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	<title>L'Altra Metà del Cielo &#187; amore</title>
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		<title>Sedotta e &#8230;..</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 15:46:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inverno si era fatto sentire troppo presto. Se n&#8217;era accorta subito, quando quel mattino era uscita per andare a fare il test. Inutile dire che già lo sapeva. Tutto era davvero facile, bastava passare in farmacia e farsi dare un kit. Era incinta. Quella mattina comunque aveva fatto il test ufficiale che avrebbe confermato tutto. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2318&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">L&#8217;inverno si era fatto sentire troppo presto. Se n&#8217;era accorta subito, quando quel mattino era uscita per andare a fare il test. Inutile dire che già lo sapeva. Tutto era davvero facile, bastava passare in farmacia e farsi dare un kit. Era incinta. Quella mattina comunque aveva fatto il test ufficiale che avrebbe confermato tutto. La cosa strana era che fuori nevicava ed era solo ottobre. Pensò con sgomento che si trattasse di un cattivo presagio. In verità, che le cose andassero male, l&#8217;aveva capito da subito. Non servivano i suoni di tromba e nemmeno i presagi. Era evidente che quella storia non l&#8217;avrebbe condotta a niente, eppure ci si era avventurata senza prestare la giusta attenzione agli avvisi di pericolo che la sua mente le mandava.<br />
Era una storia senza capo né coda. E lei ne era cosciente. Certo che sapeva troppe cose per finire, poi, sedotta e abbandonata. Se non fosse che si sentiva a pezzi, avrebbe trovato queste parole piuttosto ridicole, avevano un sentore di ammuffito e di passato remoto. Invece era presente.<br />
Quando si era avventurata tra le braccia di quell&#8217;uomo non era interessata al futuro, era solo un rapporto nato per soddisfare la voglia d&#8217;amore o di sesso di una serata. Aveva avuto voglia di illudersi solo per un po&#8217;, per quanto assurdo fosse pensarlo. Ecco lì, aveva goduto di quei piccoli atti di seduzione e per questo lei ci era stata, aveva derogato, aveva pensato che per quella volta non avrebbe dovuto succederle niente. Invece no. Ora era lì. Se non fosse che ora aspettava un bambino, non si sarebbe sentita in colpa. Forse non si sarebbe nemmeno più ricordata di lui e di quella serata.<br />
Ma tutto era andato storto. A parte l&#8217;inverno precoce, a parte il fatto che lui le avesse detto di arrangiarsi e che non voleva sapere niente dei suoi problemi, a parte il fatto che il suo contratto di lavoro sarebbe scaduto di lì a tre mesi e che probabilmente non l&#8217;avrebbero rinnovato e che doveva uscire dalla casa dove stava, perché aveva lo sfratto esecutivo e che i suoi genitori non l&#8217;avrebbero ospitata e capita. A parte questi piccoli contrattempi, tutto il resto andava benone. Vai a comprendere poi il perché a volte si cerca di dimenticare i propri problemi con un po&#8217; di alcool e un po&#8217; di amore mal riposto.<br />
Ora era solo una donna sedotta. Sedotta da un uomo che non aveva scrupoli e che non credeva nelle responsabilità, da una vita che non aveva promesse da concederle, da un corpo che la faceva sbagliare proprio nel momento in cui avrebbe dovuto non sbagliare proprio.<br />
Sapeva di essere la sola colpevole. Sapeva che non aveva giustificazioni, sapeva anche che sarebbe stata la sola a pagare.<br />
Pensò per un attimo di tenersi il bambino. Pensò che non avrebbe avuto il denaro per consentirgli una vita dignitosa. Pensò che non avrebbe più potuto cercare un lavoro che le consentisse di vivere adeguatamente. Pensò che non avrebbe più avuto la possibilità di avere un amore semplice e normale. Pensò che avrebbe avuto un bambino senza papà, per quanto lei stessa, pur avendolo, ne avesse sentito comunque la mancanza. Ma perché far nascere un bambino con tutti questi handicap? Avrebbe dovuto andare al consultorio per prendere informazioni. Ma oggi faceva troppo freddo per prendere una qualsiasi decisione. Avrebbe aspettato domani. Doveva ancora pensare. Si sentì persa quando pensò, però, alla possibilità di bussare alla porta dei suoi genitori. Inutile, il progresso non era passato da quelle parti. Loro che andavano in chiesa tutti i giorni e professavano di amare il prossimo, non avrebbero mai accettato lei e un bambino senza nome.<br />
Ridere o non ridere? lei era davvero sedotta e abbandonata, ecco cos&#8217;era. Meglio rendersi conto subito e non farsi illusioni. Il freddo era solo il minore dei problemi. Inoltre adesso le pizzicava da matti il naso e si sentiva i brividi di febbre per la schiena. Allontanò l&#8217;idea di prendere subito un&#8217;aspirina, sarebbe stata una decisione logica, ma mica sapeva che effetto avrebbe avuto sul suo bambino.</p>
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		<title>Ciò che chiedo è dignità</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 11:59:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Stava steso in quella posizione ormai da ore. Era stanco. La testa era confusa e gli doleva. Il respiro difficile, sempre più corto. Una fatica immane sulle spalle. Nella cucina sentiva Oscar muovere le stoviglie. Oscar era un bravo e amorevole figlio. Per la verità non era proprio suo figlio. Lui non aveva avuto figli. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2309&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Stava steso in quella posizione ormai da ore. Era stanco. La testa era confusa e gli doleva. Il respiro difficile, sempre più corto. Una fatica immane sulle spalle. Nella cucina sentiva Oscar muovere le stoviglie. Oscar era un bravo e amorevole figlio. Per la verità non era proprio suo figlio. Lui non aveva avuto figli. Non si era mai sposato. Forse oggi se ne pentiva un po’. Ma lui le donne le aveva sempre rispettate, le aveva anche in qualche modo amate, ma come si amano le cose belle, le mamme, le sorelle… lui era nato diverso, nel tempo in cui i diversi erano una mostruosità. Così non aveva avuto una famiglia. Certo sua madre era stata la sua famiglia. Grande donna sua madre, donna di altri tempi, orgogliosa ed altera. Lei non avrebbe mai sopportato che qualcuno avesse a che dire di suo figlio. Per questo se n’era andato dal paese. Per questo si era rifugiato in città. Solo in città poteva sentirsi più simile agli altri. Solo lontano da lei avrebbe avuto il coraggio di accettarsi.<br />
