Mario

Elaborazione del lutto…. ovvero riappropriarsi del dolore e della realtà.

In Senza Categoria on 17 aprile 2008 at 23:58

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A volte gli avvenimenti ti colpiscono come un fulmine e tu non hai neanche il tempo di capire, di assorbire quello che ti succede, resti là scioccatoa, con la gola secca, e il cuore ridotto ad una farfallina nello stomaco.

Lunedì sera sono stata folgorata, no che non sapessi quello che avrebbe potuto accadere, ma sono stata folgorata lo stesso, sia per l’esito del voto di queste elezioni, sia per le motivazioni che piano piano si sono fatte strada nella mia mente.

Martedì mi sono fatta un veloce esame di coscienza, una possente autocritica, un’analisi seria e senza scampo di quello che mi circonda, dei valori e dei pesi delle cose. Un poco alla volta mi sono resa conto di trovarmi in un altro posto da quello che pensavo, di non conoscere i miei vicini.
Beh non è stato solo questo, mi sono resa conto che forse io non avevo capito niente, ma ancor peggio la sinistra non aveva capito una “mazza” sia del momento politico che di quello sociale.

Mercoledì ecco arrivare il dolore, la vicinanza del lutto, la convivenza, però per esperienza diretta so bene che il calice va bevuto fino all’ultimo goccio e poi tutt’al più metabolizzato.

Giovedì, riappropiarsi del dolore, guardare in faccia la realtà…. un lavoretto da niente.
Ascoltare in fondo le parole di tutti, ridere di qualche passaggio, sorridere di altri e piangere disperatamente per tutto quello che non capisco e che è qui davanti ai miei occhi.
La sensazione primaria è quella di trovarmi in un canile, l’allenatore butta dei biscottini a forma di osso, molti saltano, si abbuffano. Ridono e parlano (caspita fino a ieri erano zitti !) e oggi hanno mille cazzate da dire. Uno ha tre giornali sotto il braccio, Libero, L’osservatore Romano, La Padania (ma che ci azzecca avrebbe detto Di Pietro qualche tempo fa?) oggi è solo un pensiero che mi passa veloce nella mente, ma lo scaccio, se devi elaborare il lutto, tutto il calice ti devi bere, mica devi sorseggiare con fare elegante, per far finta di non sentirne la puzza.
Uno aveva il papà operaio, era un comunista, ma lui il figliolo, fa e pensa altre cose. Ricorda il papà con quell’aria di superiorità (poveretto… anche il papà, come me, non aveva capito niente).
Il terzo grida slogan: “Finchè saremo forti agli immigrati il voto mai!” bella forza, quanti di loro vi voterebbero…
Possibile che anche su questo non ho capito una “mazza”?
Già, io non li avevo visti mai, beh non proprio…. qualcuno l’ho frequentato per dovere familiare, pensa che avevano tentato di comperare il quotidiano La Padania in un’edicola in un posto di mare al sud e si erano stupiti: “Ma come, non ce l’hanno?” che paese di incivili! Non tengono neanche quel bel giornale ecologico che è sempre listato di verde e che brucia così bene nel caminetto di casa mia.
Certamente un paese di incivili, che non capisce che questo manipolo di persone semplici, per non dire sempliciotte, oggi porteranno un quotidiano ecocompatibile, anche in Sicilia in mezzo ai terroni e finalmente assieme al terrone compagno d’armi, potranno dire di averlo “duro”.
Ahi che dolore…… dai forza elabora… elabora… fai veloce, che nel frattempo che tu elabori il lutto, ti cambiano le carte in tavola.
Beh, già fatto. credevi che il pericolo venisse da una parte, ma ti sbagliavi. Quelli che guardano la televisione, ti sembrerà strano, ma sono più colti, più intellettuali (pianino aggiungo quasi non esageriamo).
Il pericolo viene da un’altra parte e ti arriva tra i denti con la faccia dell’idraulico e del muratore, che fa lavorare i kossovari a 5 euro all’ora, ma solo perchè è buono, anche quelli devono mangiare.
Ahi che dolore…. e tu parlavi di etica? Di questione morale? Elabora e metabolizza, mica possiamo stare qui in eterno……

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  1. non prendiamoci troppo sul serio. La battaglia politica ci infervora, ci appassiona, ci coinvolge. Viviamo in prima persona, sulla nostra pelle la vittoria o la sconfitta. La sconfitta poi è peggio, come tutte le cose negative della nostra vita che rimangono più impresse nella memoria rispetto a quelle positive, alle nostre vittorie. La sconfitta la viviamo quasi come un “lutto” che va elaborato, quasi metabolizzato.
    Non prendiamoci troppo sul serio.
    Il mondo va avanti anche senza di noi.

