Mario

Il Movimento per la Decrescita e la Felicità Interna Lorda

In Anomalie, Economia, Energie alternative, Ironia on 14 ottobre 2008 at 23:04

In tempo di Crisi Sistemiche, cosa c’è di meglio che pensare a un movimento alternativo al consumismo liberista

Movimento per la decrescita felice …..Il movimento parte dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, ma che esistano situazioni frequenti in cui ad un aumento del PIL si riscontra una diminuzione della qualità della vita

Allo stesso modo, i sostenitori del MDF ritengono che vi siano casi piuttosto frequenti in cui attraverso processi di autoconsumo, di risparmio energetico e di relazioni di scambio che non transitino necessariamente per il mercato, si verifichi un incremento della qualità della vita materiale associata ad una diminuzione del PIL.

Se proprio vogliamo cercare un nuovo indicatore del benesse umano che non si basi su valutazioni economiche bensì etiche e morali allora dovremmo procedere con valutazioni basate sulla FIL uno degli indicatori alternativi dei processi umani di decrescita felice.

l Dalai Lama è un convinto sostenitore della FIL. A questo proposito ha dichiarato: «Come buddhista, sono convinto che il fine della nostra vita è quello di superare la sofferenza e di raggiungere la felicità. Per felicità però non intendo solamente il piacere effimero che deriva esclusivamente dai piaceri materiali. Penso ad una felicità duratura che si raggiunge da una completa trasformazione della mente e che può essere ottenuta coltivando la compassione, la pazienza e la saggezza. Allo stesso tempo, a livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità».

Gran belle parole…. solo che in Bhutan sono stati espulsi circa 100.000 cittadini di origine nepalese sostenendo che non sono dei “veri” bhutanesi. Ciò avrebbe avuto un effetto negativo sul PIL, ma non sulla Felicità Interna Lorda.

Stessa cosa qui in italia, espellere extracomunitari, islamici, rumeni e comunisti potrebbe portare un probabile effetto negativo sul PIL, ma avrebbe un effetto  sicuramente benefico sulla FIL sopratutto nella zona del Lombardo-Veneto.

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  1. Ci sei andata con i piedi di piombo eh?
    Sempre senza peli sulla lingua: BRAVA!
    Un abbraccio, Lisa (-17)

  2. Hai visto cosa si approva alla chetichella vero?
    Classi separate per gli extracomunitari. L’intento è certamente integrativo no? E chissà quanta Felicità Interna Lorda per quei genitori che sono d’accordo con la geniale trovata. Salvo poi accorgersi che se nella scuola dei loro figli c’è una maggioranza extracomunitaria e pochi italiani-ariani, visto i tagli alle elementari, queti loro figli potrebbero finire in classe accorpate a 20 km. dalla scuola che vorrebbero frequentare
    Ma come ben sai pensano sempre di essere loro i must…….
    Vorrei poter andare anche con i pugni di acciaio (qualche volta)

    Ciao Ross

  3. Da brivido… ma davvero? Questa non la sapevo… e dire che mi ero accinta alla lettura del tuo articolo con entusiasmo, quando hai cominciato a parlare di decrescita felice 😉 Mi ero illusa! Vado a spiluccare le news italiane… un’attività che eseguo sempre con orrore… ma questa non me la posso perdere.

  4. @ Martina

    Non c’è proprio niente da fare in Italia la realtà supera alla grande ogni più fervida fantasia…. a volte inizio un post seriamente, ma …. come vedi duro poco…. finisco con lo sbottare… questo vuol dire che non crescerò mai!

