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	<title>L'Altra Metà del Cielo &#187; Amici</title>
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		<title>L'Altra Metà del Cielo &#187; Amici</title>
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		<title>Lettera ad un&#8217;amica particolare</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 13:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Cara Leonora,
è da molto che non ci sentiamo, e mi dispiace. Ho sensi di colpa perché ti penso spesso, ma rinvio il tempo di una telefonata solo per averne di più poi, ma non succede mai e alla fine mi pare una scusa bizzarra. Che dire, non ci sono parole per spiegare che non mi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2269&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/12/15/lettera-ad-unamica-particolare/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Htfw_Y2Rm3s/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:justify;">Cara Leonora,<br />
è da molto che non ci sentiamo, e mi dispiace. Ho sensi di colpa perché ti penso spesso, ma rinvio il tempo di una telefonata solo per averne di più poi, ma non succede mai e alla fine mi pare una scusa bizzarra. Che dire, non ci sono parole per spiegare che non mi sono scordata di te, anzi, ma il tempo come sempre gioca a nostro sfavore. Ricordo con calore l’immediata simpatia che ci ha fatto trovare le parole giuste per entrare vicendevolmente nei nostri mondi separati, ma non così diversi. Ricordo ancora con piacere quanto gradivo le nostre lunghe chiacchierate notturne. (Si chiede sempre ai ragazzini che non finiscono mai di telefonare all’amica o amico del cuore, cosa si debbono dire così lungamente. Un po’ come a noi, in questa tarda pubertà, che ci ha colto di sorpresa.) Noi non più ragazze non avevamo tempo bastante, troppe cose da dire e anche banali “segreti” da confidare. Non scordo certamente i miei momenti tormentati che hanno trovato in te una concreta e affettuosa “fustigatrice” e anche paziente ascoltatrice. La mia gratitudine non sarà mai troppa. E così mi pare di non averti dimostrato, con altrettanta generosità, simile disponibilità e pazienza. Ecco quali sono i miei sensi di colpa. Ecco dove mi sento di essere mancata nei tuoi confronti. Potevo esserti più vicina? Potevo aiutarti di più? Lo so, tu dirai semplicemente “No!” ridendo di quella risatella che fa sentire caldo dentro. Ma sì, dai, lo so che fai la burbera e che fai anche la cinica per poi essere invece una tenerona che si commuove quando ti dico, con il mio piglio altrettanto burbero: “ti voglio proprio un mondo di bene”. Ah che strane ragazze che siamo! Oggi si avvicina il giorno del tuo compleanno, ma non solo quello, arriva anche quel Natale che tanto cerchiamo di pianificare come un giorno simile ad un altro. Bene, mi sembra giunto il momento di ricordare ancora il mio grande fraterno affetto che provo per te, mi sembra ancora opportuno chiederti di scusare il poco tempo che ti dedico, ma ti chiedo anche di apprezzare, se puoi, la qualità dei sentimenti che ti voglio esprimere.<br />
Ciao bella ragazza! Arriverà quello che meriti e spero solo che saprai fermarti e goderne a piene mani. Io vorrei esserci per poter condividerne con te la gioia.<br />
Buona fortuna dalla tua lontana amichetta, ma sempre e comunque amichetta<br />
Ross</p>
<p style="text-align:justify;">PS Non fingere di non capire che Leonora sei tu, la donna dai molteplici nomi e dalle grandi qualità <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  Baci</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/2269/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2269&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Giovane notte</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 22:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando il tempo é tornato nostro, le occasioni per uscire sono molte, superano anche le serie difficoltà della stanchezza di una lunga giornata di lavoro. In genere, nella precedente vita, si aspettava la sera per chiudersi in casa sperando che il telefono se ne stesse zitto, senza avere neanche la voglia di televisione. Poi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=2167&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Da quando il tempo é tornato nostro, le occasioni per uscire sono molte, superano anche le serie difficoltà della stanchezza di una lunga giornata di lavoro. In genere, nella precedente vita, si aspettava la sera per chiudersi in casa sperando che il telefono se ne stesse zitto, senza avere neanche la voglia di televisione. Poi il ciclone del nostro incontro e tutti gli entusiasmi e le vecchie sinergie hanno ripreso a funzionare. Ecco che una domenica eravamo in testa ad una manifestazione con i ragazzi dei centri sociali a difesa del Ghetto ebraico dai fascisti. Oppure alle manifestazioni aperitivo-culturali dei nostri ragazzi. A teatro per ascoltare la “copia” migliore di Fabrizio De Andrè fatta persona attraverso la voce calda di un amico. A cantare a piena voce le canzoni, anche quelle più dimenticate dell’indimenticabile Faber. E poi sabato. Tralasciando altri impegni si è deciso di tornare ad un concerto. Che male c’è? Quella volta, 42 anni fa, ai concerti non ci potevo andare. Non c’era storia. Troppo piccola per uscire alla sera, piccola d’età ovviamente, mica di altezza. Allora, sabato, abbiamo deciso senza neanche pensarci, stasera si va alla “Fucina Controvento” a vedere i Moka da 3 e i Modena City Ramblers. Solo la sera prima eravamo andati a farci la tessera del Circolo Arci Metricubi, all’inaugurazione della stagione culturale, ora toccava al primo Concerto della nostra nuova vita. Evviva i Moka e i Modena! Intanto quasi 120 anni in due, ci troviamo per carattere e pigrizia macchinati, ma senza patente. Avevo tentato di coinvolgere mio figlio perché ci accompagnasse, ma come fare per non fargli intendere che non si trattava di un trasporto di vecchi disabili, ma solo la voglia di condividere un momento di gioia. Peccato aveva altri impegni. Per carità, mica ci spaventa cercare la “Fucina” in mezzo alla più spaventosa zona industriale del nostro entroterra. Nessuno con uno straccio di spiegazione per farci capire come arrivarci. Allora noi da bravi ragazzi diligenti ci prendiamo per tempo. Si va con l’autobus che approssimativamente si dirige verso quella direzione e ci si ferma davanti all’ultimo edificio abitato della zona industriale. E adesso che si fa? Ovvio cerchiamo la strada. Via Colombara. Una lunghissima strada in mezzo al nulla. Forse nulla proprio no, ma qualcosa di simile. Un fosso e nessun edificio per km, in lontananza le luci di un cinema multisala, e più in là un megamarket del bricolage… uno sfarfallio di auto, ma tutto troppo lontano. Sembrava la storia di pollicino. Cammina, cammina e cammina, in mezzo al nulla, ci scappa da ridere. Ma dove trovi due vecchietti come noi che mano nella mano si inoltrano nel nulla suburbano, a cercare un locale alternativo per un concerto alternativo? La risposta fa nascere altre risate. Come sempre noi insieme non abbiamo paura. Prima