    Guardavo la foto di testa. Ponza.
    Quel paesaggio è immutato da millenni. Già ai tempi di Democrito esisteva uguale ad oggi. Eppure quanto tempo è passato, quanta acqua è scorsa sotto i ponti, quanti filosofi si sono interrogati, quante religioni sono nate, quante nazioni sono nate o scomparse, quante guerre sono state combattute in nome di un dio, in nome di un’ideologia, in un nome di un concetto, di un’idea. Quanti figli sono nati, quanti padri e quante madri sono morte, quante generazioni si sono succedute in un’incessante andirivieni come onde di quel mare di Ponza che si sono infrante e si infrangono incessantemente sulle sue coste.
    Onde alte e rigonfie di forza e di rabbia intrinseca, onde agitate di un mare in tempesta, onde formate e trasportate dal vento che spira da ogni quadrante. Venti freddi e con cieli pumblei dal nord est, venti freddi e cieli tersi da nord ovest, venti caldi dal sud, nuvole cariche di umidità, nuvole cariche di sabbia del deserto, nuvole appena accennate.
    Bonaccia. Assenza di vento, mare calmo, senza onde.

    Il mare in tempesta, la bonaccia dipendono dal vento. Dal vento che spira, dalle stagioni che si susseguono alterne, ricorrenti, mutevoli come lo sono le stagioni per loro natura, immutevoli come lo sono le stagioni per loro natura.
    Siccità e piovosità, deserto e rigogliosità dipendono dai venti, dalle stagioni non di un anno ma di un’era geologica. Più ere geologiche si sono succedute ma Ponza è ancora lì. Un’isola, il suo esistere stesso, il suo essere naturale, la sua cultura, la sua essenza. Un’isola. Un’isola battuta dal vento, infranta dai marosi, su cui piove o inondata dal sole, in cui fa freddo o fa caldo, ma l’isola rimane. Rimane non solo per gli speroni di roccia affioranti dal mare, rimane come essenza, come luogo non solo fisico ma metafisico, rimane e rimarrà. Rimarrà perchè è la sua natura stessa, rimarrà perchè è la sua cultura. La cultura è la sua natura e si staglierà su quell’orizzonte per millenni ancora. Dobbiamo preservarla perchè rimanga non intatta, e come potremmo? che si modifichi pure a misura di uomo, che si plasmi con le esigenze dell’attuale stagione. Dobbiamo preservarla come isola, come essenza, come cultura. Quello dobbiamo lasciare a quanti verrano dopo di noi.

    Franco Maestripieri

  2. Piove a dirotto. Tira vento. C’è un Uragano. E quando fischia forte il vento e il tuoni sono violenti, c’è solo èpaura, sperdimento, senso di vuoto.

    Ma il sole torna sempre. E’ inevitabile. E noi, soffieremo forte per farlo tornare.

    ^_^

    Un sorriso di speranza

  3. spero davvero che sia come scrivi..spero che tanta gente si metta insieme e soffi via questo uragano..perchè anche se sono passati solo pochi giorni, ho già nostalgia del sole.
    Buona serata.

  4. @ comicomix e lapulce

    Lo so bene che “il tempo ormai sta cambiando, e cambierà di più, ma non vedete che il cielo, ogni giorno diventa più blue …. è la pioggia che va e ritorna sereno….”
    Però, però…. bisogna fare il passo successivo, quello importante, quello che determinerà le scelte future.
    Ne siamo capaci? Credo di sì.

