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	<title>L'Altra Metà del Cielo &#187; Giovani</title>
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		<title>L'Altra Metà del Cielo &#187; Giovani</title>
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		<title>Giovane notte</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 22:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Da quando il tempo é tornato nostro, le occasioni per uscire sono molte, superano anche le serie difficoltà della stanchezza di una lunga giornata di lavoro. In genere, nella precedente vita, si aspettava la sera per chiudersi in casa sperando che il telefono se ne stesse zitto, senza avere neanche la voglia di televisione. Poi il ciclone del nostro incontro e tutti gli entusiasmi e le vecchie sinergie hanno ripreso a funzionare. Ecco che una domenica eravamo in testa ad una manifestazione con i ragazzi dei centri sociali a difesa del Ghetto ebraico dai fascisti. Oppure alle manifestazioni aperitivo-culturali dei nostri ragazzi. A teatro per ascoltare la “copia” migliore di Fabrizio De Andrè fatta persona attraverso la voce calda di un amico. A cantare a piena voce le canzoni, anche quelle più dimenticate dell’indimenticabile Faber. E poi sabato. Tralasciando altri impegni si è deciso di tornare ad un concerto. Che male c’è? Quella volta, 42 anni fa, ai concerti non ci potevo andare. Non c’era storia. Troppo piccola per uscire alla sera, piccola d’età ovviamente, mica di altezza. Allora, sabato, abbiamo deciso senza neanche pensarci, stasera si va alla “Fucina Controvento” a vedere i Moka da 3 e i Modena City Ramblers. Solo la sera prima eravamo andati a farci la tessera del Circolo Arci Metricubi, all’inaugurazione della stagione culturale, ora toccava al primo Concerto della nostra nuova vita. Evviva i Moka e i Modena! Intanto quasi 120 anni in due, ci troviamo per carattere e pigrizia macchinati, ma senza patente. Avevo tentato di coinvolgere mio figlio perché ci accompagnasse, ma come fare per non fargli intendere che non si trattava di un trasporto di vecchi disabili, ma solo la voglia di condividere un momento di gioia. Peccato aveva altri impegni. Per carità, mica ci spaventa cercare la “Fucina” in mezzo alla più spaventosa zona industriale del nostro entroterra. Nessuno con uno straccio di spiegazione per farci capire come arrivarci. Allora noi da bravi ragazzi diligenti ci prendiamo per tempo. Si va con l’autobus che approssimativamente si dirige verso quella direzione e ci si ferma davanti all’ultimo edificio abitato della zona industriale. E adesso che si fa? Ovvio cerchiamo la strada. Via Colombara. Una lunghissima strada in mezzo al nulla. Forse nulla proprio no, ma qualcosa di simile. Un fosso e nessun edificio per km, in lontananza le luci di un cinema multisala, e più in là un megamarket del bricolage… uno sfarfallio di auto, ma tutto troppo lontano. Sembrava la storia di pollicino. Cammina, cammina e cammina, in mezzo al nulla, ci scappa da ridere. Ma dove trovi due vecchietti come noi che mano nella mano si inoltrano nel nulla suburbano, a cercare un locale alternativo per un concerto alternativo? La risposta fa nascere altre risate. Come sempre noi insieme non abbiamo paura. Prima di partire ci eravamo fatti dare il numero dei taxi, va bene avventurosi, ma mica scemi. Eppure deve essere da queste parti! Altro mezzo km. a sinistra. Lontano, lungo una strada senza nome, vedo alcune luci di auto. I giovani mica sono refrattari alle comodità, loro arrivano dalla parte giusta e su quattro ruote. Finalmente ci siamo. Non faccio tempo a chiedermi se ci lasceranno entrare malgrado il pacco di anni che ci portiamo dietro che prima dell’ingresso il mio compagno viene stretto in un caloroso abbraccio da Marco (uno dei componenti dei Moka), poi escono gli altri che se lo passano uno ad uno. “Ciao come stai?” Quanto tempo è passato! ma sei ancora nel giro?” La cosa non è strana per lui, per anni si è occupato di Centri Sociali con gruppi di ragazzi, che semplifichiamo con il chiamarli non del tutto facili: Fungaie e Baracche &amp; Burattini. I ragazzi, i suoi ragazzi, non lo hanno dimenticato. Neanche lui per la verità. Tra sigarette e ore piccole stava per lasciarci la pelle. Ora erano rimasti solo i suoi ragazzi. Cresciuti anche loro, ma non invecchiati. Ci portano dentro. Inizia la serata. Per le belle sensazioni lascio il commento a lui sul concerto. Io in mezzo ai giovani mi sento viva, li guardo stupita e mi chiedo se sono tanto diversi da noi, i ragazzi del ‘68. Davanti a me un ragazzo e una ragazza si baciavano teneramente. Per quanto riguarda i sentimenti non mi pare proprio. All’inizio dei Modena i ragazzi si scatenano in salti e cori… dileggio e protesta contro quel noto personaggio che vagola tra gossip e governo. Ma allora, mi dico, la sinistra non è defunta e seppellita? Allora i giovani sono di sinistra? Il mio compagno spegne i miei entusiasmi. “I ragazzi in questi posti sono sempre di sinistra, poi quando tornano a casa se ne dimenticano, almeno fino al prossimo concerto!” Lo guardo stupita. Sembra incredibile, eppure chissà perché non ho problemi a crederci. Sono ragazzi alternativi in un locale alternativo, ascoltano musica alternativa, cosa possono sembrare? Yuppies in trasferta? Eppure alla fine del bel concerto tutti se ne vanno, tranquilli, con le loro belle auto. Solo io e lui stiamo sulla porta in attesa di un passaggio. Qualche volta è difficile essere coerenti con le proprie idee. Chiamiamo un taxi. Se restavamo ancora un po’ avremmo fatto l’alba con i Moka, andando a mangiare qualche buona schifezza e poi alla fine ci avrebbero anche accompagnato. Va bene la serata alternativa, va bene la strada presa a caso, ma per fare l’alba, mi dispiace, non so tu, ma io non ho più l’età <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> .</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/11/19/giovane-notte/"><img src="http://img.youtube.com/vi/cpXcy2K8hdI/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Lunga è la notte&#8230;</title>
		<link>http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/11/15/lunga-e-la-notte/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 09:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un pensiero a Peppino Impastato dopo un entusiasmante concerto dei Modena City Ramblers
Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.


