Mario

Rutelli NO Zingaretti SI. Cosa hanno voluto dire gli elettori di Roma alla sinistra?

In politica on 28 aprile 2008 at 17:25

Rutelli battuto al ballottaggio per sindaco di Roma da Alemanno.

Un’altra vittoria della destra in questa primavera (intesa stagionalmente)  elettorale italiana.

Cosa significherà questa sconfitta per la sinistra?

Morte del Partito Democratico appena poco dopo la nascita?

Tentatavi da parte dei soliti noti (D’alema? Fassino?) di ritornare in auge, mettendo in un angolo Veltroni?

Un tentativo di resurrezione, di riaffermazione del “Ma anche noi ci siamo” da parte della sinistra ormai extra parlamentare?

Onestamente credo nulla di tutto questo.

Anzi, per certi versi, paradossalmente, vedo questa sconfitta di Rutelli come un ulteriore conferma della bontà del progetto veltroniano e del suo tentativo comunque (più o meno riuscito è un altro discorso) di rinnovamento.

Il No dei romani è stato dato alla persona di Rutelli, al suo rappresentare il “già visto”, il “già vissuto”, il suo essere stato tutto ed il contrario di tutto ideologicamente e materialmente, con un cambio vorticoso di poltrone.

Il suo avere una moglie “maitresse a penser” dei salotti tv italiani, con posto fisso al “Porta a Porta” vespasiano e con rubrica fissa (profumatamente pagata) al TG5 berlusconiano.

La gente ha votato No a tutto questo, al partire radicale ed al finire baciapile, all’uomo pronto per ogni stagione

Mi direte..perchè Alemanno non è così? Non è stato già ministro anche lui, volto rodato e collaudato di 1000 stagioni romane e nazionali?

Sì, vero…Ma non dando la stessa pesante e frivola (in contemporanea, mistero della fisica politica) impressione di Rutelli.

Zingaretti ha vinto al ballottaggio per la Provincia, su un terreno elettorale dato (in previsione) più complicato per la sinistra rispetto a quello cittadino (la Provincia di Roma ha ampie zone in mano alla destra).

Forse la domanda che bisogna porsi è questa… Perché gli elettori hanno detto Zingaretti SI e Rutelli NO?

E sulle risposte la sinistra di Veltroni dovrà ragionare.

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  1. Audrey,
    primo: per favore smettila di chiamarla SINISTRA
    secondo: io sono contento che abbia vinto Alemanno
    terzo: auspico un bel trentennio di manganello (20 anni sono pochi), perché questo è il sommo desiderio degli italiani. Io auspico un futuro stile Argentina, perché questo è quello di cui abbisognano gli italiani. Leggiti il post che pubblicherò domani mattina.

    OT: ma questo blog è tuo? Siamo fissati con queste “metà di cielo” eh? 🙂

  2. Sono d’accordo con te. E’ un segnale che il popolo della sinistra è stanco delle facce vecchie. Spero che sia capito, almeno questo, almeno stavolta.

    E’ bellissimo leggerti.

    ^_^

  3. Può sembrare un paradosso ma non lo è. Per assurdo la sconfitta di Rutelli permette, anzi obbliga il PD e tutta la sinistra ad una riflessione profonda su l’esito delle elezioni che altrimenti in caso di vittoria rischiava di restare sotto traccia, di non emergere così come adesso è invece obbligatorio avvenga.
    Il voto “contro” Rutelli espresso dai cittadini romani che hanno dato un voto disgiunto tra comune e provincia la dice lunga su come è stato gestito l’appuntamento. La riproposizione di Rutelli credo sia chiaro per tutti non è piaciuta. Si è creato un nuovo partito e questo implica novità non riproposizione di vecchie figure, che hanno attraversato tutta la politica galleggiando come tappi. Rutelli non è radicale, Rutelli non è comunista, Rutelli non è democristiano, Rutelli non è un papalino, ma Rutelli cos’è? chi è? un replicante alquanto tronfio, sicuro di vincere e che si è scornato andando a sbattere violentemente sulle urne elettorali. Sento che adesso è in corsa per fare il capogruppo del pd al senato. Sarebbe follia pura. Ma possibile che a nessuno passi per il cervello l’idea di fare un passo indietro, una camminata indietro? Questo è il male della sinistra e dell’Italia. I soliti personaggi sempre e comunque, che vincano o perdano. Questo è il vero problema. Un ricambio generazionale che può avvenire solo e soltanto se chi perde va a casa, smette. Smette perchè si è bruciato, non è più ripresentabile. In nessuna veste. Un tramonto comunque dorato, da deputato o senatore, ma non più leader. Il leader è un vincente, non può essere un perdente. Caduto il leader perdente di turno se ne cerca un altro, con nuove idee, con nuova vigoria, che abbia voglia di scommettere anche sulla sua fortuna politica. Non si può andare a ripescare un altro leader tra gli altri ex leader perdenti. Si crea e si è creata una casta nella casta. Immobile, bloccata, autoreferenziale, ampliata solo e soltanto per cooptazione da parte dei trombati. Su questo si gioca tanto delle fortune del Pd. Se il Pd riuscirà a cogliere questo segnale che viene forte dal paese, se riuscirà a creare davvero un partito nuovo per le cose che dice ma anche per chi le dice, per i leader che si sceglie, per la nomenclatura che si sceglie e per la sua formazione forse avremo una speranza di vincere prima o poi. Altrimenti non vedo come potremmo pensare di vincere alle prossime elezioni. Non è una questione di forma, è una questione di sostanza.

