di un commercialista+ avvocato+tecnico, per dopo sentirti un numero che deve produrre determinati numeri……e quanto sarebe bello farsi dare una mano da qualcuno che ha la tua stessa passione…ma come fare ad arrivare a pagarlo e pagare il tutto allo stato? Il tuo piccolo sogno che ti è costato tanta fatica, Sabati e Domeniche al lavoro, sveglia anche alle 4.00 del mattino…è un sogno che può svanire in un attimo, un sogno in balia di 1000 variabili…e come il resto dei precari “quello che succede domani saranno solo fatti tuoi”…
io continuo a lottare per la mia passione…ma quanto è in salita questa strada…una strada lunghissima e piena di difficoltà…e tante volte ti viene da sederti sul ciglio di questa strada, guardare avanti e dire “Ma ne vale la pena?” e ora che ho la gioia di un figlio di un mese lo guardo e mi chiedo se tutto questo vale il sacrificio di essere davanti ad un pc pe ore invece di essere abbracciata a lui…e per ottenere cosa? Solo problemi e fatture da pagare…incertezza continua… e poi mi guardo intorno e dico “che alternative ho?”…devo andare avanti..anke per lui…nella speranza di arrivare alla fine di questa strada per avere l’illusione di potergli donare almeno una speranza per quando sarà grande…almeno un bivio…e oggi come oggi per poterlo abbracciare e coccolare almeno qualche ora sto in piedi anche fino alle 2.00 a lavorare…
Riuscirò a non fargli mancare il mio affetto per tutto ciò che necessita? Quali sono le alternative? Non posso smettere di lavorare,ma se rinunciassi a questo mio lavoro chi prenderebbe una dipendente con un figlio così piccolo? Non è un paese meritocratico il nostro…non conta cosa sai fare, conta se hai gli appoggi giusti, conta se hai potere e cmq non devi dare certo problemi …e oggi come oggi un bambino di un mese E’ UN GROSSO PROBLEMA…che strano…pensare che è la gioia della mia vita!”

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  1. Ho postato il tuo commento perchè lo trovo significativo, i tuoi dubbi sono i dubbi di molti, ma tu hai anche un dubbio in più che è quello se hai fatto bene a far nascere tuo figlio. Ora che c’è sai che non puoi farne a meno ma quanto lunghe sono state le tue giornate prima? Quanti pensieri si sono accumulati assieme al lavoro?

    Non ho risposte da darti, posso solo dirti che non sei la sola a trovarti in questa situazione, molti giovani come te si dibattono nelle stesse ansie e paure. Tu penserai che gli altri sono altri, e nessuno pensa a te. Non è così, da soli non si può nulla, ma se si crea una rete di solidarietà e se si lotta tutti per ottenere un futuro decente, forse qualcosa si riesce a fare.

    Io ne sono sicura.
    Ciao Ross

  2. Sono d’accordo…l’unione fa la forza e se non avessi fatto ciòche sto facendo oggi mi sarebbe paiciuto fare qualcosa di utile per gli altri, aiutare in qulache modo le persone perchè non si sentano abbandonate nei loro problemi… anche solo quando portavo via gli anziani, nel mio piccolomi sentivo di regalargli 15 gg a cui avrebbero pensato per tutto l’anno fino all’anno dopo, quando ci saremmo ritrovati a fare le ore di ginnastica, i giochi, i tornei, le passeggiate…
    Riguardo a mio figlio mi sono sentita dire dal mio socio e da una collaboratrice senza cure che non sono una brava imprenditrice, senò avrei dovuto abortire sapendo di essere incinta…è posibile che la ns società faccia sorgere tali mostri..
    perchè ciò che mi han detto E’ MOSTRUOSO!
    Poi lei ha avuto il coraggio di richiedere dei soldi minacciando una vertenza sindacale che sta attuando…solo per estorcere soldi… a una dittarella che sopravvive appena e che ripeto, tengo in piedi per passione con 100 difficoltà e per sfamare un minimo il mio bambino, perchè tante voltemi è sorto il pensiero di mollare tutto…mo figlio è la soddisfazione più grande..e nulla sarebbe più bello distar co lui sempre, ma lo devo anche sfamare questo figlio… ma non certo ucciderlo come avrebbe fatto lei…perchè lei e quella specie di socio che mi ritrovo avrebbero ucciso un bambino per non sacrificare il lavoro…
    e hanno avuto lo stomaco di kiamarlo “un atto d’amore”…E’ DA PREGARE IL SIGNORE DI ESSER AMATI DA LORO!!!

  3. SCUSA GLI ERRORI DI BATTITURA ..MA CRIVO DA PORTATILE E I TASTI SON PICCOLI, SPESSO NON DIGITA O NON MI FA LO SPAZIO

  4. nostalgia di assistenzialismo?-non è positiva,perchè scroccatoria-sinergie private non sono vietate, se volontarie, equilibrate,se del caso pagate.Comunque,attenzione,vedi l’economista 800 Federico Bastiat:il saccheggio,anche se reciproco (è peccato)è rapina.Beneficenza,ma non assistenza:uccide la responsabilità personale e l’intrapresa.Vedi economista Pasquale Salin:i tributi sono rapina.Vantaggi,ma non a spese altrui.