       [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2163&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Un pensiero a <a href="http://www.peppinoimpastato.com/index.asp">Peppino Impastato</a> dopo un entusiasmante concerto dei <a href="http://www.ramblers.it/">Modena City Ramblers</a></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#000000;font-size:x-small;">Lunga è la notte<br />
e senza tempo.<br />
Il cielo gonfio di pioggia<br />
non consente agli occhi<br />
di vedere le stelle.<br />
Non sarà il gelido vento<br />
a riportare la luce,<br />
nè il canto del gallo,<br />
nè il pianto di un bimbo.<br />
Troppo lunga è la notte,<br />
senza tempo,<br />
infinita.</span></p>
<p><span style="color:#000000;font-size:x-small;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/11/15/lunga-e-la-notte/"><img src="http://img.youtube.com/vi/KUpcxdg2Iqs/2.jpg" alt="" /></a></span><br />
</span></p>
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	</item>
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		<title>Le tre lettere. Anno 1972. Michele non abita più qui</title>
		<link>http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/09/03/le-tre-lettere-anno-1972-michele-non-abita-piu-qui/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 15:35:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera inviata all’ultimo indirizzo conosciuto
Settembre 1972
 Caro Michele
È passato molto tempo, troppo. Come assecondare questa fretta, questa ansia  che mi consuma, questa irrefrenabile necessità di raggiungerti e di parlarti? Non ho nessun altro indirizzo. Non so come fare.  Non so se mai riuscirò a farti avere questa lettera terribile ed impaziente, queste parole che stentano ad [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1558&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Lettera inviata all’ultimo indirizzo conosciuto<br />
Settembre 1972</p>
<p style="text-align:justify;"> Caro Michele<br />
È passato molto tempo, troppo. Come assecondare questa fretta, questa ansia  che mi consuma, questa irrefrenabile necessità di raggiungerti e di parlarti? Non ho nessun altro indirizzo. Non so come fare.  Non so se mai riuscirò a farti avere questa lettera terribile ed impaziente, queste parole che stentano ad uscire, ma che mi premono sulla penna, parole  troppo complicate per vivere di vita propria. Oggi so, oggi conosco chi e cosa ci ha perduti.<br />
Forse dovrei iniziare con lo spiegarti il dolore e lo scoramente che oggi provo. Ma da dove iniziare? Riuscirò a renderti quello che ti ho tolto e che ti è stato tolto? Non sapevo. Non potevo immaginare. A quel tempo ero una ragazzina ingenua, illusa e stupida. Sì stupida, terribilmente stupida, per non aver capito che la mia confusione di allora mi portava lontano da te e dalle sicurezze che avevo. Stupida ancor di più per non aver capito e non aver saputo interpretare… Quello che tu consideravi amico, il migliore, e che io avevo scambiato per la risposta a tutti i miei perché, quello che ha fatto parte della mia vita per un così lungo periodo e che oggi non esiste più, cancellato dalla realtà, ma anche da una giustizia che si è fatta da sola, quel migliore amico che oggi giudico senza pieta e che ti rubò quella ragazza (perchè è questo che fece e  proprio  per questa ragione non ebbe mai il coraggio di parlarti),  quale ultimo atto di una storia finita  e che è destinata all’oblio, mi ha consegnato le tue lettere di allora, quelle che tu gli avevi scritto e di cui mai mi aveva parlato.<br />
Cosa dire? Che è stato un vigliacco? Che non ha avuto rispetto di te? Che non l’ha avuto di me? Io oggi so che saresti tornato. Io oggi so quanto importante fossi per te. So cosa ho perduto. So il prezzo che la sua vigliaccheria mi ha fatto pagare e ci ha fatto pagare.<br />
Michele dove sei? Vorrei raggiungerti in qualche modo. Anche solo per chiederti scusa, perché non avevo capito, stupida insensata ragazzina. Inutile cercare delle attenuanti. Inutile chiederti perché non hai risposto alla mia ultima lettera. Perché non hai gridato quello che avevi diritto di gridare. Mi hai lasciato tra le sue braccia senza farmi capire quale fosse stato il suo gioco. Quali esiti poteva avere. Perché?&#8230; Perché? Chi ti ha dato il diritto di lasciarmi sbagliare?<br />
Mi hai lasciata in balia di me stessa a fare il conto con un tradimento che aveva il sapore della sconfitta. Mi hai lasciata sola a decidere e non hai nemmeno mosso un dito, non hai detto nemmeno una parola.<br />
Sono arrabbiata con te&#8230; Ma che senso ha incolpare te delle mie colpe. Che senso ha chiedere a te una coerenza che non ho chiesto a lui e nemmeno a me stessa. Sono sempre la solita stupida ragazza. Da te pretendo tutto mentre dagli altri nulla da te mi aspettavo tutto ed invece&#8230; Scusami è sciocco arrabbiarmi con te, quando sono io la sola colpevole per non aver capito e per non aver creduto in te. Ho cercato, come ti ho detto, i nostri amici per chiedere di te. Nessuno ha più tue notizie. Solo Giovanni ovviamente sa qualcosa. Mi dice che tempo fa ha parlato con tuo fratello Enrico. Probabile che tu non abiti più lì. Mi ha parlato di una donna che ti era vicina. Un rapporto importante. Sembra che il tuo viaggio però non abbia più fine. Nemmeno Enrico ha il tuo indirizzo. Ti sposti di continuo. Forse unico punto fermo è lei, lo spero, te lo auguro. Ma sei avaro di parole anche con la tua famiglia. Sembri giocare a rimpiattino. Ti mostri solo nei miei sogni. Ogni volta per andartene di nuovo. Vedo le tue spalle e lo zaino consumato e il tuo solito camminare sfinito. Sei quel ragazzo ancora, nei miei sogni sei sempre uguale, ma perchè mostri una stanchezza che non conosco? Perché non riesco a vedere i tuoi occhi?<br />