Oscar si affacciò alla porta. “Alberto hai bisogno che ti giri sul fianco?” Lui rispose “No, grazie.” e la voce gli uscì rotta e sfiatata. Perché dire “no” quando si vorrebbe dire “sì”? Oscar si avvicinò con un’aria indagatrice. “Alberto, ti sollevo il cuscino, così respiri meglio” e con movimenti decisi sollevò uomo e cuscino. Qualche tempo prima non sarebbe stato così facile sollevare Alberto. Era un uomo prestante, un fisico asciutto, ma robusto, con un bel viso dall’aria rassicurante e gentile. Quando stava all’ufficio personale dell’Azienda tutti sapevano che su di lui si poteva contare. Faceva bene il suo lavoro, ma era anche una persona ragionevole e pronta all’empatia. Tutti lo rispettavano. Era stato per questo che aveva fatto amicizia con i “ragazzi”, i “suoi ragazzi”. Prima c’era stato Denis. Era un giovane minuto e timido. Veniva dalla campagna e da una famiglia che non si curava di lui. Alberto l’aveva ospitato a casa sua quando per qualche ragione non poteva tornare a casa. Spesso perdeva l’ultimo autobus. Qualche volta non desiderava proprio rientrare a casa. Allora si era trasferito da Alberto che provvedeva a cucinare e a rassettare casa come una vera, amorevole mamma. Per un po’ le male lingue avevano avuto da dire. Bastava non badarci. Alberto aveva quell’aria seria e affidabile che in genere ha un buon padre di famiglia. Finirono col pensare che era tutto normale. Si occupò di Denis per molti anni, fino a che, trovata una ragazza, lui si era sposato e se n’era andato. Certo Alberto aveva sofferto. Non lo aveva confessato a nessuno. Mai si era sentito così perso e vuoto. Certo Denis e sua moglie lo andavano a trovare, ma così non era la stessa cosa. Poi un specie di colpo di fortuna. Un altro giovane apprendista era entrato in Azienda. Era orfano dei genitori e viveva con una vecchia zia che lo teneva per carità. Oscar era un ragazzo paffuto con un bel sorriso, degli occhi azzurri ridenti e con un’aria da bambino timido che aveva intenerito tanto Alberto. Aveva un modo dolce di parlare e uno stupore infantile sul viso. Anche stavolta, un po’ come successe con Denis, Oscar frequentò la casa di Alberto sino a trasferirsi definitivamente da lui. Oscar era il figlio che Alberto aveva sempre sognato… I suoi amici divennero gi amici di Alberto e quella casa si trasformò in un luogo di incontro di ragazzi, alcuni difficili, altri invece già formati per la vita. Alberto li accoglieva tutti e tra un buon piatto di pasta e una affettuosità un po’ trattenuta e riservata elargiva loro la sua grande cultura e la sua generosità. Così la sua vita aveva ripreso a  girare come prima, anzi meglio. Alberto era un uomo colto, aveva fatto gli studi classici e oltre ad essere un ottimo traduttore, sia dal greco che dal latino, dedicava il suo tempo anche alla poesia. Aveva pubblicato già alcune raccolte che avevano avuto un discreto successo e poi aveva scritto due o tre libri che, per gli argomenti trattati, lo avevano inserito tra i dieci nomi dei grandi intellettuali della città. Ogni cosa o persona con cui Alberto veniva a contatto era investita o almeno toccata dalla sua delicatezza e dalla sua cultura. Il mondo era migliore con lui e questo Oscar lo sapeva bene.<br />
Quel letto, lo stava torturando. Il dolore fluiva a ondate sempre più forti. Il male che aveva colpito Alberto non aveva nulla di delicato. Non sapeva rispettare i limiti umani.<br />
Alberto, per aiutarsi, cercava di ripensare ai suoi amati libri. Oh come amava i suoi libri. Come amava scrivere e occuparsi di Oscar e di tutte le incombenze proprie dei lavori di casa. Ora che la malattia la faceva da padrona, non riusciva più ad avere una vita propria. Aveva perso le sembianze di un uomo. Era un ammasso informe e privo di forze che si spegneva lentamente e dolorosamente su quel letto. A graffiare l’aria con quel respiro stentato, cercando di tenere insieme quel corpo disfatto, che sembrava sfasciarsi da un momento all’altro. Alberto odiava il dolore che lo arpionava ad ondate e soprattutto provava nausea per l’odore del suo corpo che sembrava crudelmente sciogliersi nell’aria.<br />
Oscar lo guardava con quell’aria spaventata che aveva preso negli ultimi tempi. Gli occhi azzurri non sorridevano più. “Sopporti ancora il dolore? Se non ce la fai ti faccio l’iniezione. Prima, però, ti cambio il panno, non è piacevole sentirsi bagnati.” Parlava serio come a se stesso. Sembrava che Alberto non ci fosse in quella stanza. “Ora ti lavo e ti cambio. Poi preparo cena. Ti va una minestrina?” Alberto aveva chiuso gli occhi disarmato, l’ultima cosa che gli serviva era alimentarsi, anche solo una minestrina gli costava una fatica enorme. Intanto Oscar lo maneggiava come fosse un neonato. Lo spogliava e lo puliva con una destrezza ed una professionalità da paramedico. Alberto provava una vergogna indicibile. Com’era possibile ridursi così? La testa gli doleva e il respiro faticoso gli si annodava in gola. “Alberto, stai meglio? Ora dimmi che cosa ti serve. Cosa vuoi?” Lui con un filo di voce parlò: “Oscar, figliolo, quello che vorrei… quello che chiedo è un po’ di dignità. Vorrei morire, come ho sempre vissuto&#8230; con dignità…. Fai qualcosa.. Aiutami” Oscar non riusciva ad alzare gli occhi dall’asciugamano che teneva in mano. La sua voce si era trasformata in un sussurro: “Lo so, papà, lo so… vorrei aiutarti, ma non posso fare niente altro per te… lo vorrei tanto, ma non posso…” Alberto aveva ascoltato quelle parole con disperazione, ma anche con una gioia che non aveva mai provato prima. Intanto pensava a quanto poco tempo avevano avuto per poter stare insieme, ma forse questo, ora, non sarebbe più stato un problema.</p>
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		<title>Risposta &#8216;72</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 12:44:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al chiaro di luna
incerto pudore nel buio più scuro
allora i pensieri erano scaglie di vetro
taglienti
le parole erano pietre insostenibili
nel ventre  la paura
a quel tempo  la paura non aveva il suo nome
il respiro interrotto sapeva già di solitudine
inutili pensieri
ricordi velati di nebbia
voluta smemoratezza
fragile equilibrio di donna
il volto celato
le mani fredde e vuote
altre mani che posseggono, che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2253&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/12/11/al-chiaro-di-luna-2/">Al chiaro di luna</a><br />
incerto pudore nel buio più scuro<br />
allora i pensieri erano scaglie di vetro<br />
taglienti<br />
le parole erano pietre insostenibili<br />
nel ventre  la paura<br />
a quel tempo  la paura non aveva il suo nome<br />
il respiro interrotto sapeva già di solitudine<br />
inutili pensieri<br />
ricordi velati di nebbia<br />
voluta smemoratezza<br />
fragile equilibrio di donna<br />
il volto celato<br />
le mani fredde e vuote<br />
altre mani che posseggono, che frugano,<br />
ma dov&#8217;è la passione?<br />
grido infinito di noia e disamore<br />
mentre la luna non parla<br />
mostra ancora la sua immobile faccia<br />
dolente presagio di un male già lungamente commesso<br />
