Mario

Moro e Berlinguer furono vinti…………….

In Senza Categoria on 8 luglio 2008 at 19:06

Stimolata vivacemente da un post di Audrey, ma sopratutto dai commenti che ha scatenato e leggendo l’articolo A trentanni da Moro di Giulietto Chiesa, mi appresto ad affrontare un tema terribilmente attuale:

LA SINISTRA C’E’ ? E SE C’E’ DOVE STA ANDANDO ?

Abbiamo consumato il nostro tempo e le tastiere dei nostri pc a lambiccarci sulle cause di una debacle elettorale e politica delle dimensioni di quella che ci ha sconvolto quasi tre mesi fa. La sinistra non “tradizionale” uscita dalla carta geografica del nostro parlamento, l’altra (ma si può ancora chiamare così?) riformista con la capacità di reazione pari a zero. Out of order a tutti gli effetti, lasciandoci orfani, confusi e smarriti.

“Dobbiamo trovare qualcosa che ci ricompatti, ma che non sia l’anti Berlusconismo!” “Beh potremmo provare con l’autoflagellazione”. Insomma questa sinistra non va, le idee corrono in ogni direzione, sono poche, sfuggevoli, senza mordente e sopratutto tendenti all’autoreferenzialità. Poco importa se vengono da Di Pietro, Vendola, Ferrero, D’Alema o Veltroni nessuno si esprime in termini di programmazione politica ad ampio raggio. In un grande polpettone di dubbia provenienza si sprecano concetti e fideismi e questo non solo a livello dei quadri di partito, ma anche a livello dei militanti.

Giulietto Chiesa scrive:

“Il Partito Comunista ha indubbiamente subito un’evoluzione – parole di Aldo Moro, pronunciate a Benevento nel novembre 1977, quattro mesi prima dell’agguato di Via Fani – ma ecco, ci viene proposto lo schema di una società socialista, e indicato come il punto di arrivo di una esperienza politica che può passare per tappe diverse … Ma mi sia consentito dire che i lineamenti di questa democrazia socialista restano ancora indistinti, poichè essi non si esprimono in nessun modello riconosciuto (…).Sono intuizioni, stati d’animo, sono aspirazioni, della cui sincerità non vogliamo dubitare, che debbono tradursi in comportamenti, che debbono diventare realtà, che debbono inserirsi entro il contesto democratico quale noi lo concepiamo; e quindi è interessante sapere quale sarà la società socialista che potrebbe coinvolgerci al termine di un imprevedibile processo storico. Noi siamo interessati a conoscere il punto di approdo di questa sperimentazione nuova, il frutto della mediazione tra internazionalismo proletario e via al socialismo, via autonoma al socialismo. Vogliamo, cioè, capire meglio, per orientarci meglio, quale possa essere un nuovo, stabile, sicuro, difeso modo di vivere libertà e democrazia in un regime socialista”.

Questo fa capire perchè Aldo Moro fu rapito e ucciso senza via di scampo.

Dice Chiesa ancora: “Ma non è in chiave di rievocazione storica che queste parole sono importanti. Servono invece a misurare l’abisso, la profondità della distanza tra quel contesto politico e quello odierno dell’Italia. Allora il capo del partito di maggioranza relativa, dell’erede di De Gasperi, riconosceva al Partito Comunista l’intera dignità di interlocutore democratico. Chiedeva garanzie, del tutto legittimamente, e voleva capire meglio cosa fosse la democrazia socialista, e le sue tappe. Ma si diceva pronto a fare un percorso comune, una volta chiariti i punti non chiari – e ce n’erano non pochi – verso una democrazia socialista, addirittura verso un regime socialista.”