Domande e ancora domande che non hanno risposta. Capisco che questo tempo non è più il nostro tempo. Io l’ho negato, io l’ho gettato via e non ha più senso chiederti una parola di comprensione e nemmeno di perdono. Basta!<br />
Ti dico solo questo,  se serve a qualcosa e se  qualcosa vale, vorrei chiederti scusa anche per &#8220;quel migliore amico” che, oggi so, non meritava  la tua considerazione e tanto meno meritava il mio amore.<br />
Un&#8217;ultima cosa. Se mai ritornassi sui tuoi passi, se un giorno desidererai tornare alla tua città, se ti verrà il desiderio di ritrovare un volto del tuo passato, pensa ancora a me, perchè  io ci sarò a conservare il tuo ricordo.<br />
Ti prego trova le mie parole, per favore, trovale!<br />
Con… immutato affetto<br />
Rossana</p>
<p style="text-align:justify;">PS . Non so se hai notizie del tuo Paese. Se ti interessano ancora. Qui i fascisti non hanno perso il coraggio, malgrado la nostra città non consenta loro nemmeno di avere un comizio,  nelle manifestazioni pestano duro ed è sempre più pericoloso esprimere le proprie idee. Si parla sempre  più spesso di un possibile colpo di stato. Gli operai chiedono il diritto ad un salario più equo e ad una vita migliore. Ma la repressione è cattiva. Anche gli scioperi sono duri. A lato di questi argomenti volevo solo dirti che sto leggendo altri autori della beat generation, anche poesia come allora, ma l’America è lontana da noi… non so, forse  provare entusiasmi è una moda che non ci dovremmo permettere, forse cambiare il mondo è un sogno diventato impossibile. Ti mando un abbraccio.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/09/03/le-tre-lettere-anno-1972-michele-non-abita-piu-qui/"><img src="http://img.youtube.com/vi/_kpSjxVyEAg/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1558&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le tre lettere. Anno 1968. Il peccato originale.</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 11:48:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Novembre 1968     
Caro Michele,
non mi è facile scriverti questa lettera, perché è la lettera che separerà definitivamente le nostre strade. Sei partito tanto tempo fa, i mesi sono passati e io non ho mai saputo se saresti tornato.  Il tempo è passato; troppo tempo, e ti ho sentito molto lontano. Sei partito e per tutto questo tempo le tue parole e i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1610&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Novembre 1968     </p>
<p style="text-align:justify;">Caro Michele,</p>
<p style="text-align:justify;">non mi è facile scriverti questa lettera, perché è la lettera che separerà definitivamente le nostre strade. Sei partito tanto tempo fa, i mesi sono passati e io non ho mai saputo se saresti tornato.  Il tempo è passato; troppo tempo, e ti ho sentito molto lontano. Sei partito e per tutto questo tempo le tue parole e i nostri ricordi mi hanno fatto compagnia. Ma le nostre lettere sono state troppo poca cosa rispetto a quello che avrei voluto per noi. In tutto questo tempo ho avuto modo di pensare; di riflettere su quello che siamo stati uno per l’altra. Non sono sicura di cosa siamo stati, me lo chiedo e non so darmi una risposta. Io stavo bene con te e credo che anche tu ti sentissi bene in mia compagnia. Ma la tua partenza ha cambiato tutto. Forse sono solo io ad essere cambiata, oppure siamo cambiati tutti e due e fingiamo di non saperlo. Certo tutto è stato difficile, più di quanto avrei pensato. Mi sei mancato e la presenza degli amici non bastava. Tu lo sai quanto ho pregato i miei di lasciami partire per raggiungerti almeno il giorno del tuo compleanno, ma avere 16 anni non è abbastanza per essere grande. Avevo promesso a me stessa, anche contro la tua volontà, di aspettare il tuo ritorno. Credevo di poterti aspettare per sempre; ma non ne sono stata capace. Credimi, lo volevo veramente. Pensavo che mi sarebbe stato facile vivere nell’attesa del tuo ritorno. Non è così. Il vuoto è stato enorme e la speranza di sentire la tua voce che mi diceva, semplicemente: “Sto tornando”, quella fiammella ogni giorno è diventata sempre più fioca fino a spegnersi del tutto.  Ti confidai, allora, tutti i miei sogni e i miei segreti; segreti di ragazzina, credo avrai riso di me, avrai pensato che ero sciocca ed illusa. Sei sempre stato la persona con cui mi era facile parlare. Mi sembrava che solo tu mi potessi capire. Avevo l’età in cui sognare è bello e la cosa più semplice che c’è. Poi sei partito nel modo che sai, e mi sono sentita sola come non credevo di potermi sentire. Oggi, sono cambiata, non sono più la ragazza che ti ha visto partire. Nella tua lontananza quelle sicurezze che avevo sono venute meno; altre hanno preso il loro posto. Oggi credo di sapere quello che voglio, credo che sia giunto il momento di fare un passo avanti, non posso rimanere ancora sospesa nella tua attesa. Oggi passo oltre e lo faccio con la tristezza nel cuore. Ti dovrei dire grazie per i momenti che abbiamo passato assieme. Sì! almeno questo te lo devo. E, credimi, con tutto il cuore, ti auguro di poter essere felice almeno come spero di poterlo essere io. Mi sono sentita la ragazza più sola del mondo e nella tristezza ho incontrato la mano di un amico. Tu sai chi. Lui mi è stato vicino, mi ha parlato e consolato nei miei giorni tristi, mi ha dato sicurezza nei miei giorni incerti. Gli voglio bene e me ne vado con lui; ti voglio bene e non resto ad aspettarti. Credo  che questa sia la soluzione migliore per entrambi. Spero solo che niente di tutto questo possa cambiare il vostro rapporto di grande amicizia, non voglio diventare un motivo di disagio tra di voi. Penso che ti scriverà presto. Oggi non riesce ancora a superare il disagio di quello che è accaduto, ma sono certa che lo farà presto, l&#8217;amicizia è il sentimento più forte che tiene unite le persone e noi ci crediamo fermamente, lo sai.</p>