di partire ci eravamo fatti dare il numero dei taxi, va bene avventurosi, ma mica scemi. Eppure deve essere da queste parti! Altro mezzo km. a sinistra. Lontano, lungo una strada senza nome, vedo alcune luci di auto. I giovani mica sono refrattari alle comodità, loro arrivano dalla parte giusta e su quattro ruote. Finalmente ci siamo. Non faccio tempo a chiedermi se ci lasceranno entrare malgrado il pacco di anni che ci portiamo dietro che prima dell’ingresso il mio compagno viene stretto in un caloroso abbraccio da Marco (uno dei componenti dei Moka), poi escono gli altri che se lo passano uno ad uno. “Ciao come stai?” Quanto tempo è passato! ma sei ancora nel giro?” La cosa non è strana per lui, per anni si è occupato di Centri Sociali con gruppi di ragazzi, che semplifichiamo con il chiamarli non del tutto facili: Fungaie e Baracche &amp; Burattini. I ragazzi, i suoi ragazzi, non lo hanno dimenticato. Neanche lui per la verità. Tra sigarette e ore piccole stava per lasciarci la pelle. Ora erano rimasti solo i suoi ragazzi. Cresciuti anche loro, ma non invecchiati. Ci portano dentro. Inizia la serata. Per le belle sensazioni lascio il commento a lui sul concerto. Io in mezzo ai giovani mi sento viva, li guardo stupita e mi chiedo se sono tanto diversi da noi, i ragazzi del ‘68. Davanti a me un ragazzo e una ragazza si baciavano teneramente. Per quanto riguarda i sentimenti non mi pare proprio. All’inizio dei Modena i ragazzi si scatenano in salti e cori… dileggio e protesta contro quel noto personaggio che vagola tra gossip e governo. Ma allora, mi dico, la sinistra non è defunta e seppellita? Allora i giovani sono di sinistra? Il mio compagno spegne i miei entusiasmi. “I ragazzi in questi posti sono sempre di sinistra, poi quando tornano a casa se ne dimenticano, almeno fino al prossimo concerto!” Lo guardo stupita. Sembra incredibile, eppure chissà perché non ho problemi a crederci. Sono ragazzi alternativi in un locale alternativo, ascoltano musica alternativa, cosa possono sembrare? Yuppies in trasferta? Eppure alla fine del bel concerto tutti se ne vanno, tranquilli, con le loro belle auto. Solo io e lui stiamo sulla porta in attesa di un passaggio. Qualche volta è difficile essere coerenti con le proprie idee. Chiamiamo un taxi. Se restavamo ancora un po’ avremmo fatto l’alba con i Moka, andando a mangiare qualche buona schifezza e poi alla fine ci avrebbero anche accompagnato. Va bene la serata alternativa, va bene la strada presa a caso, ma per fare l’alba, mi dispiace, non so tu, ma io non ho più l’età <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> .</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/11/19/giovane-notte/"><img src="http://img.youtube.com/vi/cpXcy2K8hdI/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Rosanna, il sorriso della vita.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 07:40:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Rosanna Zucaro]]></category>

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		<description><![CDATA[Come altri amici questa mattina riporto la foto di Rosanna, che con il suo sorriso illumina di sole la nostra giornata. Siamo in ansia per lei, lo siamo da giorni, non abbiamo più parole da dire, nè lacrime da piangere, ma la speranza non ci abbandona. Ti aspettiamo cara amica. Apri gli occhi e torna [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1742&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Come altri amici questa mattina riporto la foto di Rosanna, che con il suo sorriso illumina di sole la nostra giornata. Siamo in ansia per lei, lo siamo da giorni, non abbiamo più parole da dire, nè lacrime da piangere, ma la speranza non ci abbandona. Ti aspettiamo cara amica. Apri gli occhi e torna da noi.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1743" title="Rosanna" src="http://laltrametadelcielo.files.wordpress.com/2009/09/rosanna.jpg?w=453&#038;h=604" alt="Rosanna" width="453" height="604" /></p>
<p>Con affetto Ross</p>
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		<title>La terza lettera</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 15:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Michele,
inutile spiegare a noi, proprio a noi, quello che è stato il nostro destino. Quale vita ci è stata concessa. Come abbiamo vissuto, visto che, alla fine , l&#8217;importante è poter dire: &#8220;ho vissuto&#8221;. Dove allora tu fossi e quali strade hai dovuto percorrere non era importante. Non ti ritrovai allora, non ti ritrovai [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1651&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Caro Michele,<br />
inutile spiegare a noi, proprio a noi, quello che è stato il nostro destino. Quale vita ci è stata concessa. Come abbiamo vissuto, visto che, alla fine , l&#8217;importante è poter dire: <a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/09/05/ho-vissuto/" target="_blank">&#8220;ho vissuto&#8221;.</a> Dove allora tu fossi e quali strade hai dovuto percorrere non era importante. Non ti ritrovai allora, non ti ritrovai per tutta una vita. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=ibA3E0MGmko" target="_blank">E vissi, bene o male, anche senza di te</a>. Poi un sera malinconica e rassegnata, improvvisamente, insperatamente ti ho ritrovato. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=eTgYmyXPbKI" target="_blank">Fu come un sole all&#8217;improvviso</a>. Oggi so che la terza lettera non arrivò mai nelle tue mani. Ma a che serviva? <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=xnslQaGKj44" target="_blank">C&#8217;era una lettera</a>, la prima, quella che non mi apparteneva, che nessuno mi mostrò, letta troppo tardi, erano altre parole, altro tempo, qualcosa che ci apparteneva, ma non erano più parole che potevo possedere, <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=Ah08F0H1dtQ" target="_blank">qualcosa ormai perduto per sempre</a>, qualcosa sempre negato. Qualcuno ci tradì. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=AQe8TSw18vY" target="_blank">Io fui la prima</a>.<br />
<a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/09/05/ho-vissuto/" target="_blank">Ora viviamo di ricordi e di futuro</a>. Non siamo più vecchi, siamo anzi incredibilmente infantili, come <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=P22cMZFvJAs" target="_blank">lo possono essere solo i vecchi che non si fanno più domande e che non cercano più risposte</a>. Ora è tornato il nostro tempo. Gli amici ci guardano come se fossimo tornati dall&#8217;aldilà. Degli zombie sorridenti. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=cYYzmwXn45w" target="_blank">Noi fatichiamo a sciogliere le nostre dita intrecciate e sorridiamo</a>. Sì! abbiamo l&#8217;aria un po&#8217; ebete di chi ha combinato un gran casino, ma alla fine gli è andata bene lo stesso. Così è stato. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=hhUL8p565m8" target="_blank">Difficile perdersi in modo così totale e rendere impossibile il ritrovarsi.</a> Eppure&#8230; Gli amici di allora sono ancora qui, mai perduti definitivamente, stupiti e assetati ci chiedono ancora di questa storia, la nostra storia, l&#8217;unica storia che sappiamo raccontare. Anche oggi come allora, noi siamo la coppia, il legante, il fattore di equilibrio, quelli che ridanno armonia alle cose. Ecco perchè sono nati nuovi sorrisi, ecco perchè questa storia passa di bocca in bocca e ci precede, ci annuncia e fa nascere curiosità e ancora sorrisi, invidie e incredulità.<br />
