Mario

La ragazza del manifesto. (Rossaura) – La leggerezza della gioventù.

In Gruppo di scrittura on 28 maggio 2008 at 18:12

28 Maggio 2008
Che caldo fa nella soffitta. Non ci sono entrato mai, però ora devo cercare, terzo scaffale a destra. Non ho voglia di pensare. La malattia della mamma, l’ospedale, il suo disagio. Se sta male non è colpa sua! Ma vallo dire a lei. Benedetta donna, troppo emancipata per mio padre e con me sempre indietro nel silenzio. Il mio angelo custode. Ma adesso devo fare da solo. Non ho voglia di pensare. E se la perdo come ho perso mio padre? No, non ho voglia di pensare.
Terzo scaffale a destra. Maldestro, come al solito, urto un tubo di cartone che cade e si apre il tappo. Lavoro, sicuramente, cose del suo lavoro. Guardo incuriosito. Ma è un manifesto. La pubblicità di una marca di jeans. Una ragazza, la mia età, capelli rossi, ribelli, attraversa la strada, mani in tasca, i jeans, il maglione enorme, come i suoi, passo svelto è deciso, sa dove va, sguardo di chi sa con chi va…
Mamma… sei tu ?!?!? Sotto ai suoi piedi una scritta in pennarello nero: Ma sei tu?!? Non è la scrittura di papà.
Mamma, proprio tu? Penso a foto di lei alla mia età. Boh, non me ne ricordo, non ne ho viste mai. Non mi sono mai interessato, eppure… Eppure sembri proprio tu. Stesso modo di camminare. Deciso. Il mondo non ti spaventa. La Rossa. Negli occhi il cipiglio di chi non si fa fermare. Neanche con me ti sei mai fermata. Mi hai sempre preso per mano e via, per le strade del mondo. Mano asciutta, rassicurante. La tua mano. Possibile che qualcosa ti possa fermare? No, non voglio pensare.
Lo scaffale urtato contiene altre cose. Un sacco della spazzatura pieno zeppo di lettere messe alla rinfusa. Eh sì, ti riconosco, cose di poca importanza, sempre pronte per essere buttate. “Caro Roberto… ” non è mio padre. Marzo 1969. Non poteva essere lui. Tiro un sospiro di sollievo, ma perchè?
“Caro Roberto, quando te ne sei andato, non c’eravamo detti nulla, non sapevo se mi avresti scritto, se l’avrei fatto io, se sarebbe esistito ancora un noi…” Noi? Ma chi è Roberto? “Ora siamo qui, noi, proprio noi, lontani, ma non divisi. E’ bello saperti amico delle mie giornate.” Certo solo un caro amico, un altro sospiro di sollievo. “Ieri sono stata al Comitato, ho incontrato quelli del Gruppo, erano un pò preoccupati, le cose non vanno come dovrebbero andare, per il giorno 26 è previsto lo sciopero generale, dovremmo fare i picchetti, ma Giovanni e Matteo la vedono brutta a Marghera, non c’è ancora intesa. Gli operai ci guardano male, d’altra parte per loro noi siamo i figli di papà, cappelloni e scansafatiche. La lotta di classe…” Mamma, sei tu? Guardo con attenzione il manifesto. Guardo la tua scrittura della lettera. Penso a questo Roberto, al Comitato, al Gruppo e alla lotta di classe. Mamma, chi sei?
Stesso scaffale, soffitta. Un libro dalla copertina rossa, ottobre 1966, la prima pagina e l’ultima novembre 1969. Un diario. Questo no, mamma, non te lo posso fare. Cascano delle foto. Eccoti qui, la ragazza del manifesto. Stesso cipiglio, stesso maglione enorme, stessi capelli rossi spettinati, tenuti fermi da un fazzoletto legato sulla fronte. Quanto sei bella, mamma! Quanto sei antica e fuori moda. La mia mamma, una figlia dei fiori. La mia mamma, il mio porto sicuro. Fuori del tempo, fuori delle regole. La mia mamma e la lotta di classe. La mia mamma che suona la chitarra. “Roberto, grazie di esistere”. Ma quanto mi sta sulle palle questo. E intanto piango come un bambino.

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  1. Veramente bello… complimenti per l’idea e per il racconto…. davvero!!!
    Un abbraccio carissimo, Lisa
    ps: appena riesco ti rispondo alla email ;D

  2. Veramente bello. Mi ha emozionato, spesso da “figli” non pensiamo ai nostri genitori come persone. E quando siamo meno giovani, siamo a volte ripagati con moneta analoga. E’ il cerchio della vita, ma basterebbe poco 8e sarebbe bello) senza invadere tutti i punti di chiaroscuro che attraversano la vita degli uomini e delle donne di questo mondo, riscoprici così, genitori e figli, semplicemente come esseri umani che si vogliono bene.

    ^_^

  3. bellissimo racconto…poteva scriverlo solo una mamma, chissà perchè per capire certe cose bisogna passare dall’altra parte della barricata.

  4. Bellissimo racconto… ma… chi era Roberto???

    Io ti rimando sempre alla “Ragazza delle arance”, racconta una storia simile e dovrebbe piacerti molto.
    p.s.
    il meme è quasi pronto

  5. @ Carlo e amiche

    Verissimo, i figli ti vedono sempre in modo scontato, la tua vita inizia quando nascono e finisce un pò quando diventano adulti e se ne vanno. Questo è l’unico immaginario che hanno, comodo, pratico ed egoista e noi li capiamo bene perchè così è stato anche per noi, ce ne accorgiamo quando da adulti i tuoi figli, non sanno chi sei e si stupiscono se un compagno o un’amica gli dice “Tu si che hai una mamma tosta!” Si chiedono perchè e poi un pò alla volta ti guardano con occhi nuovi.

    Il ragazzo del racconto sta perdendo la sua leggerezza, era figlio, ora la vita lo spinge ad essere adulto, un distacco da chi gli aveva permesso di essere leggero, senza pesi da portarsi sulle spalle, ora la vita si appropria di un altro destino. Proprio in questo momento di distacco un figlio vede la madre per la prima volta, si confonde, vuole tornarsene indietro e non affrontare la realtà, si illude, ma la realtà una realtà che coinvolge tutti e due gli apre gli occhi e lo conduce per l’ultima volta in una regressione che libera finalmente il suo dolore, e che porta genitori e figli sullo stesso piano con i loro sentimenti e con la loro storia di persone.

    Quando l’ho scritto devo dire che pensavo a quanto avrei voluto anch’io entrare in una soffitta e trovare ad attendermi una storia che ormai più nessuno mi racconterà.

    Ho nel cuore ancora il calore di una giornata di sole 🙂

    Ross

  6. Non so quale giornata di sole avevi nel cuore. Tante cose non so. Quello che è certo è che non è vero che la storia che speravi era una storia che ormai più nessuno ti racconterà. Qualcuno ti può raccontare quella storia anche se magari non proprio la stessa.

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