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	<title>L'Altra Metà del Cielo &#187; Donne</title>
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		<title>Sedotta e &#8230;..</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 15:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inverno si era fatto sentire troppo presto. Se n&#8217;era accorta subito, quando quel mattino era uscita per andare a fare il test. Inutile dire che già lo sapeva. Tutto era davvero facile, bastava passare in farmacia e farsi dare un kit. Era incinta. Quella mattina comunque aveva fatto il test ufficiale che avrebbe confermato tutto. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2318&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">L&#8217;inverno si era fatto sentire troppo presto. Se n&#8217;era accorta subito, quando quel mattino era uscita per andare a fare il test. Inutile dire che già lo sapeva. Tutto era davvero facile, bastava passare in farmacia e farsi dare un kit. Era incinta. Quella mattina comunque aveva fatto il test ufficiale che avrebbe confermato tutto. La cosa strana era che fuori nevicava ed era solo ottobre. Pensò con sgomento che si trattasse di un cattivo presagio. In verità, che le cose andassero male, l&#8217;aveva capito da subito. Non servivano i suoni di tromba e nemmeno i presagi. Era evidente che quella storia non l&#8217;avrebbe condotta a niente, eppure ci si era avventurata senza prestare la giusta attenzione agli avvisi di pericolo che la sua mente le mandava.<br />
Era una storia senza capo né coda. E lei ne era cosciente. Certo che sapeva troppe cose per finire, poi, sedotta e abbandonata. Se non fosse che si sentiva a pezzi, avrebbe trovato queste parole piuttosto ridicole, avevano un sentore di ammuffito e di passato remoto. Invece era presente.<br />
Quando si era avventurata tra le braccia di quell&#8217;uomo non era interessata al futuro, era solo un rapporto nato per soddisfare la voglia d&#8217;amore o di sesso di una serata. Aveva avuto voglia di illudersi solo per un po&#8217;, per quanto assurdo fosse pensarlo. Ecco lì, aveva goduto di quei piccoli atti di seduzione e per questo lei ci era stata, aveva derogato, aveva pensato che per quella volta non avrebbe dovuto succederle niente. Invece no. Ora era lì. Se non fosse che ora aspettava un bambino, non si sarebbe sentita in colpa. Forse non si sarebbe nemmeno più ricordata di lui e di quella serata.<br />
Ma tutto era andato storto. A parte l&#8217;inverno precoce, a parte il fatto che lui le avesse detto di arrangiarsi e che non voleva sapere niente dei suoi problemi, a parte il fatto che il suo contratto di lavoro sarebbe scaduto di lì a tre mesi e che probabilmente non l&#8217;avrebbero rinnovato e che doveva uscire dalla casa dove stava, perché aveva lo sfratto esecutivo e che i suoi genitori non l&#8217;avrebbero ospitata e capita. A parte questi piccoli contrattempi, tutto il resto andava benone. Vai a comprendere poi il perché a volte si cerca di dimenticare i propri problemi con un po&#8217; di alcool e un po&#8217; di amore mal riposto.<br />
Ora era solo una donna sedotta. Sedotta da un uomo che non aveva scrupoli e che non credeva nelle responsabilità, da una vita che non aveva promesse da concederle, da un corpo che la faceva sbagliare proprio nel momento in cui avrebbe dovuto non sbagliare proprio.<br />
Sapeva di essere la sola colpevole. Sapeva che non aveva giustificazioni, sapeva anche che sarebbe stata la sola a pagare.<br />
Pensò per un attimo di tenersi il bambino. Pensò che non avrebbe avuto il denaro per consentirgli una vita dignitosa. Pensò che non avrebbe più potuto cercare un lavoro che le consentisse di vivere adeguatamente. Pensò che non avrebbe più avuto la possibilità di avere un amore semplice e normale. Pensò che avrebbe avuto un bambino senza papà, per quanto lei stessa, pur avendolo, ne avesse sentito comunque la mancanza. Ma perché far nascere un bambino con tutti questi handicap? Avrebbe dovuto andare al consultorio per prendere informazioni. Ma oggi faceva troppo freddo per prendere una qualsiasi decisione. Avrebbe aspettato domani. Doveva ancora pensare. Si sentì persa quando pensò, però, alla possibilità di bussare alla porta dei suoi genitori. Inutile, il progresso non era passato da quelle parti. Loro che andavano in chiesa tutti i giorni e professavano di amare il prossimo, non avrebbero mai accettato lei e un bambino senza nome.<br />
Ridere o non ridere? lei era davvero sedotta e abbandonata, ecco cos&#8217;era. Meglio rendersi conto subito e non farsi illusioni. Il freddo era solo il minore dei problemi. Inoltre adesso le pizzicava da matti il naso e si sentiva i brividi di febbre per la schiena. Allontanò l&#8217;idea di prendere subito un&#8217;aspirina, sarebbe stata una decisione logica, ma mica sapeva che effetto avrebbe avuto sul suo bambino.</p>
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		<title>Non lo faccio più&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:26:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proprio a lui doveva capitare. A pensarci provava una rabbia incandescente. Ma cosa pensava di fare quella bastarda? A lui, proprio a lui che, per la famiglia, aveva speso fior di quattrini e perso un tempo infinito per assecondare i desideri di quelle tre donne, che oggi non volevano più avere a che fare con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2290&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Proprio a lui doveva capitare. A pensarci provava una rabbia incandescente. Ma cosa pensava di fare quella bastarda? A lui, proprio a lui che, per la famiglia, aveva speso fior di quattrini e perso un tempo infinito per assecondare i desideri di quelle tre donne, che oggi non volevano più avere a che fare con lui. Tutti quei rimproveri gridati a voce alta oppure quei silenzi pesanti. Ma di cosa lo incolpavano? Di aver avuto altre donne? Ma che colpa ne aveva lui? Lui non aveva fatto niente? Aveva invece continuato a vivere nella sua famiglia anche se non c’erano più ragioni. Le ragazze ormai avevano preso la loro strada e avevano la loro vita. Lui non si era mai tirato indietro. Fosse stato