<a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/07/28/le-strade-di-ieri/" target="_blank">Dopo più di 40 anni il tempo è tornato nostro</a>. Le nostre lettere non servono più. Sono parole lasciate al vento. Che importa se allora avessimo saputo ciò che oggi sappiamo. Sarebbe cambiata la nostra vita? Forse sì. Qualche volta ci avventuriamo e raccontarci quella storia piena di se e di ma&#8230; Esercizio ridicolo. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=dyptQ8MQFUQ" target="_blank">Ridiamo di noi</a>. Ridiamo delle nostre scemenze, ma sappiamo che ricostruiamo una storia possibile. Una storia plausibile.  Una storia di allegria e affetti. Di figli maschi poeti e sognatori dai nomi più improbabili. Di figlie femmine dall&#8217;aria ribelle, alte, rosse e fiere. <a href="http://www.youtube.com/?v=RkNsEH1GD7Q" target="_blank">Di sogni condivisi</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=0sWiPYm1t6E" target="_blank">di poesia</a>, letture e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=rLYyyg6SRNk" target="_blank">politica attiva</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ceCDSH_cyps" target="_blank">tu concreto</a>,  <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=EzffrH1EqXA" target="_blank">io sempre meno moderata</a>. Ma il tempo ha posato la brina su di noi. <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=z6ZegjrEIGQ" target="_blank">Sei tornato, smagrito e stanco dal lungo viaggio</a>. Finisce qui, ancora nella tua città, il tuo pellegrinare. Hai svuotato lo zaino. Hai appoggiato il libro sopra il comodino assieme a quegli occhiali che non conosco, che per forza allora non avevi. Hai lavato la tua pelle dall&#8217;odore del sale, <a href="http://www.youtube.com/watch_popup?v=GYKJuDxYr3I" target="_blank">dei tuoi mari in burrasca</a>. Ti sei spogliato dai ricordi degli abbracci e dei baci perduti nei porti nebbiosi. Hai svelato i tuoi segni del tempo. Le tue cicatrici, anche quella profonda di cui non sai ancora parlare.  Un&#8217;unica lettera  non è andata perduta. Una lettera che non voglio aprire. Una lettera che non ci appartiene più. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ONXp-vpE9eU" target="_blank">Ora siamo noi e il passato si ridimensiona</a>, si stempera e il giorno brilla della luce intensa di un tardo pomeriggio, ma la sera promessa profuma di alghe e giardini scaldati dal sole  <a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/06/16/se-magica-e-la-notte/" target="_blank">e la notte, come sempre, si fa più magica.</a><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=DFKOuYVLAJw" target="_blank">Ora dietro al sorriso resta il colore della musica della nostra nuova colonna sonora</a> e le nostre nuove parole e i nostri profondi silenzi assieme agli sguardi che non si perdono più.<br />
Rossana</p>
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		<title>Le tre lettere. Anno 1972. Michele non abita più qui</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 15:35:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera inviata all’ultimo indirizzo conosciuto
Settembre 1972
 Caro Michele
È passato molto tempo, troppo. Come assecondare questa fretta, questa ansia  che mi consuma, questa irrefrenabile necessità di raggiungerti e di parlarti? Non ho nessun altro indirizzo. Non so come fare.  Non so se mai riuscirò a farti avere questa lettera terribile ed impaziente, queste parole che stentano ad [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1558&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Lettera inviata all’ultimo indirizzo conosciuto<br />
Settembre 1972</p>
<p style="text-align:justify;"> Caro Michele<br />
È passato molto tempo, troppo. Come assecondare questa fretta, questa ansia  che mi consuma, questa irrefrenabile necessità di raggiungerti e di parlarti? Non ho nessun altro indirizzo. Non so come fare.  Non so se mai riuscirò a farti avere questa lettera terribile ed impaziente, queste parole che stentano ad uscire, ma che mi premono sulla penna, parole  troppo complicate per vivere di vita propria. Oggi so, oggi conosco chi e cosa ci ha perduti.<br />
Forse dovrei iniziare con lo spiegarti il dolore e lo scoramente che oggi provo. Ma da dove iniziare? Riuscirò a renderti quello che ti ho tolto e che ti è stato tolto? Non sapevo. Non potevo immaginare. A quel tempo ero una ragazzina ingenua, illusa e stupida. Sì stupida, terribilmente stupida, per non aver capito che la mia confusione di allora mi portava lontano da te e dalle sicurezze che avevo. Stupida ancor di più per non aver capito e non aver saputo interpretare… Quello che tu consideravi amico, il migliore, e che io avevo scambiato per la risposta a tutti i miei perché, quello che ha fatto parte della mia vita per un così lungo periodo e che oggi non esiste più, cancellato dalla realtà, ma anche da una giustizia che si è fatta da sola, quel migliore amico che oggi giudico senza pieta e che ti rubò quella ragazza (perchè è questo che fece e  proprio  per questa ragione non ebbe mai il coraggio di parlarti),  quale ultimo atto di una storia finita  e che è destinata all’oblio, mi ha consegnato le tue lettere di allora, quelle che tu gli avevi scritto e di cui mai mi aveva parlato.<br />
Cosa dire? Che è stato un vigliacco? Che non ha avuto rispetto di te? Che non l’ha avuto di me? Io oggi so che saresti tornato. Io oggi so quanto importante fossi per te. So cosa ho perduto. So il prezzo che la sua vigliaccheria mi ha fatto pagare e ci ha fatto pagare.<br />
Michele dove sei? Vorrei raggiungerti in qualche modo. Anche solo per chiederti scusa, perché non avevo capito, stupida insensata ragazzina. Inutile cercare delle attenuanti. Inutile chiederti perché non hai risposto alla mia ultima lettera. Perché non hai gridato quello che avevi diritto di gridare. Mi hai lasciato tra le sue braccia senza farmi capire quale fosse stato il suo gioco. Quali esiti poteva avere. Perché?&#8230; Perché? Chi ti ha dato il diritto di lasciarmi sbagliare?<br />
Mi hai lasciata in balia di me stessa a fare il conto con un tradimento che aveva il sapore della sconfitta. Mi hai lasciata sola a decidere e non hai nemmeno mosso un dito, non hai detto nemmeno una parola.<br />