  5. Ross, è un problema che ho dovuto affrontare anch’io, e non in Italia. È un problema planetario. Premetto che qui le minacce di vari colleghi e datori di lavoro, se hai un figlio, non esistono come in Italia (pure una mia amica anni fa a Milano venne minacciata di licenziamento perché si prese delle settimane di malattia per una gravidanza difficile) perché sennò il datore di lavoro finisce dritto in tribunale, però le difficoltà sono enormi ed il glass ceiling spessissimo.
    Quando ebbi il mio primo figlio passai da dipendente a libera professionista, pur facendo lo stesso lavoro. Lavoravo il doppio, facevo una vita allucinante perché non avevo nessun aiuto (nessun membro familiare che si fosse azzardato a tendere una mano) ed ero davvero sola. I nidi non prendevano – giustamente- i neonati sotto una certa età, per cui dovetti aspettare fino a che mo figlio ebbe circa 10 mesi per trovare una certa routine. Ma anche allora andava al nido part-time e finivo sempre per lavorare di notte.
    Poi arrivò mia figlia. Tentennai on-and-off lavorando come free-lance (ma erano più i periodi in cui non lavoravo) fino a che, quando compì due anni, ho fatto forfait e smesso di lavorare del tutto. Era un impresa inumana senza nessun aiuto se non a pagamento (tutto quello che guadagnavo, fino all’ultimo penny, andava a nidi e babysitter) e la qualità della mia vita era inesistente.

    Nonstante nel frattempo mi sia laureata ed abbia iniziato un PhD, rientrare nel mondo del lavoro è DIFFICILISSIMO. Nonostante i figli siano cresciuti, essere madre e lavorare è difficilissimo, perché tu sei quella che si prende più giorni quando i figli si ammalano, o le scuole chiudono, e non ci sono vacanze perché le ferie servono per coprire la mancanza di scuole estive, la mancanza di childminding.

    È un enorme problema, in cui mi ritrovo in pieno. Probabilmente passeranno ancora tre o quattro anni fino al momento in cui riuscirò a tornare a lavorare a tempo pieno, quando entrambi i figli saranno alle superiori (che qui li tengono impegnati fino a circa le cinque) ed indipendenti. Ed anche allora, con un’enorme voragine nel mio curriculum, sarà un impresa trovare lavoro.

    Un abbraccio

  6. Ti capisco, io non so se c e la farò e per quanto tempo, ma ci stoprovando per mio figlio…perchè non posso permettermi di smettere di lavorare.
    In più ora sono alle prese con 1000 avvocati per laquestione di un socio che mi ha mollata appena ha saputo che ero incinta facendomi ogni sorta di cattiveria e una collaboratrice, che messa d’accordo con lui, ora cerca di spillarmi soldi che non ci sono…ha lavaorato 2 mesi per modo di dire..si faceva scarrozzare a dx e manca …e io con la pancia a guidare..e ha avuto anke il corraggio di rimproverarmi ke dovevo pagarle il caffè! Ora in una situazione già critica devo affrontare anche questo! Possibile che laleggi non tuteli contro certe cose?

  7. @Sonokoangel: quando ho avuto mia figlia, non si trattava più di “scelta” se smettere di lavorare o no. NOn ho avuto possibilità di scelta. La società non me l’ha data. La differenza finanziaria non si è vista perché come ti ho detto spendevo TUTTO quello che quadagnavo in nidi e babysitter. Infatti non appena ho smesso di lavorare per un certo periodo ci sono addirittura stati più soldi nel conto in banca perché almeno non avevo più spese.
    I motivi per cui avevo il diritto di continuare a lavorare erano altri. Era la mia sanità mentale. Il mio curriculum. Il fatto che avessi un cervello ed a volte non puoi passare tutti i santi giorni a dialogare con bambini di due e cinque anni.

    La realtà è una sola, e l’ho scritto anche più volte sul mio blog: la società odierna, quella del capitalismo e del liberismo estremo, NON E` compatibile con le famiglie. Per questa società che riduce tutto al consumo ed alla produzione, una madre NON E` produttiva al punto da giustificarne l’appoggio sociale.

    In questo cinismo ormai pienamente instaurato, avere un figli diventa quasi una punizione. La società letteralmente ti punisce per aver scelto di non produrre più come prima.
    Da qui la disgregazione delle famiglie che sociologi di tutto il mondo studiano ormai da un paio di decenni.
    Homo sapiens non è geneticamente programmato per tutto questo. Siamo programmati per le famiglie estese, le tribù, i clan, il supporto sociale. Se vai in una tribù di un paese in “via di sviluppo” (questo termine mi ha fatto sempre sorridere) vedi cosa intendo: un amdre non è mai sola, continua a lavorare nei campi come faceva prima, si portano tutti i bambini appresso, la tribù di per se` diventa un enorme asilo nido, nessuno viene escluso, nessuno viene punito perché la famiglia, i bambini, sono parte integrante di quel tessuto sociale.
    Le leggi non tutelano le famiglie perché, come ho detto, ciò comporterebbe un investimento di risorse ed un ribaltamento di priorità. Ma purtroppo,la produzione è la priorità primaria. I bambini, gli anziani, i disabili non producono.
    Benvenuti nel terzo millennio.

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