Mario

Il fratello di Amalia, Giovanni. (2° parte) La leggerezza della gioventù

In Libri on 5 luglio 2008 at 17:04

Venezia, 1912

Avevo 8 anni, nel 1904, mio fratello sedici. Era forte, come un torello, ma gli stava stretta la nostra piccola falegnameria.

Voleva l’Arsenale, e così ci andò?

Chi conosceva la sua età? Chi le misure che gli avrebbero salvato la vita? Cominciò con la pece e la stoppa alle scialuppe. Quindi diventò un saldatore.

Una grossa lamiera lo schiacciò, frantumandogli il capo.

Ahi, che dolore in quella casa, che cupa disperazione. Io la capivo appieno. La mamma non riconosceva più che ci fosse un Dio e malediceva il suo destino. Mio padre si impietrì per molti anni ancora: nessuna trapanazione del cranio, all’ospedale, bastò a riportagli in vita il figlio maggiore.

Fu cacciato via il prete che voleva benedire la salma del suo Giovanni, morto bambino.

Una manifestazione socialista si mosse da porta “Duca d’Abruzzi”, alla Tana, con le bandiere rosse.

Grida di operai scioperanti, minacciosi che richiedevano sicurezza sul lavoro.

La folla si fermò a metà Via Garibaldi, di fronte alla nostra casa, per aspettare il feretro e mio padre che, ritto come una statua, vi si avviava dietro, nel silenzio di tutti.

Mia madre, timorata dell’aldilà, mi portò dentro casa. Non voleva un figlio morto senza la benedizione di una croce. Ricondotta tra le nostre mura mi trovai a guardarla piangere un figlio così tenero e forte ed io, impotente, volevo ridarle il figlio e il mio fratello più grande Giovanni.

La manifestazione finì all’Isola di S.Michele, al cimitero. Ghirlande di fiori e bandiere rosse, operai in tuta blu, con la rabbia nella gola e tante, tante donne con gli scialli neri presero il posto di mia madre in un lamento che parve a tutti universale.

L’unica foto che riserbo di Giovanni, l’unica della sua vita forse, è di color seppia, in un blasone ovale.

E’ steso sembra che dorma. Sedici anni, tranquillo. I capelli neri sono teneramente dipinti a mano dal fotografo che, per amore, on volle immortalare quel ragazzo calvo.

Tratto dalla Storia di Amalia “Disegni a Matita” di Rita Bacceghin

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