  4. @ Carlo
    Non sai il piacere che mi ha fatto leggerti qui… 🙂 Credo riaprirò a breve un mio blog. Non ce la faccio proprio a stare zitta! Comincio ad essere disperata sul problema mail.Ho provato con l’account gmail. Fammi sapere se hai ricevuto, ma ormai ho tante speranze quante bassolino di essere confermato alla Presidenza della campania 🙂 Un abbraccio stretto stretto.

    @ Franco
    Condivido in pieno la tua analisi. Saranno 5 anni durissimi, probabilmente si perderanno altre amministrazioni (Napoli e la Campania mi sembrano le più ovvie), ma io credo che ogni vero processo di rinnovamento ha bisogno di azioni drastiche e decise, non alla “volemose bene”.
    Devo dire che alcune cose che sto vedendo non mi piacciono affatto, come questa proposta del PD del nord. Non è seguendo la deriva della lega e della dx e perdendo la propria identità che si conquisteranno voti.
    Berlinguer fece un unico errore, quando tenmtò di trovare un punto in comune con la DC, per uscire dallo stallo elettorale.
    L’elettorato lo punì. Lui era un uomo intelligente e onesto. Capì l’errore e proseguì per la sua strada di sx.
    Non dirmi che Veltroni non è Berliguer… Già lo so 🙂
    Un abbraccio

  5. Ma più o meno corretto, alemanno ha fatto il ministro abbastanza bene, un ministero comunque “minore” e dai più non è conosciuto ancora come “politico” e soprattutto come amministratore, al contrario di Rutelli, che dove è andato ha fatto quasi sempre danni (Ara Pacis, sentenza Corte dei Conti sul suo periodo da Sindaco, Italia.it etc)
    Poi io ho scritto la mia cara Sara, se ti va e va ai tuoi ospiti, siete i benvenuti…

  6. Anch’io sono contraria al PD del Nord e ho già fatto delle battaglie su blog più politici, prendendomi parole dai padani (che si dico PD non so se sia la targa di PaDania) del PD.
    Vedere un partito nel partito è assurdo, perseguire la strada della secessione, è la cosa più reazionaria che si possa pensare. Tra parentesi non ambisco neanche a quella fiscale, mi sembra come dire io sono più ricco e mi tengo il surplus tu sei più povero, embè e lo dici a me?
    La questione però è che la sinistra è veramente allo sbando, la gente non ragiona più, le analisi si sprecano ed è tutto ed il contrario di tutto colpevole della distruzione.
    Se il PD (Veltroni per capirci) terrà duro e riuscira a venire fuori da questa emergenza, l’altra sinistra non può che avere una strada, confluire e integrarsi. Nel PD c’è bisogno di gente nuova con idee e coraggio, non di bruciati come Rutelli che deve farsi da parte una buona volta.
    Ha ragione Franco, c’è un paese che sta dando messaggi forti e qualche volta contraddittori, e proprio per questo i messaggi sono anche quelli relativi ad un eventuale PD del Nord, prima i propri interessi e poi il sociale, quindi benessere (meno tasse???), sicurezza sulle strade o della proprietà privata(sembra così poco interessante quella sul lavoro) e ridistribuzione dei servizi (io pago e voglio avere di più)…. ma se questa è la richiesta, come dobbiamo regolarci con tutti questi elettori così poco propensi al sociale?
    Questo è lo spazio che un nuovo partito deve occupare con una sia credibile funzione formativa e inclusiva.
    Ma è un passo difficile perchè così si perde elettorato che può essere assecondato ma alla lunga non paga.
    Mi auguro che posterai ancora su questo blog perchè sai bene che è casa tua 😀

