Inserito da: luciindescai | Settembre 30, 2009

L’incontro

Non sapevo dove stava Spinola. Annastella dice che sta ai confini dell’Impero. Sebbene disti 28 km. dalla mia città, mai c’ero stata. Annastella ci vive invece e sembra contenta di starci. Ama quel microcosmo e tiene un Diario aggiornato sulle evoluzioni di questo posto. Ci dovevo andare. La mia nipotina “farfalla” appariva in uno spettacolo che si teneva nel teatro della Parrocchia. Grande occasione. Non potevo mancare. Annastella è l’amica più “ridotta” che ho. Mica di amicizia però. Lei è un soldino di cacio che sprizza energia da tutti i pori, persino dalla boccuccia, emettendo una vocina impertinente che supera di gran lunga qualunque rumore di temporale. Andare insieme, io e lei, facciamo la strana coppia. Io alta e matronale, procedo come un’onda inarrestabile, lei minuta e tintinnante come una pioggia primaverile, che non sa bene dove si posa.
Andare alla pasticceria da Clara è un imperativo. “Eh no!” mi fa “Dieta o non dieta, una cioccolata con la panna da Clara te la devi proprio prendere.” Spinola non è Spinola senza la visita da Clara. Io ovviamente, vista la mole, dovrei restare a stecchetto. Devo dire sempre con aria smunta “I dolci non mi piacciono.” ma si capisce subito che è una balla.
Andiamo da Clara. E subito Annastella si illumina. Veleggia verso un tavolo scampanellando queste parole: “Vieni, c’è Michele, un mio amico, è un brontolone, ma è una cara persona.” Quando Annastella parla, non ci sono mezzi termini. So che questo amico sarà sicuramente brontolone, ma anche una cara persona. “Michele, eccoti finalmente, ti presento la mia cara amica Rossana.” Poi mi guarda con l’aria di chi ti chiede di farti piccolina, se possibile, e dice: “Rossana questo è Michele un mio caro amico.” Lui mi guarda un po’ interdetto e so già cosa pensa. “Amica?!? Ma se avrà almeno venti anni di più!” azzeccando alla prima occhiata la mia età. Poi vedo il suo sguardo valutare le mie dimensioni. Occhio critico, non cattivo, ma inesorabile. “Se fosse l’astuccio di Annastella la conterrebbe tre volte.” Forse anche su questo non sbaglia. Quindi un po’ piccata riconsegno a Michele un “Piacere!” sintetico ed essenziale. Lui risponde con una voce profonda e vibrante, come se all’interno nascondesse un risata improvvisa e inopportuna. Ci invita a sedere al suo tavolo, spostando con premura la sedia di Annastella. Mi impossesso della mia con la determinazione di chi vuole far sempre da sola per questione di principio. Lui guarda e sorride come se avesse capito. Chiede con fare compunto cosa vogliamo e va verso il banco di Clara ad ordinare. Annastella con una vocetta al minimo storico mi sussurra “E’ separato.” come se con questo fosse spiegato l’arcano. Guardo dal tavolo Michele con aria imbarazzata. “Ma che cavolo vuoi dire ?!?” Ma non ho tempo a sufficienza per spiegare alla mia amica che non voglio “incontrare” nessuno, che non sono interessata più agli uomini, in quel senso lì, che alla mia età ci ho messo una pietra sopra, che mi basta quello che ho già vissuto. Lei mi guarda invitante e, non intendendo altre proteste da parte mia, si ritiene soddisfatta.
Michele è un uomo asciutto, anzi direi proprio magro e allampanato, con un viso segnato dal tempo in rughe profonde. Quel tempo, che anche per lui, deve essere stato piuttosto inclemente. Cammina scaracollando tra i tavoli, con un’andatura da cammello in mezzo al deserto. Gli occhi stanno nascosti dietro agli occhiali con una montatura di colore rosso, strana per un uomo della sua età. Eh sì! giovane non è, ma forse ha un’aria più da vecchio solo perché la schiena è incurvata, come da uomo avvezzo a stare tutto il giorno sui libri. Di quali libri si tratti non saprei. Magari sono solo riviste. Magari sono libri contabili. Eppure un’aria da studioso ce l’ha e non so bene perché.