<p style="text-align:justify;">Credevo di avere molte cose da dirti ma non é così. Le parole mi mancano. Mi sento sciocca. Forse  tu sei passato oltre già da molto tempo e forse nemmeno ti interessano queste povere parole. Forse era quello che ti auguravi, anzi è probabile che le leggerai con un po’ di sollievo, forse la vita è più leggera senza una ragazzina testarda che ti chiede attenzione. Ma dirti addio è dirlo anche a una parte di me; quella parte di me che mi sembrava la parte migliore, ma che oggi è diventata una parte triste e avvilita. Ovviamente devo dire che sono stata bene con te, sei stato dolce e paziente, ma non posso restare quella ragazzina, che hai conosciuto, in eterno. Lui mi vuole bene. Mi è sempre stato vicino. Ha saputo starmi vicino quando la tua lontananza è stata un dolore troppo forte. Magari tu mi troverai stupida se ti dico che credo di averti amato, ma è probabile che l’amore di una sedicenne non sia così importante e non sappia resistere alle difficoltà che la vita ci impone. Sono certa che troverai una donna che lo saprà fare meglio di quanto credo di aver saputo fare io, e forse quella donna è già al tuo fianco, ma spero, ugualmente, che non ti scorderai di me. Spero di non perdere il tuo affetto e l’amicizia, a cui tengo molto. Sappi che ci sarò sempre, per te, almeno finché lo vorrai, almeno finché il tempo lo consentirà.</p>
<p style="text-align:justify;">Scusami per essere stata così poca cosa, per non avere avuto la forza e il coraggio che serviva per tutti e due, un abbraccio, forse l’ultimo</p>
<p style="text-align:justify;"> Rossana</p>
<p style="text-align:justify;"> P.S. gli amici tutti ti salutano e aspettano tue notizie. Giovanni dice che lui sa che tu tornerai. Spero abbia ragione lui perché questo è e resterà sempre il tuo posto e noi i tuoi amici. Il tempo qui è piovigginoso e anche questo mi mette addosso tristezza e malinconia. Qui in Italia gli eventi politici si susseguono. E&#8217; stato un anno strano. Alcune Università sono occupate dagli studenti. La contestazione si sta diffondendo.  Ci sono grandi manifestazioni. Forse è giunto il tempo di cambiare il mondo. Ti mando un sorriso.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/09/02/le-tre-lettere-anno-1968-il-peccato-originale/"><img src="http://img.youtube.com/vi/HhbnOWE157M/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>E la luna bussò&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 14:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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Non erano più quei tempi.
A dire il vero quei tempi erano belli solo nei ricordi, poi a guardarci bene era stato un vero massacro di sentimenti e di affetti. Lei ci pensava ogni volta che c’era la luna a imbiancare le sue notti. Pensava a quell’angolo vicino al ponte dove una sera d’inverno di molto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1479&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1488" title="lunatica" src="http://laltrametadelcielo.files.wordpress.com/2009/07/lunatica.jpg?w=124&#038;h=124" alt="lunatica" width="124" height="124" /><br />
Non erano più quei tempi.<br />
A dire il vero quei tempi erano belli solo nei ricordi, poi a guardarci bene era stato un vero massacro di sentimenti e di affetti. Lei ci pensava ogni volta che c’era la luna a imbiancare le sue notti. Pensava a quell’angolo vicino al ponte dove una sera d’inverno di molto tempo prima, lui disse “No…”. Un poco prima di Natale. In un tempo dove i Natali si stavano trasformando da una festa degli occhi di bambini stupiti ad un’occasione di false speranze. Proprio quella sera lì. Davanti ad una luna vigliacca, lui disse “No!”. Ma non era proprio il No definitivo di chi parte senza lasciare nessun rimpianto. Era una parola che negava il respiro, ma che preludeva al sogno.<br />
Lei lo sapeva, lo aveva sempre saputo. Non era quello che volevano dire. Non era la luna puttana che era al centro dei loro discorsi. Lo sapeva che a partire ci voleva lo stesso coraggio che a rimanere. E loro quel coraggio non l’avevano ancora. Sarebbe arrivato, certo, e come no, si sarebbe presentato quel coraggio, per azzerare il conto.<br />
Non era proprio un No definitivo e questo li aveva rincuorati. La sera dopo si scambiarono quel bacio che si erano negati. Non un semplice bacio, quello era il padre dei baci. La dolcezza assoluta. La parola che non avrebbero detto mai. Almeno non allora. Il dolore di sapersi persi. Il presagio della fine. E la fine era venuta, al suono della loro canzone. La loro grande occasione perduta. Sotto la luna. Sempre sotto una luna bugiarda.<br />
Lei partì senza voltarsi indietro, neanche il tempo di riprendersi quel poco che credeva di avere. Lui la vide partire, da lontano. Sembrava che tutto sarebbe stato come prima, ma niente sarebbe stato più come prima.<br />
Avevano con loro solo la memoria di un sogno. Ognuno l’aveva sognato da solo, ridisegnando sulla propria pelle la vera storia. Quella storia. Fasulla, ma comunque, sempre, l’unica vera loro storia.<br />
Il tempo non lascia scampo. Tante lune a cui lei aveva rivolto le sue preghiere. Luna trasformata in divinità. In giudice severo. In dolore e smemoratezza.<br />
Era tornata dai suoi viaggi. Dalle peregrinazioni di un’anima in pena. Ogni luogo era il suo luogo. In ogni luogo lei non c’era davvero. Almeno non tutta. Almeno non integra.<br />
Di lui aveva saputo poco e male. Ma non voleva davvero sapere. Ogni suo passo lo portava lontano. Troppo lontano, Il dolore era sordo e cieco. Si poteva confondere con una piccola gelosia dozzinale. Non era cosa per loro. Non li avrebbe resi migliori. Ma lui diventava uomo sui corpi di altre donne. Lei non ricordava più dove avesse perso la gioia di vivere. Nessuno disse perché quella luna avesse loro strappato il cuore.<br />