Sono arrabbiata con te&#8230; Ma che senso ha incolpare te delle mie colpe. Che senso ha chiedere a te una coerenza che non ho chiesto a lui e nemmeno a me stessa. Sono sempre la solita stupida ragazza. Da te pretendo tutto mentre dagli altri nulla da te mi aspettavo tutto ed invece&#8230; Scusami è sciocco arrabbiarmi con te, quando sono io la sola colpevole per non aver capito e per non aver creduto in te. Ho cercato, come ti ho detto, i nostri amici per chiedere di te. Nessuno ha più tue notizie. Solo Giovanni ovviamente sa qualcosa. Mi dice che tempo fa ha parlato con tuo fratello Enrico. Probabile che tu non abiti più lì. Mi ha parlato di una donna che ti era vicina. Un rapporto importante. Sembra che il tuo viaggio però non abbia più fine. Nemmeno Enrico ha il tuo indirizzo. Ti sposti di continuo. Forse unico punto fermo è lei, lo spero, te lo auguro. Ma sei avaro di parole anche con la tua famiglia. Sembri giocare a rimpiattino. Ti mostri solo nei miei sogni. Ogni volta per andartene di nuovo. Vedo le tue spalle e lo zaino consumato e il tuo solito camminare sfinito. Sei quel ragazzo ancora, nei miei sogni sei sempre uguale, ma perchè mostri una stanchezza che non conosco? Perché non riesco a vedere i tuoi occhi?<br />
Domande e ancora domande che non hanno risposta. Capisco che questo tempo non è più il nostro tempo. Io l’ho negato, io l’ho gettato via e non ha più senso chiederti una parola di comprensione e nemmeno di perdono. Basta!<br />
Ti dico solo questo,  se serve a qualcosa e se  qualcosa vale, vorrei chiederti scusa anche per &#8220;quel migliore amico” che, oggi so, non meritava  la tua considerazione e tanto meno meritava il mio amore.<br />
Un&#8217;ultima cosa. Se mai ritornassi sui tuoi passi, se un giorno desidererai tornare alla tua città, se ti verrà il desiderio di ritrovare un volto del tuo passato, pensa ancora a me, perchè  io ci sarò a conservare il tuo ricordo.<br />
Ti prego trova le mie parole, per favore, trovale!<br />
Con… immutato affetto<br />
Rossana</p>
<p style="text-align:justify;">PS . Non so se hai notizie del tuo Paese. Se ti interessano ancora. Qui i fascisti non hanno perso il coraggio, malgrado la nostra città non consenta loro nemmeno di avere un comizio,  nelle manifestazioni pestano duro ed è sempre più pericoloso esprimere le proprie idee. Si parla sempre  più spesso di un possibile colpo di stato. Gli operai chiedono il diritto ad un salario più equo e ad una vita migliore. Ma la repressione è cattiva. Anche gli scioperi sono duri. A lato di questi argomenti volevo solo dirti che sto leggendo altri autori della beat generation, anche poesia come allora, ma l’America è lontana da noi… non so, forse  provare entusiasmi è una moda che non ci dovremmo permettere, forse cambiare il mondo è un sogno diventato impossibile. Ti mando un abbraccio.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/09/03/le-tre-lettere-anno-1972-michele-non-abita-piu-qui/"><img src="http://img.youtube.com/vi/_kpSjxVyEAg/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Le tre lettere. Anno 1968. Il peccato originale.</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 11:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novembre 1968     
Caro Michele,
non mi è facile scriverti questa lettera, perché è la lettera che separerà definitivamente le nostre strade. Sei partito tanto tempo fa, i mesi sono passati e io non ho mai saputo se saresti tornato.  Il tempo è passato; troppo tempo, e ti ho sentito molto lontano. Sei partito e per tutto questo tempo le tue parole e i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1610&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Novembre 1968     </p>
<p style="text-align:justify;">Caro Michele,</p>
<p style="text-align:justify;">non mi è facile scriverti questa lettera, perché è la lettera che separerà definitivamente le nostre strade. Sei partito tanto tempo fa, i mesi sono passati e io non ho mai saputo se saresti tornato.  Il tempo è passato; troppo tempo, e ti ho sentito molto lontano. Sei partito e per tutto questo tempo le tue parole e i nostri ricordi mi hanno fatto compagnia. Ma le nostre lettere sono state troppo poca cosa rispetto a quello che avrei voluto per noi. In tutto questo tempo ho avuto modo di pensare; di riflettere su quello che siamo stati uno per l’altra. Non sono sicura di cosa siamo stati, me lo chiedo e non so darmi una risposta. Io stavo bene con te e credo che anche tu ti sentissi bene in mia compagnia. Ma la tua partenza ha cambiato tutto. Forse sono solo io ad essere cambiata, oppure siamo cambiati tutti e due e fingiamo di non saperlo. Certo tutto è stato difficile, più di quanto avrei pensato. Mi sei mancato e la presenza degli amici non bastava. Tu lo sai quanto ho pregato i miei di lasciami partire per raggiungerti almeno il giorno del tuo compleanno, ma avere 16 anni non è abbastanza per essere grande. Avevo promesso a me stessa, anche contro la tua volontà, di aspettare il tuo ritorno. Credevo di poterti aspettare per sempre; ma non ne sono stata capace. Credimi, lo volevo veramente. Pensavo che mi sarebbe stato facile vivere nell’attesa del tuo ritorno. Non è così. Il vuoto è stato enorme e la speranza di sentire la tua voce che mi diceva, semplicemente: “Sto tornando”, quella fiammella ogni giorno è diventata sempre più fioca fino a spegnersi del tutto.  Ti confidai, allora, tutti i miei sogni e i miei segreti; segreti di ragazzina, credo avrai riso di me, avrai pensato che ero sciocca ed illusa. Sei sempre stato la persona con cui mi era facile parlare. Mi sembrava che solo tu mi potessi capire. Avevo l’età in cui sognare è bello e la cosa più semplice che c’è. Poi sei partito nel modo che sai, e mi sono sentita sola come non credevo di potermi sentire. Oggi, sono cambiata, non sono più la ragazza che ti ha visto partire. Nella tua lontananza quelle sicurezze che avevo sono venute meno; altre hanno preso il loro posto. Oggi credo di sapere quello che voglio, credo che sia giunto il momento di fare un passo avanti, non posso rimanere ancora sospesa nella tua attesa. Oggi passo oltre e lo faccio con la tristezza nel cuore. Ti dovrei dire grazie per i momenti che abbiamo passato assieme. Sì! almeno questo te lo devo. E, credimi, con tutto il cuore, ti auguro di poter essere felice almeno come spero di poterlo essere io. Mi sono sentita la ragazza più sola del mondo e nella tristezza ho incontrato la mano di un amico. Tu sai chi. Lui mi è stato vicino, mi ha parlato e consolato nei miei giorni tristi, mi ha dato sicurezza nei miei giorni incerti. Gli voglio bene e me ne vado con lui; ti voglio bene e non resto ad aspettarti. Credo  che questa sia la soluzione migliore per entrambi. Spero solo che niente di tutto questo possa cambiare il vostro rapporto di grande amicizia, non voglio diventare un motivo di disagio tra di voi. Penso che ti scriverà presto. Oggi non riesce ancora a superare il disagio di quello che è accaduto, ma sono certa che lo farà presto, l&#8217;amicizia è il sentimento più forte che tiene unite le persone e noi ci crediamo fermamente, lo sai.</p>