segno effimero dell&#8217;ignoto futuro<br />
e  dolce vaghezza di un ricordo lontano,<br />
perduto, dimenticato, rassegnato<br />
sogno di un volo libero<br />
amputato di ali<br />
rimpianto di un sogno testardo<br />
difficile a morire<br />
e di una perduta innocenza<br />
ma &#8220;nessuno è innocente mai,<br />
c&#8217;è solo un diverso grado di responsabilità&#8221;</p>
<p>(parole sparse e senza pretese in risposta ad una poesia fortunosamente (e fortunatamente) ritrovata&#8230;.)</p>
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		<title>Giovane notte</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 22:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando il tempo é tornato nostro, le occasioni per uscire sono molte, superano anche le serie difficoltà della stanchezza di una lunga giornata di lavoro. In genere, nella precedente vita, si aspettava la sera per chiudersi in casa sperando che il telefono se ne stesse zitto, senza avere neanche la voglia di televisione. Poi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2167&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Da quando il tempo é tornato nostro, le occasioni per uscire sono molte, superano anche le serie difficoltà della stanchezza di una lunga giornata di lavoro. In genere, nella precedente vita, si aspettava la sera per chiudersi in casa sperando che il telefono se ne stesse zitto, senza avere neanche la voglia di televisione. Poi il ciclone del nostro incontro e tutti gli entusiasmi e le vecchie sinergie hanno ripreso a funzionare. Ecco che una domenica eravamo in testa ad una manifestazione con i ragazzi dei centri sociali a difesa del Ghetto ebraico dai fascisti. Oppure alle manifestazioni aperitivo-culturali dei nostri ragazzi. A teatro per ascoltare la “copia” migliore di Fabrizio De Andrè fatta persona attraverso la voce calda di un amico. A cantare a piena voce le canzoni, anche quelle più dimenticate dell’indimenticabile Faber. E poi sabato. Tralasciando altri impegni si è deciso di tornare ad un concerto. Che male c’è? Quella volta, 42 anni fa, ai concerti non ci potevo andare. Non c’era storia. Troppo piccola per uscire alla sera, piccola d’età ovviamente, mica di altezza. Allora, sabato, abbiamo deciso senza neanche pensarci, stasera si va alla “Fucina Controvento” a vedere i Moka da 3 e i Modena City Ramblers. Solo la sera prima eravamo andati a farci la tessera del Circolo Arci Metricubi, all’inaugurazione della stagione culturale, ora toccava al primo Concerto della nostra nuova vita. Evviva i Moka e i Modena! Intanto quasi 120 anni in due, ci troviamo per carattere e pigrizia macchinati, ma senza patente. Avevo tentato di coinvolgere mio figlio perché ci accompagnasse, ma come fare per non fargli intendere che non si trattava di un trasporto di vecchi disabili, ma solo la voglia di condividere un momento di gioia. Peccato aveva altri impegni. Per carità, mica ci spaventa cercare la “Fucina” in mezzo alla più spaventosa zona industriale del nostro entroterra. Nessuno con uno straccio di spiegazione per farci capire come arrivarci. Allora noi da bravi ragazzi diligenti ci prendiamo per tempo. Si va con l’autobus che approssimativamente si dirige verso quella direzione e ci si ferma davanti all’ultimo edificio abitato della zona industriale. E adesso che si fa? Ovvio cerchiamo la strada. Via Colombara. Una lunghissima strada in mezzo al nulla. Forse nulla proprio no, ma qualcosa di simile. Un fosso e nessun edificio per km, in lontananza le luci di un cinema multisala, e più in là un megamarket del bricolage… uno sfarfallio di auto, ma tutto troppo lontano. Sembrava la storia di pollicino. Cammina, cammina e cammina, in mezzo al nulla, ci scappa da ridere. Ma dove trovi due vecchietti come noi che mano nella mano si inoltrano nel nulla suburbano, a cercare un locale alternativo per un concerto alternativo? La risposta fa nascere altre risate. Come sempre noi insieme non abbiamo paura. Prima di partire ci eravamo fatti dare il numero dei taxi, va bene avventurosi, ma mica scemi. Eppure deve essere da queste parti! Altro mezzo km. a sinistra. Lontano, lungo una strada senza nome, vedo alcune luci di auto. I giovani mica sono refrattari alle comodità, loro arrivano dalla parte giusta e su quattro ruote. Finalmente ci siamo. Non faccio tempo a chiedermi se ci lasceranno entrare malgrado il pacco di anni che ci portiamo dietro che prima dell’ingresso il mio compagno viene stretto in un caloroso abbraccio da Marco (uno dei componenti dei Moka), poi escono gli altri che se lo passano uno ad uno. “Ciao come stai?” Quanto tempo è passato! ma sei ancora nel giro?” La cosa non è strana per lui, per anni si è occupato di Centri Sociali con gruppi di ragazzi, che semplifichiamo con il chiamarli non del tutto facili: Fungaie e Baracche &amp; Burattini. I ragazzi, i suoi ragazzi, non lo hanno dimenticato. Neanche lui per la verità. Tra sigarette e ore piccole stava per lasciarci la pelle. Ora erano rimasti solo i suoi ragazzi. Cresciuti anche loro, ma non invecchiati. Ci portano dentro. Inizia la serata. Per le belle sensazioni lascio il commento a lui sul concerto. Io in mezzo ai giovani mi sento viva, li guardo stupita e mi chiedo se sono tanto diversi da noi, i ragazzi del ‘68. Davanti a me un ragazzo e una ragazza si baciavano teneramente. Per quanto riguarda i sentimenti non mi pare proprio. All’inizio dei Modena i ragazzi si scatenano in salti e cori… dileggio e protesta contro quel noto personaggio che vagola tra gossip e governo. Ma allora, mi dico, la sinistra non è defunta e seppellita? Allora i giovani sono di sinistra? Il mio compagno spegne i miei entusiasmi. “I ragazzi in questi posti sono sempre di sinistra, poi quando tornano a casa se ne dimenticano, almeno fino al prossimo concerto!” Lo guardo stupita. Sembra incredibile, eppure chissà perché non ho problemi a crederci. Sono ragazzi alternativi in un locale alternativo, ascoltano musica alternativa, cosa possono sembrare? Yuppies in trasferta? Eppure alla fine del bel concerto tutti se ne vanno, tranquilli, con le loro belle auto. Solo io e lui stiamo sulla porta in attesa di un passaggio. Qualche volta è difficile essere coerenti con le proprie idee. Chiamiamo un taxi. Se restavamo ancora un po’ avremmo fatto l’alba con i Moka, andando a mangiare qualche buona schifezza e poi alla fine ci avrebbero anche accompagnato. Va bene la serata alternativa, va bene la strada presa a caso, ma per fare l’alba, mi dispiace, non so tu, ma io non ho più l’età <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> .</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/11/19/giovane-notte/"><img src="http://img.youtube.com/vi/cpXcy2K8hdI/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Femminilità</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 13:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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Guarda se tutta la vita doveva faticare a far affermare il suo essere donna. Non era nata bella, ma questo a volte era stata una qualità che le aveva permesso di stare in mezzo alle altre e spesso di essere apprezzata per quello che era. Una donna pratica e &#8220;bastantemente&#8221; intelligente. Certamente non era ricercata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2134&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2139" title="fiore" src="http://laltrametadelcielo.files.wordpress.com/2009/11/fiore.jpg?w=140&#038;h=100" alt="fiore" width="140" height="100" /></p>
