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Donne disinformate

In Donne, Istruzione on 14 aprile 2010 at 11:29

Non ricordo bene a quale fratello o sorella si riferisse la pancia di mia mamma. Una cosa è certa: malgrado le gravidanze molteplici che giravano per casa, io, della cosa non avevo le idee chiare. Ero poco più di una bambina s’intende, ma la pratica sul campo avrebbe potuto essermi di aiuto, invece… Cercavo informazioni perché ero certa che i bambini crescessero dentro alla pancia, su questo non c’erano dubbi, ma su come ci entrassero e soprattutto come ne uscissero, non avevo per niente le idee chiare. Le mie amiche sinceramente avevano meno conoscenze di me e quelle che sembravano saperne di più, alle mie domande sparavano delle fantasie improbabili.
Quel giorno mia mamma stava sul terrazzo, l’aria era tiepida e stranamente, per l’andamento della mia famiglia, lei aveva trovato il tempo per fare, con la lana, le scarpine che a quel tempo facevano sempre bella figura nel corredino dei neonati. Ricordo che una ruga profonda sulla fronte le deformava il viso che di solito era piuttosto bello. Stavo seduta su uno sgabello vicino a lei, una situazione rara di tranquillità, di solito lei correva per le esigenze di tutti e non pensava né a se stessa né alla sua figlioletta femmina. Ricordo che era stata molto male nei primi mesi della gravidanza e i medici le avevano prescritto molti medicinali inutili che ad un certo punto lei aveva gettato via in un momento di rabbia, solo che in quel periodo erano usciti sui giornali i casi terribili di malformazioni fetali dovute al Talidomide e quell’antivomito lei non era certa di non averlo assunto.
Eravamo tutte e due impegnate con i nostri pensieri, i miei davvero irrisori in confronto ai suoi. Cercavo solo di sapere come entravano i bambini nella pancia e sopratutto come facevano a venirne fuori. Lei invece cercava di sapere se quel bambino che stava venendo alla luce avrebbe potuto essere, per colpa dei suoi malesseri, un bambino focomelico. Nessuna delle due ebbe il coraggio di chiedere nulla e soprattutto non avremmo potuto esserci di conforto, almeno io non lo potevo essere con lei. Fra me e lei non c’era mai stata quella confidenza che è tipica tra le donne di una stessa famiglia. E poi ero proprio solo una bambina. Così rimasi con i miei dubbi finché non riuscii a trovare nell’enciclopedia che avevamo in casa una spiegazione più o meno comprensibile, a parte per i termini usati che io non conoscevo affatto. Mia madre tirò un sospiro di sollievo solo alla nascita del piccolo, anzi facendo i conti degli anni, alla nascita della piccola, che nacque sana, vispa e con due splendidi occhi azzurri.
Certo erano gli anni ‘60, le donne vivevano i loro drammi senza l’appoggio di nessuno. non esistevano metodi di prevenzione, non possibilità di diagnosi, nemmeno l’assistenza di medici responsabili e comprensivi. Le donne erano sole in famiglia e sole nella società. Partorivano in casa con l’aiuto di una ostetrica che a volte era diplomata ed altre no. Affrontavano i loro cattivi pensieri senza poterli dividere con un marito od un familiare. E sole erano anche le bambine che avrebbero dovuto affrontare la vita con un minimo di “strumenti conoscitivi” e che invece si attrezzavano come riuscivano e come potevano.
Ricordo che successivamente feci per i miei giovani fratelli, memore della mia esperienza, corsi documentati sulla sessualità e sul concepimento e sulla nascita dei bambini, cose che impararono a conoscere quasi contemporaneamente all’uso della parola. Ricordo che il più piccolo un giorno, mentre saltava e correva, come era solito fare per sua naturale vivacità, mi diede involontariamente un brutto colpo sulla pancia, allora spaventato mi disse: “Scusa Tata, non volevo fare male al tuo bambino.” Questo mi fece capire che forse, anche lui, non aveva le idee proprio molto chiare e che comunque ci voleva anche età e maturità per ritenersi alla fine correttamente informati ;-).

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