  7. @ Audrey
    Mi fa piacere, molto, poterti rileggere. Era ora. C’è bisogno anche di te, non puoi rimanere fuori, sull’aventino. Non è il momento. Tre imbecilli in più o in meno non fanno la differenza, una persona intelligente si. E non troppi ce ne sono…..

    @ Audrey
    @ Ross

    Per quanto riguarda il Pd siamo solo all’inizio di una riflessione, di un’analisi approfondita del voto. Credo che durerà molto. Ne vedremo delle belle. Le due anime del partito si scontreranno, i radicali vorranno autonomia, Di Pietro se la prenderà. C’è chi guarderà a sinistra e nessuno vedrà e chi guarderà ancor di più al centro.
    Il momento è estremamente difficile ma proprio per questo la riflessione dovrà essere non finta, approfondita, severa.
    Anch’io sono ovviamente contrario ad un Pd del nord che non ha senso alcuno, ma non credo possiamo far finta di niente. Il problema del nord esiste. Se la lega ha preso così tanti voti vuol dire che ha un suo elettorato e quell’elettorato è trasversale alla società: Intendo dire che molti di quei voti sono voti provenienti da sinistra. Se questo è vero, come è vero, vuol dire che non siamo stati capaci di capire, di interloquire, di proporre politiche valide. Non si tratta di rincorrere l’elettorato qualsiasi cosa dica e voglia, ma si tratta di proporre politiche che sia in linea con ciò in cui crediamo ma anche che siano capite nella misura in cui noi capiamo quello che ribolle nella pancia dell’elettorato. Questo non è dato ed allora bisognerà trovare delle soluzioni. Non so quali siano, io oltretutto vivo in toscana e non conosco approfonditamente le tematiche ma penso che se non riusciamo ad interpretare questo malessere diffuso del nord difficilmente ci potremmo proporre alla guida di questo paese. Per quanto riguarda il federalismo fiscale non vedo problemi. Fatti salvi i dovuti accorgimenti lo trovo anche giusto. Una regione che funziona non è uguale ad una che non funziona. In alcune la sanità è efficiente e la spesa sotto controllo perchè mai altri si dovrebbero svenare per ripianare a piè di lista i costi sostenuti da amministratori incapaci e corrotti? E’ solo un esempio ma mille altri potrebbero essere fatti. La campania ha il problema dei rifiuti, magari provenienti dalle regioni del nord, ma gli amministratori di questi comuni e province che hanno fatto per debellare questo problema? Hanno assunto migliaia e migliaia di persone per non far niente. E’ giusto questo? Le comunità montane a livello mare a chi servono? I forestali in Calabria in numero spropositato a chi servono se oltre tutto gli incendi sono più numerosi che altrove? Il perdurare di clan, cosche e bande malavitose è così ineluttabile?
    Tutto questo per dire che forse una responsabilizzazione delle regioni e dei comuni (le province le abolirei) lo trovo corretto. Lo stato centrale si deve preoccupare dei controlli, delle cose che gli competono in termini di difesa, politica estera, economia e dettare le linee guida da seguire nella sanità piuttosto che nell’agricoltura o nell’ambiente. Questo potrebbe far scomparire l’idea dello stato piglia tutto, spendaccione, scialacquatore, accentratore. Questo potrebbe riavvicinare la politica alla gente, alle persone, al territorio. Un governo agile, meno pletorico, un apparato meno asfissiante, due camere separate e non sovrapponibili.
    Un sistema federale di questo tipo che cosa avrebbe da farcelo rifiutare a priori? Personalmente non ci vedrei niente di particolare. Sarebbe un sistema politico forse più adatto all’Italia attuale. L’attuale sistema proviene dallo statuto albertino. Non siamo più all’unità d’Italia. Non è questo il problema e se il sistema concepito dai costituenti era corretto nell’imminenza di un’Italia distrutta dalla guerra e divisa oggi forse può essere ripensata. Se prima il problema era l’unità dalla divisione oggi si potrebbe parlare di unità nella divisione. Divisione di ruoli, di compiti, di competenze nel rispetto e con l’assunzione di responsabilità rispetto alla propria regione, al proprio elettorato. Potrebbe anche essere un modo per far nascere nuovi leader a livello nazionale, non per cooptazione ma per competenze, per capacità di visione e di realizzazione.
    Perchè far interpretare queste cose, che non mi sembrano possano far gridare alla lesa maestà dell’Idea di Sinistra, ai vari Borghezio, Calderoli ecc.
    Se dicessimo queste cose, se praticassimo questa politica, se ci riavvicinassimo alla gente che non ci sentirebbe così distante anni luce, pensiamo forse che lasceremmo più spazio alla lega? o meno? pensiamo davvero che tutti i leghisti siano così rincoglioniti? che tutti siano disposti a portare a spasso il maiale invece del cane? o che tradiremmo i sacri ideali? in cosa questa proposta non può essere definita di sinistra? cosa c’è di sbagliato? in che modo contravviene, dove? perchè?