    @ Franco

    Mi hai fatto sorridere…. in realtà quell’isola è Palmarola (disabitata, ancora per poco, le Fendi hanno una villa molto ma molto esclusiva) e si vede così dal lato verso tramontana dell’isola di Ponza….. gran bel posto, peccato gli usi e i costumi degli isolani, che in origine erano galeotti messi sull’isola come coltivatori forzati dai Borboni.
    Come tali continuano ad essere, galeotti in pectore e fascisti fuori…. anche un poco camorristi, anche se non proprio avendone il potere.
    Sì la natura rimane, anche se contaminata dall’uomo continuerà probabilmente anche oltre lo sfacelo umano. Questo è il nostro destino, impossessarci delle cose, usarle, consumarle, mutarle e buttarle via….. ma la natura ci sorpasserà…. non ce la faremo a renderla schiava… e allora?
    Forse, come ultima istanza della nostra vita, come gli isolani di questo mondo, finiremo col dire “O mia… o di nessun altro”? E riusciremo a distruggere anche questo?
    Spero tanto di no…..
    Grazie

  5. confesso che non sono mai stato a ponza ed anch’io ho immaginato che quella foto riprendesse un’altra isola vista da ponza ma sai non credo proprio sia così interessante sapere se quella era palmarola o ponza o qualunque altra isola. Non di questo stavo parlando. Il mio era un discorso riferito all'”isola” in quanto tale. E quando parlo di “cultura” non intendevo la cultura degli abitanti di una qualunque isola del mondo.
    Era soltanto una similutidine per parlare di ognuno di noi che per i casi della vita, deve elaborare un lutto. Lutti di tutti i tipi, politici o tremendamente umani. E li deve affrontare con gli strumenti che ha a disposizione, la “cultura” appunto. Cultura intesa non come insieme di nozioni o formule imparate a scuola, ma cultura intesa come complesso di conoscenze possedute da una persona nei vari campi dello scibile umano, come complesso di valori spirituali, morali, intellettuali, ideali.
    Un uomo, una donna, un’isola che ha un senso nella misura in cui ha una “cultura”. Strumento per affrontare le traversie della vita, lascito per i posteri.

  6. @ Franco

    Il mio era solo un modo per sdrammatizzare un discorso che porta lontano. Gia è complesso rielaborare un lutto e farlo da soli con gli strumenti che ci sono stati dati e una missione quasi impossibile. Non ci penso ancora molto, ma mi sto ponendo molte domanda alle quali trovo solo in parte risposte e sono risposte che non mi piacciono per niente. Credo che sia giunto il momento di rimettersi ad una prassi comne, ma quale prassi e quanto comune è, non riesco ancora a capirlo.
    Ecco ancora l'”isola” che appare in tutta la sua unicità e impossibilità di essere altro…..
    Vorrei farti leggere e chiederti un’opinione su una lettera aperta al circolo della mia circoscrizione, non so se in questo caso sono isola o continente, certo che la spiaggia in cui vorrei approdare è molto lontana e mi sa anche scoscesa….rispondimi