un viaggio, un vestito oppure l’utilitaria per andare su è giù dall’Università. E poi anche lei… le aveva dato tutto quello che una moglie desidera. Gioielli, pelliccia, borsette e scarpe assortite, non si accontentava mai. Fosse stata bella almeno. Più ci pensava e più si chiedeva chi glielo aveva fatto fare di sposarsi così presto, proprio quando la vita gli offriva di tutto. Le donne allora non gli mancavano, come nemmeno i soldi per accontentarle. Lei era così tranquilla e concreta che sembrava fatta per starsene a casa ad aspettare il suo rientro dopo il lavoro. Sì, le donne lo avevano cercato anche dopo, sai com’è, ma a lei comunque non aveva fatto mancare mai niente. Ma adesso che vuole da me? Mi accusa di averla tradita con Giusi. Se è per quello non era certamente la sola. E’ vero che già una volta l’aveva fatta grossa e lei se n’era accorta. Poi, alla fine avevano deciso di restare ancora insieme, perché c’erano le bambine, e poi lei lo aveva perdonato, che diamine! Non aveva mica ucciso nessuno. E invece adesso no. Ma perché? Ora le ragazze non gli volevano più parlare. Ora lei mi ha messo alla porta e mi sta mettendo in croce con il suo avvocato. Perfino la macchina mi ha preso, la casa al mare e pure quella in montagna. La nostra casa, poi sostiene che le aspetta di diritto. Ma quale diritto? E per le sue vendette io dovrei vivere in un appartamento ammobiliato ai limiti della decenza? Ma per fortuna c’è Giusi, lei sì che mi fa sentire un uomo. Lei sì che mi dà quello che l’altra non mi dava. A lei ho dovuto intestare la macchina e il conto in banca, per non farlo trovare a quella megera. Non capisco tutta questa cattiveria. Non capisco che gusto c’è nel rovinarmi. Proprio ora poi che la crisi incombe e che anche il lavoro non va troppo bene. Tutto per farmi venire un infarto. Tutto per darmi l’ansia. Ma lei non mi conosce bene. Crede di sapere quali sono le cose che mi feriscono ed invece non sa. Io quelle tre le ho cancellate dalla mia vita. E dopo che sarà finita questa storia non sarò più disponibile per nessuna, neanche per il loro avvocato, quel delinquente. Non avranno più niente da me. Io mi metterò con Giusi. Tanto glielo dovevo a quella poverina, visto quanti mesi ha passato ad aspettarmi. Mia moglie dovrà farsene una ragione. Giusi è bella e giovane, quanto lei è brutta e vecchia. Questa sarà la mia rivincita. Almeno questo, se non ho potuto portarmi via le mie cose. Se torno indietro sta pur certo che non la sposo quella disgraziata, giuro, questo errore non lo faccio più… non lo faccio più… dovessi campare cento anni. Resto da solo e mi faccio una donna diversa ogni sera e piuttosto di avere dei figli… piuttosto me lo taglio.</p>
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		<title>Lettera ad un&#8217;amica particolare</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 13:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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Cara Leonora,
è da molto che non ci sentiamo, e mi dispiace. Ho sensi di colpa perché ti penso spesso, ma rinvio il tempo di una telefonata solo per averne di più poi, ma non succede mai e alla fine mi pare una scusa bizzarra. Che dire, non ci sono parole per spiegare che non mi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2269&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/12/15/lettera-ad-unamica-particolare/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Htfw_Y2Rm3s/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:justify;">Cara Leonora,<br />
è da molto che non ci sentiamo, e mi dispiace. Ho sensi di colpa perché ti penso spesso, ma rinvio il tempo di una telefonata solo per averne di più poi, ma non succede mai e alla fine mi pare una scusa bizzarra. Che dire, non ci sono parole per spiegare che non mi sono scordata di te, anzi, ma il tempo come sempre gioca a nostro sfavore. Ricordo con calore l’immediata simpatia che ci ha fatto trovare le parole giuste per entrare vicendevolmente nei nostri mondi separati, ma non così diversi. Ricordo ancora con piacere quanto gradivo le nostre lunghe chiacchierate notturne. (Si chiede sempre ai ragazzini che non finiscono mai di telefonare all’amica o amico del cuore, cosa si debbono dire così lungamente. Un po’ come a noi, in questa tarda pubertà, che ci ha colto di sorpresa.) Noi non più ragazze non avevamo tempo bastante, troppe cose da dire e anche banali “segreti” da confidare. Non scordo certamente i miei momenti tormentati che hanno trovato in te una concreta e affettuosa “fustigatrice” e anche paziente ascoltatrice. La mia gratitudine non sarà mai troppa. E così mi pare di non averti dimostrato, con altrettanta generosità, simile disponibilità e pazienza. Ecco quali sono i miei sensi di colpa. Ecco dove mi sento di essere mancata nei tuoi confronti. Potevo esserti più vicina? Potevo aiutarti di più? Lo so, tu dirai semplicemente “No!” ridendo di quella risatella che fa sentire caldo dentro. Ma sì, dai, lo so che fai la burbera e che fai anche la cinica per poi essere invece una tenerona che si commuove quando ti dico, con il mio piglio altrettanto burbero: “ti voglio proprio un mondo di bene”. Ah che strane ragazze che siamo! Oggi si avvicina il giorno del tuo compleanno, ma non solo quello, arriva anche quel Natale che tanto cerchiamo di pianificare come un giorno simile ad un altro. Bene, mi sembra giunto il momento di ricordare ancora il mio grande fraterno affetto che provo per te, mi sembra ancora opportuno chiederti di scusare il poco tempo che ti dedico, ma ti chiedo anche di apprezzare, se puoi, la qualità dei sentimenti che ti voglio esprimere.<br />
Ciao bella ragazza! Arriverà quello che meriti e spero solo che saprai fermarti e goderne a piene mani. Io vorrei esserci per poter condividerne con te la gioia.<br />
Buona fortuna dalla tua lontana amichetta, ma sempre e comunque amichetta<br />
Ross</p>