    Dobbiamo essere ancor più laici di come già lo siamo. Non dar niente per scontato, riflettere, rimettere in discussione, proporre soluzioni anche non convenzionali.

  8. @ Franco
    Perchè non amo il federalismo fiscale è piùun fatto psicologico personale che un fatto politico.
    Forse è una posizione infantile, ma io vedo l’Italia come un tutt’uno, mi sento cittadina prima cittadina italiana, poi Europea e successivamente cittadina del mondo. Sentirmi veneziana, va beh, è una questione di orgoglio perchè ancora, forse per poco, questa città mi da emozioni e non delusioni. Ma non riesco a vedere la necessità di spezzettare il territorio in tanti interessi e altrettante amministrazioni.
    Questo probabilmente vuol dire che non interpreto bene le istanze popolari, che vorrebbero utilizzare servizi destinati al proprio uso e amministrazioni meno dispersive. Continuo a guardarci dentro e non riesco ad innamorarmi di questo visione politica o sociale, ma forse sono solo una veterocomunista e non riesco ad adeguarmi ai tempi. 😀
    Capisco i tuoi punti di vista, che sono anche i punti di vista del partito, forse sono condivisibili in quanto un suddivisione comporterebbe un miglior controllo, una visione più competente delle necessità del territorio e pertanto un governo più preciso della cosa pubblica.
    Su questo, potenzialmente non ho niente da dire, potenzialmente però, trovo inacettabile sganciare dal carrozzone i cavalli bolsi, che magari sono solo incapaci di lavorare perchè non istruiti oppure non attrezzati. Quindi per me è lo Stato che dovrebbe fare da sprone ai fanalini di coda e tenere a freno le avanguardie. Perchè? Perchè questo conduce ad un progresso equilibrato, articolato e previdente…. ma è solo il pensiero di un atomo impazzito che non sa parlare di politica, ma che sente la politica dentro alla pancia…. insomma una di quelle da capire per capire dove va l’elettorato. 🙂
    Ora però credo di essere l’eccezione che conferma la regola, penso che proprio da queste istanze e dalla risposta disponibile a queste istanze, nasce la reazione della lega, nasce il mio che non è il tuo, la necessità di un partiito nel partito e dedicato ad una realtà che vuol considerarsi diversa….. a me qualcosa si annoda dentro, ho il rifiuto, mi fa paura e vedo la direzione che prenderà….
    Questa è una mia idea, non è quella del PD mi pare, certamente non è quella della Lega o del PDL pertanto sono proprio isolata. Ma tanto di isola io sono specialista.
    Ciao e scusa se non ho tentato di fare un discorso più politico che emozionale, ma su questo argomento ciò che mi si mette di traverso sono le emozioni più che le ragioni.
    Ross

  9. @ ross

    Non hai di che scusarti. Ti capisco perfettamente. Se da un punto di vista del “dogma” mi rifiuto di lasciare indietro qualcuno, mi rifiuto di sganciare i cavalli bolsi dal carrozzone dall’altro rifletto sulla ineluttabilità del destino di avere dei cavalli bolsi. Mi spiego meglio. Dal mio punto di vista esistono due piani del discorso. Uno oggettivo ed uno prospettico.

    I° Piano
    Come governo e dunque come testa pensante, come responsabile della cosa pubblica DEVO pensare ed operare per recuperare chi è indietro, per occuparmi di coloro i quali soffrono della situazione data. Mi devo occupare dell’esistente. E l’esistente vede un’Italia divisa nei fatti. Regioni diverse, amministrate in modo diverso, con problemi sociali diversi. Problemi attuali che hanno origini ataviche. Sono il riflesso di un’Italia che fino a 50 anni fa non parlava nemmeno la stessa lingua, regioni che hanno vissuto la dominazione austriaca, altre sotto il potere temporale del papa, altre sotto i Borboni e gli spagnoli, altre in cui il mondo arabo ha lasciato profondi lasciti, basti pensare a quante parole di uso comune nel nostro italiano attuale sono di origine araba. Quante parole nel nostro lessico attuale sono di origine latina, greca, francese, spagnola, longobarda, germanica. Tutto questo per dire cosa? L’italia è un paese, uno stato più che una nazione. E’ un limite ed anche un pregio al tempo stesso. Un coacervo di culture, un crogiolo di culture. Sensibilità diverse.
    Nell’esistente attuale mi devo occupare di questo, recuperare, spronare le regioni che magari sono più indietro ma credo sia giusto farle crescere dal di dentro, far emergere le capacità vitali che esse hanno. Responsabilizzandole. Lo Stato italiano non deve presentarsi come l’invasore di turno nelle varie regioni, come un novello Franceschiello di turno che magari inventa il gioco del Lotto per riempire le casse vuote del suo regno. Deve dire semplicemente che il tempo degli invasori è finito, che le fortune o le sfortune delle regioni dipende solo e soltanto dalla loro capacità di amministrarsi. Non esiste più il despota di turno da fregare o cui attingere. Quel tempo è passato. Non c’è più Roma ladrona, o come fu nei tempi passati Madrid, Parigi, Vienna. Adesso c’è la tua responsabilità come cittadino della tua regione di darti un tuo amministratore pubblico che risolva i tuoi problemi. Una tua regione inserita in un tuo stato, in una tua Europa unita. Un’Europa che ha visto mille guerre combattute e che finalmente si ritrova in pace.
    Lo Stato deve armonizzare tutto questo, deve aiutare, deve recuperare ma non più sostituirsi nella gestione ordinaria o straordinaria di un territorio. Quello compete alla singola regione, ai suoi amministratori in ultima analisi ai suoi cittadini. Chi meglio di loro possono fare un controllo di merito su quanto è stato fatto dai loro amministratori sul loro territorio con i loro soldi per risolvere le loro esigenze?