<p style="text-align:justify;">Credevo di avere molte cose da dirti ma non é così. Le parole mi mancano. Mi sento sciocca. Forse  tu sei passato oltre già da molto tempo e forse nemmeno ti interessano queste povere parole. Forse era quello che ti auguravi, anzi è probabile che le leggerai con un po’ di sollievo, forse la vita è più leggera senza una ragazzina testarda che ti chiede attenzione. Ma dirti addio è dirlo anche a una parte di me; quella parte di me che mi sembrava la parte migliore, ma che oggi è diventata una parte triste e avvilita. Ovviamente devo dire che sono stata bene con te, sei stato dolce e paziente, ma non posso restare quella ragazzina, che hai conosciuto, in eterno. Lui mi vuole bene. Mi è sempre stato vicino. Ha saputo starmi vicino quando la tua lontananza è stata un dolore troppo forte. Magari tu mi troverai stupida se ti dico che credo di averti amato, ma è probabile che l’amore di una sedicenne non sia così importante e non sappia resistere alle difficoltà che la vita ci impone. Sono certa che troverai una donna che lo saprà fare meglio di quanto credo di aver saputo fare io, e forse quella donna è già al tuo fianco, ma spero, ugualmente, che non ti scorderai di me. Spero di non perdere il tuo affetto e l’amicizia, a cui tengo molto. Sappi che ci sarò sempre, per te, almeno finché lo vorrai, almeno finché il tempo lo consentirà.</p>
<p style="text-align:justify;">Scusami per essere stata così poca cosa, per non avere avuto la forza e il coraggio che serviva per tutti e due, un abbraccio, forse l’ultimo</p>
<p style="text-align:justify;"> Rossana</p>
<p style="text-align:justify;"> P.S. gli amici tutti ti salutano e aspettano tue notizie. Giovanni dice che lui sa che tu tornerai. Spero abbia ragione lui perché questo è e resterà sempre il tuo posto e noi i tuoi amici. Il tempo qui è piovigginoso e anche questo mi mette addosso tristezza e malinconia. Qui in Italia gli eventi politici si susseguono. E&#8217; stato un anno strano. Alcune Università sono occupate dagli studenti. La contestazione si sta diffondendo.  Ci sono grandi manifestazioni. Forse è giunto il tempo di cambiare il mondo. Ti mando un sorriso.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/09/02/le-tre-lettere-anno-1968-il-peccato-originale/"><img src="http://img.youtube.com/vi/HhbnOWE157M/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>La lettera perduta.</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 14:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lei che l’ha scritta la sa. Ancora una volta quello che l’ha persa, quella lettera, sono io. Perché dire qualcosa? Ormai le lettere perse sono numerose da farne un fascicolo. Io che non riesco a perdere nemmeno un rimorso. Quelle, dispettose, che nessuno rimpiangerebbe, testardamente non si sono perse. Nel mio ricordo niente s’è perso. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1499&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Lei che l’ha scritta la sa. Ancora una volta quello che l’ha persa, quella lettera, sono io. Perché dire qualcosa? Ormai le lettere perse sono numerose da farne un fascicolo. Io che non riesco a perdere nemmeno un rimorso. Quelle, dispettose, che nessuno rimpiangerebbe, testardamente non si sono perse. Nel mio ricordo niente s’è perso. Quelle, le lettere d’amore, scappano spesso tra le sue dita. Sfortuna? Imprevidenza? Perché dovrei darle un nome? Questo non me la restituirebbe. E perdere una lettera, in giorni in cui non abbiamo nemmeno attimi, è cosa grave. Inseguirla nella memoria. Rintracciarla. Le lettere perse, come i baci, hanno la sostanza di un alito di vento. Passato non lascia tracce. Forse meno perché un bacio è pur sempre una premessa e/o una promessa. Sì! io non perdo niente cioè non le lettere cioè non quelle di oggi. Eppure sono così bravo a perdere le cose. Sono riuscito a perdere persino me. Le lettere per Lei: no! non mi è riuscito. Le faccio almeno in tre copie: una per Lei, una per me e una per noi e per questa nostra storia. Certe non sono nemmeno lettere d’amore. Certe sono solo lettere di scusa. Sono camuffate. Ne faccio tre copie ugualmente. Si sa che il tre è il numero perfetto. Potrei consolarmi che il suo sistema fa risparmiare tempo. Le scrive direttamente, senza passaggi, senza bisogno di salvarle. Fa risparmiare tempo soprattutto a me che non né perdo per leggerle. Cerco di essere abbastanza bravo da riuscire ad immaginarle. Mi dia un indizio. Preferisce che me le scriva?<br />
Ma perché parlare ancora di me. Lei, signora, è alquanto distratta. Ha lasciato le mutandine (?!?!) in un bricco del latte (doveva essere solo una cioccolata; se ne ricorda?). Ha lasciato gli occhiali in bagno e il libro in un lontano sessantotto. Ha dimenticato amori agli angoli delle strade. Potrebbe sembrare letteratura. Lo è. Non è vero. Lasciare il primo sospiro tra le resine non è da tutti. Scordare l’ultimo amore dentro un telefonino, in un sms, è impresa che riesce a pochi. Nel bel mezzo s’è persa persino i silenzi. No! decisamente non è da tutti. Decisamente lei, signora, è alquanto distratta. S’è persa l’amore nell’amore; come fosse un appuntamento col dentista, o con la parrucchiera. Darle del lei è un segno di rispetto. Le riesce l’impossibile. Rischio di sentirmi un dilettante. Le invio un sorriso perché un sorriso rallegra la vita. Un sorriso cerca di consolare, dopo una perdita tanto grave. Sono certo, sono sicuro, che era una bellissima lettera. E’ di questo che mi rammarico. E’ questo che rimpiango. Perché era certamente la più bella. Sto adattandomi alle cose modeste. Il troppo non mi è adatto. Non mi appartiene. Mi vizierebbe. Le cose più belle è meglio che restino dove sono. Scordate. Nell’angolo del non c’è. Nel cassetto degli attrezzi. O in quello delle cartoline. Sicuramente non patentata. Anzi sì! questa capacità di perdere è diventata quasi una professione. Certo che con pazienza le cose si ritrovano. Le cose, mica le parole, mica le idee, mica i sentimenti. Beh! forse anche questi ultimi. Smettiamo di giocare a rimpiattino. Non riesco ad afferrarla mai. Anche quando credo di esserci riuscito, quando le mie mani le sfiorano il profilo nel vano tentativo di riconoscerla, anche allora l’immagine perde nitidezza, si scioglie tra le mie dita, mi sfugge. Anche allora, proprio quanto credo di farmi sicuro, il suo nome mi sfugge. So che quel nome è amore ma delle sembianze non ne sono certo.<br />
Una di quelle donne sembrerebbe essere troppo per un uomo solo. Me ne trovo tra le mani almeno una mezza dozzina. Per cortesia mi scriva una lettera di presentazione. Una banale lettera tipo curricolo. Come dire: nome, cognome, indirizzo, note particolari; se ce ne sono. Le faccio un esempio: sono la ragazza della foto. Scusi la mia banale ignoranza e goffaggine. Io sono un uomo ordinato. Io sono un uomo ordinario. Mica sono un eroe. Mi sono infilato in una tana. Il mondo aveva preso a farmi paura. Gridavo da dentro. Facevo in modo che pochi potessero sentirmi. Soprattutto facevo in modo di non sentire io loro: povero illuso. O io loro: povero scemo. Me ne stavo nascosto nella mia bambagia. Il massimo del mio coraggio l’avevo mostrato in alcune poesie. Versi che subito ho cercato di negare; di perdere. Ma quella era una perdita voluta, necessaria. Mandavo cartoline dal bar. Facevo viaggi senza uscire dalle mie stesse scarpe. Asciugavo i miei mari con un fazzoletto. La mia compagnia più viva è stata la noia. Ho detto parole d’amore che ho copiato dai baci perugina. A cui nemmeno io credevo. E lei si firma: R. la tua donna. Mi scusi ma non ho mai posseduto nemmeno uno spazzolino da denti. Tanto meno una donna. L’ultima a cui l’ho sentito dire aveva già un biglietto in tasca. Niente di tragico, per l’amor di dio. Piuttosto una cosa comica; una carnevalata. Certo che la vita è un gran giullare; magari non è bello quando ti sghignazza in faccia. C’è il rischio di sentirsi ridicolo. Spesso m’è capitato di sentirmi inadeguato. M’è rimasta solo la fatica di mostrarmi offeso. Piccola fatica. Che poi a che serve possedere una donna? Non ha mercato. Non ti concedono un mutuo. E’ anche un oggetto di un certo ingombro. E non parliamo dei soli costi di manutenzione. La definisce &#8220;accorata&#8221; (aggettivo che denota animo turbato, sentimento intenso. Participio passato del verbo accorare. In inglese dovrebbe fare, dicono, concerned; non mi convince), Lei, quella lettera che non c’è. Non credo di meritare tanto. Forse s’è cercata un destinatario più idoneo; quella lettera turbata. Quel veicolo impazzito di parole impazzite.<br />