<p style="text-align:justify;">PS Non fingere di non capire che Leonora sei tu, la donna dai molteplici nomi e dalle grandi qualità <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  Baci</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2269&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La lametta</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 15:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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La teneva nella scatola delle “sue cose”. Ossia quella scatola dove teneva le poche cose che alla sua giovane età era già riuscita a raccogliere. Era una scatola di latta che stava nascosta dentro al cassetto del suo comodino. Era tutto difficile. I fratellini vivaci e distruttivi, come tutti i bambini pieni di vita, non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2146&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"> <img class="aligncenter size-full wp-image-2154" title="lametta" src="http://laltrametadelcielo.files.wordpress.com/2009/11/lametta.jpg?w=500&#038;h=375" alt="lametta" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align:justify;">La teneva nella scatola delle “sue cose”. Ossia quella scatola dove teneva le poche cose che alla sua giovane età era già riuscita a raccogliere. Era una scatola di latta che stava nascosta dentro al cassetto del suo comodino. Era tutto difficile. I fratellini vivaci e distruttivi, come tutti i bambini pieni di vita, non dovevano trovarla, l’avrebbero aperta e sparpagliato il suo contenuto ai quattro venti. Ma erano poi solo quattro i venti? A pensarci bene le sembravano molti di più. Erano domande oziose, che non portavano a niente. Poi lei se ne scordava subito. Ma ai fratellini doveva prestare sempre attenzione. A loro i suoi “tesori” sarebbero sembrati i giochi più divertenti da inventare. Adoravano le cose sue e se ne impossessavano appena girava la testa. Così avevano rotto il suo bambolotto di celluloide, quello che aveva chiamato “Cori”, chissà perché. Sì, non aveva più l’età delle bambole, questo era vero, ma a quel bambolotto ci teneva, perché portava gli abitini che le aveva confezionato la sua nonna prima di morire. Sembrava una storia strappalacrime, eppure era vera. Ovviamente loro ci avevano giocato lanciandolo nel vuoto. Povero bambolotto, ci aveva lasciato la testa e gli abitini erano stati buttati. Cerchiamo di capirci, lei ai fratellini voleva un gran bene. Nella sua famiglia erano la sola cosa a cui teneva davvero. Anche di fronte ai loro malanni lei non si lasciava scoraggiare. Li guardava come una chioccia guarda i suoi pulcini. Li amava teneramente. Li difendeva anche dalla noncuranza dei suoi genitori. Lei quella noncuranza la conosceva bene. Faceva molto male. O più che altro faceva crescere male. Certo teneva anche alla sua scatola di latta. Più che alla scatola,  al suo contenuto. Ogni tanto la apriva e ripassava il suo tesoro. C’erano quelle lettere del ragazzino biondo con cui si era scambiata, l’estate prima, qualche bacio furtivo e molte confidenze. Un amore che la lontananza sbiadiva. C’era una collanina di vetro che era il pegno di quell’amore ormai distante. C’era qualche foglio in cui erano annotate delle poesie. Un libretto rosso che fungeva da diario. Un penna stilografica di madreperla bianca, immagine di altri tempi. E c’era pure una lametta. Certamente tra quelle cose era la lametta a stonare di più. Tutto il resto poteva appartenere agli oggetti di una ragazzina appena uscita dalla pubertà, ma la lametta no. Che ci faceva una lametta tra i suoi tesori ? Era difficile spiegare. Eppure tentava di farlo anche con se stessa. La questione era che ad una certa età la libertà non è quella che ti porta a vivere o almeno a decidere di se stessi. La libertà assomiglia di più all’estrema decisione di voler vivere oppure no. La libertà, si sa bene, è un principio importantissimo sopratutto per una come lei che si sentiva soffocare tra quelle mura. Aveva grandi sogni, lei. Non le bastava quello spazio. Non poteva sognare in quella casa. Insomma la libertà è il principio fondamentale che regola il mondo. Ma perché solo il mondo degli adulti? Lei libera non lo era proprio. Suo padre era all’antica e mica si accorgeva di avere una figlia che stava varcando il mondo dei grandi. In accordo con sua madre le poneva tutti i veti possibili, anche quelli più irragionevoli. Non solo quelle limitazioni. Nessuno le faceva sentire di essere amata. Ma questa era un’altra cosa. Ormai ci aveva fatto l’abitudine. Ma riguardo alla libertà… era troppo importante, lei amava la libertà, tanto quanto amava i suoi fratellini. Per la verità anche loro condizionavano notevolmente il suo sentirsi libera. Poi era lei che a pensare di lasciarli soli…. beh… insomma si sentiva in colpa. Lei voleva andarsene, voleva vivere la sua vita, non voleva limitazioni, non voleva dover pensare agli altri. Tutti le  imponevano qualche cosa. Come doveva comportarsi, come doveva parlare, cosa dire, cosa pensare. Doveva essere responsabile, ma la responsabilità doveva essere applicata alle altre persone, mai riguardava se stessa, la sua autodeterminazione. Ma tutto questo la portava lontano. E poi non era solo perché avrebbe voluto prendere un treno per andare a trovare il suo ragazzo biondo. Questi erano motivi banali, cose marginali, lei voleva vivere per davvero. Ma torniamo al punto. Perché la lametta? Un po’ si vergognava ad ammetterlo che era la sua valvola di sicurezza. Un po’ le era faticoso sopportare questa mancanza di coraggio o forse le sembrava anche la sua maggior dimostrazione di coraggio. Quel coraggio estremo che solo la gioventù può concepire. Il coraggio della disperazione. Ma lei, che ancora non gli era stato dato di vivere, pensava che la libertà estrema avrebbe potuto venirgli solo da un atto estremo. L’unica libertà che poteva avere era quella di decidere se voleva o meno vivere la vita. Non quella vita, la sua vita. Ecco che la lametta stava lì a farle da monito. Lei era libera di scegliere. Intanto, nell’altra stanza, le grida dei bambini avevano distolto la sua attenzione dai cattivi pensieri. Le venne in mente il ragazzo dagli occhi verdi che ormai le sembrava dolorosamente, seppur vagamente, perduto. Le vennero in mente le facce allegre dei suoi fratellini. Aveva deciso, avrebbe tenuto la sua lametta nella scatola ancora per un po’, non avrebbe fatto male a nessuno. Prima o poi l’avrebbe gettata si sa. Probabilmente l&#8217;avrebbe tenuta fino a quando  i suoi fratellini fossero cresciuti e lei se ne fosse andata da quella prigione.</p>