Tanto chi sapeva che erano stati loro ad inventare quella luna. Chi voleva sapere che quel “No” sarebbe stato come un “Sì… per sempre”.<br />
Lei sentì bussare alla porta. Rumore inopportuno. Piccolo fastidio della vita. Perché disturbare i suoi pensieri? Non aveva voglia di sapere. Non voleva esserci. Non poteva ricominciare la noia di tutti i giorni. Non ora. Non quella sera. Non con quella luna infida.<br />
Il tocco si fece più deciso. Un pensiero come un’onda improvvisa nella notte. Una carezza di vento.<br />
Un sospiro d’amore. “sono io, sono qui, sono tornato…”. Il suo volto scavato nel marmo. Le sue mani nervose attorno ad un libro. Un vecchio libro sciupato, consumato dal lungo viaggio. “Sono qui&#8230; Te lo dovevo rendere, da tanto tempo, forse da troppo…” un sorriso, attinto dalla dolcezza di un sogno, appena velato dal tempo e dalla fatica di andare.<br />
Lei senza vedere gli tolse il libro dalle mani e lo posò. Mosse le dita in una carezza delicata e incerta su quel viso segnato. Tracciò un disegno di memoria attorno a quegli occhi verdi che sapevano sorridere.<br />
Allora un raggio di luna bussò e non attese più il permesso di entrare.</p>
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		<title>Democratici anonimi</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 19:06:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SE AVETE BISOGNO DI AIUTO
RIVOLGETEVI AI DEMOCRATICI ANONIMI      

Ogni commento credo sia superfluo.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>SE AVETE BISOGNO DI AIUTO</p>
<p>RIVOLGETEVI AI DEMOCRATICI ANONIMI     <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/05/21/democratici-anonimi/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Tlk1IPFciow/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Ogni commento credo sia superfluo.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltrametadelcielo.wordpress.com/1327/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltrametadelcielo.wordpress.com/1327/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/1327/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/1327/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/1327/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/1327/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltrametadelcielo.wordpress.com/1327/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltrametadelcielo.wordpress.com/1327/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/1327/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/1327/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1327&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Forever young</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 13:26:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[18 maggio 2009
Mica sempre il giorno del proprio compleanno è un giorno felice. Io me ne ricordo molti, alcuni compleanni allegri passati con gli amici, altri tristi da dimenticare, ma questo 18 maggio di questo anno 2009, che dice poco, anche se nessun anno dice molto, prima di poterlo vedere e capire a distanza, per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1308&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>18 maggio 2009</p>
<p style="text-align:justify;">Mica sempre il giorno del proprio compleanno è un giorno felice. Io me ne ricordo molti, alcuni compleanni allegri passati con gli amici, altri tristi da dimenticare, ma questo 18 maggio di questo anno 2009, che dice poco, anche se nessun anno dice molto, prima di poterlo vedere e capire a distanza, per me è un compleanno speciale.</p>
<p style="text-align:justify;">Un amico molto caro mi ha dedicato un post e una canzone <a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/05/18/18-maggio-2009/">18 maggio 2009</a>, proprio per questo, proprio grazie a lui,  io oggi mi sento molto più giovane di quello che sono. Chissà davvero quanti anni ho?  A sentire alcuni amici sono ancora una ragazza <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  (ringrazio nomadus!), insomma oggi mi sento giovane, anzi se devo dire, oggi mi sento giovane per sempre.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/05/18/forever-young/"><img src="http://img.youtube.com/vi/favgoOn-U1I/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><em><strong>PER SEMPRE GIOVANE</strong><br />
parole e musica Bob Dylan</em></p>
<p>Possa Dio benedirti e proteggerti sempre<br />
possano tutti i tuoi desideri diventare realtà<br />
possa tu sempre fare qualcosa per gli altri<br />
e lasciare che gli altri facciano qualcosa per te<br />
possa tu costruire una scala verso le stelle<br />
e salirne ogni gradino<br />
possa tu restare per sempre giovane<br />
per sempre giovane per sempre giovane<br />
possa tu restare per sempre giovane</p>
<p>Possa tu crescere per essere giusto<br />
possa tu crescere per essere sincero<br />
possa tu conoscere sempre la verità<br />
e vedere le luci che ti circondano<br />
possa tu essere sempre coraggioso<br />
stare eretto e forte<br />
e possa tu restare per sempre giovane<br />
per sempre giovane per sempre giovane<br />
possa tu restare per sempre giovane</p>
<p>Possano le tue mani essere sempre occupate<br />
possa il tuo piede essere sempre svelto<br />
possa tu avere delle forti fondamenta<br />
quando i venti del cambiamento soffiano<br />
possa il tuo cuore essere sempre gioioso<br />
possa la tua canzone essere sempre cantata<br />
possa tu restare per sempre giovane<br />
per sempre giovane per sempre giovane<br />
possa tu restare per sempre giovane</p>
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		<title>I ragazzi di Sant&#8217;Agostin &#8211; La leggerezza della gioventù</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 09:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anni sessanta.