    Ripartiamo… e siamo ripartiti.
    Prima la disamina del voto, abbiamo, perso? No, sì, forse, ma soprattutto ha perso la sinistra “estrema”… Fa male? Sì, un pochino, no, per niente.
    Ripartiamo! Bene… facciamo ‘sto benedetto partito! In fretta…. chè non abbiamo tempo da perdere.
    Ripartiamo! Certo, ma da quale partito?
    Fino ad oggi c’è stata l’emergenza elezioni. C’è stato il correre da soli (beh… proprio soli no) c’è stata l’Italia dei Valori e l’estinzione in pectore dei Radicali.
    La sinistra estrema, peccato è caduta, ci avevamo anche noi scavato la fossa, mica da soli però, se la sono fatta anche loro e anche gli altri, ma soprattutto loro che non poteva fare altro che correre da soli. E adesso come ci regoliamo? perché dovete sapere che il PD non è detto che ingloberà la sinistra, ce lo siamo detto anche noi l’altra sera. Socialisti va bene ma per gli altri facciamo o non facciamo lo sbarramento?
    Insomma il problema è ancora qua, da quale partito partiamo (scusatemi il gioco di parole involontario).
    Il PD ha recuperato poco dell’elettorato di centro, si è potenzialmente tenuto quello proveniente dai due genitori, ha preso qualcosa della sinistra, ma che connotazione ha? Ci perviene che non è un partito di sinistra, bensì un partito riformista. Beh ora che non siamo al governo, hai voglia di fare le riforme. Capisco essersi messi l’abito da corsa, ma ora che l’emergenza non c’è più, che ce ne facciamo dei nostri parlamentari così schierati, se si trattava di prendere voti, va bene li giustifico, ma adesso che si tratta di conservare i nostri diritti e le libertà a chi mi rivolgo?
    Facciamo un esempio …. Se io dovessi conservare la 194 a chi mi rivolgo? All’aiuto della Binetti, chissà quanti voti di centro ci ha portato e quanti di sinistra ce li siamo giocati… Ma, ora non dobbiamo più pensare al voto, guardiamo al futuro…. ed è proprio di questo che parlo.
    Dell’identità di questo nuovo partito.
    Ci siamo detti: “radicalizziamoci nel territorio” mi piace! “Dobbiamo avere lo stesso seguito del vecchio PCI che in quanto a radicalizzazione aveva molto da insegnare” difatti noi stiamo nelle sue vecchie sedi, ma nessuno viene a viverci da vicino, nessun scambio, nessun gioco a carte compagnesco, come c’era una volta. Ci chiediamo il perché oppure va tutto bene visto che nei circoli c’è meno puzza di vino?
    Certo che se io devo uscire a parlare con la gente devo sapere qual è la mia identità e lo devono sapere anche loro chi sono, sta nella correttezza dei rapporti.
    Allora qual è la nostra identità? Vorrei sperare che sia un’idea unica e condivisa, condivisa nel senso di gradita a tutti, non vorrei essere io la sola a ingoiare rospi.
    Passiamo al pratico, chi ci rappresenterà in consiglio comunale?
    Chi l’ha deciso? Ma soprattutto chi è? Voi che da tempo frequentate la politica avete dei dubbi, ma immaginate quanti e quali sono i dubbi di quelli che si avvicina oggi, per la prima volta?
    Ma non è una posizione importante, non ne va della nostra presenza sul territorio? Possibile che tutto sia affidato alla nostra buona volontà e al nostro buon cuore… non esistono per caso delle risorse da utilizzare, dei contatti preferenziali per ottenere di essere sentiti, di contare?
    So di aver fatto troppe domande, ma non crediate che non mi sia già data delle risposte, però mi sembrava corretto farvene parte perché è bello essere alla base di un partito in formazione e forse proprio per questo non riesco a vederne la forma, ma la mia è buona volontà, buon cuore, grande disponibilità, ma cari dirigenti la vostra cos’è? Non è che come il solito c’è chi sta nella stanza dei bottoni e non vede le magagne della macchina e i problemi di revisione al motore?
    Se qualcuno sa tentare qualche risposta, lo ringrazierei, sono sveglia e non prendo troppo tempo, capisco velocemente e forse le mie domande con delle buone risposte possono essere utili anche a quelli che pensavano di aver capito già tutto.

    Umilmente…

  7. @ luciindescai

    cosa ne penso? cosa ne penso della tua lettera aperta?

    Penso che difficilmente potrai trovare risposte o per meglio dire difficilmente ti sarà risposto da parte di coloro ai quali hai sottoposto le tue domande.
    Difficile perchè credo manchi ancora un’analisi del voto. Un’analisi approfondita che forse è ancora presto da fare, in fin dei conti ci sono ancora di mezzo i ballottaggi in alcune città, Roma per prima. Per cui in questo momento è ancora la propaganda il primo obiettivo. Solo dopo la fine della tornata elettorale si potrà fare un’analisi attenta di quanto è avvenuto. Personalmente credo che dovrà essere una disamina nuda e cruda, un mettere a nudo i pregi ma ancor più i difetti, le mancanze, gli errori commessi. Temo sia difficile che venga fatto. Per assurdo la possibile vittoria a Roma potrebbe coprire o sviare lo sguardo. Leggo che lo svantaggio iniziale era di 20 punti percentuali poi ridotto in sede di consuntivo ed anche questo potrebbe essere interpretato come un fattore positivo. Abbiamo recuperato l’11% sull’avversario, non abbiamo perso del 9%.
    Il rischio oggettivo è che non si voglia fare i conti con la realtà e molti potrebbero essere interessati a questo.