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		<title>Femminilità</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 13:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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Guarda se tutta la vita doveva faticare a far affermare il suo essere donna. Non era nata bella, ma questo a volte era stata una qualità che le aveva permesso di stare in mezzo alle altre e spesso di essere apprezzata per quello che era. Una donna pratica e &#8220;bastantemente&#8221; intelligente. Certamente non era ricercata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2134&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2139" title="fiore" src="http://laltrametadelcielo.files.wordpress.com/2009/11/fiore.jpg?w=140&#038;h=100" alt="fiore" width="140" height="100" /></p>
<p style="text-align:justify;">Guarda se tutta la vita doveva faticare a far affermare il suo essere donna. Non era nata bella, ma questo a volte era stata una qualità che le aveva permesso di stare in mezzo alle altre e spesso di essere apprezzata per quello che era. Una donna pratica e &#8220;bastantemente&#8221; intelligente. Certamente non era ricercata come Rossana, la sua amica. A lei le cose arrivavano senza che le volesse. Anche i ragazzi. Non solo i migliori, ma anche quelli che non se li sarebbe filati nemmeno lei. Ma come si faceva a spiegare. Loro due se ne andavano quasi sempre assieme. Rossana la veniva a prendere al lavoro e poi gironzolavano in centro, dove incontravano sempre degli amici. Stavano sempre assieme, loro due, mica perché non ci fosse nessuno ad aspettarle. Eh no, loro avevano un bel giro di amici pronti ad accompagnarle ogni dove. Era una bella sensazione, anche se alla fine lei era la prima ad essere riaccompagnata a casa. Veramente lei era quella che abitava vicino alla piazza, in centro. Tutto iniziava lì e tutto finiva lì, almeno per lei. Rossana no, lei si portava via tutti i ragazzi che erano pronti ad accompagnarla a casa, anche se avesse abitato in capo al mondo. Perché nessuno si rendeva conto che anche a lei sarebbe piaciuto finire le serate un poco più tardi? Perché gli altri la vedevano solo come una buona amica? A volte si chiedeva se fosse un problema di femminilità. Non amava parlarne con l’amica. Ma che ne poteva capire lei della necessità di sentirsi donna? Tutti la guardavano e finivano fulminati. Eppure sfoderava quell’aria un po’ seccata. Aveva quell’aria da donna superiore che a pensarci bene faceva un po’ di rabbia. Ma che cosa aveva di così diverso Rossana. In fin dei conti anche lei si considerava piacente, anche lei dispensava sorrisi. Molto spesso si mostrava interessata alle storie degli altri. A tutti piace sentirsi ascoltati, anche a lei… ma perché nessuno si prendeva la briga di chiedere come la pensasse e come avrebbe preferito che il mondo girasse? Quella sera poi che avevano conosciuto Michele, Rossana sembrava non essersi accorta di lui. Meglio così, aveva pensato. Michele era diverso dagli altri ragazzi e non si sarebbe fatto conquistare dalle solite cose che vedevano gli altri. Con lui avrebbe parlato per ore, avendone la possibilità, avrebbe detto di sé ogni pensiero. Si sarebbe abbandonata con trasporto alla sua voce profonda e al suo sorriso scanzonato. Lui avrebbe capito le sue qualità e avrebbe saputo valorizzare la sua femminilità. Bastava poco, molto poco. Ma i giorni passavano e lui, che si faceva trovare ogni sera, le dedicava solo una distratta amichevole attenzione. Parlava con l’entusiasmo di un uomo dai grandi sogni. Gli stessi sogni allora erano diventati anche i suoi. Ai sognatori e ai poeti era concesso tutto, così anche lei scriveva poesie. Ogni sera lei gli sfiorava il braccio con il suo seno, con una piccola malizia che lui non avrebbe potuto non vedere. Lei si sentiva pronta. Lei avrebbe avuto finalmente la sua occasione. Avrebbe avuto finalmente la possibilità di superare la sua timidezza. Avrebbe saputo anche mostrare il suo coraggio con lui. Sarebbe diventato il suo ragazzo. Finalmente qualcuno si sarebbe fermato con lei nell’androne semibuio di casa sua. L’avrebbe abbracciata e baciata a lungo. Sarebbe stato di grande soddisfazione salutare Rossana. Lui non l’avrebbe accompagnata con gli altri. Sarebbe rimasto con lei.<br />
Quella sera lei aveva forzato la mano. Era da un po’ che rigirava quella frase nella testa, ma non sapeva con che tono dirla. Non era sicura se per caso avesse aspettato troppo, oppure se il momento non fosse ancora quello giusto. Se ne uscì misurando le parole, tentando almeno di non farle pesare troppo. E così fece il verso al titolo di un libro che aveva appena letto e che era il massimo della sua dimostrazione di anticonformismo: “Ma tu che mi diresti se io ti confessassi che sono innamorata di Rossana?” Michele ci pensò su un poco e rispose sorridendo “Mi dispiacerebbe per te, però come potrei non  capirti? Anche io sono innamorato di Rossana.” Le si erano spente le parole in bocca. Ora non aveva più bisogno di fargli sapere il suo amore. Ma era tutta colpa della sua femminilità che la rendeva diversa e complicata. Nemmeno Michele avrebbe saputo capirla e si meritava una donna come la sua amica. Si prendesse pure Rossana e alla fine se ne sarebbe accorto dell&#8217;errore che faceva.</p>
