rossaurashani

C’è bisogno di immaginazione.

In Senza Categoria on 21 luglio 2008 at 14:04

Aggiungo un altro tassello al dialogo con Riciard su La cultura un’arma di distruzione di massa attraverso il commento di Franco che risponde dicendo:

“Non voglio scoraggiarti e non voglio nemmeno che queste mie parole possano essere interpretate come una critica. Ti capisco e comprendo molto più di quello che tu possa credere.
Voglio solamente interloquire con te e con tutti quanti sono interessati a questi nostri discorsi, ad approfondire il discorso se possibile.

Dunque tu proponi di sventolare la bandiera della cultura ecc. Pochi iniziati che stremati possano sventolare il vessillo dalla trincea in cui si sono riparati per difendersi dai cannoni che tuonano contro di essi.
Questo dal mio punto di vista è un rischio molto grosso.
Rischio è considerarsi degli eletti.
Rischio è costruirsi delle trincee per isolarsi.
Rischio è farsi interpreti della cultura.
Rischio è farsi interpreti della società.

Di quale cultura? di quale società?
eletti da chi? trincee per cosa?

Attenzione dico. Facciamo molta attenzione a fare di questi discorsi. Potrebbero essere fuorvianti ed perfino pericolosi come purtroppo la storia ha dimostrato.
Personalmente non credo nel concetto della riserva indiana. Nella riserva si muore.
Abbiamo invece bisogno di aria nuova per un ricambio, di luce per vedere bene nelle tenebre. Dobbiamo aprire le finestre, spalancare le porte, aprire ed aprirci alla società che è chiusa come le nostre case.

Vedevo stasera sul TG i ragazzi che erano in Australia per il raduno mondiale della gioventù per ascoltare il Papa. Riflettevo su questo. Migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di ragazzi di tutto il mondo a Sidney per Ratzinger. E’ mai possibile? Cos’ha da dire di così interessante Ratzinger a questi ragazzi perchè lo ascoltino? c’è un fil rouge tra lui e loro? Sinceramente non lo vedo.
Allora penso che sia qualcos’altro che questi ragazzi vogliono veramente. Credere in qualcosa che li accomuni, trovare un minimo comun denominatore tra loro, qualcosa che sia motivo per ritrovarsi, per conoscersi, per riflettere, per discutere. Nella crisi di valori della società attuale hanno trovato qualcosa in cui rifugiarsi. Qualcosa di cui avevano bisogno per difendersi dall’insensibilità dall’arroganza, dall’incapacità di questa società di offrire modelli diversi rispetto alla chiusura in se stessi, nel proprio particolare.
Al dio denaro, dominus di questa società si contrappone un dio qualunque. Ma in quanto dio non è soggetto a discussioni, i suoi prelati chiamano a raccolta e le moltitudini arrivano speranzosi di non essere traditi, per stare insieme, per socializzare, per (ri)trovarsi. Per trovarsi e ritrovarsi dunque. Poco importa se sullo scranno più alto c’è un papa che ben poco ha da condividere con questi ragazzi. Lontano, lontanissimo da loro, per idee, per cultura.

Perchè questa mia disgressione in un territorio da me molto lontano?
Per dire che la chiesa si è sostituita in questa fase storica alle idee, alle ideologie che mossero milioni di giovani in mezzo mondo 40 anni fa.

Non mi interessa in questo momento dire se avevamo ragione noi allora o se hanno ragione i ragazzi di oggi. Probabilmente non c’è nessuna ragione. Lo registro come un fatto, come il fondamentalismo islamico.

Non mi interessa se non da un punto di vista sociologico.

Questo mi interessa davvero e penso che dovremmo aprirci di più ascoltare quello che ribolle nella pancia della società quello che vorrebbero i giovani. Capire i loro desideri profondi, metafisici.
Non per manipolarli, non per arruolarli in un esercito reale o della fede, ma per capire come possa evolvere questa società. Per dare e trovare insieme una visione prospettica di società evoluta. Una società evoluta rispettosa dell’uomo, del suo essere, dei suoi sogni.
Per far questo non abbiamo bisogno di trincee, non c’è bisogno di vessilli o di croci, c’è bisogno invece di ascolto, di dialogo.
Ascolto e dialogo come esercizio per scambiarsi idee, per formarsi idee, per costruire idee nuove, per (ri)mettere in marcia popoli interi, nazioni intere, continenti.

C’è bisogno di immaginazione. Per citare ancora Marcuse….”

Franco

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