    Dal mio punto di vista invece dovremmo cominciare a ragionare, a pensare a ciò che è successo, non ho analisi preconfezionate, non ho ricette preconfezionate, ho le mie idee e volentieri te le espongo come contributo ad un dibattito che è ineluttabile che si apra oltreche auspicabile.

    Penso che come sinistra nel suo complesso, dovremmo iniziare a ragionare sulla fine della “sinistra-sinistra”, non sulla fine della sinistra tout-court di cui c’è ancor più bisogno e non meno.
    Hanno perso e per certi versi il Pd è stato il becchino che ha scavato la fossa perchè non si sono resi conto della realtà attuale, hanno adottato parole d’ordine che sono fuori dal tempo. Non si sono resi conto che il concetto di “classe” con cui sono stati allevati non esiste più. O meglio la “classe operaia” non esiste più nell’accezione del termine classica. Pensare di difendere gli operai, le lotte eroiche degli operai come negli anni ’50 o ’60 è finita perchè l’operaio-massa di allora non esiste più. Pensare che esistano e che siano pronti nuovamente ad allinearsi dietro le insegne del partito dei lavoratori, dietro la bandiera rossa è semplicemente folle. Non si sono resi conto che oggi gli “operai” sono in qualche modo dei previlegiati rispetto agli altri. Gli altri sono quelli occupati nel terziario e sono la maggioranza, il popolo delle partite IVA per necessità e non per scelta, sono i giovani occupati nei call center e tutti quelli per i quali la stabilità di un posto di lavoro è una chimera. Sono quei giovani per i quali la pensione è e sarà un sogno. Sono quei giovani di oggi, non i loro padri ed ancor prima i loro nonni sindacalizzati che lottavano in fabbrica addetti alle linee di montaggio, che hanno altri interessi, altre visioni della società ed ai quali non si è riusciti a dare risposte se non vetero-comuniste a loro sconosciute. I giovani di oggi sono nati negli anni ’80 poco prima o poco dopo il crollo del muro di Berlino che per noi è stato un fatto epocale ma che per loro non lo è stato affatto.
    Sono nati in un’età in cui c’è stata mobilità sociale, il mondo è fatto di viaggi, di internet, di telefonini, di televisione trita e ritrita, di messaggi promozionali, di pubblicità esaltante la bellezza da conquistare magari con la chirurgia, di auto eleganti e sempre più costose, di ricchezza conquistata e da esibire.
    Tutti questi che sono i trentenni attuali si pensava di conquistarli con l’idea della lotta di classe?
    Leader provenienti dal sindacato, da quel sindacato che difende giustamente i diritti dei lavoratori, ma quali lavoratori, che tipo di lavoratori?
    Politici mutuati dal sindacato che ha perso il polso della situazione, che non riconosce più la scomposizione sociale così come si è evoluta. Sindacalisti trasformatisi in politici che continuano a parlare la solita lingua di 30 o 40 anni fa.