<p style="text-align:justify;">Guarda se tutta la vita doveva faticare a far affermare il suo essere donna. Non era nata bella, ma questo a volte era stata una qualità che le aveva permesso di stare in mezzo alle altre e spesso di essere apprezzata per quello che era. Una donna pratica e &#8220;bastantemente&#8221; intelligente. Certamente non era ricercata come Rossana, la sua amica. A lei le cose arrivavano senza che le volesse. Anche i ragazzi. Non solo i migliori, ma anche quelli che non se li sarebbe filati nemmeno lei. Ma come si faceva a spiegare. Loro due se ne andavano quasi sempre assieme. Rossana la veniva a prendere al lavoro e poi gironzolavano in centro, dove incontravano sempre degli amici. Stavano sempre assieme, loro due, mica perché non ci fosse nessuno ad aspettarle. Eh no, loro avevano un bel giro di amici pronti ad accompagnarle ogni dove. Era una bella sensazione, anche se alla fine lei era la prima ad essere riaccompagnata a casa. Veramente lei era quella che abitava vicino alla piazza, in centro. Tutto iniziava lì e tutto finiva lì, almeno per lei. Rossana no, lei si portava via tutti i ragazzi che erano pronti ad accompagnarla a casa, anche se avesse abitato in capo al mondo. Perché nessuno si rendeva conto che anche a lei sarebbe piaciuto finire le serate un poco più tardi? Perché gli altri la vedevano solo come una buona amica? A volte si chiedeva se fosse un problema di femminilità. Non amava parlarne con l’amica. Ma che ne poteva capire lei della necessità di sentirsi donna? Tutti la guardavano e finivano fulminati. Eppure sfoderava quell’aria un po’ seccata. Aveva quell’aria da donna superiore che a pensarci bene faceva un po’ di rabbia. Ma che cosa aveva di così diverso Rossana. In fin dei conti anche lei si considerava piacente, anche lei dispensava sorrisi. Molto spesso si mostrava interessata alle storie degli altri. A tutti piace sentirsi ascoltati, anche a lei… ma perché nessuno si prendeva la briga di chiedere come la pensasse e come avrebbe preferito che il mondo girasse? Quella sera poi che avevano conosciuto Michele, Rossana sembrava non essersi accorta di lui. Meglio così, aveva pensato. Michele era diverso dagli altri ragazzi e non si sarebbe fatto conquistare dalle solite cose che vedevano gli altri. Con lui avrebbe parlato per ore, avendone la possibilità, avrebbe detto di sé ogni pensiero. Si sarebbe abbandonata con trasporto alla sua voce profonda e al suo sorriso scanzonato. Lui avrebbe capito le sue qualità e avrebbe saputo valorizzare la sua femminilità. Bastava poco, molto poco. Ma i giorni passavano e lui, che si faceva trovare ogni sera, le dedicava solo una distratta amichevole attenzione. Parlava con l’entusiasmo di un uomo dai grandi sogni. Gli stessi sogni allora erano diventati anche i suoi. Ai sognatori e ai poeti era concesso tutto, così anche lei scriveva poesie. Ogni sera lei gli sfiorava il braccio con il suo seno, con una piccola malizia che lui non avrebbe potuto non vedere. Lei si sentiva pronta. Lei avrebbe avuto finalmente la sua occasione. Avrebbe avuto finalmente la possibilità di superare la sua timidezza. Avrebbe saputo anche mostrare il suo coraggio con lui. Sarebbe diventato il suo ragazzo. Finalmente qualcuno si sarebbe fermato con lei nell’androne semibuio di casa sua. L’avrebbe abbracciata e baciata a lungo. Sarebbe stato di grande soddisfazione salutare Rossana. Lui non l’avrebbe accompagnata con gli altri. Sarebbe rimasto con lei.<br />
Quella sera lei aveva forzato la mano. Era da un po’ che rigirava quella frase nella testa, ma non sapeva con che tono dirla. Non era sicura se per caso avesse aspettato troppo, oppure se il momento non fosse ancora quello giusto. Se ne uscì misurando le parole, tentando almeno di non farle pesare troppo. E così fece il verso al titolo di un libro che aveva appena letto e che era il massimo della sua dimostrazione di anticonformismo: “Ma tu che mi diresti se io ti confessassi che sono innamorata di Rossana?” Michele ci pensò su un poco e rispose sorridendo “Mi dispiacerebbe per te, però come potrei non  capirti? Anche io sono innamorato di Rossana.” Le si erano spente le parole in bocca. Ora non aveva più bisogno di fargli sapere il suo amore. Ma era tutta colpa della sua femminilità che la rendeva diversa e complicata. Nemmeno Michele avrebbe saputo capirla e si meritava una donna come la sua amica. Si prendesse pure Rossana e alla fine se ne sarebbe accorto dell&#8217;errore che faceva.</p>
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		<title>I migliori anni della sua vita&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 16:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Odiava da sempre i bilanci. Quelli che si fanno nella propria vita, ma anche quelli che si fanno al lavoro. Lei quel lavoro non l’avrebbe mai fatto. C’era stato un tempo che pensava di poterci convivere. Poi invece aveva capito che lei era diversa e che la partita doppia non le poteva appartenere. Si chiedeva [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2033&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Odiava da sempre i bilanci. Quelli che si fanno nella propria vita, ma anche quelli che si fanno al lavoro. Lei quel lavoro non l’avrebbe mai fatto. C’era stato un tempo che pensava di poterci convivere. Poi invece aveva capito che lei era diversa e che la partita doppia non le poteva appartenere. Si chiedeva sempre come potessero esserci persone che sceglievano di fare i ragionieri o i commercialisti, oppure le segretarie degli avvocati o dei notai. Lei sapeva lavorare duro, ma di fronte, ad un lavoro come quello era impreparata. Le sembrava  di essere nata menomata, incapace. Intanto, per fortuna o per sfortuna, aveva scelto un’altra strada. Un lavoro che non era suo e che aveva rubato al padre di suo figlio. Già perché prima era padre di suo figlio e poi, tardi, era diventato suo marito. Era stata una storia molto complicata e difficile. Non era per niente scontato che si risolvesse così. Anzi. Il senso era che tutto si incasinava ad ogni passo. I sogni erano stati accantonati. L’unica abitudine che si era instaurata assomigliava più ad una