Mario

Sono arrivati quattro fratelli – La leggerezza della gioventù

In Gruppo di scrittura on 5 giugno 2008 at 9:39

Anno 1976

Qui inizia la mia storia. Non proprio tutta, solo la parte che ha cambiato la mia vita. Una storia durata solo nove anni perchè nel 1985, per malasanità io sono morta.
Lasciatemi dire sono, anche se non sono più. Sono una donna con le “palle”, ho affrontato fatti della vita che avrebbero affossato uomini ben più forti di me, il mio coraggio è l’ironia, la mia forza è il sorriso. Sono rimasta orfana da ragazza, assieme ad altre due sorelle una più grande e una più piccola. Ho incontrato e fulmineamente sposato un artista, che mi ha portato in America, non tanti soldi, sai gli artisti come sono, doveva sperimentare ed io ho lavorato duro per poterci far sopravvivere. Un giorno si decise il ritorno in Italia, repentino come la nostra partenza. Finalmente a casa, l’artista si poteva affermare, ma io dovevo lavorare. Poi le cose andarono meglio, i galleristi si accorgevano della sua arte e io iniziai a lavorare al suo fianco per organizzare, per pubblicizzare… per fare quello che una moglie fa se è necessario. Ero felice? Beh ero soddisfatta di me stessa ed era già molto. Poi venne il bimbo, ossia nacque, ma ci lasciò subito, Willy non era nato per sopravvivere e ci lasciò soli con la nostra arte.
Le mie giornate vuote non si riempivano di quadri e di mostre. Ero strana, non ingranavo. Finchè non chiesi di adottare un bambino e da questa timida richiesta mi trovai ad abbracciare quattro fratelli e a portarmeli a casa, problemi compresi. Non è facile adottare un bambino e lo è ancora meno prenderne quattro e ribaltare la tua vita, sopratutto quando dopo sei mesi il marito ti dice o li riconsegni o divorziamo. Certa che i figli non sono pacchi postali, scelsi la strada più breve e divorziammo. Lui l’ha fatto in tempo record tanto è americano. Io invece mi trovai separata con un procedimento di adozione e un ex marito americano.
Non che la cosa mi sconvolgesse più di tanto, ormai avevo superato molti confini, dovevo superarne ancora e lo facevo con il sorriso sulle labbra. Quattro fratelli: 9 anni Elena, 8 anni Sofia, 6 anni Pietro, 4 anni Gianni il piccolo, che non sapeva allacciarsi le scarpe. Comincio il viaggio con loro nel 1976 che mi porta a crescere questa nidiata, con alti e bassi, problemi e soluzioni geniali, finchè il Tribunale non trasforma l’affido in un’adozione speciale. I miei bambini che portano il mio cognome.
La strada è stata dura, finchè un giorno, con la mia solita fortuna, incontro un uomo straordinario che ci porta con sè in Spagna, a Barcellona. Acquistiamo (facendoci debiti) una grande casa vicino al mare, i bambini sono felici, vivono all’aperto, studiano, vanno a scuola imparano ad essere cittadini del mondo, a parte Gianni che vive nel suo mondo fantastico e continua ad avere difficoltà ad allacciarsi le scarpe. Che periodo di sogno.
Max è buono e mi ama, io sono serena e lo amo. Tutti e due amiamo i bambini e loro finalmente si sentono totalmente amati. Correva l’anno 1984. Elena fra un pò sarà maggiorenne e poi sarà il momento di Sofia e così via…. anche se so che Gianni non lo diventerà mai per sua natura.
Torno in Italia nel 1985, avevo programmato uno stupido intervento chirurgico, non vi dico neanche perchè, altrimenti mi direste, ma chi te l’ha fatto fare? Lascio i ragazzi e Max a Barcellona, tanto tornerò presto, migliore.
Incontro i miei vecchi amici, le mie sorelle, mi sento proprio in forma, adesso sì che le cose girano…
Entro in ospedale una mattina di luglio, e qui si chiude la mia vita, anche se mi sposteranno in un centro di rianimazione,nel quale resterò per 14 giorni, soggiorno inutile fin da subito, spostamento fatto troppo tardi, ma tanto forse non sarebbe servito. La chiamano malasanità, alcuni amici l’hanno chiamato assassinio.
La mia storia finisce qui, Quelle dei miei figli continua, fortunatamente in un altro paese, con un uomo che li ha accettati come figli suoi, con un Tribunale che ancora una volta ha compreso le necessità di questa famiglia. Io finisco qui, ma rimango ancora nel ricordo di tanti e questo mi piace perchè tutti di me si ricordano, sopratutto,  ricordano il mio sorriso.
Ah mi dimenticavo il mio nome è Marina.

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  1. Cavolo Ross… Mi hai fatto venire i lacrimoni. E non scherzo.
    Non so..davvero… Alcune volte la vita davvero sembra solo una mxxxda. Boh, che dirti? Beato chi crede in un’altra vita, dove forse una qualche forma di giustizia può essere data.

  2. be a parte i lacrimoni sono poche le donne forti come te ma vorrei che mi spiegassi dovè la leggerezza della gioventù io vedo una grande forza che in gioventù sono rare

  3. molto bello, è un racconto di fantasia o riporti fatti realmente accaduti?

  4. @ Audrey e MT
    In questo caso la storia è verissima, niente di romanzato, niente di inventato. Marina è (come vedete uso il presente) forse la mia più cara amica, da quando non c’è più il vuoto l’ho sentito moltissimo, anche se da quando era un Spagna circa un anno e un pò di tempo prima ci eravamo allontanate, come la vita spesso lo esige. Ci volevamo bene e mi manca la sua voce roca che mi dice “Bestia!!!!” (solo un gioco di parole tra di noi) sapete quel genere di amicizia che ti fa scambiare i vestiti (a quel tempo si poteva) che nelle vetrine ti accorgi di guardare gli stessi oggetti, insomma affinità impalpabili…..
    Non continuo per non innescare un amarcord senza fine.
    Marina è una grande donna ed io sono fortunata di averla conosciuta!
    Se fosse con noi sicuramente ci racconterebbe una barzelletta dissacrante e ci farebbe morire dal ridere anche sulla sua morte, una persona irripetibile.

  5. @ sciobi

    La leggerezza della gioventù è una raccolta di racconti che ho proposto in rete. Racconti di fantasia o di fatti accaduti, se guardi nei post precedenti ne troverai altri due “Una donna e un bambino” e “La ragazza del manifesto”. Il filo conduttore è il tempo, ossia una data che sta tra il 1950 e i giorni nostri. Come vedi ogni racconto ha una data che lo colloca in un certo periodo.
    La leggerezza della gioventù, purtroppo non è mai leggerezza davvero, io lo so per esperienza. Comunque la gioventù nella iconografia dei nostri pensieri va sempre collocata in un’area lieve, forse addirittura superficiale…. ma non è così.
    Se volessi partecipare, sono disponibile per chi non ha blog ad ospitarlo sul mio.
    Ciao Ross

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