“In quel momento l’avanzata del Partito Comunista era avvenuta in modo interamente democratico, e si rivelava inarrestabile . Moro ne prendeva atto e, avendo scelto di restare sul terreno democratico, correggeva il proprio orologio della storia. Anche altri stavano contemporaneamente correggendo, in altra direzione, i propri. Fu allora che l’Italia fu spinta violentemente fuori dal terreno democratico. E non c’è più ritornata.
Quattro anni prima, subito dopo gli eventi del Cile, e dell’assassinio di Allende, Enrico Berlinguer aveva scritto, su Rinascita, le sue riflessioni, quelle che portarono alla proposta del “compromesso storico”. Aveva ben compreso che il 51% non sarebbe bastato per costruire un socialismo democratico in Italia. Aveva capito con largo anticipo che non glielo avrebbero consentito. Cercava di costruire uno schieramento molto più vasto, capace di reggere all’urto delle forze imperiali che non potevano consentire un passaggio democratico verso una società socialista democratica. Moro aveva capito perfettamente se non la fisionomia della democrazia socialista, certamente i limiti della democrazia occidentale. Sapeva di rischiare. Dopo il colloquio con Henry Kissinger ebbe la certezza del pericolo. Rischiò, pagò”.

” L’egemonia politica e culturale del socialismo fu demolita in quegli anni, successivi alla morte di Moro. Basterebbe ora confrontare quelle parole, e quei significati, con la miserevole temperie del dibattito politico italiano, ma soprattutto quello della ex sinistra che lo componeva. Invece di capire le ragioni della sconfitta sarebbe utile, nei congressi che preparano per scannarsi tra loro, che riflettessero sui motivi che hanno determinato la perdita completa di quella egemonia e la sua sostituzione con l’egemonia dell’avversario. Moro e Berlinguer furono vinti. Il tempo della storia è stato quello di Licio Gelli. C’è dunque una spiegazione se adesso, dopo trent’anni, a dialogare tra loro ci sono Berlusconi e Veltroni.”

Se c’è davvero una spiegazione e su questo, quotidianamente io mi arrovello, sinceramente, una risposta che sia definitiva non la trovo. Potrei pensare che come ci insegnava Vico esistono “i corsi e i ricorsi storici” e da questi percorsi non si esce. Potrei sostenere che politici dello spessore di Moro e di Berlinguer non ne esistono più, ma odio pensare che le idee devono per forza avere un padre e che la sinistra deve per forza avere un capo carismatico come è necessario per la destra. Cerco una ricetta per riportare la sinistra al rigore e vigore di altri tempi e non riesco ad accettare che la conoscenza umana sia regressiva. Dice Mario Capanna riferendosi alle trasformazioni verificatesi negli anni ’60: “Un giovane di oggi,(…) nonostante l’oblio prodotto dalla manipolazione culturale, sa tuttavia (sente) che alle sue spalle (…) si è prodotto un generale sommovimento delle coscienze che non ha più avuto uguale e che si proponeva un futuro del mondo ben diverso da quello poi realizzato, oggi sotto gli occhi. Da quel passato, dunque, non proviene solo un’eco, ma una richiesta – esigenza – di confronto e di stimolo, per capire, affrontare e cambiare l’oggi e il domani. Perciò il discorso continua, sospinto dalle cose, per come sono e per come avrebbero potuto essere, e spegnerlo è impossibile.”

Povero Capanna, te ne sei accorto che la “manipolazione culturale” è molto più potente delle “idee di rivolta “? Beh, se non riesci ad andarne a patti, allora benvenuto tra gli illusi.

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  1. grazie di aver segnalato questo interessantissimo articolo di Chiesa. Non avevo mai letto quelle parole di Moro e mi ha impressionato la portata enorme che avevano, il loro legame con gli eventi tragici che stavano per compiersi, il modo in cui dimostrano la sua statura innegabile di ‘statista’.
    A parte questo, hai messo un sacco di carne al fuoco ed è precisamente quello che dobbiamo fare ora. E’ vero che nei blog e fuori ci si confronta “tra di noi”, tra coloro che bene o male si sentono un’appartenenza di sinistra, ma già portare un filo di chiarezza in questo acquario (che non è poi così piccino) sarebbe un’impresa importante. Io mi accontenterei di trovare un accordo sulle domande giuste, prima ancora che sulle risposte 🙂

    ps: il tuo titolo mi ha fatto ricordare il titolo di un congresso di filosofia che a suo tempo mi fece sganasciare: “dove va – se va – la filosofia?”
    >< D

  2. A pensare bene c’è anche una risposta a quella domanda, anche se è davvero iconoclastica:
    “La sinistra non c’è e si ci fosse starebbe andando in malora….” (riflessioni postume alla manifestazione di ieri) 😦

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