Si sgranano lentamente. Sembrano finire. C’è nell’aria un come se tutto dovesse ricominciare. La mia città sembra sonnecchiare pigra. Piccola città la mia città. Tanto nome e troppa arroganza. Pigra piccola città. Piccoli posti. Tutti come sempre uguali. Quartieri che non si chiamano quartieri. Sei quartieri in tutto. Tutto come in un fazzoletto di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1255&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Anni sessanta.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Si sgranano lentamente. Sembrano finire. C’è nell’aria un come se tutto dovesse ricominciare. La mia città sembra sonnecchiare pigra. Piccola città la mia città. Tanto nome e troppa arroganza. Pigra piccola città. Piccoli posti. Tutti come sempre uguali. Quartieri che non si chiamano quartieri. Sei quartieri in tutto. Tutto come in un fazzoletto di già visto. E quei magnifici anni sessanta. Noi, i giovani. A vivere la strada. A vivere l’incontro. Anni di amicizie e musica. Tanta musica. A vivere la musica. Si fa il tempo della contestazione. Camicie indiane, e a fiori dai colori incredibili. Noi, un mondo che non s’era mai visto. Ma questa è un&#8217;altra storia, o meglio una storia nella storia. Forse la storia.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">La mia città; piccola, asfittica, come già detto; almeno allora. Un mondo troppo piccolo per noi. Tutto sembrava restare fuori. Tutto ci sembra doverci chiamare. Quella voglia di afferrarlo, quel tutto. Idee che venivano da lontano. La curiosità di avere sedici anni. Di sentirli addosso come fossero molti; troppi. E di volerli vivere intensamente. Cose che a spiegarle nemmeno sembra facile. E una vita fatta per strada. Cercata e trovata con gli altri. E noi, i giovani, a fare comunella. Ognuno sceglieva il suo gruppo, oppure, più fortunatamente, veniva scelto; e si mescolava ad altra varia umanità.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Anche allora i ragazzi altro non erano che ragazzi. E si credevano padroni della loro vita. Forse è sempre così a quell’età. Forse allora lo si credevano anche di più. Forse quegli anni non sarebbero più passati. E non volevano invecchiare. Lo giuravano a loro stessi. Lo dicevano agli altri. Erano solo ragazzi. Ragazzi sarebbero rimasti. Ed io, per la verità, ero ragazza. Questo dice poco. Allora le ragazze non sceglievano, venivano scelte. Forse non è poi cambiato tutto. Si sa che di solito la ragazza deve aspettare di essere scelta. Le più carine avevano più opportunità. Venivano cercate di più. Potevano frequentare più gruppi. E più gruppi avevano e più facile era rimorchiare&#8230; o meglio rimanendo su quanto detto&#8230; essere rimorchiate.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Piccoli amori. Ero la ragazza dai capelli lunghi e rossi. Ero alta senza portare i tacchi. Naturalmente ero quello che sono ancora. Rossa. Alta. Naturalmente questo il tempo non ha potuto cambiarlo. Ma allora qualsiasi straccetto mettevo addosso sembravo appena uscita dal set di &#8220;Hair&#8221;. Certo questo, mi si dirà, non è importante per la storia. Era piuttosto importante che avessi la mania di non accettare di essere scelta. Ne provavo anzi un gran fastidio. Preferivo di gran lunga guardarmi in giro. Decidere dove andare. Insomma scegliere. Ma anche questo dice poco o niente. Non spiega perché, ad un certo punto, la mia compagnia, gli amici, il mio gruppo, cioè come io sono entrata a far parte della compagnia dei ragazzi di Sant’Agostin.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Allora, a quel tempo, i gruppi e le compagnie dei giovani, si prendevano una zona della città. Ecco perché c&#8217;era la Compagnia di S. Polo, che era numerosa anche perché il Campo (leggi piazza per quelli che non sanno) è piuttosto capiente e poi portava anche il nome del sestiere (che sarebbe il quartiere) quindi era la più ambita. C&#8217;era la compagnia del Campo dei Frari, anche quella piuttosto numerosa ed assortita. Lì però era preponderante la presenza degli &#8220;scouts&#8221;. Io e le mie amiche, le ragazze come me, già agnostiche in giovane età, a mescolarsi a &#8220;chiesastri&#8221; non andava molto a genio. Meglio di no. Che ci azzeccavamo con loro? In effetti l&#8217;unica funzione religiosa che mi riusciva di ingoiare la si faceva nella mia stessa parrocchia, la prima in tutta la città ad ospitare un gruppo rock per officiare la prima messa beat&#8230; quella sì che in fondo mi piaceva: &#8220;Messa Lubah eh&#8230; eh, messa lubah eh&#8230; eh&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">C&#8217;era, sempre allora, pure il gruppo dell&#8217;Archivio di Stato. Forse alcuni di quei gruppi ci sono ancora. Forse no. Certo i ragazzi non sono gli stessi. A pensarci potrebbero esserne i nipoti. A pensarci… meglio no. Mi farebbe ricordare di come il tempo è passato. Servirebbe solo a dirmi quanto siamo invecchiati. Dicevo che c’erano quelli del gruppo dell&#8217;Archivio di Stato. Erano in pochi ma molto agguerriti. Erano tutti maschietti ormonati. Con la passione di fare a botte con quelli del Campiello Mosca. Alla fine finivano al pronto soccorso a curare ecchimosi e orgogli feriti. Nemmeno per quelli avevo una gran passione. Era come se cercassi qualcosa che non riuscivo a trovare. Come se… insomma, se non si vive intensamente quando si ha quella magica età quando si vive?