Mario

Di che colore è l’altra metà del cielo……

In Senza Categoria on 20 luglio 2008 at 17:48

Sempre parlando con Riciard mi trovo, di passo in passo, a percorrere quello che è stata l’evoluzione culturale del nostro paese negli ultimi 40 anni. Ricard, con la sua fresca sensibilità , ha letto tra le righe di un mio post e si è chiesto cos’è la donna oggi, quale sia la sua posizione nella società, cosa sia cambiato e perchè l’evoluzione si sia fermata, insomma in poche parole: di che colore è l’altra metà del cielo.

Partendo dal fatto che il sessantotto ha rivoluzionato i costumi della nostra società e sopratutto ha fatto si’ che le donne cominciassero a vedere la loro situazione qual’era, frutto di un condizionamento secolare atto a renderle sottomesse e manipolabili dal genere maschile, che, guarda caso, gestiva anche il potere politico e culturale, oggi si può analizzare i risultati di questa evoluzione, che è stata enorme confrontata col quella del passato, ma insignificante confrontata con la pulsione che aveva spinto le donne in quegli anni ai grandi cambiamenti.

Non a caso dicevo che nel 68, la mia battaglia di donna è stata profondamente più complessa di quella di qualsiasi ragazzo della mia età, tanto da farmi vivere quegli anni, pur da militante, con un atteggiamento di estraneità e di poco vissuto che solo una posizione di marginalità, poteva suggerirmi.

La mia necessità primaria era la libertà dalla famiglia, dagli affetti, dalla Chiesa, dalle idee comuni, insomma dal mio habitat, e pertanto dai condizionamenti che questi producevano nella mia esistenza, per diventare autonoma e disporre di me stessa. Cosa tra l’altro impensabile per quei tempi e fortemente criticata anche dai coetanei.

Tirando una linea decisa tra l’allora e l’oggi, continuo ad essere persuasa che non esiste un processo di evoluzione molto omogeneo nel movimento femminista, nel quale tra l’altro non posso riconoscermi in quanto non ho mai accettato la mia condizione di “diversa” in questa società, certo non ho avuto le stesse opportunità di un maschio, è evidente, ma tutto questo mi ha consentito di ingranare delle marce che al genere maschile sono sconosciute. Ho ottenuto risultati sorprendenti sfruttando la mia testardaggine e la facilità con cui la donna viene vista come marginale, inconcludente, naturalmente dipendente e mai come essere pensante autonomo e operativo.

Ho nascosto per anni dietro al silenzio e al sorriso, una volontà di acciaio che sarebbe stata sicuramente stritolata se fosse stata palese, non mi sarebbe stato dato lo spazio minimo che mi serviva per raggiungere le mie mete.

Lo feci assieme alle altre donne? Sì e anche no. Non saremmo riuscite mai a raggiungere alcune libertà indispensabili se non avessimo lottato all’unisono (nuovo diritto di famiglia, divorzio, libera interruzione della gravidanza), ma il movimento femminista era troppo imbrigliato da motivazioni solo di genere, mai di merito, le donne in generale, non hanno fiducia in loro stesse. Spesso per giungere a soluzioni condivise, si percorrevano slogan e atteggiamenti estremi, imbarazzanti e alla fine non condivisibili. Perchè mai avrei dovuto sostituire il potere bianco con il nero o nella fattispecie il rosa al celeste? Questi estremismi ridicolizzavano il movimento, non convincevano metà delle donne, che consideravano comunque l’uomo l’altra metà complementare del cielo, e si ponevano nel mondo con il diritto di essere considerate pari in quanto a dignità e diritti e per questo combattevano quotidianamente.

Quello era il 68, oggi dopo le “nostre” conquiste, ci accorgiamo che i valori di pari diritti e dignità, non interessano più, ci sono strade diverse che le donne percorrono che conducono ai margini del potere, un potere tutto personale fatto di esteriorità e sfruttamento della propria immagine, il mito è il denaro, il punto di arrivo è la non mediocrità (dove mediocre è sinonimo di altri). Attricette, veline, accompagnatrici, politiche e donne in carriera tutte corrono da sole per ottenere uno spazio e la visibilità in un mondo che è solo spettacolo e mai contenuto.

Nessuna di queste donne è rappresentazione se non di sè stessa. E allora che fa quel millesimo della metà del cielo che non si è mai posto il problema del genere, che non si innamora della propria immagine, che non soffre di insicurezza e che non ama le luci della ribalta? Si ritira un’altra volta sull’Aventino, rimette in posizione le barricate in difesa delle proprie libertà acquisite e aspetta il momento che qualcuno voglia riprendersele, allora lotterà fino alla fine.

No, Riciard, non credo che le donne che arrivano al potere possano essere diverse dagli uomini, questo è stato sempre il mio assunto, ma oggi lo penso più che mai, perchè andare al potere vuol dire essere passati per i compromessi che deturpano la femminilità. La parte buona di noi è fatta per comprendere, accogliere, e sognare un futuro migliore, mai per creare le condizioni insite del potere. Quelle che sculettano per essere scelte e che non scelgono mai, sono solo delle “femminelle” quelle che credono di essere arrivate e dicono di non avere le palle di velluto, non hanno neache il senso del ridicolo, quelle del family day che sfornano figli come torte credono che l’unico loro organo funzionante sia l’utero, mai il cervello.

Allora di che colore è l’altra metà del cielo? Potrei tentare di dire….. ma sinceramente credo che sia color color….. color….non so!

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