Annastella fa trillare il suo chiacchiericcio per ogni dove, ingaggiando le nostre orecchie con discorsi pieni di buonsenso e humour. Intanto ci guardiamo. Io non mollo. Mica è la prima volta che vengo studiata. Mica mi spaventa il giudizio estetico di un uomo. Poi per carattere prendo quell’aria di sfida che uno appena appena ci si trova di fronte lascia perdere subito e cala l’occhio. Michele non lo fa. Mi chiede in un momento di pausa: “Sei di Venezia?” “Sì, perché si vede?” usando quel tono ironico di sfida che non perdona. “Sì, anche io ci sono nato e ci ho vissuto fino a vent’un anni. Se non l’hai capito ci distinguiamo dagli altri perché nel sangue ci scorre anche l’acqua del mare.” Azz… dice tutto questo con calma e con la stessa aria di sfida che ho imparato subito. Qui l’affare si fa serio, penso io e mi metto a studiarlo a mia volta. “Dove sei nato e hai abitato?” “A Sant’Agostin.” “Come? Ma io conosco un sacco di gente che sta lì. E a te non ti ho mai visto.” “Beh! io frequentavo San Boldo allora, ma nemmeno io ti ho mai vista.” Non è che mettere in dubbio le nostre frequentazioni e la nostra esistenza ci faceva procedere di un passo. Guardinga chiedo “Conosci Matteo, quello che lavora all’Ospedale? E Alvise? E Marinella? Beh! ora loro due sono sposati e abitano da un’altra parte però.” Lui serio mi fa “Matteo era un mio amico e Alvise, se è di lui che parliamo, frequentava altra gente di fuori.” Mi viene il dubbio che forse mi conosce, ma non si ricorda più di me, tanto sono cambiata. Io di amici a Sant’Agostin ne avevo molti eppure di lui nessun ricordo. “Ma che strano.” mi dice “Eppure una come te me la dovrei proprio ricordare.” Chissà perché a quelle parole, mi sale una rabbia sorda dentro. Cosa vuol dire quando dice che “mi dovrebbe proprio ricordare”? Significa forse che un armadio come me è difficile scordarlo? Gli sbatto in faccia “Beh, capisco bene, quando ero ragazza ero un’altra cosa, più presentabile di sicuro…” e poi mi pento, ma perché dovrei scusarmi? Aggiungo un po’ troppo di fretta: “Probabile che tu non ti accorgessi delle ragazzine abbastanza più giovani di te.” Sottolineando di bella posta “più giovani” tanto per colpire a fondo. Michele mi guarda e sorride. Si sposta sulla sedia sporgendosi in avanti, le braccia sui braccioli e le dita intrecciate. Classica posizione da “qui la cosa si fa combattiva e io sono pronto alla lotta”. Annastella mica è scema, si alza e dice “Va là, vi lascio da soli a parlare della vostra città che ne avete tante da dire. Torno più tardi.” E si volatilizza nelle ombre della sera. Io penso “Ammazzate… che ritirata strategica!” Lui continua a sorridere. Ho capito, mi sa che è vero, quando i tempi si fanno duri, i duri cominciano a giocare.


Risposte

  1. La prosa segue, ben disposta, l’idea e la fantasia, ma l’uso di Word non è una perdita di tempo.
    Ora … i tempi si fanno duri.

    • Ho fatto tanti errori? ;-) Chissà come reagiranno i duri ora che incominciano a giocare. La curiosità mi assilla. :-)

  2. [...] Ottobre 2009 di Mario Quando le vedo arrivare, da lontano, distraggo i miei occhi dal libro. Lei mira diritto al mio tavolo. Chiudo senza [...]

  3. [...] fu il libro Annastella ci aveva lasciati seduti sulle sedie della pasticceria da Clara. I corpi protesi in avanti. Annastella, la stella che brilla nella sera e che dopo una nuvola [...]


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