Inserito da: luciindescai | Novembre 5, 2009

Il punto fermo.

Adele si riteneva dalla parte della ragione. Non una ragione in senso letterale, perché, come lui glielo aveva ricordato dall’avvocato, era stata lei a dirgli che sarebbe stato meglio che si separassero. Ovviamente questo in senso letterale, ma le ragioni che avevano causato questa decisione erano tutte a carico suo, del marito. Marito? Fra poco non lo sarebbe stato più. Provava un senso di disagio. Forse qualcosa di più, un vero attacco di panico. Non ci aveva pensato all’inizio. Le cose avevano fatto il loro corso. Certo erano passati gli anni che ci volevano, ma non avrebbe mai immaginato che lui potesse pretendere di liberarsi dal loro legame. Le dava una certa rabbia sapere che s’era rifatto una vita, che aveva un’altra donna e che sembrava diventato un altro. No, non che gli volesse male. Era contenta, in linea di massima, per lui, ma lei aveva pensato che tutto sommato le cose potessero andare in un altro modo. E poi un’altra donna. Proprio lui che non mostrava di aver un gran spirito di iniziativa. Dove l’aveva trovata? Magari era una di quelle che lo facevano per i soldi. Però di soldi, ora che erano separati, lui ne era del tutto sprovvisto. E poi non aveva senso pratico, non ne avrebbe guadagnati mai senza il suo aiuto. Ma la cosa che faceva rabbia era che ora lui prendeva tutte le iniziative. Non l’aveva più fatto da tempo. Con lei oramai solo abitudini e rimproveri. Voleva testardamente che lei gli dedicasse il suo tempo, ma lei di tempo non ne aveva proprio. Il lavoro, i colleghi, la casa, i suoi vecchi portavano via tutte le sue risorse e a seguire lui non ce la faceva. Lui poteva anche adattarsi un po’, sono cose che si fanno quando si è sposati. “In fin dei conti ero sua moglie”. La questione stava proprio in quell’ero. Non riusciva a capire come un uomo così attaccato alle proprie abitudini potesse essersi allontanato da lei. Proprio lui che sembrava dipendere dalla sua organizzazione e dal suo senso pratico. In fin dei conti lei era il suo punto fermo. Se non ci fosse stata lei chissà dove sarebbe finito? Lui e le sue inutili utopie. I suoi fogli da disegno, le tele e i colori che puzzavano da far star male. Lui e le sue poesie, mescolate alle sue insopportabili sigarette. Tanto aveva fatto e tanto aveva detto che alla fine fumava nel terrazzino. Ovvio che lei lo aveva imposto per la loro salute e per quella della bambina. Per non parlare del rapporto con la figlia. A dir poco inesistente. D’altra parte i figli bisogna farseli, mica trovarseli fatti come succede a tutti gli uomini. Lei aveva fatto il possibile. Però non era giusto che finisse così. Da quando se n’era andato non l’aveva cercata mai. Mai una telefonata per sapere se avesse bisogno di qualche cosa. Magari avrebbe potuto dimostrarsi un po’ più dispiaciuto. Mai che l’avesse incontrato sulla sua strada che non fosse solo per caso. Possibile che lei non avesse più alcun diritto? Possibile che quella se lo fosse preso mentre lei era distratta? ”Ma se ne accorgerà di che pasta è fatto, allora sarò io a ridere…”


Risposte

  1. Non so, non credo ci siano differenze di genere. E’ solo che non sopportiamo che le cose vadano per conto loro, che non seguano il disegno; che gli altri non soffrano dei nostri dolori ovvero la vita se la fa come vuole. Il racconto è credibile e sostenuto corretamente. E l’uomo è sempre il bambino della propria moglie anche quando questa è ex; cioè sempre un po’ cretino.


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