rossaurashani

La radice delle colpe (parlando con Riciard parlo con me stessa)

In Giovani on 11 luglio 2008 at 14:32

Siamo partiti da un post di Riciard’s – Odio i giornalisti di Repubblica al quale risposi un pò piccata che la generazione del ’68 non è tutta da buttare. Riciard’s mi ha risposto con Il sessantotto risposta a Rossaura e da qui mi sono nate delle riflessioni che vorrei condividere, ovviamente con Riciard che nè è stato lo stimolo originario, ma anche con gli altri che avranno voglia e pazienza di leggermi.

Innanzi tutto parto da una domanda per niente retorica: E’ possibile che la radice delle colpe, per la miserabile condizione della sinistra, abbia origine nel lontano sessantotto?

A questa domanda di getto sarei propensa a rispondere: Sì è possibile.

Ma ascoltiamo qualche considerazione: Sul 68

“Questa specie di rivoluzione,di cui sono certamente riflessi i fatti operai del ’69, ebbe il respiro di un fenomeno mondiale pur con caratteristiche peculiari nei singoli paesi. Esso ebbe da noi una vibrazione singolare e certo non è passato senza lasciare tracce durevoli. Ed anzi non è passato, ma resta come un modo di essere vitale della nostra società ed un fattore di maturazione umana e civile che, con rilevanti cambiamenti di stati d’animo e di fattori istituzionali, ha dato i suoi frutti e altri ne darà.” Aldo Moro

sempre sul 68

“In fondo, i primi che non hanno fatto il discorso del numero, che hanno detto soltanto: questo è giusto, quindi c’impegniamo a farlo, senza curarsi se ci siano o no possibilità di successo, sono stati i contestatori del 68. Con il 68 c’è stata la vera svolta. Un atteggiamento mentale che era un’autentica rivoluzione culturale (…) E’ la prima volta che è stato ripudiato l’opportunismo intellettuale”. Carlo Cassola

Nicolas Sarkozy sul 68

Il 68 ha imposto il relativismo intellettuale e morale, ha introdotto il cinismo nella società, ha abbassato il livello morale e politico”.

Ségolène Royal “Si trattò invece di un vento di libertà contro una società completamente bloccata”

mentre Daniel Cohn-Bendit leader del maggio francese afferma

“Quarant’anni dopo, sono fiero di essere responsabile di tutto!”

Il nocciolo della questione però non è più la valutazione di quegli anni, che, bene o male, hanno cambiato il mondo ed hanno avuto la forza di una “rivoluzione culturale” desiderata e necessaria. La radice delle colpe è il 68 per la valenza che ha avuto, per la potenza della sua espressione, per la globalità del suo intento, per la popolarità e l’esternsione del suo spirito di rivolta. La generazione che è uscita da quegli anni e che si è spalmata negli spazi di potere, si è affermata come l’intelligenza di un’epoca, come il nuovo che avanza e può tutto (molto, ma molto  di più del PD di oggi 🙂 ). Il suo ingresso nella società economica e produttiva ha avuto il tributo che era necessario, la svendita degli ideali, il travisamente  e il capovolgimento delle teorie che precedevano la tanto sospirata prassi, il tradimento del bene globale a favore del proprio bene, insomma,  senza se e senza ma, quella generazione approdò al compromesso, accettò l’ “opportunismo culturale” che tanto aveva odiato.

E ora dove sono quei meravigliosi ragazzi, gli “angeli del fango”, che tanto si sono prodigati a Firenze, quelli delle barricate, delle Università occupate e delle fabbriche in sciopero per i diritti dei più deboli, quelli delle oceaniche manifestazione per la Pace, quelli che consumarono tutte le parole del mondo?

Visto che io c’ero, lo so dove sono finiti. Li vedo, li conto, li conosco, qualcuno anche lo frequento, ma so e sappiamo di essere i “dinosauri” duri a morire, che si estingueranno certo, ma dentro di noi è rimasta la presunzioni di essere qualcosa di ineluttabile, di essere nati per vincere, di avere diritto alla nostra parte di eredità, vivendo della rendità di ieri.

Eccoci siamo i dirigenti di oggi, gli intellettuali, i giornalisti, i politici, gli scrittori, gli artisti usciti dalla polvere delle barricate e assunti alla polvere di stelle. Attori di un mutamento globale senza  pari, e oggi alla ricerca del riconoscimento e premio per la nostra carriera. Non tutti siamo giunti alle leve del potere, qualcuno si è perso per strada ed entrò nella lotta armata intuendo che il sistema si nutriva di anime e di corpi senza che nessuno ne avesse coscienza, altri di noi finirono ad ingrossare le file dei lavoratori semplici, soldatini del sistema che prometteva  loro “pane e pietanza” che in molti casi è tutto.

Ci furono le Stragi, le Bombe sui Treni e nelle Piazze, ci furono le reazioni di un sistema ben più forte di noi, ben più capace di rigenerarsi, ci furono gli Anni di Piombo, la Lotta Armata, la morte di uomini semplici e di quelli che potevano cambiare la Storia, ma sopratutto ci fu la gioventù che virava verso l’incanutimento precoce, verso la pesantezza del sapere, verso la presunzione di essere “classe eletta” e mai chiamata a risporcarsi le mani.