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		<title>Il punto fermo.</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 15:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Adele si riteneva dalla parte della ragione. Non una ragione in senso letterale, perché, come lui glielo aveva ricordato dall’avvocato, era stata lei a dirgli che sarebbe stato meglio che si separassero. Ovviamente questo in senso letterale, ma le ragioni che avevano causato questa decisione erano tutte a carico suo, del marito. Marito? Fra poco non lo sarebbe stato più. Provava un senso di disagio. Forse qualcosa di più, un vero attacco di panico. Non ci aveva pensato all’inizio. Le cose avevano fatto il loro corso. Certo erano passati gli anni che ci volevano, ma non avrebbe mai immaginato che lui potesse pretendere di liberarsi dal loro legame. Le dava una certa rabbia sapere che s’era rifatto una vita, che aveva un’altra donna e che sembrava diventato un altro. No, non che gli volesse male. Era contenta, in linea di massima, per lui, ma lei aveva pensato che tutto sommato le cose potessero andare in un altro modo. E poi un’altra donna. Proprio lui che non mostrava di aver un gran spirito di iniziativa. Dove l’aveva trovata? Magari era una di quelle che lo facevano per i soldi. Però di soldi, ora che erano separati, lui ne era del tutto sprovvisto. E poi non aveva senso pratico, non ne avrebbe guadagnati mai senza il suo aiuto. Ma la cosa che faceva rabbia era che ora lui prendeva tutte le iniziative. Non l’aveva più fatto da tempo. Con lei oramai solo abitudini e rimproveri. Voleva testardamente che lei gli dedicasse il suo tempo, ma lei di tempo non ne aveva proprio. Il lavoro, i colleghi, la casa, i suoi vecchi portavano via tutte le sue risorse e a seguire lui non ce la faceva. Lui poteva anche adattarsi un po’, sono cose che si fanno quando si è sposati. “In fin dei conti ero sua moglie”. La questione stava proprio in quell’ero. Non riusciva a capire come un uomo così attaccato alle proprie abitudini potesse essersi allontanato da lei. Proprio lui che sembrava dipendere dalla sua organizzazione e dal suo senso pratico. In fin dei conti lei era il suo punto fermo. Se non ci fosse stata lei chissà dove sarebbe finito? Lui e le sue inutili utopie. I suoi fogli da disegno, le tele e i colori che puzzavano da far star male. Lui e le sue poesie, mescolate alle sue insopportabili sigarette. Tanto aveva fatto e tanto aveva detto che alla fine fumava nel terrazzino. Ovvio che lei lo aveva imposto per la loro salute e per quella della bambina. Per non parlare del rapporto con la figlia. A dir poco inesistente. D’altra parte i figli bisogna farseli, mica trovarseli fatti come succede a tutti gli uomini. Lei aveva fatto il possibile. Però non era giusto che finisse così. Da quando se n’era andato non l’aveva cercata mai. Mai una telefonata per sapere se avesse bisogno di qualche cosa. Magari avrebbe potuto dimostrarsi un po’ più dispiaciuto. Mai che l’avesse incontrato sulla sua strada che non fosse solo per caso. Possibile che lei non avesse più alcun diritto? Possibile che quella se lo fosse preso mentre lei era distratta? ”Ma se ne accorgerà di che pasta è fatto, allora sarò io a ridere…”</p>
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		<title>Donne nell&#8217;era del Lupo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 06:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
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Donne come prede. Uomini &#8220;conquistatori&#8221;. Chi ha più potere conquista di più. Donne che amano essere conquistate. Donne che amano avere privilegi. Che preferiscono esibirsi all&#8217;ombra di un uomo potente.
Ieri sera a La7, nella trasmissione di Gad Lerner &#8220;L&#8217;Infedele&#8221; ho scoperto, se ne avevo bisogno, che non esiste un unico modo di concepire la Donna, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1806&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1805" title="donne" src="http://laltrametadelcielo.files.wordpress.com/2009/09/donne1.jpg?w=298&#038;h=400" alt="donne" width="298" height="400" /><br />
Donne come prede. Uomini &#8220;conquistatori&#8221;. Chi ha più potere conquista di più. Donne che amano essere conquistate. Donne che amano avere privilegi. Che preferiscono esibirsi all&#8217;ombra di un uomo potente.<br />
Ieri sera a La7, nella trasmissione di Gad Lerner &#8220;L&#8217;Infedele&#8221; ho scoperto, se ne avevo bisogno, che non esiste un unico modo di concepire la Donna, che oggi nell&#8217;epoca del Lupo, essere donna può di-ventare uno stato che comporta vergogna e degrado per altre donne. Insomma non esiste più un unico modo di sentirsi Donna. Essere umano con una sua dignità e integrità precisa. Ma il Lupo predatore ha scompigliato il gregge. Parte di quel gregge si trasforma in vittima orgogliosa di esserlo, resa superiore per qualità di lana e carne, non per il suo genere, non per il suo orgoglio di essere pensante.<br />
Madri che si vendono per far apparire le figlie, genitori che vendono le figlie per farle apparire vicino ad un potente, donne che si vendono per ottenere soldi e successo, uomini che comprano le donne per arroganza di potere, uomini che guardano compiaciuti i potenti stracciare donne belle e acquistabili. &#8220;Il corpo delle donne&#8221; in vendita al miglior offerente, considerato come oggetto ludico, come intrattenimento, come spettacolo, come nutrimento.<br />
Apparire, meglio di essere. Denaro meglio dell&#8217;etica. Sfruttamento del proprio corpo invece di affermazione della propria persona. Non mi va più di essere donna in quest&#8217;era del Lupo. Non mi piacciono gli uomini trasformati in Lupi. Non sopporto il potere che sfoggiano. Non sopporto le donne che li praticano. Quelle che avviliscono le altre donne che quotidianamente faticano a trovare la loro posizione nella società. Quelle che studiano, lavorano e si sbattono quotidianamente per la parità di diritti e sopratutto per il diritto di essere rispettate come essere umano.<br />
Donne e Uomini, non come una stupida trasmissione televisiva.</p>
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		<title>La terza lettera</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 15:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Michele,
inutile spiegare a noi, proprio a noi, quello che è stato il nostro destino. Quale vita ci è stata concessa. Come abbiamo vissuto, visto che, alla fine , l&#8217;importante è poter dire: &#8220;ho vissuto&#8221;. Dove allora tu fossi e quali strade hai dovuto percorrere non era importante. Non ti ritrovai allora, non ti ritrovai [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1651&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Caro Michele,<br />