Lei mi dice: se colpa c’è la colpa è per uno stupido salto pagina. Ma perché una lettera si mette a saltare; e poi una pagina? Come si salta una pagina? Quale stile si dovrebbe usare? Certo aumenta il rischio; la lettera salterina. A me è capitato di saltare una parola, anche qualche pasto (cosa complicata e dolorosa), mai una pagina. Basterebbe non scriverla; quella pagina. A che serve saltarla? C’è un record? Si giunge ad un compenso? Me l’avessero raccontata in un altro istante nemmeno ci avrei creduto. Ma di chi volete prendervi gioco? Invece eccolo qua, nero su schermo bianco. Caspita. Divorata da un buco nero? Ha perso la rotta durante una tempesta? E’ annegata in un mare di rutti da coca-cola? No! solo ha tentato un salto pagina (carpiato?). E tutto s’è spatacciato nel niente più assoluto. Come se uno, tornando a casa, non trovasse più la casa. Come se uno uscendo al mattino si accorgesse che è finito anche l’ultimo giorno, o che è scomparso il mondo. Nemmeno riesco ad immaginarmela una vita senza mondo. Come una caramella col buco senza niente intorno. O un buco senza formaggio. Un culo senza chiappe. Una canzone per un sordo (mi sorge un dubbio: non è che abbiano inventato una sorta di braille sonoro?). Una che di professione fa la vergine e non si chiama Maria. Una che di nome fa Maria ma non è mai stata vergine (forse è stata Antonio). Uno che per mestiere vive. Un&#8217;onda senza mare. Un orologio senza quadrante né lancette. Una puzza senza naso. Un pasto (nudo) senza cibo. Un mare senza orizzonte. Un padrone senza servitori. Un&#8217; Italia senza la I. Un ubriaco astemio (che centro io?). Un dio senza fede. Quel tram senza desiderio. Il cappello del morto. Un uomo senza la donna. Per fare l’impossibile non basta nemmeno essere architetto. Forse ci vuole un titolo da ragioniere. Magari spacciandosi per commercialista. Ogni riferimento è puramente casuale. Un lavoro complicato. Ci vuole quel dio impazzito all’opera. Altro che martello e gradino. Altro che falce e pennello (o pennarello).<br />
Siamo tutti moralisti senza morale. Comunisti con il portafoglio degli altri. Storici delle amnesie. Ci piace ridere, ma solo degli altri. Pisciare dentro il mare. Possibilmente vincere la lotteria. Al massimo tradire, ma mai essere traditi. Leggere un giallo senza sapere prima il colpevole. Amare solo in cambio di amore. Trovare un compagno o una compagna che ci aspetta; paziente. La puntualità negli altri. Cosa altro le posso dire? Ma sì! finiamola con questo estetismo formale. Con usare il LEI per non farsi troppo coinvolgere. Finiamola. Chi non ha mai giurato un paradosso? Onestamente lo ammetto: credo di ricordare. Credo di aver giurato amore e che Lei non c’era. Ed è per questo che Le regalo questa lettera non-sense; ma non riesco proprio a perderla. E’ per questo che rispondo alle mie stesse domande rimaste inevase, e sono molte. Che completo i suoi racconti. Ed è così che La tradisco, scusatemi, ogni giorno con una ragazzina che non ha ancora 17 anni (la stessa della foto). Ed è per questo che tradisco quella ragazzina, ogni mattino e ogni sera, con una donna di 58. Ed è per questo che aspetto ancora quella ragazzina ancora ora che non c’è più. Anche se lei non mi aveva lasciato nessun appuntamento. O almeno né io né lei avevamo detto quando. E guardo impaziente un orologio che non mi dice né l’ora né il giorno, nemmeno l’anno. Lo sa che il datario s’è strisciato in un cantiere ed ora è illeggibile. Ed è per questo che cerco di immaginare la Sua lettera persa. E comincia a mancarmi come mancasse un tassello; la ragione. La ragione del nostro agire. E rileggo sempre le stesse lettere. Le stesse pagine dello stesso diario. Quelle ritrovare. Mi sembra quasi sempre di non conoscerle. Non so se può provare qualcosa di simile.<br />
Perdonatemi se non mi so perdonare. E rimpiango quella lettera persa. Quella lettera di cui «non possiamo nemmeno parlare perché troppo complicata, proprio come noi». Complicata e persa. Quale sia il limite maggiore non mi azzardo a valutarlo; non mi addentro in un giudizio. Comunque complicata perché non so da dove partire, e nemmeno come concluderla, questa mia di risposta. Non so se sia più perché era complicata o perché si è persa. Mi è comunque difficile. Mi è difficile come diventa difficile ogni cosa quando non c&#8217;è. E qualche volta anche quando c&#8217;è. Forse non sono molto bravo a capire. Certo non sono molto bravo a vivere. Nemmeno ad ascoltare, pare. Ad ascoltare senza domandare. Ed è nelle parole che tutto si fa più difficile. In quelle che vorrei sentire e, di più, in quelle che vorrei non sentire, che non fossero dette, che non fossero mai state scritte. Quel: chi ha detto cosa? Quel: chi ha fatto cosa? Quel: perché? Ecco, la cosa più difficile sono i perché? Non sempre c’è un perché; anzi quasi mai. La vita è cosi. Mica ha solo il vizio della logica. Se ne frega della logica. Semina dubbi e incertezze. Gioca il suo gioco e in gioco ci sono le vite dei suoi abitanti. Ed è arduo questo tradurre i giorni passati in parole. Quelle che vorremmo e quelle che non vorremmo, soprattutto queste ultime. Quelle parole che Lei non vuol dire perché non le vuol sentire. Che sono inutili. Assurdo, illogico; lo so. Forse perché la amo come se l&#8217;avessi sempre amata. Forse perché è vero che l&#8217; ho sempre amata. E ho detto ad altre quelle parole che solo a Lei avrei potuto dedicare. E non parlo di poesia; parlo di una intera vita e di una vita vera. Eppure giochiamo entrambi al gioco delle parti. Se a raccontare sono io a soffrire è Lei. Se a raccontare è Lei a soffrire sono io. Quello che cambia e che Lei ha imparato un po’ di più a farlo in silenzio, quel Suo soffrire indispettito (virtù molto femminile, certo silenzio). Lei è allenata di più e meglio? Certo delle cose cambiamo. Basta guardarci a capire che non siamo uno la copia dell’altra.<br />