sfida tra titani che ad un qualche amore che avesse un senso. Ma ora era tutto passato. Soprattutto perché lui non c’era più. Forse era riuscita a  convivere con la perdita improvvisa di quell’uomo. Aveva trovato ad aiutarla più che la sua forza, la sua antica caparbietà. Ora era molte cose assieme. Era una donna, una lottatrice, una madre e un padre. Non con questo ordine necessariamente. E forse anche i termini si confondevano. Ormai non se lo chiedeva più. Era passato così tanto tempo. Il figlio era cresciuto. Non le aveva dato troppi problemi. Era molto indipendente. Qualche volta chiedeva delle cose, ma non si  aspettava di riceverle, le chiedeva solo se era possibile. Se venivano era meglio. Altrimenti faceva senza o se le procurava lui. Ma lei faceva di tutto per far quadrare il cerchio. E per fortuna che la geometria le riusciva facile. Poi aveva toppato. Lo sapeva che era meglio restarsene sola. In fin dei conti la solitudine le dava una certa libertà. Poteva fare quello che voleva e uscire quando lo voleva, ma non desiderava né fare né uscire, quindi… il problema non esisteva. Non ci pensava proprio, soprattutto non pensava che avrebbe potuto ricominciare a vedersi come una donna in cerca di compagnia. In effetti non aveva cercato nessuno. In effetti le era capitato. Non era lei ad aver cercato un nuovo compagno e poi quel compagno. Era contraria alle differenze d’età. Ma tutto questo in linea di principio perché con suo marito aveva dieci anni di differenza, lui era più adulto. Non è che la cosa funzionasse proprio. Anzi, secondo lei, per la mentalità lui apparteneva ad un’altra generazione. Ma adesso adattarsi ad un uomo molto più giovane non le pareva una soluzione logica. Ma pensandoci bene niente era logico. Si capisce che anche un giovane cerca la sicurezza. Cerca una presenza materna. Ma, cavolo, lei si era dimenticata di dirgli che nemmeno suo figlio le chiedeva più così tanta attenzione e pazienza. Lui stava sempre ad armeggiare con le sue cose. Non amava ascoltare musica e nemmeno gradiva se lei l’ascoltava. Non gli piaceva incontrar gente, d’altra parte non aveva amici e non voleva fare amicizia. Lei lo portava fuori come un cucciolo recalcitrante. Lo imbarcava negli aerei o nei treni per fare qualche viaggio insieme e lui si imbottiva di sonniferi per resistere alla tentazione di fumare o per superare il totale disinteresse ad un viaggio. Piano piano lei rinunciò. Invece suo marito aveva poco tempo per viaggiare. Sinceramente aveva mille cose da fare, per prime, solo questione di priorità. Alla fine se facevano un viaggio dovevano imbarcare anche un sacco di amici e poi lui finiva per incolpare lei se c’era qualcosa che non funzionava. Ma quel nuovo compagno era l’opposto. Sempre solo e isolato. Ogni viaggio era una discussione. Se ne stava in silenzio e l’aspettava fumando al di fuori dei musei. D’altra parte non c’era nulla che lo attirasse nei viaggi. Ma davvero che senso c’era essere così giovane e anche così privo di interessi. Lei alla fine aveva rinunciato. Non ci credeva più di trovare un equilibrio. Non sperava più di condividere con qualcuno i suoi interessi. Nemmeno la quotidianità. Alla sera era sempre più difficile rincasare. Come sempre trovava la cena da preparare e il frigorifero vuoto. Così perdeva la voglia.  Perdeva perfino la voglia di accendere la tv. Lui stava davanti al suo pc. Distratto di lei e indaffarato per conto suo. Le cose non potevano continuare così  in eterno. Fingersi addormentati quando l’altro entrava nel letto non era un gioco divertente. E venne la fine sotto forma di un’altra donna incontrata per caso, per gioco o per volontà nel web. Lei non aveva voluto approfondire. Si disse che sicuramente era più giovane e più bella di lei. Che lui era giovane e ne aveva tutti i diritti. Ma per lei cosa restava?  Neanche due parole di giustificazione. Neanche un misero “mi dispiace”. Lei si era fatta una colpa perché, per la verità, sui mobili di casa c’erano solo le foto di suo marito, del suo bambino (quando era bambino) e qualche foto del suo matrimonio. Nulla era cambiato da quando il suo nuovo compagno era entrato in quella casa. Lei glielo aveva chiesto: “<em>Ti danno fastidio le foto</em>?” Lui aveva detto di no e poi se n’era disinteressato. Ora era uscito da quella casa senza mostrare un solo piccolo rimpianto. D’altra parte  non ne erano rimasti nemmeno a lei. Aveva continuato a vivere da sola come prima di incontrarlo. Faceva fatica a ricordare le ragioni che l’avevano fatta accettare quel nuovo rapporto, anche se a pensarci bene, lui all’inizio sembrava disposto a tutto per lei. Ora però lei se ne era resa conto che era stata trattata come tutti i suoi giocattoli, la novità lo coinvolgeva, ma durava poco. Ben presto tutto gli veniva a noia. Anche lei. Ed ecco perché ora doveva tentare di fare un bilancio. Ma non le andava giù. Si dovrebbe essere depressi quando la vita  riserva certe sorprese. Ma, a ragion di logica, per lei non era stata una grossa sorpresa. Prima o dopo doveva accadere.  Ora, appunto, la sua vita aveva raggiunto, almeno per gli affetti, il capolinea. Aveva vissuto i migliori anni della sua vita a faticarsi e a guadagnarsi un posto vicino a qualcuno. Ora basta. Ci avrebbe messo una pietra sopra. Era all’ultima fermata. Bastava scendere e lasciare che sia. <strong><em>Let it be</em></strong> dicevano i Beatles. <strong><em>Let it blood</em></strong> chiosavano i Rolling Stones. Non c’era nessun’altra possibilità che lasciar scorrere. Era pronta per il grande passo. Poteva nel pc della sua vita scrivere in un vecchio linguaggio informatico: “<em>erase</em>” e nessuno se ne sarebbe accorto, neanche lei avrebbe capito la differenza. Bisogna essere portati per l’amore. Bisogna crederci e lei non ci credeva quasi più. Si ricordava solo che da ragazzina aveva sognato l’amore e nella realtà i sentimenti non erano mai stati come quel sogno. Soprattutto ormai non aveva più l’età per sognare. Era diventata quello che non avrebbe mai voluto diventare: semplicemente vecchia.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/10/26/i-migliori-anni-della-sua-vita/"><img src="http://img.youtube.com/vi/CpJTgDaaGMU/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Caro amore</title>
		<link>http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/09/28/caro-amore/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 15:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Caro amore
nei tramonti d&#8217;aprile
caro amore
quando il sole si uccide
oltre le onde
puoi sentire piangere e gridare
anche il vento ed il mare.
Caro amore
così un uomo piange
caro amore
al sole, al vento e ai verdi anni
che cantando se ne vanno
dopo il mattino di maggio
quando sono venuti
e quando scalzi
e con gli occhi ridenti
sulla sabbia scrivevamo contenti
le più ingenue parole.