inutile spiegare a noi, proprio a noi, quello che è stato il nostro destino. Quale vita ci è stata concessa. Come abbiamo vissuto, visto che, alla fine , l&#8217;importante è poter dire: <a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/09/05/ho-vissuto/" target="_blank">&#8220;ho vissuto&#8221;.</a> Dove allora tu fossi e quali strade hai dovuto percorrere non era importante. Non ti ritrovai allora, non ti ritrovai per tutta una vita. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=ibA3E0MGmko" target="_blank">E vissi, bene o male, anche senza di te</a>. Poi un sera malinconica e rassegnata, improvvisamente, insperatamente ti ho ritrovato. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=eTgYmyXPbKI" target="_blank">Fu come un sole all&#8217;improvviso</a>. Oggi so che la terza lettera non arrivò mai nelle tue mani. Ma a che serviva? <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=xnslQaGKj44" target="_blank">C&#8217;era una lettera</a>, la prima, quella che non mi apparteneva, che nessuno mi mostrò, letta troppo tardi, erano altre parole, altro tempo, qualcosa che ci apparteneva, ma non erano più parole che potevo possedere, <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=Ah08F0H1dtQ" target="_blank">qualcosa ormai perduto per sempre</a>, qualcosa sempre negato. Qualcuno ci tradì. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=AQe8TSw18vY" target="_blank">Io fui la prima</a>.<br />
<a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/09/05/ho-vissuto/" target="_blank">Ora viviamo di ricordi e di futuro</a>. Non siamo più vecchi, siamo anzi incredibilmente infantili, come <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=P22cMZFvJAs" target="_blank">lo possono essere solo i vecchi che non si fanno più domande e che non cercano più risposte</a>. Ora è tornato il nostro tempo. Gli amici ci guardano come se fossimo tornati dall&#8217;aldilà. Degli zombie sorridenti. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=cYYzmwXn45w" target="_blank">Noi fatichiamo a sciogliere le nostre dita intrecciate e sorridiamo</a>. Sì! abbiamo l&#8217;aria un po&#8217; ebete di chi ha combinato un gran casino, ma alla fine gli è andata bene lo stesso. Così è stato. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=hhUL8p565m8" target="_blank">Difficile perdersi in modo così totale e rendere impossibile il ritrovarsi.</a> Eppure&#8230; Gli amici di allora sono ancora qui, mai perduti definitivamente, stupiti e assetati ci chiedono ancora di questa storia, la nostra storia, l&#8217;unica storia che sappiamo raccontare. Anche oggi come allora, noi siamo la coppia, il legante, il fattore di equilibrio, quelli che ridanno armonia alle cose. Ecco perchè sono nati nuovi sorrisi, ecco perchè questa storia passa di bocca in bocca e ci precede, ci annuncia e fa nascere curiosità e ancora sorrisi, invidie e incredulità.<br />
<a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/07/28/le-strade-di-ieri/" target="_blank">Dopo più di 40 anni il tempo è tornato nostro</a>. Le nostre lettere non servono più. Sono parole lasciate al vento. Che importa se allora avessimo saputo ciò che oggi sappiamo. Sarebbe cambiata la nostra vita? Forse sì. Qualche volta ci avventuriamo e raccontarci quella storia piena di se e di ma&#8230; Esercizio ridicolo. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=dyptQ8MQFUQ" target="_blank">Ridiamo di noi</a>. Ridiamo delle nostre scemenze, ma sappiamo che ricostruiamo una storia possibile. Una storia plausibile.  Una storia di allegria e affetti. Di figli maschi poeti e sognatori dai nomi più improbabili. Di figlie femmine dall&#8217;aria ribelle, alte, rosse e fiere. <a href="http://www.youtube.com/?v=RkNsEH1GD7Q" target="_blank">Di sogni condivisi</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=0sWiPYm1t6E" target="_blank">di poesia</a>, letture e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=rLYyyg6SRNk" target="_blank">politica attiva</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ceCDSH_cyps" target="_blank">tu concreto</a>,  <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=EzffrH1EqXA" target="_blank">io sempre meno moderata</a>. Ma il tempo ha posato la brina su di noi. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=z6ZegjrEIGQ" target="_blank">Sei tornato, smagrito e stanco dal lungo viaggio</a>. Finisce qui, ancora nella tua città, il tuo pellegrinare. Hai svuotato lo zaino. Hai appoggiato il libro sopra il comodino assieme a quegli occhiali che non conosco, che per forza allora non avevi. Hai lavato la tua pelle dall&#8217;odore del sale, <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=GYKJuDxYr3I" target="_blank">dei tuoi mari in burrasca</a>. Ti sei spogliato dai ricordi degli abbracci e dei baci perduti nei porti nebbiosi. Hai svelato i tuoi segni del tempo. Le tue cicatrici, anche quella profonda di cui non sai ancora parlare.  Un&#8217;unica lettera  non è andata perduta. Una lettera che non voglio aprire. Una lettera che non ci appartiene più. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ONXp-vpE9eU" target="_blank">Ora siamo noi e il passato si ridimensiona</a>, si stempera e il giorno brilla della luce intensa di un tardo pomeriggio, ma la sera promessa profuma di alghe e giardini scaldati dal sole  <a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/06/16/se-magica-e-la-notte/" target="_blank">e la notte, come sempre, si fa più magica.</a><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=DFKOuYVLAJw" target="_blank">Ora dietro al sorriso resta il colore della musica della nostra nuova colonna sonora</a> e le nostre nuove parole e i nostri profondi silenzi assieme agli sguardi che non si perdono più.<br />
Rossana</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1651&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le tre lettere. Anno 1972. Michele non abita più qui</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 15:35:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera inviata all’ultimo indirizzo conosciuto
Settembre 1972
 Caro Michele
È passato molto tempo, troppo. Come assecondare questa fretta, questa ansia  che mi consuma, questa irrefrenabile necessità di raggiungerti e di parlarti? Non ho nessun altro indirizzo. Non so come fare.  Non so se mai riuscirò a farti avere questa lettera terribile ed impaziente, queste parole che stentano ad [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1558&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Lettera inviata all’ultimo indirizzo conosciuto<br />