E certo non è bella cosa, né facile, questo vizio di fare archeologia del nostro passato. Di investigare nei nostri giorni trascorsi e lontani. Vorrei sapere che ne è stato di Lei. Allo stesso tempo vorrei non saperlo. Vorrei imparare ad accettare l’ignorare. Il poco che ci siamo detti, l’immenso che non abbiamo saputo dirci. Una vita intera che siamo incapaci di capire, ancora prima di narrare e far capire. E Lei che è sempre stata caparbia, anche allora, con me, soprattutto. E Lei che lo è ancora. E io che non sono certo da meno. Dilettante dell’amore e dei sentimenti. Domestico dei luoghi del cuore. Che cerco di spolverare tutti gli oggetti della casa: i baci, le parole, i gesti. Lei che cambia ed io che non me ne posso accorgere. Che non posso esserne testimone. Lei che torna. E io ancora a chiedere. Dove non c’ero. Che La prego di farmi entrare. E ho timore ad ogni passo. Perché ogni passo è una trappola; una trappola per la logica. Sì! la vita se ne frega della logica. Non rispetta né rigore né coerenza e nemmeno grammatica. I verbi se li coniuga come vuole. Ti insegna ad amare. Ti mostra l’amore. Te lo nasconde. Come un gioco di prestigio. Lo fa apparire dove vuole. Inventa tutte le possibili sfumature. Va e viene. Ti suggerisce all’orecchio di chiamarlo affetto, simpatia, amicizia; e in altri mille modi. Come non fosse già abbastanza difficile. Non mi ci raccapezzo più. Non mi ci sono mai raccapezzato. Per non far confusione ho evitato di vivere. Ho spiato senza capire. E allora siamo gli interpreti di quello che non abbiamo fatto. Siamo gli esecutori della fortuna. Mi nasconderei ancora sotto le lenzuola se la fortuna non avesse preso le sembianze di un&#8217;altra donna. Continuerei a scegliere la vigliacca paura alla libertà. Il ricordo al presente. Vorrei avere la forza di non essere più. Di cambiare. Eppure la mia vita scivola lungo quelle scale. E limito le mie parole perché oggi, 14 luglio, sciopero lo sciopero dei blog.<br />
Con tutto il mio amore<br />
M.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"><span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://laltrametadelcielo.wordpress.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://laltrametadelcielo.wordpress.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fse.mario2.googlepages.com%2FLettere.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /></object></p></span></span><a href="http://s.wordpress.com/mshots/v1/http%3A%2F%2Fse.mario2.googlepages.com%2FLettere.mp3"></a></p>
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		<title>E la luna bussò&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 14:30:25 +0000</pubDate>
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Non erano più quei tempi.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1488" title="lunatica" src="http://laltrametadelcielo.files.wordpress.com/2009/07/lunatica.jpg?w=124&#038;h=124" alt="lunatica" width="124" height="124" /><br />
Non erano più quei tempi.<br />
A dire il vero quei tempi erano belli solo nei ricordi, poi a guardarci bene era stato un vero massacro di sentimenti e di affetti. Lei ci pensava ogni volta che c’era la luna a imbiancare le sue notti. Pensava a quell’angolo vicino al ponte dove una sera d’inverno di molto tempo prima, lui disse “No…”. Un poco prima di Natale. In un tempo dove i Natali si stavano trasformando da una festa degli occhi di bambini stupiti ad un’occasione di false speranze. Proprio quella sera lì. Davanti ad una luna vigliacca, lui disse “No!”. Ma non era proprio il No definitivo di chi parte senza lasciare nessun rimpianto. Era una parola che negava il respiro, ma che preludeva al sogno.<br />
Lei lo sapeva, lo aveva sempre saputo. Non era quello che volevano dire. Non era la luna puttana che era al centro dei loro discorsi. Lo sapeva che a partire ci voleva lo stesso coraggio che a rimanere. E loro quel coraggio non l’avevano ancora. Sarebbe arrivato, certo, e come no, si sarebbe presentato quel coraggio, per azzerare il conto.<br />
Non era proprio un No definitivo e questo li aveva rincuorati. La sera dopo si scambiarono quel bacio che si erano negati. Non un semplice bacio, quello era il padre dei baci. La dolcezza assoluta. La parola che non avrebbero detto mai. Almeno non allora. Il dolore di sapersi persi. Il presagio della fine. E la fine era venuta, al suono della loro canzone. La loro grande occasione perduta. Sotto la luna. Sempre sotto una luna bugiarda.<br />
Lei partì senza voltarsi indietro, neanche il tempo di riprendersi quel poco che credeva di avere. Lui la vide partire, da lontano. Sembrava che tutto sarebbe stato come prima, ma niente sarebbe stato più come prima.<br />
Avevano con loro solo la memoria di un sogno. Ognuno l’aveva sognato da solo, ridisegnando sulla propria pelle la vera storia. Quella storia. Fasulla, ma comunque, sempre, l’unica vera loro storia.<br />
Il tempo non lascia scampo. Tante lune a cui lei aveva rivolto le sue preghiere. Luna trasformata in divinità. In giudice severo. In dolore e smemoratezza.<br />
Era tornata dai suoi viaggi. Dalle peregrinazioni di un’anima in pena. Ogni luogo era il suo luogo. In ogni luogo lei non c’era davvero. Almeno non tutta. Almeno non integra.<br />
Di lui aveva saputo poco e male. Ma non voleva davvero sapere. Ogni suo passo lo portava lontano. Troppo lontano, Il dolore era sordo e cieco. Si poteva confondere con una piccola gelosia dozzinale. Non era cosa per loro. Non li avrebbe resi migliori. Ma lui diventava uomo sui corpi di altre donne. Lei non ricordava più dove avesse perso la gioia di vivere. Nessuno disse perché quella luna avesse loro strappato il cuore.<br />
Tanto chi sapeva che erano stati loro ad inventare quella luna. Chi voleva sapere che quel “No” sarebbe stato come un “Sì… per sempre”.<br />
Lei sentì bussare alla porta. Rumore inopportuno. Piccolo fastidio della vita. Perché disturbare i suoi pensieri? Non aveva voglia di sapere. Non voleva esserci. Non poteva ricominciare la noia di tutti i giorni. Non ora. Non quella sera. Non con quella luna infida.<br />
Il tocco si fece più deciso. Un pensiero come un’onda improvvisa nella notte. Una carezza di vento.<br />
Un sospiro d’amore. “sono io, sono qui, sono tornato…”. Il suo volto scavato nel marmo. Le sue mani nervose attorno ad un libro. Un vecchio libro sciupato, consumato dal lungo viaggio. “Sono qui&#8230; Te lo dovevo rendere, da tanto tempo, forse da troppo…” un sorriso, attinto dalla dolcezza di un sogno, appena velato dal tempo e dalla fatica di andare.<br />
Lei senza vedere gli tolse il libro dalle mani e lo posò. Mosse le dita in una carezza delicata e incerta su quel viso segnato. Tracciò un disegno di memoria attorno a quegli occhi verdi che sapevano sorridere.<br />
Allora un raggio di luna bussò e non attese più il permesso di entrare.</p>
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		<title>Magica è la notte</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 16:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Era la loro città. Il tempo era passato lasciando la sua bava argentea sopra i loro corpi. Ma la città resisteva. Sopratutto la notte.
Andare a incontrare amici è l&#8217;impegno di questi tempi. Certo anche cento altre cose. La politica, le manifestazioni, la cultura, l&#8217;arte, ma gli amici, quelli prima di tutto.