Caro amore
i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1796&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/09/28/caro-amore/"><img src="http://img.youtube.com/vi/B5PE0LN8fhw/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:center;">Caro amore<br />
nei tramonti d&#8217;aprile<br />
caro amore<br />
quando il sole si uccide<br />
oltre le onde<br />
puoi sentire piangere e gridare<br />
anche il vento ed il mare.</p>
<p style="text-align:center;">Caro amore<br />
così un uomo piange<br />
caro amore<br />
al sole, al vento e ai verdi anni<br />
che cantando se ne vanno<br />
dopo il mattino di maggio<br />
quando sono venuti<br />
e quando scalzi<br />
e con gli occhi ridenti<br />
sulla sabbia scrivevamo contenti<br />
le più ingenue parole.</p>
<p style="text-align:center;">Caro amore<br />
i fiori dell&#8217;altr&#8217;anno<br />
caro amore<br />
sono sfioriti e mai più<br />
rifioriranno<br />
e nei giardini ad ogni inverno<br />
ben più tristi sono le foglie.</p>
<p style="text-align:center;">Caro amore<br />
così un uomo vive<br />
caro amore<br />
e il sole e il vento e i verdi anni<br />
si rincorrono cantando<br />
verso il novembre a cui<br />
ci vanno portando<br />
e dove un giorno con un triste sorriso<br />
ci diremo tra le labbra ormai stanche<br />
&#8220;eri il mio caro amore&#8221;.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>La terza lettera</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 15:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Michele,
inutile spiegare a noi, proprio a noi, quello che è stato il nostro destino. Quale vita ci è stata concessa. Come abbiamo vissuto, visto che, alla fine , l&#8217;importante è poter dire: &#8220;ho vissuto&#8221;. Dove allora tu fossi e quali strade hai dovuto percorrere non era importante. Non ti ritrovai allora, non ti ritrovai [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1651&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Caro Michele,<br />
inutile spiegare a noi, proprio a noi, quello che è stato il nostro destino. Quale vita ci è stata concessa. Come abbiamo vissuto, visto che, alla fine , l&#8217;importante è poter dire: <a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/09/05/ho-vissuto/" target="_blank">&#8220;ho vissuto&#8221;.</a> Dove allora tu fossi e quali strade hai dovuto percorrere non era importante. Non ti ritrovai allora, non ti ritrovai per tutta una vita. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=ibA3E0MGmko" target="_blank">E vissi, bene o male, anche senza di te</a>. Poi un sera malinconica e rassegnata, improvvisamente, insperatamente ti ho ritrovato. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=eTgYmyXPbKI" target="_blank">Fu come un sole all&#8217;improvviso</a>. Oggi so che la terza lettera non arrivò mai nelle tue mani. Ma a che serviva? <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=xnslQaGKj44" target="_blank">C&#8217;era una lettera</a>, la prima, quella che non mi apparteneva, che nessuno mi mostrò, letta troppo tardi, erano altre parole, altro tempo, qualcosa che ci apparteneva, ma non erano più parole che potevo possedere, <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=Ah08F0H1dtQ" target="_blank">qualcosa ormai perduto per sempre</a>, qualcosa sempre negato. Qualcuno ci tradì. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=AQe8TSw18vY" target="_blank">Io fui la prima</a>.<br />
<a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/09/05/ho-vissuto/" target="_blank">Ora viviamo di ricordi e di futuro</a>. Non siamo più vecchi, siamo anzi incredibilmente infantili, come <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=P22cMZFvJAs" target="_blank">lo possono essere solo i vecchi che non si fanno più domande e che non cercano più risposte</a>. Ora è tornato il nostro tempo. Gli amici ci guardano come se fossimo tornati dall&#8217;aldilà. Degli zombie sorridenti. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=cYYzmwXn45w" target="_blank">Noi fatichiamo a sciogliere le nostre dita intrecciate e sorridiamo</a>. Sì! abbiamo l&#8217;aria un po&#8217; ebete di chi ha combinato un gran casino, ma alla fine gli è andata bene lo stesso. Così è stato. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=hhUL8p565m8" target="_blank">Difficile perdersi in modo così totale e rendere impossibile il ritrovarsi.</a> Eppure&#8230; Gli amici di allora sono ancora qui, mai perduti definitivamente, stupiti e assetati ci chiedono ancora di questa storia, la nostra storia, l&#8217;unica storia che sappiamo raccontare. Anche oggi come allora, noi siamo la coppia, il legante, il fattore di equilibrio, quelli che ridanno armonia alle cose. Ecco perchè sono nati nuovi sorrisi, ecco perchè questa storia passa di bocca in bocca e ci precede, ci annuncia e fa nascere curiosità e ancora sorrisi, invidie e incredulità.<br />
<a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/07/28/le-strade-di-ieri/" target="_blank">Dopo più di 40 anni il tempo è tornato nostro</a>. Le nostre lettere non servono più. Sono parole lasciate al vento. Che importa se allora avessimo saputo ciò che oggi sappiamo. Sarebbe cambiata la nostra vita? Forse sì. Qualche volta ci avventuriamo e raccontarci quella storia piena di se e di ma&#8230; Esercizio ridicolo. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=dyptQ8MQFUQ" target="_blank">Ridiamo di noi</a>. Ridiamo delle nostre scemenze, ma sappiamo che ricostruiamo una storia possibile. Una storia plausibile.  Una storia di allegria e affetti. Di figli maschi poeti e sognatori dai nomi più improbabili. Di figlie femmine dall&#8217;aria ribelle, alte, rosse e fiere. <a href="http://www.youtube.com/?v=RkNsEH1GD7Q" target="_blank">Di sogni condivisi</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=0sWiPYm1t6E" target="_blank">di poesia</a>, letture e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=rLYyyg6SRNk" target="_blank">politica attiva</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ceCDSH_cyps" target="_blank">tu concreto</a>,  <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=EzffrH1EqXA" target="_blank">io sempre meno moderata</a>. Ma il tempo ha posato la brina su di noi. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=z6ZegjrEIGQ" target="_blank">Sei tornato, smagrito e stanco dal lungo viaggio</a>. Finisce qui, ancora nella tua città, il tuo pellegrinare. Hai svuotato lo zaino. Hai appoggiato il libro sopra il comodino assieme a quegli occhiali che non conosco, che per forza allora non avevi. Hai lavato la tua pelle dall&#8217;odore del sale, <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=GYKJuDxYr3I" target="_blank">dei tuoi mari in burrasca</a>. Ti sei spogliato dai ricordi degli abbracci e dei baci perduti nei porti nebbiosi. Hai svelato i tuoi segni del tempo. Le tue cicatrici, anche quella profonda di cui non sai ancora parlare.  Un&#8217;unica lettera  non è andata perduta. Una lettera che non voglio aprire. Una lettera che non ci appartiene più. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ONXp-vpE9eU" target="_blank">Ora siamo noi e il passato si ridimensiona</a>, si stempera e il giorno brilla della luce intensa di un tardo pomeriggio, ma la sera promessa profuma di alghe e giardini scaldati dal sole  <a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/06/16/se-magica-e-la-notte/" target="_blank">e la notte, come sempre, si fa più magica.</a><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=DFKOuYVLAJw" target="_blank">Ora dietro al sorriso resta il colore della musica della nostra nuova colonna sonora</a> e le nostre nuove parole e i nostri profondi silenzi assieme agli sguardi che non si perdono più.<br />