Settembre 1972</p>
<p style="text-align:justify;"> Caro Michele<br />
È passato molto tempo, troppo. Come assecondare questa fretta, questa ansia  che mi consuma, questa irrefrenabile necessità di raggiungerti e di parlarti? Non ho nessun altro indirizzo. Non so come fare.  Non so se mai riuscirò a farti avere questa lettera terribile ed impaziente, queste parole che stentano ad uscire, ma che mi premono sulla penna, parole  troppo complicate per vivere di vita propria. Oggi so, oggi conosco chi e cosa ci ha perduti.<br />
Forse dovrei iniziare con lo spiegarti il dolore e lo scoramente che oggi provo. Ma da dove iniziare? Riuscirò a renderti quello che ti ho tolto e che ti è stato tolto? Non sapevo. Non potevo immaginare. A quel tempo ero una ragazzina ingenua, illusa e stupida. Sì stupida, terribilmente stupida, per non aver capito che la mia confusione di allora mi portava lontano da te e dalle sicurezze che avevo. Stupida ancor di più per non aver capito e non aver saputo interpretare… Quello che tu consideravi amico, il migliore, e che io avevo scambiato per la risposta a tutti i miei perché, quello che ha fatto parte della mia vita per un così lungo periodo e che oggi non esiste più, cancellato dalla realtà, ma anche da una giustizia che si è fatta da sola, quel migliore amico che oggi giudico senza pieta e che ti rubò quella ragazza (perchè è questo che fece e  proprio  per questa ragione non ebbe mai il coraggio di parlarti),  quale ultimo atto di una storia finita  e che è destinata all’oblio, mi ha consegnato le tue lettere di allora, quelle che tu gli avevi scritto e di cui mai mi aveva parlato.<br />
Cosa dire? Che è stato un vigliacco? Che non ha avuto rispetto di te? Che non l’ha avuto di me? Io oggi so che saresti tornato. Io oggi so quanto importante fossi per te. So cosa ho perduto. So il prezzo che la sua vigliaccheria mi ha fatto pagare e ci ha fatto pagare.<br />
Michele dove sei? Vorrei raggiungerti in qualche modo. Anche solo per chiederti scusa, perché non avevo capito, stupida insensata ragazzina. Inutile cercare delle attenuanti. Inutile chiederti perché non hai risposto alla mia ultima lettera. Perché non hai gridato quello che avevi diritto di gridare. Mi hai lasciato tra le sue braccia senza farmi capire quale fosse stato il suo gioco. Quali esiti poteva avere. Perché?&#8230; Perché? Chi ti ha dato il diritto di lasciarmi sbagliare?<br />
Mi hai lasciata in balia di me stessa a fare il conto con un tradimento che aveva il sapore della sconfitta. Mi hai lasciata sola a decidere e non hai nemmeno mosso un dito, non hai detto nemmeno una parola.<br />
Sono arrabbiata con te&#8230; Ma che senso ha incolpare te delle mie colpe. Che senso ha chiedere a te una coerenza che non ho chiesto a lui e nemmeno a me stessa. Sono sempre la solita stupida ragazza. Da te pretendo tutto mentre dagli altri nulla da te mi aspettavo tutto ed invece&#8230; Scusami è sciocco arrabbiarmi con te, quando sono io la sola colpevole per non aver capito e per non aver creduto in te. Ho cercato, come ti ho detto, i nostri amici per chiedere di te. Nessuno ha più tue notizie. Solo Giovanni ovviamente sa qualcosa. Mi dice che tempo fa ha parlato con tuo fratello Enrico. Probabile che tu non abiti più lì. Mi ha parlato di una donna che ti era vicina. Un rapporto importante. Sembra che il tuo viaggio però non abbia più fine. Nemmeno Enrico ha il tuo indirizzo. Ti sposti di continuo. Forse unico punto fermo è lei, lo spero, te lo auguro. Ma sei avaro di parole anche con la tua famiglia. Sembri giocare a rimpiattino. Ti mostri solo nei miei sogni. Ogni volta per andartene di nuovo. Vedo le tue spalle e lo zaino consumato e il tuo solito camminare sfinito. Sei quel ragazzo ancora, nei miei sogni sei sempre uguale, ma perchè mostri una stanchezza che non conosco? Perché non riesco a vedere i tuoi occhi?<br />
Domande e ancora domande che non hanno risposta. Capisco che questo tempo non è più il nostro tempo. Io l’ho negato, io l’ho gettato via e non ha più senso chiederti una parola di comprensione e nemmeno di perdono. Basta!<br />
Ti dico solo questo,  se serve a qualcosa e se  qualcosa vale, vorrei chiederti scusa anche per &#8220;quel migliore amico” che, oggi so, non meritava  la tua considerazione e tanto meno meritava il mio amore.<br />
Un&#8217;ultima cosa. Se mai ritornassi sui tuoi passi, se un giorno desidererai tornare alla tua città, se ti verrà il desiderio di ritrovare un volto del tuo passato, pensa ancora a me, perchè  io ci sarò a conservare il tuo ricordo.<br />
Ti prego trova le mie parole, per favore, trovale!<br />
Con… immutato affetto<br />
Rossana</p>
<p style="text-align:justify;">PS . Non so se hai notizie del tuo Paese. Se ti interessano ancora. Qui i fascisti non hanno perso il coraggio, malgrado la nostra città non consenta loro nemmeno di avere un comizio,  nelle manifestazioni pestano duro ed è sempre più pericoloso esprimere le proprie idee. Si parla sempre  più spesso di un possibile colpo di stato. Gli operai chiedono il diritto ad un salario più equo e ad una vita migliore. Ma la repressione è cattiva. Anche gli scioperi sono duri. A lato di questi argomenti volevo solo dirti che sto leggendo altri autori della beat generation, anche poesia come allora, ma l’America è lontana da noi… non so, forse  provare entusiasmi è una moda che non ci dovremmo permettere, forse cambiare il mondo è un sogno diventato impossibile. Ti mando un abbraccio.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/09/03/le-tre-lettere-anno-1972-michele-non-abita-piu-qui/"><img src="http://img.youtube.com/vi/_kpSjxVyEAg/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Le tre lettere. Anno 1968. Il peccato originale.</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 11:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novembre 1968     
Caro Michele,