Il denaro si è comperato le idee e le grida di protesta, le Banche sostituirono gli Atenei, i giornali di regime diedero spazio alle voci snob di una generazione di “eletti”, le famiglie e i figli sostituirono le responsabilità verso gli altri e così via …. fino ad oggi.

Guardati in giro caro Riciard, punta il dito sulle loro pancie ben nutrite, sulla loro calvizie storica, sulle auto, le loro villette, sulle case al mare o ai monti, sulle amanti giovani o sui figli griffati. Ma perchè dovremmo essere noi a scendere con voi in piazza a gridare contro le vostre paure e sfortune. Cosa c’entriamo noi? Non vedete che siamo dall’altra parte della barricata? Non vi accorgete che siamo una concausa dei vostri mali?

Ecco perchè noi non possiamo essere al vostro fianco, perchè potremmo essere la vostra rovina. Ecco perchè sostengo che dovete reagire da soli, non sopportare più l’insopportabile,siete voi il futuro e il futuro sarà vostro.

In tutto ciò c’è una sola controindicazione: ricordatevi sempre che siete figli nostri e che con il nostro DNA vi abbiamo lasciato anche il segno del potere di questo mutamento. Io che ho fatto un passo indietro e che continuo a sporcarmi le mani, ma senza pretendere niente in cambio, vedo nei vostri occhi le stesse ambizioni, le stesse paure, le medesima mancanze, le stesse presunzioni che ci resero eroici e indimenticabili, ma che furono le origini delle nostre cadute, ma voi a differenza di noi, alcune cose le dovreste già sapere, eppure nella vostra lotta resterà sempre un grosso handicap  perchè malgrado tutto voi non cambierete mai la Storia.

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  1. « Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno del progresso tecnico »

    Queste sono le parole con cui inizia “L’uomo a una dimensione” di Herbert Marcuse.
    Questa “democratica non-libertà” permea tutto di sé, è riuscita ad imporsi. Nessuno se ne è affrancato, non gli strati tradizionalmente antisistema, non coloro che sono stati antisistema, non coloro che pur hanno fatto il ’68. Per questo ha ragione Ross.
    Visto che ho citato Marcuse, e che non rientra purtroppo tra i classici citati di solito al pari di Marx, Lenin o Gramsci mi permetto di continuare con lui.
    Il suo concetto, la sua considerazione che lo rese celebre in quegli anni.
    “L’immaginazione al potere”.
    Credo ci sia bisogno di una riscoperta di Marcuse, di una sua lettura e rilettura.
    Se la ragione, l’intelletto, il linguaggio non sono più in grado di opporsi all’ordine costituito, a questa società “evoluta”, a questa “democratica non-libertà”, se i modelli finora conosciuti da chi critica sono desueti ad affrontare questo tipo di realtà forse dovremmo davvero appellarci all’Immaginazione. Immaginazione come categoria filosofica per comprendere le cose, i fatti alla luce delle loro potenzialità. Immaginazione come potenzialità per affrancarci dallo status quo.

    L’immaginazione chi può averla? Tutti diremmo, ma chi meglio dei giovani attuali? e di quelli che lo saranno? Noi vecchi sessantottini abbiamo il nostro vissuto, i nostri archetipi, i nostri substrati culturali, le nostre sedimentazioni al pari delle nostre coronarie. C’è bisogno di cuori nuovi, c’è bisogno di menti libere, di menti sgombre, di menti pensanti. C’è bisogno di immaginazione.
    C’è bisogno di una nuova rivoluzione culturale come fu quella del ’68. Per farla ci vuole Immaginazione.

    Sono stufo di leggere rimandi a Marx, Lenin, Gramsci. Sono stufo di leggere rievocazioni nostalgiche di Berlinguer. Sono stufo di leggere rievocazioni del passato, di quando eravamo giovani e belli. Sono tempi passati di cui serbo un ricordo dolce, perchè coincidevano con gli anni della giovinezza. Adesso sono gli anni della nostalgia. Ma questo fa parte del nostro vissuto. Non interessa se non noi stessi. L’interesse adesso è per gli anni a venire. Per le battaglie che devono, dovranno essere combattute da tutti coloro i quali, mi auguro, non accetteranno l’idea di una “democratica non libertà”.

  2. @ Franco

    Io ho parlato con il cuore e tu con la mente, ma sono le stesse parole che nascono dallo stesso vissuto e dalla nostra uguale immaginazione verso il futuro. La mia adesione è totale e questo mi fa sentire meno sola.
    Grazie di esistere (e siamo già a due, chissà quanti ne collezionerai!)
    Sempre sullo stesso tema il post “Uccidere il padre….” che unisce il giro di post tra http://www.logicokaos.blogspot.com e http://www.laltrametadelcielo.wordpress.com e i nostri commenti.
    Un sorriso sollevato
    Ross

  3. Ciao ross,

    non ho avuto tempo di farlo prima, ma appena ritornato tra le pagine dei post etc, ti ho risposto 😉

    http://riciardengo.blogspot.com/2008/07/lasciate-almeno-che-sia-risposta.html

  4. […] Da “L’altra metà del cielo”: La radice delle colpe […]

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