Rossana</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/1651/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1651&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le tre lettere. Anno 1972. Michele non abita più qui</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 15:35:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera inviata all’ultimo indirizzo conosciuto
Settembre 1972
 Caro Michele
È passato molto tempo, troppo. Come assecondare questa fretta, questa ansia  che mi consuma, questa irrefrenabile necessità di raggiungerti e di parlarti? Non ho nessun altro indirizzo. Non so come fare.  Non so se mai riuscirò a farti avere questa lettera terribile ed impaziente, queste parole che stentano ad [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1558&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Lettera inviata all’ultimo indirizzo conosciuto<br />
Settembre 1972</p>
<p style="text-align:justify;"> Caro Michele<br />
È passato molto tempo, troppo. Come assecondare questa fretta, questa ansia  che mi consuma, questa irrefrenabile necessità di raggiungerti e di parlarti? Non ho nessun altro indirizzo. Non so come fare.  Non so se mai riuscirò a farti avere questa lettera terribile ed impaziente, queste parole che stentano ad uscire, ma che mi premono sulla penna, parole  troppo complicate per vivere di vita propria. Oggi so, oggi conosco chi e cosa ci ha perduti.<br />
Forse dovrei iniziare con lo spiegarti il dolore e lo scoramente che oggi provo. Ma da dove iniziare? Riuscirò a renderti quello che ti ho tolto e che ti è stato tolto? Non sapevo. Non potevo immaginare. A quel tempo ero una ragazzina ingenua, illusa e stupida. Sì stupida, terribilmente stupida, per non aver capito che la mia confusione di allora mi portava lontano da te e dalle sicurezze che avevo. Stupida ancor di più per non aver capito e non aver saputo interpretare… Quello che tu consideravi amico, il migliore, e che io avevo scambiato per la risposta a tutti i miei perché, quello che ha fatto parte della mia vita per un così lungo periodo e che oggi non esiste più, cancellato dalla realtà, ma anche da una giustizia che si è fatta da sola, quel migliore amico che oggi giudico senza pieta e che ti rubò quella ragazza (perchè è questo che fece e  proprio  per questa ragione non ebbe mai il coraggio di parlarti),  quale ultimo atto di una storia finita  e che è destinata all’oblio, mi ha consegnato le tue lettere di allora, quelle che tu gli avevi scritto e di cui mai mi aveva parlato.<br />
Cosa dire? Che è stato un vigliacco? Che non ha avuto rispetto di te? Che non l’ha avuto di me? Io oggi so che saresti tornato. Io oggi so quanto importante fossi per te. So cosa ho perduto. So il prezzo che la sua vigliaccheria mi ha fatto pagare e ci ha fatto pagare.<br />
Michele dove sei? Vorrei raggiungerti in qualche modo. Anche solo per chiederti scusa, perché non avevo capito, stupida insensata ragazzina. Inutile cercare delle attenuanti. Inutile chiederti perché non hai risposto alla mia ultima lettera. Perché non hai gridato quello che avevi diritto di gridare. Mi hai lasciato tra le sue braccia senza farmi capire quale fosse stato il suo gioco. Quali esiti poteva avere. Perché?&#8230; Perché? Chi ti ha dato il diritto di lasciarmi sbagliare?<br />
Mi hai lasciata in balia di me stessa a fare il conto con un tradimento che aveva il sapore della sconfitta. Mi hai lasciata sola a decidere e non hai nemmeno mosso un dito, non hai detto nemmeno una parola.<br />
Sono arrabbiata con te&#8230; Ma che senso ha incolpare te delle mie colpe. Che senso ha chiedere a te una coerenza che non ho chiesto a lui e nemmeno a me stessa. Sono sempre la solita stupida ragazza. Da te pretendo tutto mentre dagli altri nulla da te mi aspettavo tutto ed invece&#8230; Scusami è sciocco arrabbiarmi con te, quando sono io la sola colpevole per non aver capito e per non aver creduto in te. Ho cercato, come ti ho detto, i nostri amici per chiedere di te. Nessuno ha più tue notizie. Solo Giovanni ovviamente sa qualcosa. Mi dice che tempo fa ha parlato con tuo fratello Enrico. Probabile che tu non abiti più lì. Mi ha parlato di una donna che ti era vicina. Un rapporto importante. Sembra che il tuo viaggio però non abbia più fine. Nemmeno Enrico ha il tuo indirizzo. Ti sposti di continuo. Forse unico punto fermo è lei, lo spero, te lo auguro. Ma sei avaro di parole anche con la tua famiglia. Sembri giocare a rimpiattino. Ti mostri solo nei miei sogni. Ogni volta per andartene di nuovo. Vedo le tue spalle e lo zaino consumato e il tuo solito camminare sfinito. Sei quel ragazzo ancora, nei miei sogni sei sempre uguale, ma perchè mostri una stanchezza che non conosco? Perché non riesco a vedere i tuoi occhi?<br />
Domande e ancora domande che non hanno risposta. Capisco che questo tempo non è più il nostro tempo. Io l’ho negato, io l’ho gettato via e non ha più senso chiederti una parola di comprensione e nemmeno di perdono. Basta!<br />
Ti dico solo questo,  se serve a qualcosa e se  qualcosa vale, vorrei chiederti scusa anche per &#8220;quel migliore amico” che, oggi so, non meritava  la tua considerazione e tanto meno meritava il mio amore.<br />
Un&#8217;ultima cosa. Se mai ritornassi sui tuoi passi, se un giorno desidererai tornare alla tua città, se ti verrà il desiderio di ritrovare un volto del tuo passato, pensa ancora a me, perchè  io ci sarò a conservare il tuo ricordo.<br />
Ti prego trova le mie parole, per favore, trovale!<br />
Con… immutato affetto<br />
Rossana</p>
<p style="text-align:justify;">PS . Non so se hai notizie del tuo Paese. Se ti interessano ancora. Qui i fascisti non hanno perso il coraggio, malgrado la nostra città non consenta loro nemmeno di avere un comizio,  nelle manifestazioni pestano duro ed è sempre più pericoloso esprimere le proprie idee. Si parla sempre  più spesso di un possibile colpo di stato. Gli operai chiedono il diritto ad un salario più equo e ad una vita migliore. Ma la repressione è cattiva. Anche gli scioperi sono duri. A lato di questi argomenti volevo solo dirti che sto leggendo altri autori della beat generation, anche poesia come allora, ma l’America è lontana da noi… non so, forse  provare entusiasmi è una moda che non ci dovremmo permettere, forse cambiare il mondo è un sogno diventato impossibile. Ti mando un abbraccio.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/09/03/le-tre-lettere-anno-1972-michele-non-abita-piu-qui/"><img src="http://img.youtube.com/vi/_kpSjxVyEAg/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/1558/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1558&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Le tre lettere. Anno 1968. Il peccato originale.</title>