non mi è facile scriverti questa lettera, perché è la lettera che separerà definitivamente le nostre strade. Sei partito tanto tempo fa, i mesi sono passati e io non ho mai saputo se saresti tornato.  Il tempo è passato; troppo tempo, e ti ho sentito molto lontano. Sei partito e per tutto questo tempo le tue parole e i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1610&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Novembre 1968     </p>
<p style="text-align:justify;">Caro Michele,</p>
<p style="text-align:justify;">non mi è facile scriverti questa lettera, perché è la lettera che separerà definitivamente le nostre strade. Sei partito tanto tempo fa, i mesi sono passati e io non ho mai saputo se saresti tornato.  Il tempo è passato; troppo tempo, e ti ho sentito molto lontano. Sei partito e per tutto questo tempo le tue parole e i nostri ricordi mi hanno fatto compagnia. Ma le nostre lettere sono state troppo poca cosa rispetto a quello che avrei voluto per noi. In tutto questo tempo ho avuto modo di pensare; di riflettere su quello che siamo stati uno per l’altra. Non sono sicura di cosa siamo stati, me lo chiedo e non so darmi una risposta. Io stavo bene con te e credo che anche tu ti sentissi bene in mia compagnia. Ma la tua partenza ha cambiato tutto. Forse sono solo io ad essere cambiata, oppure siamo cambiati tutti e due e fingiamo di non saperlo. Certo tutto è stato difficile, più di quanto avrei pensato. Mi sei mancato e la presenza degli amici non bastava. Tu lo sai quanto ho pregato i miei di lasciami partire per raggiungerti almeno il giorno del tuo compleanno, ma avere 16 anni non è abbastanza per essere grande. Avevo promesso a me stessa, anche contro la tua volontà, di aspettare il tuo ritorno. Credevo di poterti aspettare per sempre; ma non ne sono stata capace. Credimi, lo volevo veramente. Pensavo che mi sarebbe stato facile vivere nell’attesa del tuo ritorno. Non è così. Il vuoto è stato enorme e la speranza di sentire la tua voce che mi diceva, semplicemente: “Sto tornando”, quella fiammella ogni giorno è diventata sempre più fioca fino a spegnersi del tutto.  Ti confidai, allora, tutti i miei sogni e i miei segreti; segreti di ragazzina, credo avrai riso di me, avrai pensato che ero sciocca ed illusa. Sei sempre stato la persona con cui mi era facile parlare. Mi sembrava che solo tu mi potessi capire. Avevo l’età in cui sognare è bello e la cosa più semplice che c’è. Poi sei partito nel modo che sai, e mi sono sentita sola come non credevo di potermi sentire. Oggi, sono cambiata, non sono più la ragazza che ti ha visto partire. Nella tua lontananza quelle sicurezze che avevo sono venute meno; altre hanno preso il loro posto. Oggi credo di sapere quello che voglio, credo che sia giunto il momento di fare un passo avanti, non posso rimanere ancora sospesa nella tua attesa. Oggi passo oltre e lo faccio con la tristezza nel cuore. Ti dovrei dire grazie per i momenti che abbiamo passato assieme. Sì! almeno questo te lo devo. E, credimi, con tutto il cuore, ti auguro di poter essere felice almeno come spero di poterlo essere io. Mi sono sentita la ragazza più sola del mondo e nella tristezza ho incontrato la mano di un amico. Tu sai chi. Lui mi è stato vicino, mi ha parlato e consolato nei miei giorni tristi, mi ha dato sicurezza nei miei giorni incerti. Gli voglio bene e me ne vado con lui; ti voglio bene e non resto ad aspettarti. Credo  che questa sia la soluzione migliore per entrambi. Spero solo che niente di tutto questo possa cambiare il vostro rapporto di grande amicizia, non voglio diventare un motivo di disagio tra di voi. Penso che ti scriverà presto. Oggi non riesce ancora a superare il disagio di quello che è accaduto, ma sono certa che lo farà presto, l&#8217;amicizia è il sentimento più forte che tiene unite le persone e noi ci crediamo fermamente, lo sai.</p>
<p style="text-align:justify;">Credevo di avere molte cose da dirti ma non é così. Le parole mi mancano. Mi sento sciocca. Forse  tu sei passato oltre già da molto tempo e forse nemmeno ti interessano queste povere parole. Forse era quello che ti auguravi, anzi è probabile che le leggerai con un po’ di sollievo, forse la vita è più leggera senza una ragazzina testarda che ti chiede attenzione. Ma dirti addio è dirlo anche a una parte di me; quella parte di me che mi sembrava la parte migliore, ma che oggi è diventata una parte triste e avvilita. Ovviamente devo dire che sono stata bene con te, sei stato dolce e paziente, ma non posso restare quella ragazzina, che hai conosciuto, in eterno. Lui mi vuole bene. Mi è sempre stato vicino. Ha saputo starmi vicino quando la tua lontananza è stata un dolore troppo forte. Magari tu mi troverai stupida se ti dico che credo di averti amato, ma è probabile che l’amore di una sedicenne non sia così importante e non sappia resistere alle difficoltà che la vita ci impone. Sono certa che troverai una donna che lo saprà fare meglio di quanto credo di aver saputo fare io, e forse quella donna è già al tuo fianco, ma spero, ugualmente, che non ti scorderai di me. Spero di non perdere il tuo affetto e l’amicizia, a cui tengo molto. Sappi che ci sarò sempre, per te, almeno finché lo vorrai, almeno finché il tempo lo consentirà.</p>
<p style="text-align:justify;">Scusami per essere stata così poca cosa, per non avere avuto la forza e il coraggio che serviva per tutti e due, un abbraccio, forse l’ultimo</p>
<p style="text-align:justify;"> Rossana</p>
<p style="text-align:justify;"> P.S. gli amici tutti ti salutano e aspettano tue notizie. Giovanni dice che lui sa che tu tornerai. Spero abbia ragione lui perché questo è e resterà sempre il tuo posto e noi i tuoi amici. Il tempo qui è piovigginoso e anche questo mi mette addosso tristezza e malinconia. Qui in Italia gli eventi politici si susseguono. E&#8217; stato un anno strano. Alcune Università sono occupate dagli studenti. La contestazione si sta diffondendo.  Ci sono grandi manifestazioni. Forse è giunto il tempo di cambiare il mondo. Ti mando un sorriso.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/09/02/le-tre-lettere-anno-1968-il-peccato-originale/"><img src="http://img.youtube.com/vi/HhbnOWE157M/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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