    Secondo. Ci vuole una riflessione seria sul fenomeno della Lega. Per i voti che ha avuto, l’8-9 % su scala nazionale è fuorviante. Nel nord ha avuto valanghe di voti. Cosa vuol dire questo? Che tanta gente anche di sinistra ha votato per la Lega. Ma l’ha votata per cosa? per qual motivo?
    La cosa più semplice che mi viene in mente è che la Lega è stata votata perchè la sinistra nel suo complesso, non solo la Sinistra Arcobaleno non è stata capace di dare risposte adeguate a richieste, a domande che sono nel corpo sociale.
    Adesso la domanda è: ma queste domande, queste richieste erano tutte irricevibili? La sensazione dell’esistenza di un carrozzone centrale a Roma che preleva, drena ricchezza da tutte le parti per destinarla dove più gli aggrada è proprio sbagliata? I tempi dell’IRI e della Cassa per il mezzogiorno ce li ricordiamo tutti. E’ così diverso? I contributi a pioggia, la realizzazione di opere che non si sa quale logica abbiano, se non quella di fare qualcosa pur che sia. Il concetto stesso di federalismo fiscale è sbagliato? oppure malamente sopportato?
    La sensazione di insicurezza sociale che si è propagata ha trovato sponda politica diversa? oppure abbiamo solo fatto i difensori, i paladini acritici dei rom, degli immigrati clandestini, degli spacciatori ecc.? Come è stata vista la sinistra? come è stata vissuta? quali messaggi sono stati lanciati? Abbiamo portato in parlamento gente come Caruso o come Luxuria. Luxuria dico. Difendo e difenderò sempre i suoi diritti, come quelli di tutti i gay, trans ecc. ma che si debba anche portarli in parlamento travestiti per sbandierarli lo trovo assurdo e non credo che ci abbiano fatto conquistare tante simpatie. Così come lo fu per Cicciolina a suo tempo con i radicali. Si può e si deve difendere i diritti di tutti tenendo un comportamento che sia degno e non macchiettistico. Si può e si deve difendere i gay, i trans, i rom, gli immigrati clandestini senza “esibire” gay, trans, rom o clandestini. Ma si deve anche difendere ed “in primis” i cittadini di questo stato. Dobbiamo dirlo chiaro e forte, non possono esserci mezze frasi, furbizie, trabocchetti ecc. chi sbaglia paga. In tutti i campi ed in tutti i settori. I politici corrotti fuori, i politici che non fanno ciò che dovrebbero, inadeguati al ruolo o danno le dimissioni o li buttiamo fuori, i ladri in galera, i responsabili di reati vanno in galera non solo figurativamente ma effettivamente. L’immigrato commette un reato grave lo buttiamo fuori, spaccia droga va in galera. Il rom ruba va in galera. E ci resta, non che dopo tre giorni lo ritroviamo fuori. E’ razzismo questo? Non credo proprio. E’ rispetto delle regole. Etica. Morale. Esattamente quei valori che sono sempre stati della sinistra, il suo substrato culturale. Di questo ci siamo dimenticati, siamo apparsi invece come coloro che hanno fatto l’indulto, che hanno rimesso fuori migliaia di delinquenti comuni. Di quelli che dicono “poverini, bisogna aiutarli e basta”… “se rubano è per necessità, bisogna capirli”. Di coloro i quali tanto dicono ma che poi hanno rimesso in lista gente non proprio adamantina. Bassolino che ci fa? Non può dire “prima di me c’erano altri”… “se mi dimetto io, si devono dimettere anche altri”. Intanto cominci lui. Sarebbe già un bell’esempio….
    In Sicilia cosa si è fatto? Un’operazione di palazzo paracadutando esponenti di primo piano che poi evidentemente non sono stati capiti se questi sono i risultati. Ma la società civile non esprimeva nient’altro? La Borsellino aveva forse sfigurato nei confronti dei big?

    Terzo. La classe politica. Si è iniziato, ma solo iniziato uno svecchiamento della classe politica. Una classe vissuta come una casta. Anche a sinistra. Giustamente, aggiungo. Politici per professione, gente che ha sempre fatto politica, che vive non per la politica ma di politica. Persone che conosco anche di persona e che sono state nel tempo togliattiane, longhiane, berlingueriane, nattiane, occhettiane, dalemiane, fassiniane, veltroniane. E che magari sono nei vertici. Sarà mica un pò troppo? Può venire qualche dubbio? E’ lecito? Possiamo sperare che se ne vadano?
    Possibile che costoro non dico che non sentano il desiderio di una purezza di ideali, ma il desiderio degli altri di levarseli dai piedi lo sentono? Se questa è una realtà a livello dei vertici nazionali in provincia cosa accade? ancor di peggio ovviamente. Personaggi di seconda, di terza fila che ovviamente pur di salvaguardare non i loro ideali ma il loro posto di lavoro, perchè di questo si tratta, sono oggettivamente un freno ad una necessità di novità, di sfoltimento di incarichi pubblici o parapubblici. Le province che senso hanno? enti vari carichi di consiglieri vari che senso hanno? Forse mantenere schiere di politici trombati? se sacrifici hanno da esserci e ci dovranno essere dobbiamo mettere in conto di sfoltire il sottobosco politico fatto anche dai nostri. Cosa non facile nè indolore ma ineluttabile se vogliamo ritrovare una consonanza di idee con la società civile.

