Mario

Storia di Amalia (Venezia 1912). La leggerezza della gioventu’.

In Libri on 5 luglio 2008 at 16:36

Tratto da “Disegni a Matita “di Rita Bacceghin – Editoria Universitaria Venezia

Venezia 1912

Non le ci volle molto per capire che quello non era stato un gioco da bambina. Le trecce le accarezzavano ancora le spalle e il grembiule a fiori le stava ancora addosso. Ma uno strano cupore le impedì per sempre di cantare.

Quando si confidò con l’amante bambino, lui impallidì e ad Amalia parve più bello di quanto non lo fosse mai stato, quasi un Dio. Con gli occhi azzurrilui le accarezzava ogni tratto del viso per accertarsi che ciò che aveva inteso fosse vero. La fronte gli si imperlò di sudore, minuscoli lustrini luccicanti.

Con un gesto che le era familiare, lui scosse indietro la testa, quasi a voler gettare dietro le spalle i ricci biondo rosso e quell’inaspettato problema.

Amalia non cantò più le cantilene di Annetta, non saltellò più spingendo avanti e indietro la pietra rossa, tra i cerchi e i quadrati della calle. Volle uno scialle nero, in seta a fiori per avvolgere strette le braccia e il suo segreto.

Una mamma bambina davanti all’universo. Quale vento caldo, quale stella cometa l’avrebbe guidata?

“Quanti passi insieme, percorreremo ancora, prima di separarci stasera?”

“Non ci separeremo mai, è semplice.”

“E quanti minuti trascorreranno ancora, prima di rivederci domani?”

“Sono grande. Ti proteggerò. Ma sei sicura?”

Arrossì, Amalia, abbassò gli occhi come incolpata di una colpa non commessa. Lui intuì di averla ferita e rimediò prontamente, prendendole il viso tra le mani. Poi prese a scioglierle le trecce. Capelli lisci e corvini, occhi vivi e brillanti labbra naturalmente rosse aveva Amalia e si sentì d’un tratto di nuovo bella.

Due raggi di luce erano i suoi occhi che non smettevano di fissarle il volto.

“Non ci lasceremo, Amalia, né ora, né mai.” La strinse a sé e lei si senti un tutt’uno con la vita.

Quante volte stirando col ferro a carbone le sue camicie bianche le avrebbe baciate solo per ricordare il profumo che lui emanava quella sera di giugno di tanti anni prima.

Venezia 1914

Venduta la casa, la mobilia, il letto, Amalia salutava il padre dal Porto di Venezia. Sono scomode le navi di chi emigra, ma i pacchi e le valigie stanno lì, a rassicurazione.

La gente di Marsiglia è ospitale. Tutti fratelli, anche chi viene da lontano. (…)

La casa isolata sulla collina sembra ad Amalia un regno sinistro: “Perchè così lontano dal porto? Perchè così lontano da te? La via è tortuosa e a me tutto questo pesa fin troppo.” Ma intanto pensava:

Fiorellino nato anzitempo, / fiocco di neve, / frutto di stagione, / il sole dovrà guardarsi dal bruciarti / e anche la luna dovrà mostrarsi lieve.

(continua)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: