rossaurashani

Le storie non sono che asce di guerra da disseppellire…….

In Senza Categoria on 24 aprile 2008 at 13:48
Certi uomini sono quello che i tempi richiedono. Si battono, a volte muoiono, per cose che prima di tutto riguardano loro stessi. Compiono scelte che il senno degli altri e il senno di poi stringono nella morsa tra diffamazione ed epica di stato. Scelte estreme, fatte a volte senza un chiaro perché, per il senso dell’ingiustizia provata sulla pelle, per elementare e sacrosanta volontà di riscatto. La retorica degli alzabandiera e la mitologia istituzionale offrono una versione postuma e lineare della storia. Ma la linearità e l’agiografia non servono a capire le cose. Le frasi fatte e le formule ripetute dai palchi, come dai pulpiti, coprono la rabbia, lo sporco e la dinamite, consegnando al presente quello che chiede. Scavare nel cuore oscuro di vicende dimenticate o mai raccontate è un oltraggio al presente. Un atto spregiudicato e volontario. Le storie non sono che asce di guerra da disseppellire.
  

 

………………………

Si gela, trattengo il vomito. Mi accascio vinto dalla pressione e dal frastuono dei motori.
Oltre i vetri della cabina intravedo le luci di una grande città.
Imola è lontana, un altro mondo.
La stanchezza degli ultimi giorni pesa nella testa e sugli occhi. Tutt’intorno, sguardi fissi, puntati su niente.
Gli eroi che ho sempre desiderato imitare sembrano più vicini. Il paese è diverso, lontano come Marte, ma lo spirito è lo stesso. Ragazzi che alla mia età hanno imbracciato le armi e combattuto da partigiani.
Teo, il maggior responsabile di questa avventura, ha resistito con pochi altri contro un battaglione di tedeschi, con tanti compagni paralizzati dal terrore, incapaci di reagire.
Geppi è sfuggito alle Brigate Nere grazie al piccolo gregge che pascolavo dalle parti di Cuffiano. Pietro, mio fratello, se l’è fatta sotto e dice di aver sparato si e no dieci volte, ma c’è stato anche lui, lassù, nell’inverno del ’44.
Il Moro e Bob, vere e proprie leggende.
Al Bar Nicola, detto il Cremlino, restano quelli con la rivoluzione sulle labbra e le armi in giardino, sempre pronte a sparare, ma buoni soltanto di sfogliare l’Unità, accusare i punti del tresette e buttar giù un bicchiere di Albana tra le risate. Dicono di aver conosciuto la fame anche loro, ma a mala pena sanno cosa sia l’appetito.
Ora sono più vicini quel bambino di dieci anni e quella donnina, always to go, sempre andare, in mezzo alla neve e alle granate. Mia madre ed io, nel lungo inverno sul nostro Little Big River, a cercare viveri per le larve umane strette insieme a noi nel rifugio. Oggi torno ad essere qualcuno.
I carabinieri saranno già passati più volte. Vostro figlio è fuggito dalla caserma del 9° CAR di Bari, avete idea di dove possa trovarsi ora? No, niente. Non immaginano neppure. Forse non rivedranno nemmeno il mio corpo, neppure un pezzetto.
Il corpo straziato di Minghiné, trucidato dalle Brigate Nere nel pozzo di Becca.
Aggiusto lo zaino sotto la testa e chiudo gli occhi.
L’agitazione si spegne, sopraffatta dal sonno.

………………………….

Tratto da Asce di Guerra  di Vitaliano Ravagli e del collettivo Wu Ming

 

Il mio Blog aderisce a tutte le iniziative che festeggiano il 25 aprile come il giorno della liberazione del nostro paese e come giorno della memoria dei nostri martiri per la libertà.

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  1. Scelte estreme…scelte per il bene comune, non per il proprio. Rivedo nella mente la mano dubbiosa di un noto politico tentennare durante l’esecuzione dell’Inno di Mameli (siam pronti alla morte….).
    Festeggiamo i martiri di ieri nella speranza che ci ispirino anche oggi il coraggio di scegliere sempre il bene e anche la pace.

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