    II° piano
    Prospettiva.
    Da uomo di sinistra quale prospettiva vorrei? questa è la domanda che mi pongo. La prospettiva di lungo periodo, il sogno. Qual’è?
    Su questo mi sembra ci sia una mancanza di idee assoluta. Si parla, si dibatte, si discute dell’esistente, dell’attuale, dell’oggi, oppure della pace nel mondo come chimera assoluta ed indefinibile. E nel mezzo che ci sta? Tra le nefandezze dell’oggi e l’Eden di un mondo utopistico pacificato, senza guerre, senza fame, senza sete, senza malattie cosa c’è?
    Fino all’89 il mondo si divideva tra Est Ovest, tra ideologie diverse, adesso il mondo si divide tra Nord Sud, tra ricchezze diverse. Siamo passati dall’ideologia, cioè dal mondo delle idee al mondo della ricchezza veniale. Il capitalismo ha vinto, il capitale in ricchezza, in denaro ha vinto.
    A questo non mi rassegno. E’ illogico.
    C’è bisogno di una nuova rivoluzione “culturale” non di segno maoista, ma di una rivoluzione, rivoltare i termini della questione per riportare in campo i valori profondi dell’umanità, per rimetterli al centro del dibattito politico e culturale.
    In questo la sinistra ha un deficit enorme. Abbiamo perso la capacità di sognare, di progettare. Sembra che la fine del comunismo ci abbia lasciato orfani. Un comunismo indegno, un’idea di uguaglianza, di fratellanza che non sorge da Marx ma da Democrito e dalla notte dei tempi realizzata in modo assurdo. La fine di quel comunismo reale che di comunista poco o niente aveva ci ha lasciato senza più basi, senza più certezze, senza più appoggi culturali, senza progetti.
    Dipendiamo anche noi dall’ascolto del Fondo Monetario Internazionale, novello oracolo, novello dio che dispensa ammonimenti o gratificazioni. Abbiamo assunto anche noi il FMI come nuovo dio, intoccabile, assoluto. Il PIL è il nostro metro di misura, il nostro termometro per sapere se siamo in salute. Salute fisica, salute mentale. Possibile che dobbiamo giudicarla sulla base della crescita del Prodotto Interno Lordo? Quindi sulla capacità di spendere? Possibile che se tu mi permetti di andare a casa tua a Ponza ed io in cambio ti faccio venire in toscana a casa mia in uno scambio alla pari non facciamo crescere il PIL perché non c’è scambio di denaro? Possibile che se tu invece me l’affitti ed io faccio altrettanto questo abbia rilevanza sul PIL? E quindi sulla ricchezza prodotta. Cambia qualcosa? Assolutamente no, è evidente, né in termini di ricchezza personale mia o tua o in termini di soddisfazione di un’esigenza personale, una vacanza per esempio. Eppure il nostro modo di agire nel caso dello scambio impoverirebbe il paese, non lo farebbe “crescere” perché il metro usato non lo registra, non lo può calcolare. Per assurdo che possa sembrare non è sbagliato il metro, siamo sbagliati noi. Niente e nessuno che lo metta in discussione. Ovvio come potremmo? Se non abbiamo idee?
    Non so se vedrò quella nuova rivoluzione “culturale” che invoco, ma so che ci sarà, prima o poi. Perché quell’idea socialista, comunista che sta alla base non mia ma dell’umanità rinascerà.

    Scusa il…. trattato.

  10. @ Franco

    Il trattato va benissimo, a volte fare i sunti svilisce il contenuto, quindi preferisco il discorso completo e organizzato. Concordo completamente sulla seconda parte del discorso, auspico anche io una rivoluzione culturale che modifichi il concetto di ricchezza, di povertà, di leggi di mercato e bisogni primari dell’umanità. Ritengono che all’interno di questo sistema qualsiasi sogno di cambiamento sia alquanto infantile ed illusorio proprio perchè non esiste la possibilità di creare una cultura diversa.
    Per la prima parte del discorso pur concordando razionalmente su tutti i punti, proprio perchè non riesco ad accettare come metro di misura il PIL e come unico interesse il buon funzionamento politico e amministrativo del mio orticello, continuo a capire ma a non allinearmi. Per diffondere nel nostro variegato paese una cultura più vicina all’idea socialista e comunista che sta alla base dell’umanità, sono disposta a condividere le mie esperienze e le mie risorse. Ma sono fuori dal tempo lo so.
    Ciao grazie per lo scambio, ormai è così difficile parlare
    Ross

  11. il fatto che non tu sia d’accordo con me sulla prima parte del mio discorso non è un problema affatto. Lo capisco. Emozionalmente parlando non sono d’accordo nemmeno io con me stesso, razionalmente parlando invece penso che potrebbe produrre risultati positivi.
    L’importante è comunque un dialogo su questi temi, in accordo o in disaccordo non importa. Da buon hegeliano penso sempre in termini di trilogia, tesi, antitesi, sintesi. Il motore del mondo.

  12. Accidenti ma quanto scrivete!!!!!
    beh sono contenta perchè a parte Fabio che è un noto dx 🙂 (nessuno è perfetto caro mio), vuol dire che a sx la voglia di parlare e discutere non manca. Ma ci è mai mancata, dirà qualcuno? Vabbeh..aho.. non si può avere tutto!
    Ci mancheranno i voti ma almeno abbiamo idee e parole 🙂
    Mi sono convinta che bisogna ritornare a lottare, stamattina ho sentito che a Pesaro (azz a Pesaro!) hanno nella notte distrutto il palco dove doveva svolgersi la manifestazione sindacale del i° maggio.
    Vogliamo tornare a Piazza Fontana? A Piazza della Loggia?
    Io non voglio lasciare un’Italia così a mio figlio.
    Bisogna tornare a lottare e lottare duramente.
    hasta la vista! 🙂

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