		<link>http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/09/02/le-tre-lettere-anno-1968-il-peccato-originale/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 11:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novembre 1968     
Caro Michele,
non mi è facile scriverti questa lettera, perché è la lettera che separerà definitivamente le nostre strade. Sei partito tanto tempo fa, i mesi sono passati e io non ho mai saputo se saresti tornato.  Il tempo è passato; troppo tempo, e ti ho sentito molto lontano. Sei partito e per tutto questo tempo le tue parole e i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1610&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Novembre 1968     </p>
<p style="text-align:justify;">Caro Michele,</p>
<p style="text-align:justify;">non mi è facile scriverti questa lettera, perché è la lettera che separerà definitivamente le nostre strade. Sei partito tanto tempo fa, i mesi sono passati e io non ho mai saputo se saresti tornato.  Il tempo è passato; troppo tempo, e ti ho sentito molto lontano. Sei partito e per tutto questo tempo le tue parole e i nostri ricordi mi hanno fatto compagnia. Ma le nostre lettere sono state troppo poca cosa rispetto a quello che avrei voluto per noi. In tutto questo tempo ho avuto modo di pensare; di riflettere su quello che siamo stati uno per l’altra. Non sono sicura di cosa siamo stati, me lo chiedo e non so darmi una risposta. Io stavo bene con te e credo che anche tu ti sentissi bene in mia compagnia. Ma la tua partenza ha cambiato tutto. Forse sono solo io ad essere cambiata, oppure siamo cambiati tutti e due e fingiamo di non saperlo. Certo tutto è stato difficile, più di quanto avrei pensato. Mi sei mancato e la presenza degli amici non bastava. Tu lo sai quanto ho pregato i miei di lasciami partire per raggiungerti almeno il giorno del tuo compleanno, ma avere 16 anni non è abbastanza per essere grande. Avevo promesso a me stessa, anche contro la tua volontà, di aspettare il tuo ritorno. Credevo di poterti aspettare per sempre; ma non ne sono stata capace. Credimi, lo volevo veramente. Pensavo che mi sarebbe stato facile vivere nell’attesa del tuo ritorno. Non è così. Il vuoto è stato enorme e la speranza di sentire la tua voce che mi diceva, semplicemente: “Sto tornando”, quella fiammella ogni giorno è diventata sempre più fioca fino a spegnersi del tutto.  Ti confidai, allora, tutti i miei sogni e i miei segreti; segreti di ragazzina, credo avrai riso di me, avrai pensato che ero sciocca ed illusa. Sei sempre stato la persona con cui mi era facile parlare. Mi sembrava che solo tu mi potessi capire. Avevo l’età in cui sognare è bello e la cosa più semplice che c’è. Poi sei partito nel modo che sai, e mi sono sentita sola come non credevo di potermi sentire. Oggi, sono cambiata, non sono più la ragazza che ti ha visto partire. Nella tua lontananza quelle sicurezze che avevo sono venute meno; altre hanno preso il loro posto. Oggi credo di sapere quello che voglio, credo che sia giunto il momento di fare un passo avanti, non posso rimanere ancora sospesa nella tua attesa. Oggi passo oltre e lo faccio con la tristezza nel cuore. Ti dovrei dire grazie per i momenti che abbiamo passato assieme. Sì! almeno questo te lo devo. E, credimi, con tutto il cuore, ti auguro di poter essere felice almeno come spero di poterlo essere io. Mi sono sentita la ragazza più sola del mondo e nella tristezza ho incontrato la mano di un amico. Tu sai chi. Lui mi è stato vicino, mi ha parlato e consolato nei miei giorni tristi, mi ha dato sicurezza nei miei giorni incerti. Gli voglio bene e me ne vado con lui; ti voglio bene e non resto ad aspettarti. Credo  che questa sia la soluzione migliore per entrambi. Spero solo che niente di tutto questo possa cambiare il vostro rapporto di grande amicizia, non voglio diventare un motivo di disagio tra di voi. Penso che ti scriverà presto. Oggi non riesce ancora a superare il disagio di quello che è accaduto, ma sono certa che lo farà presto, l&#8217;amicizia è il sentimento più forte che tiene unite le persone e noi ci crediamo fermamente, lo sai.</p>
<p style="text-align:justify;">Credevo di avere molte cose da dirti ma non é così. Le parole mi mancano. Mi sento sciocca. Forse  tu sei passato oltre già da molto tempo e forse nemmeno ti interessano queste povere parole. Forse era quello che ti auguravi, anzi è probabile che le leggerai con un po’ di sollievo, forse la vita è più leggera senza una ragazzina testarda che ti chiede attenzione. Ma dirti addio è dirlo anche a una parte di me; quella parte di me che mi sembrava la parte migliore, ma che oggi è diventata una parte triste e avvilita. Ovviamente devo dire che sono stata bene con te, sei stato dolce e paziente, ma non posso restare quella ragazzina, che hai conosciuto, in eterno. Lui mi vuole bene. Mi è sempre stato vicino. Ha saputo starmi vicino quando la tua lontananza è stata un dolore troppo forte. Magari tu mi troverai stupida se ti dico che credo di averti amato, ma è probabile che l’amore di una sedicenne non sia così importante e non sappia resistere alle difficoltà che la vita ci impone. Sono certa che troverai una donna che lo saprà fare meglio di quanto credo di aver saputo fare io, e forse quella donna è già al tuo fianco, ma spero, ugualmente, che non ti scorderai di me. Spero di non perdere il tuo affetto e l’amicizia, a cui tengo molto. Sappi che ci sarò sempre, per te, almeno finché lo vorrai, almeno finché il tempo lo consentirà.</p>
<p style="text-align:justify;">Scusami per essere stata così poca cosa, per non avere avuto la forza e il coraggio che serviva per tutti e due, un abbraccio, forse l’ultimo</p>
<p style="text-align:justify;"> Rossana</p>
<p style="text-align:justify;"> P.S. gli amici tutti ti salutano e aspettano tue notizie. Giovanni dice che lui sa che tu tornerai. Spero abbia ragione lui perché questo è e resterà sempre il tuo posto e noi i tuoi amici. Il tempo qui è piovigginoso e anche questo mi mette addosso tristezza e malinconia. Qui in Italia gli eventi politici si susseguono. E&#8217; stato un anno strano. Alcune Università sono occupate dagli studenti. La contestazione si sta diffondendo.  Ci sono grandi manifestazioni. Forse è giunto il tempo di cambiare il mondo. Ti mando un sorriso.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/09/02/le-tre-lettere-anno-1968-il-peccato-originale/"><img src="http://img.youtube.com/vi/HhbnOWE157M/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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