    quarto. Il risultato elettorale è stato chiarissimo nella sua crudezza. Il corpo elettorale ha scelto e vuole il bipolarismo. Due identità, un centrosinistra ed un centrodestra.
    Al di fuori di questo altro non c’è. L’elettore vuol sapere da chi sarà governato, vuol sapere chi lo governerà, vuol sapere ante e non post cosa sarà fatto. Non vuole accordi, trattative, mediazioni così care alla vecchia DC, al vecchio PSI ed anche al vecchio PCI. O sinistra o destra. E vuole che il governo decida, faccia le cose per le quali è stato votato. Questo impone due schieramenti politici. Terzo non datur.
    A sinistra dunque un solo schieramento se pensiamo, vogliamo darci la possibilità di governare questo paese, non solo fare opposizione. Questo impone un partito contenitore, un partito in cui si possa e si debba dialogare tra anime diverse che lo attraversano, che lo compongono. Dobbiamo trovare sedi opportune di dialogo, di scambio di idee, di confronto anche serrato per arrivare alla definizione di una linea da seguire, di un obiettivo, di una sintesi hegeliana in un processo continuo. Un partito nel quale si possano sciogliere i nodi, i contrasti, le idee di molti, ex comunisti, ex socialisti, semplici democratici e ex democristiani. La battaglia politica prossima futura non deve essere in ambito elettorale puro ma nel partito. Altrimenti saremo destinati solo e soltanto a fare opposizione e non è questo almeno il mio obiettivo. Temo sia quello di molti altri.

    Quinto. I dati del risultato elettorale vedono i votanti passare dall’83 all’80% quindi con un calo del 3%.
    Le schede bianche e nulle si attestano intorno al 3 – 4%
    Quindi il 23/24% degli aventi diritto non ha espresso il loro voto.
    Se a questo si aggiungono i risultati ottenuti dai partiti che non hanno ottenuto il quorum otteniamo un risultato pari al 33/34% essendo complessivamente del 10%. Quindi il risultato effettivo delle elezioni è stato dato dai voti espressi per le coalizioni dai 2/3 dell’elettorato. Non di più. Non siamo negli USA dove l’elezione del presidente vede la partecipazione di non più del 30% degli aventi diritto ma ci stiamo incamminando su questa strada. Due grandi partiti. Due partiti che si disputano le elezioni. Non tutto ciò che viene dagli USA è positivo o negativo. E’ negativa la spettacolarizzazione delle primarie ma il positivo è che parlano di politica, in modo duro anche. Si scontrano non solo con colpi bassi ma anche su cose da fare. Per trovare un candidato alle presidenziali. Alla luce del giorno non nelle segrete stanze delle segreterie dei partiti. Questo lo giudico positivo.

    Scusa la prolissità di questa risposta ed anche la sua inadeguatezza per mancanza di spazio. Probabilmente ci sarebbe da scriverci qualche volume. Lo sarà scritto sicuramente da parte degli storici fra qualche anno. Quello accaduto è un cambiamento epocale nella politica italiana. Per adesso ci siamo in mezzo alla storia. Mi dibatto come un pesce nell’acquario putrido, mi sento mancare l’aria, vedo altri pesci morti accanto a me ma vedo anche una possibilità di salvezza, la possibilità di ripulire l’acquario, di ripulire i filtri, di filtrare l’acqua stagnante. Chiamo a raccolta i fratelli, gli amici, i compagni perché si trovi una soluzione, possiamo farcela.

  8. Ti ringrazio per le risposte che mi hai dato, ma anche e sopratutto per le domande che hai aggiunto, sinceramente qui non si tratta di ripartire bensì più umilmente contarci e partire, e contarci non vuol dire dare spicco ai numeri ma crederci e darsi da fare per una politica più pulita ed etica, se mai queste due parole possono convivere.

    Grazie rossaura

    Vorrei un tuo giudizio sul post di P.P. Pasolini, per motivi diversi, ma mi commuove come quando penso ad Enrico Berlinguer…

  9. o la politica è pulita ed etica oppure non è politica.
    Se non è così non mi interessa. Smetto. Così come ho già smesso una volta, 30 anni fa…

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