  5. Nel 1972 (36 anni fa, una vita fa)scrissi un articolo in cui “prevedevo” che il mondo sarebbe dovuto andare verso una de-industrializzazione. Il pianeta non avrebbe potuto reggere un aumento della popolazione esponenziale ed un altrettanto aumento esponenziale dello sfruttamento delle risorse disponibili che non sono infinite. Questo il succo di quell’articolo. Me l’hai fatto tornare in mente con questo tuo post.
    A distanza di decenni ormai e ripensando ad esso mi rivedo giovane, speranzoso nell’avvenire che mi accingevo a percorrere.
    Scrissi quell’articolo in concomitanza all’uscita dei lavori del Club di Roma fondato da Aurelio Peccei. Non credo che siano molti coloro che si ricorderanno di Aurelio Peccei ma credo che invece dovrebbe essere una figura ricordata. Questo è il mio modestissimo contributo.
    Aurelio Peccei fu un imprenditore italiano, un antifascita militante in Giustizia e Libertà durante la guerra. A lui si deve la fondazione dell’Alitalia, fu un manager importante della Fiat, costrui le fortune della Fiat stessa in america latina, fu amministratore della Olivetti. Peccei non fu solo un manager pubblico e privato ma costituì anche nel 1968 il Club di Roma.
    Un cenacolo di pensatori, scienziati, economisti, imprenditori, attivisti di diritti civili, dirigenti ecc. che avrebbero ragionato sui cambiamenti globali, individuando i principali problemi dell’umanità e cercando soluzioni.
    Pubblicò il “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, nel quale si prevedeva che la crescita economica, il famigerato PIL, diremmo oggi, non potesse continuare indefinitamente a causa della limitata disponibilità di risorse naturali, specialmente il petrolio, e della limitata capacità di assorbimento degli inquinanti da parte del pianeta.
    A distanza di 36 anni quant’è ancora attuale quel “rapporto”… Un rapporto voluto da un imprenditore, da un manager. Quant’è distante ormai Aurelio Peccei dagli attuali manager.

  6. Non so se serve ma riporto cos’è e quanto moderno fosse questo gruppo di illuminati, questo è il contributo che ho trovato su Wikipedia.

    “Il Club di Roma fu fondato nell’aprile del 1968 dall’imprenditore italiano Aurelio Peccei e dallo scienziato scozzese Alexander King, insieme a premi Nobel, leader politici e intellettuali, fra cui Elisabeth Mann Borgese. Il nome del gruppo nasce dal fatto che la prima riunione si svolse a Roma, presso la sede dell’Accademia dei Lincei alla Farnesina.

    È una associazione non governativa, non-profit, di scienziati, economisti, uomini d’affari, attivisti dei diritti civili, alti dirigenti pubblici internazionali e capi di stato di tutti e cinque i continenti. La sua missione è di agire come catalizzatore dei cambiamenti globali, individuando i principali problemi che l’umanità si troverà ad affrontare, analizzandoli in un contesto mondiale e ricercando soluzioni alternative nei diversi scenari possibili. In altre parole, il Club di Roma intende essere una sorta di cenacolo di pensatori dediti ad analizzare i cambiamenti della società contemporanea.

    Conquistò l’attenzione dell’opinione pubblica con il suo Rapporto sui limiti dello sviluppo, pubblicato nel 1972, il quale prediceva che la crescita economica non potesse continuare indefinitamente a causa della limitata disponibilità di risorse naturali, specialmente petrolio, e della limitata capacità di assorbimento degli inquinanti da parte del pianeta. La crisi petrolifera del 1973 attirò ulteriormente l’attenzione dell’opinione pubblica su questo problema. In realtà le previsioni del rapporto riguardo al progressivo esaurimento delle risorse del pianeta erano tutte relative a momenti successivi al primo ventennio del XXI secolo, ma il superamento della crisi petrolifera degli anni ’70 contribuì alla nascita di una leggenda metropolitana, secondo cui le previsioni del Club di Roma non si sarebbero avverate. Nella pratica, l’andamento dei principali indicatori ha sinora seguito piuttosto bene quanto previsto nel Rapporto sui limiti dello sviluppo, e l’umanità è destinata a confrontarsi nei prossimi decenni con le conseguenze del superamento dei limiti fisici del pianeta. Un esempio di ciò è dato dal picco di Hubbert.

    Attualmente presidente del Club, è il principe giordano El Hassan bin Talal.”

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