Questi Michele non li conosceva. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1433&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1453" title="bobo" src="http://laltrametadelcielo.files.wordpress.com/2009/06/bobo.jpg?w=500&#038;h=166" alt="bobo" width="500" height="166" /></p>
<p style="text-align:justify;">Era la loro città. Il tempo era passato lasciando la sua bava argentea sopra i loro corpi. Ma la città resisteva. Sopratutto la notte.<br />
Andare a incontrare amici è l&#8217;impegno di questi tempi. Certo anche cento altre cose. La politica, le manifestazioni, la cultura, l&#8217;arte, ma gli amici, quelli prima di tutto.<br />
Questi Michele non li conosceva. Appartenevano al mondo di lei. Non ne avevano parlato prima, Lui sapeva che Rossana ci teneva, ma non sapeva quanto né perché.<br />
L&#8217;isola riceveva l&#8217;ultima luce del tramonto. Dorata e soffice, la luce rendeva omaggio al luogo che sapevano non averlo mai visto insieme. Allora avevano fatto tante cose, ma mai nessuna lì. Non c&#8217;erano ricordi ad attenderli.<br />
Con Alberto si erano visti sul battello e avevano già preso a parlare. Un vecchio ragazzo dagli occhi buoni, sul viso i segni distinti di una bellezza che neanche il tempo ha saputo intaccare. Alto, un corpo avvezzo ad essere ammirato. Un&#8217;eleganza trasandata da vecchio gentleman. Uomo ormai solo. Ormai pago.<br />
La casa stava proprio sulla riva del canale. Davanti, ma distante, l&#8217;altra riva. La loro città sgranata in segni fluidi lungo la sponda opposta. Città orgogliosa e magnifica. Nessun dubbio, solo certezza.<br />
Tra loro le parole fluiscono gentili da un dialetto che sembra di altri tempi, elegante, quasi lingua cantata. La musica giusta per entrare nell&#8217;atmosfera intima di quella casa che conserva intenso l&#8217;odore del legno di sandalo.<br />
Rossana attraversa l&#8217;aria sapendo dove andare, cosa toccare. Michele rimane quasi sulla soglia, quasi stupito, forse interdetto. Nessuno lo aveva preparato. Non era una casa come le altre. Non si nutriva di quotidianità, Quella era una casa in divenire. Dove il colore trovava il coraggio di essere in tutte le sfumature della luce. Dove le stoffe sulle pareti, prendevano vita in movimenti di onde. Dove i quadri sembravano usciti da una giornata di vento. Dove i colori sono luce e movimento allo stesso tempo.<br />
Lì, gli amici. Hèléne  e Bobo. Pittori della loro realtà. Artisti senza regno, senza voglia di gloria. Pietre preziose nascoste dentro uno scrigno. Sorrisi accoglienti. Versi di lingue lontane. Parole. Contenitori fantastici di cose mai dette.<br />
Michele resta in silenzio mentre lei lo conduce per mano in un luogo che conosce e che ama.<br />
Attorno ad un tavolo si sciolgono le parole. Si disegnano ricordi, cose vedute, immagini dipinte e film immaginari. Tutto reale. Realtà rarefatta. Come fosse lo stesso discorso, ma espresso in lingue diverse ed esotiche. Incomprensibili, ma melodiose.<br />
Una sera con il cuore che si apre e la mente che dispiega le sue ali. Immagini di luci ed ombre. Calore che si annida nel cuore. Alberto racconta gli aneddoti di una vita. Hèléne e Bobo si guardano da lontano come se fosse la prima volta. Ma in tutto questo c&#8217;è la poesia di anni e anni trascorsi insieme. Di pensieri conosciuti. Di atti condivisi.<br />
Susanna e Pietro si sorridono. Solo in quel luogo ritrovano la poesia dei loro primi incontri. Giocano a rimpiattino con le parole. Vogliono essere concreti, ma rincorrono le prose degli altri. Incoerenti. Metafisici.<br />
Il tempo passa con un ritmo sincopato. Nessuno si accorge se è lungo o breve. Tutti sono lì per riconvertire le sensazioni in emozioni da portarsi dietro per tutto il tempo che serve. Rossana sorride e abbraccia Hèléne. Michele osserva e tace. Tutto questo non gli è estraneo. Lui sa che in qualche luogo della loro vita anche questo li attendeva.<br />
Ora si torna sulla riva. E&#8217; notte. Il buio ha ingoiato tutta l&#8217;acqua del canale, ma si sente il rumore delle onde agitate. Il vento spazza l&#8217;aria e le case come nei quadri di Bobo. Sembra che il vento abbia un colore preciso, un profumo di sale, un sapore di cocomero che ricorda l&#8217;antica infanzia perduta.<br />
Tutto questo è Venezia. Questa è semplicemente la sua magia. Questa è la sua strada silenziosa nella notte. Quando il vento teso spazza la luce delle stelle. Quando si è dissipato il calore delle pietre. Inutile attesa del domani. Solo ora, solo oggi vale la pena di vivere.</p>
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		<title>Forever young</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 13:26:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[18 maggio 2009
Mica sempre il giorno del proprio compleanno è un giorno felice. Io me ne ricordo molti, alcuni compleanni allegri passati con gli amici, altri tristi da dimenticare, ma questo 18 maggio di questo anno 2009, che dice poco, anche se nessun anno dice molto, prima di poterlo vedere e capire a distanza, per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1308&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>18 maggio 2009</p>
<p style="text-align:justify;">Mica sempre il giorno del proprio compleanno è un giorno felice. Io me ne ricordo molti, alcuni compleanni allegri passati con gli amici, altri tristi da dimenticare, ma questo 18 maggio di questo anno 2009, che dice poco, anche se nessun anno dice molto, prima di poterlo vedere e capire a distanza, per me è un compleanno speciale.</p>
<p style="text-align:justify;">Un amico molto caro mi ha dedicato un post e una canzone <a href="http://emmedigi.wordpress.com/2009/05/18/18-maggio-2009/">18 maggio 2009</a>, proprio per questo, proprio grazie a lui,  io oggi mi sento molto più giovane di quello che sono. Chissà davvero quanti anni ho?  A sentire alcuni amici sono ancora una ragazza <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  (ringrazio nomadus!), insomma oggi mi sento giovane, anzi se devo dire, oggi mi sento giovane per sempre.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/05/18/forever-young/"><img src="http://img.youtube.com/vi/favgoOn-U1I/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><em><strong>PER SEMPRE GIOVANE</strong><br />
parole e musica Bob Dylan</em></p>
<p>Possa Dio benedirti e proteggerti sempre<br />
possano tutti i tuoi desideri diventare realtà<br />
possa tu sempre fare qualcosa per gli altri<br />
e lasciare che gli altri facciano qualcosa per te<br />
possa tu costruire una scala verso le stelle<br />
e salirne ogni gradino<br />
possa tu restare per sempre giovane<br />
per sempre giovane per sempre giovane<br />
possa tu restare per sempre giovane</p>
<p>Possa tu crescere per essere giusto<br />
possa tu crescere per essere sincero<br />
possa tu conoscere sempre la verità<br />
e vedere le luci che ti circondano<br />
possa tu essere sempre coraggioso<br />
stare eretto e forte<br />
e possa tu restare per sempre giovane<br />
per sempre giovane per sempre giovane<br />
possa tu restare per sempre giovane</p>
<p>Possano le tue mani essere sempre occupate<br />
possa il tuo piede essere sempre svelto<br />
possa tu avere delle forti fondamenta<br />
quando i venti del cambiamento soffiano<br />
possa il tuo cuore essere sempre gioioso<br />
possa la tua canzone essere sempre cantata<br />
possa tu restare per sempre giovane<br />
per sempre giovane per sempre giovane<br />
possa tu restare per sempre giovane</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltrametadelcielo.wordpress.com/1308/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltrametadelcielo.wordpress.com/1308/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/1308/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltrametadelcielo.wordpress.com/1308/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/1308/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltrametadelcielo.wordpress.com/1308/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltrametadelcielo.wordpress.com/1308/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltrametadelcielo.wordpress.com/1308/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/1308/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltrametadelcielo.wordpress.com/1308/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltrametadelcielo.wordpress.com&blog=3098331&post=1308&subd=laltrametadelcielo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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