</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Per farla breve tra tanti c’erano anche quelli di Sant’Agostin. Ma quelli, quei ragazzi del Campo Sant’Agostin, erano strani. A loro modo strani. Forse mi incuriosivano per quello. Forse. Chissà? Insomma io ci passavo. Due volte al giorno ci passavo per di lì&#8230;. e li vedevo bazzicare lì attorno, ciondolare pigramente, come le onde pigre del canale. Come non avessero altro da fare che aspettare. E nemmeno posso dire fossero belli. Sinceramente appartenevano a quel genere di ragazzi che non si possono portare in famiglia, che non ti viene in mente di presentarli a mamma. Almeno non prima di una buona lavata. Non prima di averli accompagnati in qualche negozio per rifare un po’ il guardaroba. Ma mica solo quello&#8230; magari una passata dal barbiere che stazionava sulla porta del negozio a guardare tanto strazio. Che li osservava con commiserazione. Loro sembravano non badarci. Sembravano non vedere niente di quello che stava loro attorno.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Insomma erano, e mi apparivano, contro ogni tentazione. Ma a me sembravano carini. Mi guardavano passare in silenzio. Mai nessuno che facesse un commento. A stento alzavano gli occhi. Insomma mai nessuno che provasse a parlarmi. Che mi dicesse &#8220;Scusa, posso chiederti una cosa? Verresti ad una festina domenica pomeriggio?&#8221; Ah sì! a quel tempo le festine si facevano solo di domenica pomeriggio, nelle &#8220;carbone&#8221; (vecchi magazzini che un tempo erano usati per tenere la legna e il carbone), e ogni gruppo ne aveva una di carbona, e l&#8217;attrezzava come meglio credeva. A pensarci ora erano un po’ in carattere con il gruppo. C&#8217;erano manifesti sui muri scalcinati, sedie spaiate, poltrone sfondate, cose raccolte qua e là, e inventate. Polvere e muffa. Il più delle volte un’aria disperata di abbandono. Quelle più chic, di carbone, avevano un divanetto milleusi, ma indiscutibilmente tutte avevano il giradischi. Tutte avevano poche lampadine per illuminare, spesso schermate, una luce suffusa che tanto non serviva; appena iniziava la musica e si formavano le coppie, la luce si spegneva automaticamente.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Ma torniamo a loro, ai ragazzi di Sant’Agostin. Io ci passavo, come ho già detto, per andare in negozio da mio padre. Non era, quel campo, vicino a casa. Se era per quello avrei fatto meglio ad entrare nel gruppo di S. Margherita, il più vicino a dove allora abitavo, oppure in quello di S. Marta o anche di Campiello Mosca, ma quelli come già detto non andavano bene, finivano troppo spesso in Ospedale. Se era per quello sarebbe stato più logico facessi un’altra strada. Nemmeno so perché la cominciai ad allungare passando di là. Ne cosa mi spingeva a quei due passi in più che ormai erano diventati consueti. Era come un’abitudine. Loro erano sempre là. Quella era la loro casa (la strada, come detto).</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Li vedevo muti in lunghi silenzi. Raramente parlarsi piano. Avrei giurato facessero parte della tribù degli introversi. Non avevo mai visto tra loro una ragazza. Mi chiedevo se era possibile che in quella zona, negli stessi anni, le mamme avessero sfornato solo figli maschi. Pensieri stupidi, certo. Ce li si può permettere, almeno a quell’età. Non sapevo molto di loro. Anzi non né sapevo niente. Solo li osservavo mentre passavo. Guardavo e raramente ero guardata. Mi veniva il sospetto che le ragazze preferissero frequentare il limitrofo e più nutrito gruppo di S. Polo. Certo che con loro di ragazze non né vedevo mai. Quando parlavano parlavano tra di loro. Qualcuno leggeva un libro. Qualche altro fumava appoggiato al muro di casa. E io ero curiosa di sapere che libro stava leggendo, questo o quello. Di quale disco stessero parlando, così fittamente tra loro. Mi sarebbe piaciuto sottrarre violentemente quel libro di mano e leggerne il titolo, volevo sapere di quale musica erano piene le loro giornate.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Poi, un giorno qualunque, un giorno grigio credo di ricordare, ecco l&#8217;occasione. Quello che mi sembrava… cioè quel ragazzo biondo dagli occhi verdi appoggiò il libro sopra il pozzo, qui abbiamo pozzi in tutti gli spazi liberi, e ci si sta bene seduti o appoggiati, fanno da ornamento e sono il centro del mondo. Come dicevo quel ragazzo appoggiò il libro con la copertina in bella vista. Perse i suoi occhi in un posto che non esisteva. Frugava col suo sguardo in uno spazio che non c’era. Non avrei potuto rubare i suoi pensieri, ma, almeno per quel libro, l’occasione era ghiotta.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Come avrei potuto resistere? Ero troppo curiosa&#8230; passando una sbirciatina gliela diedi e mi fermai di botto&#8230; il libro&#8230; quel libro io lo conoscevo bene, era &#8220;<em>Sulla strada</em>&#8221; di Kerouac, non che pensassi che nessun altro lo dovesse leggere. Non era quello. Non era una strana forma di gelosia. Solo che lì&#8230; proprio lì&#8230; non so perché ma non me lo aspettavo. Guardai ancora una volta il libro. Poi il ragazzo che intanto aveva preso a sorridermi facendo scintillare i suoi occhi di foglia. Strani occhi i suoi occhi. Mi ricordai di Fabrizio. Poi mi sentii scoperta e arrossii. E lui mi sorrise di più: &#8220;Ciao sono Michele&#8230; l&#8217;hai già letto?&#8221; Confusa risposi con un &#8220;Sì&#8221; fatto di un filo di voce. Non mi capitava spesso di non sapere cosa dire. &#8220;Immagino che avrai anche letto <em>Juke Box all&#8217;idrogeno</em>?&#8221; Sembrava sicuro di sé; stranamente. Sapere quello che diceva. &#8220;Certo!&#8221; risposi. &#8220;Bene, parliamone&#8230;&#8221;. Mi sedetti su quei gradini e le parole sembravano facili; scorrevano. Era come se ci conoscessimo già. E fu così che divenni un presenza femminile del gruppo di Sant’Agostin.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Quella sera Michele, questo era il suo nome, mi accompagnò a casa. Ovviamente, canonicamente, come da regola rigida, prima di Carosello. Quello era il limite invalicabile di quei miei anni. Di quella mia gioventù. Non mi era concesso di rincasare oltre quell’ora, scandita da quell’appuntamento che era per tutti; in tutte le case. Dalle finestre aperte fuoriusciva quella musica. E mi avvertiva che dovevo lasciare tutto. Tornare a casa. Credo che nel tempo, quel ragazzo, finì con l&#8217;odiare quel limite. Stava male solo a sentire la musichetta che ne segnalava l&#8217;inizio. Ma a quel tempo Carosello era proprio il limite, ed io non lo potevo superare.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Quella domenica, nella &#8220;carbona&#8221;, portai delle mie amiche. Mi sembravano tutte molto carine ed intelligenti. Forse lo erano. Forse era facile essere carine a quell’età. Loro si fidavano di me. Ovviamente la “carbona” di quei ragazzi non era come le altre. C&#8217;erano libri e dischi poco ballabili. Si parlava molto. Si rideva. Si suonava la chitarra e si cantava. Cioè si stava in compagnia. E la luce non veniva spenta mai. Ci si poteva guardare. A dirlo può non sembrare, ma era tutto così strano, inusuale. Lo era solo perché diverso. Diverso da quello che era diventato consueto. Poi le mie amiche, alla fine, si sono sposate tutte con i ragazzi di Sant’Agostin. A guardare bene, con gli occhi di poi, quei matrimoni durano ancora oggi, quasi tutti, dopo più di 40 anni di avventura.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 .0001pt;">Io no, io non ho sposato un ragazzo di Sant’Agostin, perché sono la più capatosta. Però gira e rigira, vivendo e camminando, facendo un sacco di percorsi strani e evoluzioni incredibili, dopo 40 e più anni, ho ritrovato lui, proprio lui, il ragazzo biondo dagli occhi verdi, quello del libro, quello che odiava Carosello, quello con cui passavo il tempo seduta sul pozzo a leggere libri e a scambiarci baci innocenti. Ancora là, come stesse aspettandomi. I capelli ora sono bianchi, ma i suoi libri sono gli stessi che frequentano la mia libreria, la colonna sonora la conosciamo tutti e due, i sorrisi sono caldi e ci ringiovaniscono. E gli occhi, come sempre, parlano per noi.</p>
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		<title>Lontano&#8230; lontano</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2009 14:42:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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Un semplice ricordo lontano
Principessa
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/04/17/lontano-lontano/"><img src="http://img.youtube.com/vi/ye3g1slZVwY/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Un semplice ricordo lontano</p>
<p>Principessa</p>
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		<title>Ancora sul &#8216;68</title>
		<link>http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/04/16/ancora-sul-68/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 06:56:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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In questi ultimi tempi, per la serie &#8220;i casi della vita&#8221;, mi sono trovata per l&#8217;ennesima volta a parlare dei magnifici anni 60 e in particolar modo del mitico 1968.
Attorno a quegli anni ho raccolto una piccola antologia di post che &#8220;vagolano&#8221; tra il politico ed il privato.
Come già variamente affermato nei mei post, io [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1183&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/04/16/ancora-sul-68/"><img src="http://img.youtube.com/vi/rLYyyg6SRNk/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>In questi ultimi tempi, per la serie &#8220;i casi della vita&#8221;, mi sono trovata per l&#8217;ennesima volta a parlare dei magnifici anni 60 e in particolar modo del mitico 1968.</p>
<p>Attorno a quegli anni ho raccolto una piccola antologia di post che &#8220;vagolano&#8221; tra il politico ed il privato.</p>
<p>Come già variamente affermato nei mei post, io sono una sessantottina che non è mai diventata una ex, qualsiasi cosa questa affermazione possa voler dire, non ho mai accettato la resa, non ne ho mai considerato le condizioni, ho mantenuto lo stesso respiro di allora.</p>
<p>Forse alla mia età non dovrebbe essere sufficiente l&#8217;affermazione: io sono così. Forse ci vorrebbe di più. Ma attraverso questi post, che percorrono ora il pubblico od il privato di alcuni personaggi  ed attraverso i commenti che ne sono contributo, ho voluto parlare ancora di questo tempo, non faccio dietrologia, voglio solo considerare che in questi anni bui e senza fiato, la scintilla può innescarsi ancora, l&#8217;incendio può svilupparsi e possono nascere ancora le idee di rivolta che, nella mia storia, non muoiono mai.</p>
<p>Dal blog &#8220;Il nuovo mondo di Galatea&#8221;: <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/04/09/i-sessantottini-non-invecchiano-mai/">I sessantottini non invecchiano mai</a></p>
<p>Dal blog &#8220;E&#8217; solo un blog&#8221;: <a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/04/16/sfogo-di-68ino/">Sfogo di 68ino</a></p>
<p>Da &#8220;L&#8217;altra metà del cielo&#8221;: <a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2008/07/11/la-radice-delle-colpe-parlando-con-riciard-parlo-con-me-stessa/">La radice delle colpe</a></p>
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